Corso di Formazione Interaziendale per Conduttori di Pale Caricatrici

Date e orari

Mercoledì 29 Novembre 2017  8.30 – 12.30 
Giovedì 30 Novembre 2017  8.30 – 12.30 / 13.30-15.30- esame: 15.30-16.30 

Durata

10 ore più verifica di apprendimento

Luogo

TEORIA: Predazzo- sede QSA Via Marconi, 37

PRATICA: zona Val di Fassa- luogo da comunicare al momento dell'iscrizione

Contenuti 

MODULO GIURIDICO - NORMATIVO (1 ora)

  • Presentazione del corso.
  • Cenni di normativa generale in materia di igiene e sicurezza del lavoro con particolare riferimento alle disposizioni di legge in materia di uso delle attrezzature di lavoro.
  • Responsabilità dell'operatore.

MODULO TECNICO (3 ore)

  • Categorie di attrezzature: i vari tipi di macchine movimento terra e descrizione delle caratteristiche generali e specifiche
  • Componenti strutturali
  • Dispositivi di comando e di sicurezza. Visibilità dell'attrezzatura e identificazione delle zone cieche, sistemi di accesso.
  • Controlli da effettuare prima dell'utilizzo: controlli visivi e funzionali ad inizio ciclo di lavoro.
  • Modalità di utilizzo in sicurezza e rischi: analisi e valutazione dei rischi più ricorrenti nel ciclo base delle attrezzature. [...]

MODULO PRATICO (6 ore)

  • Individuazione dei componenti strutturali.
  • Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza.
  • Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della macchina, dei dispositivi di comando e di sicurezza.
  • Pianificazione delle operazioni di caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo. Operazioni di movimentazione e sollevamento carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi.

Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo. [...]

 

Normativa di Riferimento

Art. 73 D.Lgs. 81/2008

Accordo 53/CSR 22.02.2012

 

Obiettivi

Fornire ai partecipanti competenze teorico-pratiche per l’utilizzo in sicurezza delle pale caricatrici frontali, ai fini dell’acquisizione dell’abilitazione richiesta.

Docenti

Geom. Marino Carion

Piero Mattioli
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
QSA

QSA è una società di consulenza con sedi a Predazzo (TN), Trento e Bolzano che opera in tutto il territorio del Trentino Alto Adige.

QSA ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001, rilasciata da TÜV InterCert ed è soggetto formatore accreditato per l'erogazione di attività di formazione alla salute e alla sicurezza nella Provincia Autonoma di Trento (Ufficio Fondo Sociale Europeo, codice organismo n. 585) e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Dalla sua fondazione, QSA si è specializzata nel settore dei servizi ponendosi diversi obiettivi:

  • promuovere la cultura del lavoro nel rispetto della qualità, della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente
  • assistere le organizzazioni nell’implementazione dei sistemi di gestione aziendale
  • supportare le organizzazioni nella gestione della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori
  • fornire consulenze alle aziende nella tutela dell'ambiente

 

Dal benessere dei lavoratori deriva il benessere dell’azienda

QSA crede che le persone siano la risorsa privilegiata su cui si fonda l’intera organizzazione. Noi per primi cerchiamo di dare il buon esempio alle nostre aziende clienti, così ci siamo strutturati con personale dipendente, stabilmente inserito, per garantire alle aziende clienti presenza, immediatezza di risposte e continuità.

QSA promuove con forza la cultura della responsabilità e del benessere dei lavoratori in azienda. Perché le certificazioni di qualità e sicurezza non siano solo un obbligo stabilito dalle leggi vigenti, ma l’occasione per creare un ambiente di lavoro sicuro in cui i dipendenti possano lavorare in serenità e in cui possano percepire che l’azienda ha a cuore il loro benessere. Queste sono le premesse perché un lavoratore possa dare il meglio di sé durante il suo percorso lavorativo, a tutto vantaggio dell’azienda.

 

Le abilitazioni QSA

  • Sistema di gestione certificato UNI EN ISO 9001
  • Organismo di formazione accreditato presso la Provincia di Trento e di Bolzano
  • Presenza di formatori qualificati in materia di salute e sicurezza
  • Presenza di tecnici abilitati allo svolgimento del ruolo di Coordinatore per la Sicurezza (CSP/CSE)
  • Presenza di tecnici abilitati allo svolgimento del ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Presenza di esperti verificatori per l’effettuazione delle verifiche periodiche delle apparecchiature di sollevamento
  • Presenza di valutatori di Sistemi di Gestione Qualità, Sicurezza, Ambiente
  • Presenza di tecnici competenti in acustica
  • Presenza di professionisti abilitati al rilascio delle certificazioni antincendio

 

 

Francesca Cafaro
PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO
Matteo Tivelli
Elisa Chiurato
CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO MONUMENTI E COLLEZIONI PROVINCIALI
COMUNE DI TRENTO
Rossella Zucchelli
Mariangela Vaia
FONDAZIONE EDMUND MACH
AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI
I.T.E.A. S.p.A.
Manuel Tomio
DIREZIONE REGIONALE ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE TRENTINO ALTO ADIGE
FONDAZIONE BRUNO KESSLER
ARCESE
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI -PROVVEDITORATO INTERREGIONALE ALLE OO.PP- SEDE COORDINATA DI TRENTO
Patrizio Cigolla
Ivan Croce
Anita Braito
Dario Oss Papot
O-I MANUFACTURING ITALY S.P.A
Nicola Dall'Oglio
Jessica Tabarelli
CRISTOFORETTI PETROLI S.P.A
CORSO di aggiornamento: I rischi verso terzi: la gestione del divieto di assunzione di bevande alcooliche e di sostanze psicotrope e stupefacenti

Date e orari

Venerdì 23 Febbraio 2018
8.30 - 12.30 

Durata

4 ore

Luogo

Bolzano - sede QSA Via Ressel, 2/F

Contenuti 

  • Statistiche sull'assunzione di sostanze alcooliche: lavoratori con problemi alcool correlati e infortuni.
  • Rischi connessi all'assunzione di sostanze alcooliche.
  • La normativa di riferimento: le disposizioni del D.Lgs. 81/08. testi di legge di maggior interesse.
  • Obblighi e responsabilità delle figure coinvolte.
  • Le attività lavorative ad alto rischio.
  • La sorveglianza sanitaria.
  • Quali sono le sostanze stupefacenti e psicotrope.
  • Statistiche sull'assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, problemi di tossicodipendenza.
  • Principali rischi.
  • La normativa di riferimento: le disposizioni del D.Lgs. 81/08. Obblighi e responsabilità delle principali figure coinvolte.
  • Le attività lavorative a elevato rischio.
  • La sorveglianza sanitaria.
  • Azioni di rivalsa per infortuni causati dall'assunzione di sostanze alcooliche e/o sostanze stupefacenti e psicotrope. 
Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott. Ciro Buccella

CORSO di aggiornamento: La gestione della sorveglianza sanitaria (quando, dati occupazionali, protocollo sanitario, rischi verso terzi)

Date e orari

Venerdì 26 Gennaio 2018
8.30 - 12.30 

Durata

4 ore

Luogo

Bolzano - sede QSA Via Ressel, 2/F

Contenuti 

  • La sorveglianza sanitaria
  • Obblighi del medico competente
  • Visite mediche – Protocollo sanitario – giudizio d’idoneità
  • Infortunio – malattie professionali – prevenzione
  • Obblighi del Datore di lavoro e dei lavoratori
  • Documentazione sanitaria
  • La promozione della salute
Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott. Ciro Buccella

CORSO di aggiornamento: Il ciclo della formazione - laboratorio attivo

Date e orari

Mercoledì 14 Febbraio 2018   
8.30 - 12.30 // 13.30 - 15.30

Durata

6 ore

Luogo

Trento - sede QSA Via Innsbruck, 13/15

Contenuti 

Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott.ssa Marianna Paonessa

CORSO di aggiornamento: Il ciclo della formazione - laboratorio attivo

Date e orari

Mercoledì 06 Dicembre 2017  
8.30 – 12.30 // 13.30 - 15.30

Durata

6 ore

Luogo

Bolzano - sede QSA Via Ressel, 2/F

Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott.ssa Marianna Paonessa

CORSO di aggiornamento: Partecipazione, motivazione e vigilanza

Date e orari

Mercoledì 07 Marzo 2018  
8.30 – 12.30 

Durata

4 ore

Luogo

Bolzano - sede QSA Via Ressel, 2/F

Contenuti 

laboratorio attivo:

  • analisi di un caso

  • presentazione della metodologia partecipativa

  • esercitazione

Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott.ssa Marianna Paonessa

Elena Zendron
Elia Girardi
Laura Caldonazzi
TERNA S.P.A
Paolo Endrizzi
COLOMBO COSTRUZIONI S.P.A.
ITAS S.P.A
CORSO di aggiornamento: I soggetti della prevenzione: individuazione, obblighi e responsabilità

Date e orari

Martedì 12 Dicembre 2017 
14.00 – 18.00

Durata

4 ore

Luogo

Trento - sede QSA Via Innsbruck 13/15

Contenuti 

  • Il D.Lgs. 81/08 e ss.mm.: cosa è cambiato nel sistema organizzativo relativamente alle modalità di individuazione dei soggetti della prevenzione,
  • Principio di effettività, delega di responsabilità, principio di specialità,
  • Responsabilità penale, civile, amministrativa, interdittiva,
  • Obblighi e responsabilità dei soggetti della prevenzione.
Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott. Franco Mugliari

TECNICO
Titolo di Studio e Abilitazioni: 
  • Ingegnere ambientale e civile
  • Laurea in Tecniche della Prevenzione nei Luogo di Lavoro o equivalenti
  • Auditor di Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro
  • Coordinatore della Sicurezza
  • Addetto/Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Età: 25 - 35 anni
Residenza: Trentino Alto Adige

Caratteristiche tecniche professionali


Si richiede di possedere conoscenze in ambito salute e sicurezza sul lavoro, in particolare:
 
  • Conoscenza della normativa in materia di sicurezza, ambiente e qualità
  • Esperienza in ambito dei cicli di lavorazione nel settore edile e manifatturiero industriale
  • Conoscenza sulle funzioni organizzative richieste dalla normativa
  • Conoscenze informatiche: pacchetto Office, Web e Social Network
  • Ulteriori conoscenze ed esperienze
 
Lavoro di squadra
Massima flessibilità
Si richiede un’esperienza biennale nel settore

Per candidarsi inviare CV a info@qsa.it con oggetto "TECNICO".
E-LEARNING

QSA S.r.l.  ha attivato una propria piattaforma e-learning e offre formazione a distanza in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. I corsi disponibili sono stati definiti sulla base dei requisiti richiesti dall’Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 dai tecnici e formatori interni sulla base dell’esperienza maturata in aula, in collaborazione con esperti del settore e-learning.

Per attivare la visualizzazione dei corsi e-learning e cominciare il percorso formativo, rivolgersi alla segreteria organizzativa all’indirizzo e-mail formazione@qsa.it oppure al numero 0461/95.07.20.

I corsi sono validi per il riconoscimento dei crediti formativi definiti dal D.Lgs. 81/08 e l’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011.

 

 

Se sei iscritto accedi alla nostra piattaforma FAD e segui il nostro corso di formazione generale per lavoratori (disponibile in lingua italiana ed inglese) 

TECNICO SISTEMI DI GESTIONE
Titolo di Studio e Abilitazioni:
  • Ingegnere ambientale e civile
  • Auditor di sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro
  • Auditor di sistemi di gestione ambientali 
  • Coordinatore della Sicurezza
  • Addetto/Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Età: 25 - 35 anni
Residenza: Trentino Alto Adige

Caratteristiche tecniche professionali


Si richiede di possedere conoscenze in ambito salute e sicurezza sul lavoro, in particolare:
 
  • Conoscenza della normativa in materia di sicurezza, ambiente e qualità
  • Esperienza in ambito dei cicli di lavorazione nel settore edile e manifatturiero industriale
  • Conoscenza sulle funzioni organizzative richieste dalla normativa
  • Conoscenze informatiche: pacchetto Office, Web e Social Network
  • Ulteriori conoscenze ed esperienze
 
Lavoro di squadra
Massima flessibilità
Si richiede un’esperienza biennale nel settore

Per candidarsi inviare CV a info@qsa.it con oggetto "TECNICO SISTEMI DI GESTIONE".
VETRI SPECIALI S.P.A.
FUNIVIE ALPE CERMIS S.P.A.
Certificazioni Accreditamenti

In QSA crediamo che la prima risorsa aziendale da valorizzare siano le persone. A partire da noi: al nostro interno, infatti, possiamo contare su personale dipendente, stabilmente inserito, per garantirvi presenza, immediatezza di risposte e continuità.
Insieme ai nostri clienti, creiamo una nuova cultura della responsabilità, prendendoci cura prima di tutto del benessere dei lavoratori nel proprio ambiente di lavoro.
Ne siamo convinti perché lo vediamo ogni giorno: far crescere le risorse umane fa crescere anche l’azienda. QSA, persone per le persone.

Le nostre abilitazioni:
• Sistema di gestione certificato UNI EN ISO 9001
• Organismo di formazione accreditato presso la Provincia di Trento e di Bolzano
• Formatori qualificati in materia di salute e sicurezza
• Tecnici abilitati allo svolgimento del ruolo di Coordinatore per la Sicurezza (CSP/CSE)
• Tecnici abilitati allo svolgimento del ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
• Esperti verificatori per l’effettuazione delle verifiche periodiche delle apparecchiature di sollevamento
• Valutatori di Sistemi di Gestione Qualità, Sicurezza, Ambiente
• Tecnici competenti in acustica
• Professionisti abilitati al rilascio delle certificazioni antincendio

Qualità

L’organizzazione del lavoro, la gestione del rischio d’impresa, l’efficienza dei processi aziendali: sono questi i fattori che rendono l’azienda competitiva, permettendole di offrire prodotti e servizi di qualità.
QSA progetta e realizza sistemi di gestione per la qualità (UNI EN ISO 9001), sempre in stretto contatto con l’azienda.

Analizzando le prassi operative, insieme alle competenze tecniche e organizzative del personale, riusciamo a fornire un modello organizzativo realmente personalizzato.

Offriamo inoltre supporto per certificare il sistema adottato, verificando la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici, dalla domanda alla rendicontazione.

FAMIGLIA COOPERATIVA VAL DI FASSA
FUNIVIE FOLGARIDA MARILLEVA S.P.A.
LATEMAR 2200 S.P.A.
MISCONEL S.R.L.
Sicurezza

Sicurezza nelle aziende

QSA si propone come partner del Datore di Lavoro nel ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP): non solo in qualità di singolo tecnico incaricato, ma anche come team di tecnici, formatori e consulenti. I nostri esperti qualificati svolgono direttamente: valutazione dei rischi, verifiche periodiche delle apparecchiature di sollevamento, consulenze in ambito organizzativo/gestionale, costruzione e implementazione di sistemi di gestione, assistenza tecnico-giuridica.

QSA ha al proprio interno tutte le figure professionali necessarie per accompagnare il cliente in ogni fase.

Un affiatato gruppo di specialisti qualificati, la cui capacità di lavorare in sinergia è più che collaudata.

Sicurezza nei cantieri

La gestione consapevole della sicurezza nei cantieri significa applicare le norme di prevenzione e buone prassi in ogni fase dell’opera, dalla progettazione fino alla realizzazione completa.

Unendo fin dal principio la competenza e l’esperienza dei coordinatori QSA a quelle dei committenti, dei progettisti e dei tecnici delle imprese, è possibile “fare prevenzione” non soltanto al momento dell’esecuzione dei lavori, ma anche per i futuri utilizzatori, che siano privati o imprese.

Prevenzione incendi

I nostri tecnici specialistici lavorano a stretto contatto con le aziende per valutare, progettare e pianificare l’attuazione di misure di prevenzione e protezione, in caso di: gestione delle emergenze, resistenza al fuoco delle strutture, valutazione del rischio incendio, richiesta e aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi.

Tutela della salute dei lavoratori

La figura del Medico Competente rappresenta una parte importante del team di professionisti QSA.

In sinergia con i Datori di Lavoro e con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), svolge una attività fondamentale nella salvaguardia della salute dei lavoratori. I medici con cui collaboriamo sono professionisti capaci di prendersi cura di ogni esigenza in merito alla sicurezza sanitaria: far stare bene i nostri Clienti fa stare bene anche noi.

FAMIGLIA COOPERATIVA DI CAVALESE S.C.A.R.L.
TRENTO FUNIVIE S.P.A.
Ambiente

Sostenibili si diventa.

Non c’è vero sviluppo senza un reale rispetto per l’ambiente. Sostenibilità, responsabilità, salvaguardia:
per noi non sono solo parole ma un impegno quotidiano e costante.
Perché rendere ogni azienda un ambiente migliore in cui lavorare rende il mondo un ambiente migliore in cui vivere.
QSA affianca il vostro percorso di crescita offrendovi strumenti e supporti per lasciare il segno.
Ma solo in senso virtuoso.

Consulenze e indagini ambientali.

  • Implementazione di Sistemi di Gestione Ambientale (UNI EN ISO 14001)
  • Valutazioni di impatto ambientale
  • Analisi e monitoraggio per il controllo dell’inquinamento
  • Consulenze per la gestione dei rifiuti (MUD, Sistri)

Valutazione dei requisiti acustici passivi degli edifici.

 

Consulenze e indagini acustiche.

  • Valutazioni di impatto e clima acustico
  • Collaudo acustico degli impianti
  • Zonizzazioni acustiche comunali e piani comunali di risanamento acustico
VIESSMANN SRL
BIOENERGIA TRENTINO SRL
CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO
Formazione

La crescita della competenza interna più che un dovere dettato dalle normative è un’opportunità per le realtà imprenditoriali che desiderano evolversi.
QSA affianca ogni azienda nel definire e colmare i propri gap formativi, attraverso una precisa analisi delle richieste normative, oltre a quelle specifiche per l’attività svolta, grazie a uno studio attento e costante della giurisprudenza in materia.

L’offerta formativa QSA:

  • Corsi aziendali personalizzati per datori di lavoro, dirigenti, preposti e lavoratori
  • Assistenza nella presentazione e gestione del progetto compreso l’eventuale finanziamento
  • Corsi di addestramento e abilitazione all’uso delle attrezzature di lavoro
  • Percorsi formativi per tutti i soggetti che la normativa individua come destinatari di formazione, informazione, addestramento e aggiornamento (Addetti Antincendio, Addetti Primo Soccorso, Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, Addetti e Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, Coordinatori della Sicurezza)
  • Seminari di approfondimento validi per il rilascio di crediti formativi
Sicurezza
Sicurezza in azienda: partner ufficiale della vostra sicurezza
Sicurezza in cantiere
Sicurezza in cantiere: sicuri al lavoro
Ambiente
Ambiente: sostenibili si diventa
Qualità
Qualità in azienda: la vostra certificazione, la nostra meta
Referenze eventi





PAGINA IN COSTRUZIONE
Referenze cantieri





PAGINA IN COSTRUZIONE
INFORTUNI SUL LAVORO: DAL 12 OTTOBRE L'OBBLIGO DI COMUNICARE ANCHE QUELLI SOPRA 1 GIORNO

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Dal 12 ottobre di quest’anno diventa operativo il SINP
, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione previsto dal DM n. 183 del 25 maggio 2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27.09.2016, che definisce le regole tecniche per la realizzazione e il funzionamento per la prevenzione nei luoghi di lavoro.


A cosa serve il SINP

Lo scopo del SINP è quello di fornire dati utili ad orientare, programmare, pianificare e valutare l'efficacia delle attività di prevenzione infortuni e malattie professionali dei lavoratori iscritti e non iscritti ad enti assicurativi pubblici, e per indirizzare le attività di vigilanza, integrando le informazioni contenute in altri sistemi informativi.

 

Cosa prevede il decreto

A decorrere dal 12 ottobre 2017 tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri Enti o con polizze private, nonché i soggetti abilitati ad intermediazione hanno l’obbligo di comunicare all’Inail entro 48 ore dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico (obbligo che deriva dall’art. 21 del d.lgs. 151/2015), i dati relativi agli infortuni che comportano un'assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento.

Nel caso in cui l’infortunio sul lavoro preveda un’assenza dal lavoro superiore ai tre giorni permane l’obbligo della denuncia di infortunio ai sensi dell’art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni apportate, da ultimo con il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151.

L’obbligo della comunicazione di infortunio sul lavoro che comporti un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni, si considera comunque assolto per mezzo della denuncia di infortunio di cui al richiamato art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (art.18, co. 1, lett. r)).

 

Le sanzioni previste

Sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a 1.972,80 euro (art. 55, co. 5, lett. h), d.lgs. 81/2008 e s.m.) per il mancato rispetto dei termini previsti per l’invio della comunicazione d’infortunio di un solo giorno a fini statistici e informativi (art. 18, co.1, lett. r), d.lgs.81/2008 e s.m.),

sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096,00 a 4.932,00 euro (art. 55, co. 5, lett. g), d.lgs. 81/2008 es.m.). per il mancato rispetto dei termini previsti per l’invio della comunicazione di infortunio per infortuni superiori a tre giorni (art. 18, co. 1, lett. r), d.lgs. 81/2008 e s.m.)

SCADENZA DEL TERMINE PER L’UTILIZZO DEI VERSAMENTI TRASFERITI DALL’INPS NEL 2015, DISPONIBILI SUL CONTO FORMAZIONE AZIENDALE PRESSO FONDIMPRESA.

Il 31 dicembre 2017 scade il termine assegnato dal Regolamento di Fondimpresa per finanziare i piani formativi con le risorse rese disponibili sul Conto Formazione di ciascuna impresa aderente nell’annualità 2015 (sono comprese tutte le somme affluite sul conto aziendale fino al 31/12/2015 e non ancora utilizzate).

Raccomandiamo quindi di utilizzare tempestivamente queste somme eventualmente presenti.

Il team QSA si rende disponibile a supportare l’azienda sia per la realizzazione di un progetto formativo mirato, sia per la presentazione della documentazione necessaria sulla piattaforma informatica di Fondimpresa, entro e non oltre il 31 dicembre 2017.

Se ciò non dovesse avvenire, l’importo non utilizzato entro il 31 dicembre 2017 sarà spostato – come da Regolamento del Fondo – dal Conto Formazione dell’Azienda al conto collettivo con il quale Fondimpresa finanzia, tramite Avvisi, la formazione su tematiche prioritarie per la generalità delle imprese aderenti.

Ricordiamo che ciascuna impresa può consultare in qualsiasi momento, dalla sezione “Conto Aziendale” dell’area riservata del sito web https://pf.fondimpresa.it, l’importo in scadenza, il dettaglio dei versamenti trasferiti sul proprio Conto Formazione tramite l’INPS e le somme sinora utilizzate per finanziare i propri piani formativi, con le relative date di movimentazione.

Le imprese aderenti che intendono presentare il proprio piano formativo ma non hanno ancora richiesto le credenziali di accesso all’area riservata del portale di Fondimpresa devono prima registrarsi all’indirizzo https://pf.fondimpresa.it, selezionando le voci “Registrazione”, poi “Responsabile Aziendale” e seguendo la procedura ivi indicata.

Per info contattaci

IL MONITORAGGIO DEI CONSUMI: OPPORTUNITA' MA ANCHE OBBLIGO

Come è noto, il decreto legislativo 102/2014 - di recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull'efficienza energetica - prevede l'obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese e le imprese a forte consumo di energia ogni quattro anni a partire dal 2015: ciò vuol dire che la diagnosi effettuata nel 2015 dovrà essere ripetuta entro il 5 dicembre 2019, pena il pagamento di una sanzione amministrativa variabile da 4.000 € a 40.000 €.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha poi espressamente chiarito la necessità di ripartire i consumi energetici dell’azienda per unità funzionale, al fine di redigere una diagnosi il più possibile aderente alla realtà del sito e proporre interventi di efficienza mirati. In particolare, i chiarimenti del Ministero prevedono quanto segue: “In primis l’azienda viene suddivisa in aree funzionali. Si acquisiscono quindi i dati energetici dai contatori generali di stabilimento e, qualora non siano disponibili misure a mezzo di contatori dedicati, per la prima diagnosi, il calcolo dei dati energetici di ciascuna unità funzionale viene ricavato dai dati disponibili”. Ciò significa che, mentre per la prima diagnosi (quella del 2015) sono state ammesse delle stime per ripartire i consumi totali elettrici e termici fra le diverse unità interne, dalla seconda diagnosi (quella del 2019) in poi la suddivisione dei consumi dovrà avvenire sulla base di dati misurati da appositi strumenti. Ciò per evitare che la seconda diagnosi diventi una mera riproposizione della prima: l’intento è quello di far sì che l’analisi energetica sia l’occasione per acquisire i dati indispensabili ad avviare un processo di efficienza e non resti un semplice adempimento burocratico fine a sé stesso. Si fa inoltre presente che l’attività di monitoraggio dei consumi è diventata anche una pratica necessaria per il riconoscimento dei Titoli di Efficienza Energetica da parte del GSE.

Nel maggio 2017 l’ENEA ha pubblicato le linee guida per il monitoraggio dei consumi, che sono a supporto delle aziende con l’obbligo di diagnosi e forniscono una serie di precisazioni su come e cosa dovrà essere misurato per poter redigere nel 2019 una diagnosi conforme ai requisiti di legge e non incorrere in sanzioni. Si sottolinea che le linee guida non sono, per ora, vincolanti, ma sono state redatte dallo stesso ente preposto a certificare la conformità della diagnosi, pertanto è caldamente consigliabile tenerle in considerazione. Va altresì fatto presente che le esperienze passate ci insegnano che, il più delle volte, la successiva legge ricalca in maniera significativa le precedenti linee guida.

Le linee guida precisano che le misure dovranno essere effettuate nell’anno solare precedente a quello di obbligo di diagnosi: per aggiornare la diagnosi nel 2019, si renderà dunque necessario installare entro l’inizio del 2018 un adeguato sistema di monitoraggio. In particolare, “I siti che risultano essere soggetti, per la prima volta, all’obbligo di DE nel corso dell’anno n (e che sono quindi risultati Grande Impresa per gli anni n-1 e n-2) devono possedere un sistema di monitoraggio (…) che risulti attivo dal 01/01/n+3”. Quindi un sito che ha fatto la diagnosi nel 2015 deve attrezzarsi per implementare un sistema di monitoraggio già attivo dal 01/01/2018.

Qsa Srl Engineering Consulting Training in collaborazione con il Polo Tecnologico per l’Energia può supportare l’azienda nella pianificazione e nella realizzazione del proprio sistema di misura. Non basta infatti installare dei misuratori, ma bisogna capire cosa e quanto è necessario misurare, come e dove si possono integrare i misuratori nell’impresa e infine come gestire e interpretare i dati raccolti. PTE inoltre, già dal 2014, ha cominciato a testare numerose imprese fornitrici dei misuratori e ha quindi maturato una significativa esperienza anche per questo aspetto che riguarda il monitoraggio dei consumi energetici.

CORSO di aggiornamento: La valutazione del rischio Stress Lavoro Correlato

Date e orari

Mercoledì 17 Gennaio 2018  
8.30 – 12.30 // 13.30-15.30

Durata

6 ore

Luogo

Trento - sede QSA Via Innsbruck 13/15

Contenuti 

  • Lo stress in ambiente di lavoro: quadro normativo di riferimento
  • La valutazione del rischio: analisi delle metodologie per la valutazione del rischio stress lavoro correlato
  • La determinazione delle misure di prevenzione dello stress in ambiente di lavoro ed le modalità di attuazione e di monitoraggio dell’efficacia
Tutti i contenuti verranno analizzati anche in funzione della recente giurisprudenza.

 

Normativa di Riferimento

Artt. 32-34-37-98 e Allegato XIV D.Lgs. 81/2008
Accordo CSR 221/223 del 21.12.2012
Accordo CSR 128/2016

 

Destinatari

Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
Addetti del Servizio Prevenzione e Protezione (ASPP)
Datori di Lavoro che svolgono il ruolo di Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (DL/SPP)
Dirigenti
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)
Preposti
Coordinatori della sicurezza.

Docenti

Dott.ssa Marianna Paonessa

DECRETO DEL MINISTERO DEL LAVORO 183/2016: INFORTUNI BREVI DA COMUNICARE ALL'INAIL

Da Giovedì 12 ottobre scatta l’obbligo di comunicare all’Inail – a fini statistici e informativi - gli infortuni subiti dai lavoratori con prognosi superiore a un giorno oltre a quello dell’infortunio.

Come stabilito dal decreto del Ministero del Lavoro 183/2016 – istitutivo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp) - i datori saranno obbligati a comunicare all’Istituto, sempre entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, gli infortuni dei lavoratori anche se della durata di un solo giorno, oltre a quello dell’evento.

In precedenza l’obbligo era solamente a fini assicurativi per gli infortuni oltre i tre giorni, termine che costituisce la soglia minima di intervento dell’Istituto. È necessario, dunque, la comunicazione anche degli infortuni sotto la soglia di risarcibilità (tre giorni), solamente a fini statistici. A fini assicurativi rimane invece immutata la soglia dei tre giorni, oltre a quello dell’infortunio.

La segnalazione può essere fatta solo tramite i servizi telematici messi a disposizione dell’Inail (salvo che per i lavoratori dell’agricoltura, i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari e di riassetto e pulizia locali, i lavoratori occasionali di tipo accessorio dell’agricoltura e i datori di lavoro privati cittadini per i quali non è attivo il servizio di trasmissione telematica).

La procedura prevede che il lavoratore – in seguito all’infortunio - debba far certificare dal medico aziendale, dal pronto soccorso o dal proprio medico curante, la diagnosi e i giorni di presunta inabilità. Il medico stesso è poi tenuto a inviare all’Inail il certificato.

Da quel momento, i dati della certificazione sono resi disponibili dallo stesso Istituto a tutti i soggetti obbligati a effettuare la denuncia di infortunio e, pertanto, anche al datore di lavoro. Per il settore marittimo l’onere della denuncia di infortunio spetta al comandante della nave oppure, in caso di sua impossibilità, all’armatore o al datore di lavoro.

Il lavoratore oltre a doversi preoccupare di ottenere la certificazione medica, ha l’obbligo di comunicare tempestivamente al datore di lavoro l’infortunio.

In caso di omessa comunicazione e nel caso in cui il lavoratore non abbia nemmeno inoltrato la certificazione (obbligo che deve essere assolto dal medico che certifica la prognosi), il lavoratore perde il diritto al risarcimento da parte dell’Inail. La corretta comunicazione dell’infortunio al datore di lavoro da parte del lavoratore deve necessariamente comprendere anche il numero identificativo del certificato medico, la data del rilascio e i giorni di prognosi refertati dal medico.

Una volta ricevuti i dati del certificato, scatta per il datore di lavoro il termine di 48 ore entro le quali deve trasmettere all’Inail i dati richiesti a fini statistici e a fini assicurativi.

Se il datore di lavoro non inoltra la comunicazione di infortunio - ferme restando le possibili sanzioni per la sua inadempienza - questa può essere effettuata dal lavoratore presso la sede Inail competente.

Se il certificato medico viene inoltrato all’Inps (per errore o nella convinzione che non si tratti di infortunio), il lavoratore non perde comunque le tutele previste dalla normativa poiché l’eventuale trattamento al quale il lavoratore abbia diritto, viene anticipato dal primo ente che riceve il certificato, ferma restando la competenza finale dell’ente che risulterà tenuto all’erogazione a seguito delle indagini sulla natura della denuncia, se si tratti cioè di infortunio o di semplice malattia.

Per la denuncia delle malattie professionali resta fermo il termine di cinque giorni (dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico) entro i quali il datore di lavoro deve inoltrare la denuncia all’Inail, sempre per via telematica.
Per ulteriori informazioni e richieste, contattateci

ALTO GARDA SERVIZI S.P.A.
Ambiente

Uno degli aspetti più importanti che investe un sito produttivo, è l’inquinamento che è in grado di produrre durante il suo esercizio. Inquinamento non solo dettato da eventuali scarichi in atmosfera, ma anche inquinamento acustico in grado di danneggiare sia i lavoratori sia le persone che gravitano attorno al sito produttivo. Queste problematiche sono oggetto di rigorose normative che le aziende sono tenute a rispettare: QSA si occupa di effettuare numerose indagini e valutazioni in campo ambientale per permettere alle aziende di essere in regola con le normative vigenti.

Valutazioni e indagini fonometriche

Le valutazioni e le indagini fonometriche vengono effettuate da QSA con attrezzatura propria, in ambiente di lavoro ed in ambiente esterno in conformità alla normativa vigente. In particolare, i nostri tecnici eseguono:

  • Determinazione requisiti acustici passivi degli edifici (RPE)
  • Previsione requisiti acustici passivi degli edifici (PRPE)
  • Previsione impatto acustico (PIA)
  • Requisiti sorgenti sonore (RSS)
  • Piano di bonifica acustica (PBA)
  • Valutazione previsionale di clima acustico (PCA)
  • Valutazione dei requisiti delle sorgenti sonore (RSS)


Consulenze ambientali: consulenza e assistenza per diverse richieste

  • Piano gestione solventi (PGS)
  • Studio impatto ambientale (SIA)
  • Autorizzazione scarichi in atmosfera (ASA)
  • Dichiarazione MUD (RIF)


Sicurezza ambientale, il Consulente Tecnico di Parte

QSA può assumere l’incarico di Consulente Tecnico di Parte nell’ambito dei procedimenti penali e civili relativi a tematiche ambientali.

 

AREE FORMATIVE

AREE FORMATIVE

QSA è anche un ente accreditato di formazione e addestramento sui temi della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (addetti antincendio, addetti Primo Soccorso, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, addetti e responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, coordinatori della sicurezza). Ti aiutiamo ad individuare e colmare eventuali gap formativi sulla base della specifica attività svolta dall’azienda, oltre a verificare la possibilità di ottenere finanziamenti per seguire i corsi di cui hai bisogno.

Scopri tutti i corsi di formazione disponibili per la tua azienda.

Argomento 1
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Bilancio

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CATALOGO

QSA S.r.l. offre servizi e corsi di formazione, informazione, addestramento e aggiornamento in materia di salute, sicurezza e igiene negli ambienti di lavoro, di certificazioni di qualità ed ambientali.


CATALOGO CORSI DI AGGIORNAMENTO 2016/2017

FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (LAVORATORI, PREPOSTI E RLS)

FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (D.L. E DIRIGENTI)

FORMAZIONE ADDETTI SQUADRE EMERGENZA

FORMAZIONE MACCHINE/ATTREZZATURE SECONDO CSR 22/02/2012

FORMAZIONE DI ABILITAZIONE

FORMAZIONE SPECIALISTICA ULTERIORE


CATALOGO FORMATIVO DI AGGIORNAMENTO 2016/2017


AREA FORMAZIONE

  • Corso di formazione formatori (24 ore)
  • La valutazione del fabbisogno formativo alla luce del D.Lgs. 81/08 e della valutazione dei rischi
  • Tecniche di gestione del processo formativo
  • Tecniche per la valutazione dell'efficacia della formazione
  • La progettazione del processo formativo

 


 

Attualmente non tutti questi corsi sono in calendario, ma compilando e inviando il modulo di preadesione registreremo il tuo interesse a partecipare e ti informeremo non appena sarà disponibile una data.

Puoi esprimere una preferenza su più di un corso.

 

MODULO DI PREADESIONE


 

AREA ORGANIZZAZIONE

  • Percorso "D.Lgs. 231 e Modello di organizzazione 18001" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Verifica dello stato di attuazione della legislazione applicabile
  • Modulo 2. La responsabilità amministrativa dell'ente e i modelli di organizzazione e gestione
  • Modulo 3. I sistemi di gestione della salute e sicurezza del lavoro - art 30 D.Lgs. 81/08
  • Modulo 4. I sistemi disciplinari ed i sistemi premianti
  • Modulo 5. La vigilanza: l'organismo di vigilanza ed il sistema di controllo
  • Modulo 6. La conduzione degli Audit
  • La valutazione aziendale degli investimenti in sicurezza e salute dei lavoratori (costi tangibili e intangibili del disagio organizzativo)
  • Auditor sistemi di gestione sicurezza (prima e terza parte)
  • Auditor sistemi di gestione qualità, sicurezza e ambiente (prima e terza parte)

 


 

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MODULO DI PREADESIONE


 

AREA GIURIDICA 

  • I soggetti della prevenzione: individuazione, deleghe, obblighi e responsabilità 
  • Gli obblighi del Datore di lavoro e del Dirigente alla luce delle attuali idicazioni giurisprudenziali
  • Gli obblighi del preposto e del lavoratore alla luce delle attuali idicazioni giurisprudenziali
  • L'individuazione del datore di lavoro e la delega di funzioni ai sensi dell'articolo 16 del D.Lgs 81/08
  • Il committente ed i suoi obblighi di gestione degli affidamenti esterni
  • La gestione della riunione periodica (art. 35 D.Lgs 81/08)
  • Il ruolo del RLS: compiti e strumenti operativi
  • La gestione degli obblighi di informazione formazione ed addestramento alla luce del nuovo Accordo Stato Regioni
  • Il consulente tecnico giuridico (introduzione)
  • La gestione degli obblighi di tutela dei lavoratori nelle imprese italiane che operano all'estero e nelle imprese estere che operano in Italia

  


 

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MODULO DI PREADESIONE


 

 AREA RELAZIONALE

  • Percorso 1: "Clima e benessere lavorativo" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. La valutazione del rischio da stress lavoro correlato
  • Modulo 2. Partecipazione, motivazione e vigilanza
  • Percorso 2: "La comunicazione organizzativa" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Conoscenza ed organizzazione
  • Modulo 2. Abilità e competenze professionali
  • Modulo 3. Soft Skills e leadership
  • Modulo 4. Lavoro di gruppo o gruppo di lavoro?
  • Modulo 5. Tecniche di comunicazione
  • Percorso 3: "Soddisfazione e benessere lavorativo"- comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Cultura e convivenza organizzativa
  • Modulo 2. La leadership di genere
  • Modulo 3. Age Management
  • Modulo 4. Jobs Act e Sicurezza sul lavoro
  • Percorso laboratoriale 4: "IO E IL LAVORO: LABORATORI FORMATIVI"- comprensivo dei seguenti moduli
  • Laboratorio 1. Autovalutazione e bilancio delle competenze
  • Laboratorio 2. Io e il lavoro: l'enneagramma come strumento di miglioramento nella gestione dello stress
  • Laboratorio 3. La gestione del tempo
  • Laboratorio 4. La resilienza: un approccio olistico alla sicurezza
  • Laboratorio 5. Il ciclo della formazione: laboratorio attivo
  • Laboratorio 6. BBS

 


 

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MODULO DI PREADESIONE


 

AREA TECNICA

  • La valutazione delle caratteristiche di sicurezza delle attrezzature di lavoro
  • La valutazione dei rischi fisici (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche)
  • La valutazione del rischio da uso di attrezzature dotate di videoterminale
  • La gestione degli affidamenti esterni: gli obblighi di coordinamento e di gestione dei rischi da interferenza
  • La valutazione dei rischi da esposizione a sostanza pericolose (agenti chimici, cancerogeni e mutageni ed amianto)
  • L'ergonomia e la valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi
  • La valutazione del rischio elettrico
  • La valutazione del rischio biologico
  • Spazi confinati e sospetti di inquinamento: compiti, responsabilità e strumenti operativi
  • Il Documento di valutazione dei rischi, una proposta metodologica
  • Gli obblighi di cooperazione e coordinamento di cui all'Articolo 26 Il Documento di valutazione dei rischi da interferenza
  • I rischi verso terzi: la gestione del divieto di assunzione di bevande alcoliche e di sostanze psicotrope e stupefacenti
  • Il rischio di caduta dal'alto
  • Dalla valutazione dei rischi alla procedura
  • Le attività di pubblico spettacolo di carattere temporaneo (Regola tecnica antincendio, Pratiche alla Polizia Amministrativa, gli obblighi derivanti dal Decreto Interministeriale 22 luglio 2014 "Decreto Palchi e Spettacoli") 
  • Percorso "La valutazione dei rischi legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. La valutazione del rischio incendio
  • Modulo 2. La gestione delle pratiche di prevenzione incendi (DPR 151/2011)
  • Modulo 3. Le procedure per la gestione delle emergenze
  • Modulo 4. La valutazione del riscio da atmosfere esplosive
  • Modulo 5. La valutazione dei rischi legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro
  • Modulo 6. La gestione e il registro dei controlli
  • Modulo 7. La valutazione del rischio da esposizione a microclima rigido

 


 

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MODULO DI PREADESIONE


 

 AREA SALUTE 

  • La gestione della sorveglianza sanitaria (quando, dati occupazionali, protocollo sanitario, rischi verso terzi)
  • La relazione tra medico competente e Servizio di prevenzione e protezione
  • La funzione del medico competente nella valutazione del rischio stress lavoro correlato
  • La gestione delle limitazioni e delle prescrizioni, la gestione delle malattie professionali

 

FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (D.L. E DIRIGENTI)    

  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (16 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (32 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (48 ore) RISCHIO ALTO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (6 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (10 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (14 ore) RISCHIO ALTO
  • Corso di formazione per dirigenti (16 ore)
  • Corso di aggiornamento per dirigenti (6 ore)

 

FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (LAVORATORI, PREPOSTI E RLS)    

  • Corso di formazione generale per lavoratori (4 ore)
  • Corso di formazione specifica per lavoratori (4 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di formazione specifica per lavoratori (8 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di formazione specifica per lavoratori RISCHIO ALTO
  • Corso di aggiornamento per lavoratori (6 ore ogni 5 anni)
  • Corso di formazione per preposti (8 ore)
  • Corso di aggiornamento per preposti (6 ore ogni 5 anni)

 

  • Corso di formazione per RLS (32 ore)
  • Corso di aggiornamento per RLS (4 ore annue dai 15 ai 50 lavoratori e 8 ore annue per più di 50 lavoratori)


FORMAZIONE ADDETTI SQUADRE EMERGENZA    

  • Corso di formazione degli addetti delle Squadre Antincendio(4-8-16 ore)
  • Corso di formazione addetti delle Squadre di primo soccorso (12-16 ore)
  • Corso di aggiornamento addetti delle squadre di primo soccorso (4-6 ore)
  • Corso di aggiornamento addetti delle squadre di antincendio (4-6 ore)
  • Procedure di emergenza aziendali (illustrazione PdE e Registro Controlli)


FORMAZIONE MACCHINE/ATTREZZATURE SECONDO CSR 22/02/2012    

  • Corso di formazione per conduttori di PLE con stabilizzatori (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di PLE senza stabilizzatori (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di PLE con stabilizzatori e senza (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru per autocarro (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in basso (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in alto (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in alto(12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in basso e in alto (14 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli elevatori semoventi (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli industriali semoventi e con braccio telescopico (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli / sollevatori / elevatori semoventi telescopici rotativi (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli semoventi, con braccio telescopico e rotativi (16 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru mobili – autogru (14 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a ruote (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru mobili su ruote con falcone telescopico o brandeggiabile (22 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a cingoli (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a ruote e a cingoli (13 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori idraulici (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori a fune (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di caricatori frontali – pala (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di terne (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di autoribaltabili a cingoli (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori idraulici, caricatori frontali e terne (16 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di pompe di calcestruzzo (14 ore)

 

FORMAZIONE DI ABILITAZIONE    

  • Corso di formazione per lavori con funi (32 ore)
  • Corso di formazione per montaggio ponteggi (28 ore)
  • Corso di formazione norma CEI 27/11 per PES/PAV (16 ore)
  • Corso di formazione sull’utilizzo di DPI di III categoria: autorespiratore (4 ore)
  • Corso di formazione sull’utilizzo di DPI di III categoria: anticaduta (4 ore)

 

FORMAZIONE SPECIALISTICA ULTERIORE    

  • Corso di formazione: segnaletica di sicurezza per cantieri stradali (4 ore)
  • Corso sui rischi derivanti da assunzione di sostanze alcoliche, stupefacenti e psicotrope durante il lavoro (4 ore)
  • Corso sulla comunicazione aziendale / comunicazione gerarchie funzionali
  • Corso sul protocollo H.A.C.C.P.
  • Corso di formazione in materia di ADR/RID
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione per la Salute e la Sicurezza OHSAS 18001:2007 (8 ore)
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione Ambientale ISO 14001:2015 (8 ore)
  • Corso di formazione sul Modelli Organizzativi Aziendali previsti dal D.Lgs. 231/01 – Esimenti per la responsabilità amministrativa delle aziende (8 ore)
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione per la Qualità ISO 9001:2015 (8 ore)
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Corsi attivi
CORSI DI AGGIORNAMENTO 2016/2017

AREA FORMAZIONE

  • Corso di formazione formatori (24 ore)
  • La valutazione del fabbisogno formativo alla luce del D.Lgs. 81/08 e della valutazione dei rischi
  • Tecniche di gestione del processo formativo
  • Tecniche per la valutazione dell'efficacia della formazione
  • La progettazione del processo formativo

 


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AREA ORGANIZZAZIONE

  • Percorso "D.Lgs. 231 e Modello di organizzazione 18001" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Verifica dello stato di attuazione della legislazione applicabile
  • Modulo 2. La responsabilità amministrativa dell'ente e i modelli di organizzazione e gestione
  • Modulo 3. I sistemi di gestione della salute e sicurezza del lavoro - art 30 D.Lgs. 81/08
  • Modulo 4. I sistemi disciplinari ed i sistemi premianti
  • Modulo 5. La vigilanza: l'organismo di vigilanza ed il sistema di controllo
  • Modulo 6. La conduzione degli Audit
  • La valutazione aziendale degli investimenti in sicurezza e salute dei lavoratori (costi tangibili e intangibili del disagio organizzativo)
  • Auditor sistemi di gestione sicurezza (prima e terza parte)
  • Auditor sistemi di gestione qualità, sicurezza e ambiente (prima e terza parte)

 


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AREA GIURIDICA 

  • I soggetti della prevenzione: individuazione, deleghe, obblighi e responsabilità 
  • Gli obblighi del Datore di lavoro e del Dirigente alla luce delle attuali idicazioni giurisprudenziali
  • Gli obblighi del preposto e del lavoratore alla luce delle attuali idicazioni giurisprudenziali
  • L'individuazione del datore di lavoro e la delega di funzioni ai sensi dell'articolo 16 del D.Lgs 81/08
  • Il committente ed i suoi obblighi di gestione degli affidamenti esterni
  • La gestione della riunione periodica (art. 35 D.Lgs 81/08)
  • Il ruolo del RLS: compiti e strumenti operativi
  • La gestione degli obblighi di informazione formazione ed addestramento alla luce del nuovo Accordo Stato Regioni
  • Il consulente tecnico giuridico (introduzione)
  • La gestione degli obblighi di tutela dei lavoratori nelle imprese italiane che operano all'estero e nelle imprese estere che operano in Italia

  


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 AREA RELAZIONALE

  • Percorso 1: "Clima e benessere lavorativo" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. La valutazione del rischio da stress lavoro correlato
  • Modulo 2. Partecipazione, motivazione e vigilanza
  • Percorso 2: "La comunicazione organizzativa" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Conoscenza ed organizzazione
  • Modulo 2. Abilità e competenze professionali
  • Modulo 3. Soft Skills e leadership
  • Modulo 4. Lavoro di gruppo o gruppo di lavoro?
  • Modulo 5. Tecniche di comunicazione
  • Percorso 3: "Soddisfazione e benessere lavorativo"- comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. Cultura e convivenza organizzativa
  • Modulo 2. La leadership di genere
  • Modulo 3. Age Management
  • Modulo 4. Jobs Act e Sicurezza sul lavoro
  • Percorso laboratoriale 4: "IO E IL LAVORO: LABORATORI FORMATIVI"- comprensivo dei seguenti moduli
  • Laboratorio 1. Autovalutazione e bilancio delle competenze
  • Laboratorio 2. Io e il lavoro: l'enneagramma come strumento di miglioramento nella gestione dello stress
  • Laboratorio 3. La gestione del tempo
  • Laboratorio 4. La resilienza: un approccio olistico alla sicurezza
  • Laboratorio 5. Il ciclo della formazione: laboratorio attivo
  • Laboratorio 6. BBS

 


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AREA TECNICA

  • La valutazione delle caratteristiche di sicurezza delle attrezzature di lavoro
  • La valutazione dei rischi fisici (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici e radiazioni ottiche)
  • La valutazione del rischio da uso di attrezzature dotate di videoterminale
  • La gestione degli affidamenti esterni: gli obblighi di coordinamento e di gestione dei rischi da interferenza
  • La valutazione dei rischi da esposizione a sostanza pericolose (agenti chimici, cancerogeni e mutageni ed amianto)
  • L'ergonomia e la valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi
  • La valutazione del rischio elettrico
  • La valutazione del rischio biologico
  • Spazi confinati e sospetti di inquinamento: compiti, responsabilità e strumenti operativi
  • Il Documento di valutazione dei rischi, una proposta metodologica
  • Gli obblighi di cooperazione e coordinamento di cui all'Articolo 26 Il Documento di valutazione dei rischi da interferenza
  • I rischi verso terzi: la gestione del divieto di assunzione di bevande alcoliche e di sostanze psicotrope e stupefacenti
  • Il rischio di caduta dal'alto
  • Dalla valutazione dei rischi alla procedura
  • Le attività di pubblico spettacolo di carattere temporaneo (Regola tecnica antincendio, Pratiche alla Polizia Amministrativa, gli obblighi derivanti dal Decreto Interministeriale 22 luglio 2014 "Decreto Palchi e Spettacoli") 
  • Percorso "La valutazione dei rischi legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro" - comprensivo dei seguenti moduli
  • Modulo 1. La valutazione del rischio incendio
  • Modulo 2. La gestione delle pratiche di prevenzione incendi (DPR 151/2011)
  • Modulo 3. Le procedure per la gestione delle emergenze
  • Modulo 4. La valutazione del riscio da atmosfere esplosive
  • Modulo 5. La valutazione dei rischi legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro
  • Modulo 6. La gestione e il registro dei controlli
  • Modulo 7. La valutazione del rischio da esposizione a microclima rigido

 


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 AREA SALUTE 

  • La gestione della sorveglianza sanitaria (quando, dati occupazionali, protocollo sanitario, rischi verso terzi)
  • La relazione tra medico competente e Servizio di prevenzione e protezione
  • La funzione del medico competente nella valutazione del rischio stress lavoro correlato
  • La gestione delle limitazioni e delle prescrizioni, la gestione delle malattie professionali
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Cultura

CULTURA

La cultura non è professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l'esistenza dell'uomo.

Elio Vittorini
Dove siamo
Via Nome della Via, 000 - Città, 00000
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Formazione

QSA offre corsi di formazione su tutti i temi relativi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Aiutiamo le aziende a individuare e colmare i propri gap formativi, grazie all’analisi delle necessità specifiche per l’attività svolta e agli orientamenti della giurisprudenza in materia. Definiamo con i nostri clienti un progetto formativo, aiutandoli a verificare la possibilità di ottenere dei finanziamenti attraverso fondi interprofessionali o altri canali.

I corsi vengono erogati secondo due modalità:

  • Corsi in aula presso le nostre sedi di Predazzo (TN), Trento e Bolzano oppure presso la sede del cliente: all’interno della nostra piattaforma si potrà scegliere l'iscrizione a uno o più corsi in programma oppure pre-iscriversi a corsi non ancora programmati, ma che è possibile attivare se giungono sufficienti richieste
  • Corsi e-learning disponibili all’interno di una vasto catalogo per la formazione e l’aggiornamento. Accedendo alla piattaforma è possibile navigare il catalogo e acquistare il contenuto scelto
FORMAZIONE ADDETTI SQUADRE EMERGENZA
  • Corso di formazione degli addetti delle Squadre Antincendio(4-8-16 ore)
  • Corso di formazione addetti delle Squadre di primo soccorso (12-16 ore)
  • Corso di aggiornamento addetti delle squadre di primo soccorso (4-6 ore)
  • Corso di aggiornamento addetti delle squadre di antincendio (4-6 ore)
  • Procedure di emergenza aziendali (illustrazione PdE e Registro Controlli)
FORMAZIONE DI ABILITAZIONE
  • Corso di formazione per lavori con funi (32 ore)
  • Corso di formazione per montaggio ponteggi (28 ore)
  • Corso di formazione norma CEI 27/11 per PES/PAV (16 ore)
  • Corso di formazione sull’utilizzo di DPI di III categoria: autorespiratore (4 ore)
  • Corso di formazione sull’utilizzo di DPI di III categoria: anticaduta (4 ore)
FORMAZIONE MACCHINE/ATTREZZATURE SECONDO CSR 22/02/2012
  • Corso di formazione per conduttori di PLE con stabilizzatori (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di PLE senza stabilizzatori (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di PLE con stabilizzatori e senza (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru per autocarro (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in basso (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in alto (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in alto(12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru a torre con rotazione in basso e in alto (14 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli elevatori semoventi (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli industriali semoventi e con braccio telescopico (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli / sollevatori / elevatori semoventi telescopici rotativi (12 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di carrelli semoventi, con braccio telescopico e rotativi (16 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru mobili – autogru (14 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a ruote (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di gru mobili su ruote con falcone telescopico o brandeggiabile (22 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a cingoli (8 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di trattori agricoli o forestali a ruote e a cingoli (13 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori idraulici (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori a fune (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di caricatori frontali – pala (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di terne (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di autoribaltabili a cingoli (10 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di escavatori idraulici, caricatori frontali e terne (16 ore)
  • Corso di formazione per conduttori di pompe di calcestruzzo (14 ore)
FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (D.L. E DIRIGENTI)
  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (16 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (32 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di formazione per datori di lavoro SPP (48 ore) RISCHIO ALTO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (6 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (10 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di aggiornamento per datori di lavoro SPP (14 ore) RISCHIO ALTO
  • Corso di formazione per dirigenti (16 ore)
  • Corso di aggiornamento per dirigenti (6 ore)
FORMAZIONE OBBLIGATORIA SECONDO CSR 21/12/2011 (LAVORATORI, PREPOSTI E RLS)
  • Corso di formazione generale per lavoratori (4 ore)
  • Corso di formazione specifica per lavoratori (4 ore) RISCHIO BASSO
  • Corso di formazione specifica per lavoratori (8 ore) RISCHIO MEDIO
  • Corso di formazione specifica per lavoratori RISCHIO ALTO
  • Corso di aggiornamento per lavoratori (6 ore ogni 5 anni)
  • Corso di formazione per preposti (8 ore)
  • Corso di aggiornamento per preposti (6 ore ogni 5 anni)
  • Corso di formazione per RLS (32 ore)
  • Corso di aggiornamento per RLS (4 ore annue dai 15 ai 50 lavoratori e 8 ore annue per più di 50 lavoratori)
FORMAZIONE SPECIALISTICA ULTERIORE
  • Corso di formazione: segnaletica di sicurezza per cantieri stradali (4 ore)
  • Corso sui rischi derivanti da assunzione di sostanze alcoliche, stupefacenti e psicotrope durante il lavoro (4 ore)
  • Corso sulla comunicazione aziendale / comunicazione gerarchie funzionali
  • Corso sul protocollo H.A.C.C.P.
  • Corso di formazione in materia di ADR/RID
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione per la Salute e la Sicurezza OHSAS 18001:2007 (8 ore)
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione Ambientale ISO 14001:2015 (8 ore)
  • Corso di formazione sul Modelli Organizzativi Aziendali previsti dal D.Lgs. 231/01 – Esimenti per la responsabilità amministrativa delle aziende (8 ore)
  • Corso di formazione sui Sistemi di Gestione per la Qualità ISO 9001:2015 (8 ore)
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Integrità

INTEGRITÀ

È facile essere buoni. Difficile è essere giusti.

Victor Hugo
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Predazzo (TN) - Sede legale 
Tel: +39 0462 500049

Trento
Tel: +39 0461 950720

Bolzano/Bozen
Tel: +39 0471 915439


IVA

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Iva per cassa

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Le nostre competenze
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Le nostre competenze

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Nuove scadenze fiscali

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Prevenzione incendi

Nell'ambito della gestione della tutela dei lavoratori l’attività di prevenzione incendi richiede specifiche competenze per la valutazione del rischio, la definizione delle procedure da seguire in caso di emergenza e l'ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

 

Valutazioni rischio incendi e piani di emergenza

I consulenti QSA sono in grado di redigere per l’azienda tutta la documentazione prevista dalle attuali norme sul tema della sicurezza antincendio, e in particolare:

  • Valutazione rischio incendio (VRI).  Il documento di valutazione rischio incendio ha come obiettivo la classificazione del rischio di incendio aziendale ai sensi della normativa vigente. Il servizio di consulenza comprende l’analisi generale degli ambienti, delle mansioni e dell’organizzazione del lavoro e la valutazione eventualmente già messa in atto presso l’azienda. Il Documento di Valutazione del Rischio Incendio conclusivo conterrà l’analisi dei vari fattori di rischio per l’attività, la classificazione del rischio e le misure di prevenzione e protezione da mettere in atto
  • Piano di emergenza (PDE). Il piano di emergenza è uno strumento operativo mediante il quale vengono pianificate le operazioni da compiere per una corretta gestione degli incidenti (incendi, ma anche infortuni, fughe di gas, fuoriuscite di sostanze pericolose o qualsiasi altro evento che richieda di abbandonare la struttura). Il piano di emergenza deve consentire un esodo ordinato e sicuro a tutti gli occupanti di un edificio

 

CPI Certificato di Prevenzione Incendi

I consulenti QSA possono redigere la pratica di richiesta del Certificato Prevenzione Incendi (CPI). Il certificato di prevenzione incendi è un attestato che certifica il rispetto della normativa prevenzione incendi, ossia la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio di una struttura. Il certificato è rilasciato dal comando provinciale dei Vigili del Fuoco a seguito di un sopralluogo.


Altre attività per la prevenzione incendi in azienda

  • Verifica Impianto Incendio (VII)
  • Registro dei controlli (RC)
  • Assunzione dell’incarico di Responsabile tecnico della sicurezza antincendio
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Qualità

Certificazione di qualità: cosa significa

Gestire la qualità in azienda significa testare e valutare quegli aspetti della gestione aziendale che la rendono competitiva sul mercato, ovvero organizzazione del lavoro, gestione del rischio d’impresa ed efficienza dei processi aziendali.

Certificazione di qualità: quali sono

La certificazione di qualità attualmente vigente secondo la legge è la UNI EN ISO 9001:2015. QSA si occupa sia della certificazione di qualità ISO 9001:2015, sia del passaggio dalla norma di riferimento UNI EN ISO 9001: 2008 che è da effettuarsi obbligatoriamente entro settembre 2018.

Certificazione di qualità: la consulenza

La consulenza di QSA viene svolta a stretto contatto con l’azienda: analizziamo le prassi operative adottate dall’azienda e le competenze tecniche e organizzative del personale, riuscendo così a fornire un modello organizzativo realmente personalizzato. Offriamo, inoltre, supporto per certificare il sistema adottato, verificando la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici, dalla domanda alla rendicontazione.

Certificazione di qualità: gli altri ambiti di intervento

Nell’ambito della consulenza sulla certificazione di qualità, operano anche tecnici e consulenti specializzati nella progettazione e realizzazione di sistemi di gestione nei seguenti ambiti:

  • Ambientale (UNI EN ISO 14001:2015)
  • Salute e Sicurezza sul Lavoro (OHSAS 18001:2007)
  • Modelli di Organizzazione e Gestione (D.LGS. 231/2001)
  • Responsabilità Sociale (S.A. 8000:2008)

Contattaci per qualunque informazione riguardante la certificazioni di qualità.
Qualità, Sicurezza, Ambiente

QSA
Qualità, Sicurezza, Ambiente

Sicurezza, salute e qualità nei luoghi di lavoro

QSA è il partner ideale per tutte le aziende che necessitano di certificazioni qualità UNI EN ISO 9001, gestione della sicurezza e salute nelle aziende e nei cantieri, prevenzione incendi, sicurezza ambientale con Sistemi di Gestione Ambientale
UNI EN ISO 14001 e formazione.
Con sedi a Predazzo (Tn), Trento e Bolzano, QSA opera in tutto il Trentino Alto Adige e mette a disposizione dei propri clienti la piattaforma online “Safety” realizzata da Zucchetti per la gestione documentale e lo scadenziario degli adempimenti in materia di salute e sicurezza.
Redditometro

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Referenze
Referenze Aziende

Qsa ha avuto la soddisfazione di poter lavorare con aziende che operano nei più diversi settori, aiutandole ad organizzare e implementare tutte le procedure di qualità, sicurezza e tutela ambientale richieste dalle normative vigenti. Questi i principali settori in cui abbiamo operato:

  • Energia
  • Assicurazioni
  • Costruzioni
  • Servizi
referenze cantieri header
Referenze eventi header
Responsabilità

RESPONSABILITÀ

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.

Martin Luther King
Safety by Zucchetti

QSA mette a disposizione dei propri clienti una piattaforma online per la gestione documentale e lo scadenziario degli adempimenti in materia di salute e sicurezza.
 

Safety di Zucchetti per la gestione degli adempimenti su salute e sicurezza

Sviluppata da Zucchetti, la piattaforma Safety permette di gestire gli adempimenti relativi alla formazione e alla sorveglianza sanitaria, condividendo con il cliente tutte le informazioni e i documenti contenuti. Il cliente potrà accedere alla propria area riservata e visualizzare:

  • Ruoli sicurezza: dirigenti, preposti, addetti alla gestione delle emergenze
  • Formazione e informazione dei lavoratori: obblighi, scadenze, archiviazione attestati
  • Sorveglianza sanitaria: registrazione risultati delle idoneità e relative scadenze
  • Ambienti di lavoro: sedi aziendali, documentazione obbligatoria e relative scadenze (certificato prevenzione incendi)
  • Schede di valutazione dei rischi relative alle attività svolte, associazione con le mansioni e con la formazione
  • Sostanze pericolose: associazione delle schede di rischio, associazione con le attività e con la formazione
  • Registrazione infortuni: controllo delle scadenze, analisi delle cause e azioni di miglioramento

 

Safety di Zucchetti: il database aggiornato direttamente da QSA 

QSA gestisce il database delle aziende aggiornandolo in relazione alle attività svolte e condividendo con il cliente il database informativo: il cliente avrà così a disposizione uno strumento automatizzato per avere sempre sotto controllo gli adempimenti, completo di reportistica e invio di notifiche.

 

Safety di Zucchetti: accesso diversificato per ogni ruolo aziendale

Ogni azienda potrà richiedere più accessi personalizzati sulla base dei diversi ruoli aziendali. Ad esempio, sarà possibile avere una visibilità completa per il datore di lavoro e una visibilità limitata per il personale che gestisce l’aggiornamento della formazione oppure per i preposti.

 

Salute e benessere organizzativo

Il Testo Unico della Sicurezza (D.Lgs. 81/08 art. 25) dedica ampio spazio alla tutela della salute dei lavoratori all’interno dell’ambiente di lavoro. Anche in questo settore, i consulenti QSA vengono in aiuto dei datori di lavoro per mettere in atto tutte le buone pratiche che consentano al dipendente di lavorare in un ambiente sicuro e sereno. I consulenti QSA mettono inoltre a disposizione del cliente il software Safety di Zucchetti, la piattaforma di gestione delle scadenze relative alla sicurezza e alla salute in azienda che viene aggiornata dopo ogni intervento eseguito da QSA.

Tutela della salute dei lavoratori, le nostre attività

  • Assistenza e assunzione di incarico del Medico Competente. L’attività comprende l’organizzazione delle sorveglianze sanitarie in collaborazione con un’equipe di medici specializzati in Medicina del Lavoro. Il Medico Competente lavora in sintonia con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP): a tal fine QSA collabora da anni con professionisti esterni che condividono la nostra stessa attenzione e cura del cliente, garantendo un servizio di consulenza completo e coerente
  • Valutazione del rischio da stress da lavoro correlato
  • Valutazione del benessere organizzativo. Offriamo consulenza e supporto a datori di lavoro, dirigenti e altre figure manageriali aziendali per una gestione consapevole della sicurezza, nell’ottica della sostenibilità e mirata al cambiamento culturale e del comportamento
  • Consulenze manageriali. Offriamo un servizio di counseling per la sicurezza, analizzando il comportamento organizzativo aziendale e aiutando le imprese a individuare e valutare eventuali situazioni di stress e di rischio psicosociali che incidono negativamente sulla qualità del clima aziendale
Scadenze fiscali

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Selezione

QSA vanta una cultura ad alta energia, fatta di dinamismo ed entusiasmo ed è alla ricerca di persone con alte prestazioni. Ogni dipendente QSA svolge un ruolo significativo nell’azienda e contribuisce al valore che offriamo ai nostri clienti e partner: ecco perché, per supportare la nostra crescita, siamo sempre alla ricerca delle persone più talentuose nel nostro settore.

QSA, il luogo di lavoro ideale 

QSA si impegna a fornire ai suoi dipendenti un ambiente di lavoro confortevole e opportunità di crescita personale e professionale. Sviluppiamo continuamente i nostri processi di formazione interna e ci impegniamo a offrire un ambiente collaborativo dove lavorare a stretto contatto con persone provenienti da tutti i reparti dell'azienda.

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QSA è alla ricerca di nuove collaborazioni che possano soddisfare la continua spinta al miglioramento e le esigenze dei clienti che ci accordano una fiducia crescente.

Se sei un libero professionista o hai uno studio di consulenza inviaci la tua candidatura. Grazie al nostro sistema di ricerca e selezione del personale potremo comprendere il tuo ambito di competenza e adeguarlo ai nostri servizi di valutazione dei rischi. Scrivi a info@qsa.it.


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Sicurezza aziende

Al tuo fianco per la sicurezza sul lavoro

La sicurezza sul lavoro è un valore che consente alle organizzazioni di crescere in modo sostenibile. Diffondere una cultura del lavoro fondata sul rispetto delle persone e della loro sicurezza, è uno degli obiettivi più importanti che ci siamo posti, e lo facciamo con il supporto del nostro team di tecnici specialisti nelle discipline ingegneristiche, umanistiche, mediche e giuridiche. Non una sola persona, quindi, ma un team multidisciplinare coordinato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione che darà supporto al datore di lavoro. A supporto della nostra attività, mettiamo a disposizione del cliente il software Safety di Zucchetti: una piattaforma con database condiviso dove il cliente potrà trovare tutte le scadenze in materia di sicurezza e salute che riguardano la propria azienda, e che verrà aggiornato dopo ogni nostro intervento.

Responsabile Servizio Protezione Prevenzione (RSPP)

I nostri consulenti possono assumere il ruolo di Responsabile Servizio Protezione incendi RSPP, che saranno supportati da colleghi con competenze settoriali per affrontare problematiche specifiche.

Attraverso la piattaforma Safety di Zucchetti, QSA è in grado di fornire un Servizio di Prevenzione e Protezione integrato grazie alla condivisione delle informazioni in tempo reale con le diverse funzioni aziendali.


Consulente Tecnico di Parte (CTP) nei procedimenti civili e penali

Quando i lavoratori sono coinvolti in incidenti o infortuni che generano un'indagine e un successivo procedimento penale e/o civile che vede in prima linea il datore di lavoro, è necessario avere al fianco dei professionisti che garantiscano una puntuale e rigorosa ricostruzione dei fatti da un punto di vista tecnico. Grazie alla loro esperienza, i consulenti QSA hanno una competenza riconosciuta dall'Organismo di Vigilanza, dalla Magistratura e in ambito forense e possono assumere l’incarico di Consulente Tecnico di Parte (CTP) nei procedimenti civili e penali.


Membro dell’Organismo di Vigilanza (Ex D.Lgs.231/01)

La funzione di Organismo di Vigilanza (OdV) e del membro dell’Organismo di Vigilanza è stata introdotta nel 2001 dal D.Lgs 231 contestualmente all'introduzione nella legge italiana del concetto di responsabilità dell'Ente. Dall'entrata in vigore di questa legge è possibile ricondurre un reato anche all'impresa, non solo alla persona. Per questo è stato previsto uno strumento di tutela delle imprese, ovvero un modello che permetta di gestire al meglio i processi aziendali a rischio reato. L'Organismo di Vigilanza è l'organo individuato dal vertice aziendale per sorvegliare la corretta applicazione del modello e riportare eventuali difformità. All’interno dell'Organismo di Vigilanza aziendale, QSA può contribuire con la competenza nella gestione della salute e sicurezza dei lavoratori e per garantire la correttezza del modello anche per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose commessi in violazione della normativa a tutela dell'igiene e della sicurezza sul lavoro.


Sicurezza sul lavoro, i documenti di valutazione dei rischi che QSA può redigere

Valutazione dei rischi: analizziamo i processi produttivi per individuare e valutare i rischi cui sono esposti i lavoratori e sottoponiamo all’azienda le misure di prevenzione e protezione da mettere in atto. Questi i rischi che andiamo ad analizzare e i documenti che realizziamo:

  • Documento di valutazione del rischio (DVR)
  • Valutazione dei rischi attrezzature da lavoro (VRAT)
  • Valutazione del rischio biologico (VRB)
  • Valutazione del rischio chimico (VRCH)
  • Valutazione del rischio cancerogeno (VRCR)
  • Valutazione del rischio campi elettromagnetici (VRCE)
  • Valutazione rischio rumore (VRR)
  • Valutazione rischio stress lavoro correlato (VRSLC)
  • Valutazione rischio vibrazioni (VRV)
  • Valutazione del rischio atmosfere esplosive (ATEX)
  • Valutazione del rischio da esposizione a Videoterminali (VDT)
  • Valutazione dei rischi apparecchiature elettriche (VRAE)
  • Valutazione dei rischi Ambienti di Lavoro (VRAL)
  • Valutazione del rischio da movimentazione manuale carichi (MMC)

  • Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali (DUVRI). I rischi interferenziali sono i rischi che si generano dall'incrocio dei rischi aziendali già presenti e quelli delle attività svolte nello stesso luogo da terze persone. Ad esempio ditte esterne incaricate delle pulizie, oppure trasportatori che accedono a piazzali di carico e scarico, oppure ancora imprese incaricate di svolgere piccoli lavori di manutenzione. In questi casi individuiamo le misure di prevenzione e ci assicuriamo che tutte le parti ricevano le informazioni necessarie per svolgere le attività in sicurezza
  • Verifiche su apparecchiature per il sollevamento di cose e persone. Le attrezzature di lavoro che hanno funzione di sollevamento cose o persone devono essere sottoposte a regolari verifiche periodiche per garantirne il corretto funzionamento in sicurezza. Le verifiche devono essere svolte da personale specializzato, formato e abilitato all'esecuzione, e QSA mette a disposizione i propri tecnici esperti abilitati dalla Provincia Autonoma di Trento


Nuovo insediamento produttivo

In caso di realizzazione o ristrutturazione di un insediamento produttivo, i consulenti QSA sono in grado di affiancare proprietari e progettisti nelle seguenti attività:

  • Predisposizione della documentazione per la notifica di Nuovo Insediamento Produttivo (NIP): in caso di costruzione, ampliamento o ristrutturazione di edifici o locali adibiti ad attività produttive è necessario redigere una pratica che attesti il rispetto di alcuni parametri relativi all'igiene e alla sicurezza (materiali utilizzati per la costruzione, illuminazione naturale, areazione e riscaldamento dei locali, presenza di servizi igienici). I nostri tecnici sono al fianco dei progettisti dell’azienda per redigere la relazione e gli eventuali elaborati grafici per la presentazione della pratica
  • Progettazione del processo produttivo: la valutazione dei rischi relativi ad un'attività lavorativa comincia dalla progettazione dei luoghi di lavoro. Per questo è importante coinvolgere degli esperti di salute e sicurezza già in fase di definizione su carta della disposizione dei locali o del layout di macchine e attrezzature. Le nuove linee di indirizzo (es: lean production) dimostrano che un'attenta progettazione e valutazione del processo produttivo permettono di aumentare l'efficienza e la resa della produzione in termini di qualità (meno errori, meno scarti), di garantire una maggiore salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente

 

Presentazione della domanda di contributo INAIL

Supportiamo le aziende nella valutazione di fattibilità e successiva presentazione della domanda per interventi di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza dei lavoratori finanziati con contributo INAIL attraverso il bando ISI annuale.

 

Agibilità

Le attività di pubblico spettacolo, di intrattenimento o sportive presentano una serie di criticità da gestire anche in termini di tutela della salute e sicurezza: i tempi ristretti, leggi e norme in continua evoluzione, i diversi attori coinvolti, l’elevato numero di partecipanti, la temporaneità delle opere, le caratteristiche delle persone coinvolte per la buona riuscita dell’evento, spesso volontari.

Data la presenza di queste particolarità, è necessario effettuare una progettazione che tenga in considerazione i principali rischi presenti nel luogo in cui si svolge la manifestazione, oppure rischi determinati dalla presenza di impianti elettrici, palchi e altre strutture appositamente costruite e installate.

Anche questo tipo di attività è soggetto alla regola tecnica di prevenzione incendi per la salvaguardia della salute e sicurezza degli spettatori e dei protagonisti dell’evento.

Le attività che QSA Srl svolge su incarico dell'ente organizzatore per garantire l’agibilità temporanea nelle attività di pubblico spettacolo vanno dalla predisposizione dei documenti tecnici, alla condivisione delle pratiche presso gli uffici competenti per l'ottenimento del parere favorevole, dalla definizione delle modalità di montaggio delle strutture provvisorie ai controlli tecnici. Il tutto nel rispetto della corposa normativa di riferimento.

Ogni evento è diverso e particolare, per il territorio che lo ospita, per le persone e le associazioni coinvolte, per le strutture montate, il numero di spettatori o di partecipanti. Ogni volta che si affronta questa attività quindi si affronta una sfida, ci siamo trovati di fronte alla necessità di mettere in relazione più competenze che vanno dalla conoscenza e applicazione della norma, all’esperienza di gestione dei cantieri in ambito di coordinamento in progettazione (CSP) e in esecuzione (CSE), alla conoscenza approfondita dell’ambito antincendio e gestione delle emergenze, nonché infine ad una buona dose di pratica nella valutazione dei rischi applicata in particolare a quelli interferenziali in ambito non cantieristico, gestiti in genere attraverso i DUVRI.

Sicurezza cantieri

Il Testo Unico sulla Sicurezza prevede numerosi obblighi per le diverse figure legate al cantiere.
Gli adempimenti variano in funzione di alcuni aspetti, quali ad esempio l’entità del cantiere (uomini/giorno impiegati) e la presenza di rischi particolari (v. Allegato XI D.Lgs 81/2008).

 

Sicurezza in cantiere, gli incarichi che QSA può assumere

  • Assunzione dell’incarico di Coordinatore della Sicurezza in Esecuzione (CSE)
  • Assunzione dell’incarico di Coordinatore della Sicurezza in Progettazione (CSP)
  • Assunzione dell’incarico di Responsabile dei Lavori (RL)


Sicurezza in cantiere, i documenti che QSA può redigere

Redazione dei seguenti documenti di valutazione dei rischi

  • Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)
  • Piano di Sicurezza Operativo (POS)
  • Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio (PiMUS)
  • Progetto del ponteggio (PPO)
  • Piano delle demolizioni (PD)

 

Inoltre, forniamo supporto tecnico specialistico per le offerte tecniche richieste negli appalti pubblici in fase di gara: collaboriamo con l'impresa per definire le misure tecniche, organizzative e procedurali innovative di gestione della sicurezza in cantiere. 

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Team e Organizzazione
Team e organizzazione

QSA è diretta da un team con personale dislocato a Predazzo (TN), Trento e Bolzano in grado di operare in tutta Italia. Un gruppo motivato composto di professionisti di grande esperienza, in grado di dare risposta immediata a tutte le necessità delle aziende clienti.

LAVORO IN ESTATE E IN CONDIZIONI DI TEMPERATURE MOLTO ELEVATE

Il D. Lgs. 81/2008 prevede l’obbligo da parte del datore di lavoro di valutare “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori”, compresi quelli riguardanti “gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari” e quindi anche al rischio di danni da calore.
Le Linee Guida redatte a cura del Coordinamento Provinciale SPISAL di Padova definiscono le indicazioni per la valutazione del rischio da esposizione ai colpi di calore. Il Datore di lavoro è dunque richiamato ad adottare tutte le possibili misure tecniche al fine di ridurre il rischio.

Di seguito si elenco alcune delle misure di prevenzione per attenuare o ridurre il rischio:

  • sfruttare le ore meno calde e programmare i lavori più pesanti nelle ore più fresche;
  • garantire la possibilità di aumentare le soste in aree ombreggiate con possibilità di rinfrescarsi, le pause in un luogo fresco sono assolutamente necessarie per permettere all’organismo di riprendersi; la frequenza e durata di queste pause deve esser valutata in rapporto al clima ma anche alla pesantezza del lavoro che si sta svolgendo e all’utilizzo del vestiario tra cui devono essere considerati anche i dispositivi di protezione individuale.
  • cercare di programmare l’attività lavorativa in modo che si lavori sempre nelle zone meno esposte al sole;
  • evitare lavori isolati permettendo un reciproco controllo;
  • garantire possibilità di idratazione, è consigliabile bere bevande che contengono sali minerali (integratori); non si devono assolutamente bere alcolici perché l’alcol disidrata, cioè sottrae acqua dai tessuti;
  • utilizzare vestiario leggero e traspirante, possibilmente di colore chiaro; non lavorare a pelle nuda perché il sole può determinare ustioni e perché la pelle nuda assorbe più calore;
  • utilizzare un copricapo che permetta una sufficiente ombreggiatura.
  • preferire un’alimentazione leggera, povera di grassi, ricca di zuccheri e sali minerali, privilegiando la pasta, la frutta e la verdura e limitando carni e insaccati;
  • allontanare immediatamente i lavoratori che dovessero dimostrare segni e sintomi di innalzamento della temperatura corporea (malessere generale, cute calda e secca, cefalea, nausea, vomito, offuscamento visivo, fino alla perdita di coscienza);
  • dare adeguate informazioni ai lavoratori per la consapevolezza del rischio cui sono esposti.

Le disposizioni sopra riportate vanno applicate a tutti i lavoratori esposti ad alte temperature ed in particolar modo a quelli con limitazioni alla fatica fisica, alla movimentazione carichi, al lavoro su scale, portatori di invalidità civile, obesi, con età superiore ai 50 anni e lavoratori minori e lavoratrici in gravidanza.

Link per scaricare la guida: Le Linee Guida redatte a cura del Coordinamento Provinciale SPISAL di Padova

Sistri 2017: scadenza 2 maggio

Come noto, entro il 30 aprile 2017 (prorogato per quest’anno al 02 maggio 2017) deve essere versato il contributo annuale SISTRI, come previsto dal DM 52/2011, all’articolo 7, comma 2, per tutti i soggetti obbligati all’iscrizione al SISTRI.

 

Soggetti obbligati al versamento del contributo SISTRI.

 

In dettaglio sono tenuti a versare, entro il 30 aprile, il contributo per l’anno 2017 i soggetti oggi obbligati all’iscrizione al SISTRI, ovvero:

1. I produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che occupano più di dieci dipendenti come specificato nel DM 24 aprile 2014
2. I trasportatori di rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale, compresi:

  • i vettori esteri che effettuano trasporti di detti rifiuti sul territorio nazionale o in partenza dall’Italia verso l’estero;
  • i soggetti dell’intermodalità (terminalisti, operatori logistici degli scali ferroviari, ecc) che detengono detti rifiuti in attesa della loro presa in carico da parte del vettore successivo (nave, treno, gomma)
1. coloro che trattano, recuperano, smaltiscono rifiuti speciali pericolosi e rifiuti urbani pericolosi
2. coloro che producono rifiuti pericolosi derivanti da attività di recupero o smaltimento di rifiuti pericolosi, definiti “nuovi produttori”
3. coloro che effettuano intermediazione e commercio di rifiuti speciali pericolosi e urbani pericolosi.


L’importo del contributo 2017 rimane invariato ed è stabilito, sulla base delle categorie di iscrizione e con riferimento solo ai rifiuti pericolosi, dal DM 52/2011.

Il pagamento del contributo è effettuato mediante:

 

  • un unico versamento comprendente l'importo complessivo dei contributi dovuti per tutte le unità locali;
  • in più versamenti distinti per ciascuna unità locale;
  • per le imprese che raccolgono e trasportano rifiuti, in un unico versamento, comprendente l'importo dei contributi dovuti per la sede legale e per tutti i veicoli a motore adibiti al trasporto dei rifiuti.

Il pagamento potrà avvenire nei seguenti modi:

 

  • presso qualsiasi ufficio postale mediante versamento dell'importo dovuto sul conto corrente postale n. 2595427, intestato alla TESORERIA DI ROMA SUCC.LE MIN. AMBIENTE SISTRI VIA C.COLOMBO, 44 - 00147 ROMA.
  • presso gli sportelli del proprio istituto di credito mediante bonifico bancario alle coordinate

IBAN: IT56L 07601 03200 000002595427

CIN: ABI: 07601 CAB: 03200 N.CONTO: 000002595427

CODICE BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Beneficiario: TESOR. DI ROMA SUCC.LE MIN. AMBIENTE SISTRI VIA C. COLOMBO 44 00147 - ROMA.

CODICE FISCALE: 97047140583

Approvata dal Ministero dell'Interno nuova regola tecnica per autorimesse con superficie > 300 mq

DECRETO MINISTERIALE 21/2/2017

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3/3/2017, in vigore il 2/4/2017 (30 giorni successivi alla data di pubblicazione sulla G.U.).

La norma tecnica  si applica attività di autorimessa di superficie complessiva coperta superiore a 300 m² di cui all'allegato I del DPR n.151/2011 individuate con il numero 75, esistenti alla data di entrata in vigore del DM 21/2/2017, ovvero per quelle di nuova realizzazione. Si può applicare a queste attività in alternativa alle specifiche norme tecniche di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro dell'interno del 1° febbraio 1986 e al decreto del Ministro dell'interno del 22 novembre 2002.

Quindi il vecchio decreto non risulta abrogato, ma si aggiunge al nuovo codice di prevenzione incendi come applicabilità in alternativa alle regole tecniche verticali tutt’ora in vigore.

 

Modifiche al Codice di Prevenzione Incendi

Il DM 21/2/2017 modifica l'allegato 1 del DM 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi), aggiungendo all'allegato 1 il capitolo «V.6 - Attività di autorimessa»; all'art. 1 comma 2 vengono poi aggiunte le lettere o) e p) che fanno riferimento ai DM 1/2/1986 sulla costruzione delle autorimesse e DM 22/11/2002 sul parcamento di autoveicoli alimentati a GPL in autorimessa (e sistemi di sicurezza dell'impianto).

Con riferimento alla voce "75" si elimina la dicitura «limitatamente ai depositi di mezzi rotabili e ai locali adibiti al ricovero di natanti e aeromobili».



Domande? Richieste di chiarimenti? Contattaci

Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD): prossima scadenza 2 maggio

Il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale dei Rifiuti, meglio conosciuto come MUD, non è altro che la dichiarazione annuale dei rifiuti stessi.
Anche quest’anno, il termine ultimo di presentazione scadrà il 30 aprile 2017, ma essendo questo un giorno festivo, la scadenza è prorogata al primo giorno seguente non festivo, ovvero al 2 maggio.

A seguito del nuovo slittamento della piena entrata in vigore del Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, anche i soggetti obbligati al Sistri sono tenuti alla presentazione del MUD.

La modulistica e le relative istruzioni sono le stesse delle dichiarazioni presentate nel 2015: con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2015 “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2016” è stata confermata la validità del modello di dichiarazione, previsto dal D.P.C.M 17 dicembre 2014, ed in vigore nel 2015. Per avere informazioni aggiuntive alle istruzioni presenti nel modello dello scorso anno è possibile consultare il documento predisposto dall’ISPRA.
Di seguito l’elenco dei soggetti obbligati alla compilazione del MUD:
•    Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
•    Commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione;
•    Imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
•    Imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
•    Imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a Euro 8.000,00;
•    Imprese ed enti produttori che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi (così come previsto dall'articolo 184 comma 3 lettere c), d) e g)).

Sanzioni

La presentazione effettuata dopo il termine previsto dalla normativa ma entro 60 giorni dalla scadenza (60 giorni e non due mesi) comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 26,00 a Euro 160,00.
La presentazione successiva ai 60 giorni dalla scadenza, l'omessa dichiarazione o la dichiarazione incompleta o inesatta comportano una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 2.600,00 a Euro 15.500,00 (art. 258, comma 1, del D. Lgs. 152/2006).
L'ente che applica le sanzioni è la Provincia.


QSA vi supporta nelle valutazioni sulle vostre attività e nella documentazione da presentare.
 

INFORTUNI SUL LAVORO E MP 2016: ECCO I NUMERI

Nel 2016 i dati pubblicati dall’INAIL nella sezione statistica Open Data ci dicono che nel periodo 1° gennaio–30 novembre 2016 c'è stato:

  • un incremento delle denunce di Infortuni sul lavoro di circa 5.200 unità (dai 582.400 circa del 2015 ai 587.600 del 2016), pari a +0,9%;
  • la crescita registrata tra gli infortuni in occasione di lavoro è stata dello 0,5% (circa 2.700 infortuni in più, dai 499.300 circa del 2015 ai 502.000 del 2016);
  • per gli infortuni in itinere l’incremento è stato pari a circa 2.500 unità (dagli 83.100 del 2015 agli 85.600 del 2016) vale a dire +3,0%; 
  • i settori di attività in cui si riscontra la maggiore crescita infortunistica sono i Servizi alle imprese (+6,6%), i Trasporti (+5,1%), la Fabbricazione di autoveicoli (+5,1%) e la Metalmeccanica (+2,9%); mentre prosegue anche nel 2016 il calo degli infortuni in Agricoltura (-4,2%);
  • per le morti per incidenti sul lavoro, si registra un calo consistente delle denunce di 145 unità (dai 1.080 dei primi undici mesi 2015 ai 935 dell’analogo periodo 2016) pari a -13,4%;
  • le malattie professionali (MP)  notificate sono state circa 55.900  contro le 54.400 denunce del 2015, con un incremento del 2,9%;
  • le patologie dell’apparato muscolo-scheletriche sono cresciute in misura molto superiore alla media, passando dalle 32.300 del 2015 alle 34.100 del 2016 con un incremento di circa 1.800 casi pari a +5,8%. Per le malattie professionali “tradizionali” più diffuse (respiratorie, cutanee, ipoacusie da rumore, tumori…) si registra, invece, una sostanziale stabilità o leggere contrazioni.
Milleproroghe 2016, il SISTRI slitta al 2017

Nuovo slittamento di un anno del SISTRI - sistema di tracciabilità dei rifiuti, grazie al decreto Milleproroghe 2016.

In concreto, viene esteso fino alla data del subentro del gestore del servizio da parte del concessionario individuato e comunque non oltre  il 31 dicembre 2017 il periodo transitorio del “doppio binario” durante il quale continuano ad applicarsi i tradizionali adempimenti e obblighi “cartacei” della tracciabilità dei rifiuti (formulari, registri e MUD), previsti nel testo del Codice Ambiente previgente e continuano ad essere sospese le sanzioni per chi non si adegua.

Resta però in vigore il pagamento del contributo annuale e l'obbligo d'iscrizione al Sistri per i soggetti interessati.

Chiusura Natalizia


I nostri uffici rimarranno chiusi dal 24.12.2016 al 09.01.2017
GENNAIO 2017: SCADENZA PER L’AGGIORNAMENTO SICUREZZA

Sono trascorsi 5 anni dall'entrata in vigore dell'Accordo Stato Regioni, il 21 dicembre del 2011. Per coloro che avevano svolto formazione riconosciuta prima dell'11 gennaio 2012, e che quindi in questi anni sono stati esentati dai corsi di formazione, si avvicina la scadenza entro cui provvedere all'aggiornamento entro l'11 gennaio 2017 (art. 11 Accordo Stato Regioni).

 Le sanzioni

In caso di mancata formazione il datore di lavoro è soggetto alle sanzioni previste dal D.lgs. 81/2008, come modificato dal Jobs Act (art. 20 del D.lgs. 151/2015 - che inserisce il 6-bis all'art 55 del testo unico sicurezza «6-bis. In caso di violazione delle disposizioni previste dall'articolo 18, comma 1, lettera g), e dall'articolo 37, commi 1, 7, 9 e 10, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati.» 

  • Fino a 5 lavoratori non formati: da due a quattro mesi di arresto, o l’ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 ?;
  • Da 6 a 10 lavoratori: da quattro a otto mesi di arresto o ammenda fino a 11.398,40 ?;
  • Oltre i 10 lavoratori: da sei mesi a un anno di arresto, ammenda fino a 17.097,60 ?.

Inoltre gli enti di controllo puntualizzano che i lavoratori che svolgono determinati ruoli come preposti, dirigenti o RSPP, perderanno i requisiti per poter svolgere il ruolo e di conseguenza la possibilità di operare fino al completamento della formazione.


Lavoratori, preposti, dirigenti: a chi si applica l'obbligo

Obbligo di 6 ore di aggiornamento entro il 11 gennaio 2017 (nota ACCORDO 25/07/2012: si ritiene che i 5 anni di cui agli accordi decorrano sempre a far data dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e, quindi, sempre considerando il quinquennio successivo l’11/01/2012) per:

  • LAVORATORI GIÀ ASSUNTI con formazione già effettuata al 11/01/2012 (comprovata dal datore di lavoro) e fatta dopo il 11/01/2007, documentata e rispettosa dei contratti collettivi e di norme precedenti all’Accordo (es. DM 16/01/97 art. 1, D.lgs. 81/08 art. 37).
  • PREPOSTI GIÀ ASSUNTI O NUOVO RAPPORTO DI LAVORO PROVENIENTI DA ALTRA AZIENDA con formazione già effettuata al 11/01/2012 e fatta dopo il 11/01/2007, documentata correttamente, rispettosa dei contratti collettivi e di norme precedenti all’Accordo (es. DM 16/01/97 art. 1, D.lgs. 81/08 art. 37).
  • DIRIGENTI GIÀ ASSUNTI O PROVENIENTI DA ALTRA AZIENDA con formazione già effettuata al 11/01/2012, documentata correttamente e conforme a art.3 DM 16/01/97 o modulo A per RSPP (rif. Accordo 11/01/2006).

 

RSPP datori di lavoro: a chi si applica l'obbligo

  • Obbligo di aggiornamento calcolato in relazione al settore ATECO di appartenenza dell’azienda:
  • 6 ore rischio basso
  • 10 ore rischio medio
  • 14 ore rischio alto

Si applica a:

  • DATORE DI LAVORO Nomina RSPP EFFETTUATA DOPO IL 01/01/1997 con formazione già effettuata al 11/01/2012 conforme al DM 16/01/1997 art. 3 e documentata. LEGISLAZIONE - ACCORDI 10
  • DATORE DI LAVORO Nomina RSPP EFFETTUATA DOPO IL 01/01/1997 con formazione già effettuata al 11/01/2012 conforme ad accordo Stato Regioni 11/01/2006: Moduli A, B, C (rif. D.lgs. 81/08 art. 32 c. 2, 3, 5).
     
Per ulteriori informazioni e richieste, contattateci.

SISTRI, SISTEMA DI CONTROLLO DELLA TRACCIABILITA' DEI RIFIUTI, NOVITA' DAL 8 GIUGNO

Ricordiamo che il SISTRI, Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, nasce con l'idea di attuare una semplificazione del processo di gestione e tracciabilità dei rifiuti (ospedalieri, urbani, speciali e pericolosi) ma il suo avvio è stato più volte rinviato. Di fondo, il SISTRI, ha il duplice obiettivo di semplificare l’iter di certificazione e tracciabilità dei rifiuti e di rendere trasparente il ciclo di distruzione dei rifiuti abbattendo i costi sostenuti dalle imprese del settore.

A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 120 del 24 maggio 2016 del Decreto ministeriale n. 78 del 30 marzo 2016 - Regolamento recante disposizioni relative al funzionamento e ottimizzazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti, viene pubblicato il Manuale Operativo SISTRI v 1.0

Il nuovo regolamento (decreto 78/2016) si compone di 24 articoli e due allegati che contengono contributi e nuovi oneri (per lo più, si tratta di trasformazione digitale di adempimenti prima previsti in forma cartacea).

Rispetto alla vecchia normativa è stata prevista una procedura semplificata, che consente di effettuare gli adempimenti sulle comunicazioni al SISTRI attraverso le associazioni di categoria.
Per il resto non ci sono novità sostanziali: restano le regole relative ai soggetti obbligati ad aderire, al contributo di iscrizione (a carico delle imprese), alle modalità operative.
Le procedure contenute nel documento si applicano a partire dall'8 giugno 2016, data di entrata in vigore del nuovo regolamento SISTRI.

Oltre al Decreto n. 78 del 30 marzo 2016, il nuovo "Testo Unico SISTRI", sono disponibili i seguenti documenti:

 

I tecnici QSA Srl sono a disposizione per approfondimenti, chiarimenti e verifica dell'applicabilità del SISTRI alla vostra azienda. Contattateci!

LA CONOSCENZA ORGANIZZATIVA UNA PRASSI PARTECIPATIVA AZIENDALE

“La cultura dell’impresa, nella società moderna, è sempre più orientata verso una conoscenza parcellizzata, delimitando il flusso di comunicazione a conoscenze tecnico- specialistiche con effetto poco positivo sul clima di lavoro.”
Con questa affermazione si apre l’interessante contributo della Dott.ssa Marianna Paonessa che ha così cercato di riassumere obiettivi, contenuti e, soprattutto, risultati, di un’importante esperienza realizzata in Trentino per conto di QSA Srl.

 

Le domande di fondo alle quali l’esperienza fatta ha cercato di rispondere sono le seguenti: che cosa limita il dialogo nelle organizzazioni? la capacità organizzativa è diventata più complicata nella sua gestione operativa? 
L’Azienda per il turismo delle Dolomiti Paganella, si è posta le stesse domande e insieme abbiamo cercato di analizzare il capitale organizzativo partendo dalla cultura- conoscenza posseduta dalla comunità dei collaboratori. 
Dal lavoro di ricerca, riassunto nello scritto allegato, possiamo estrarre uno dei passaggi finali: “Il lavoro di squadra diventa una metodologia di organizzazione del lavoro sia nei contenuti sia ne contesto relazionale.
La prassi della partecipazione, si realizza anche attraverso la valorizzazione delle conoscenze possedute dalle persone e da una maggiore consapevolezza del proprio stile di personalità professionale.”

Per scaricare e leggere l’intero documento di sintesi vedi l'allegato: LA CONOSCENZA ORGANIZZATIVA UNA PRASSI PARTECIPATIVA AZIENDALE

ALCOL E TOSSICODIPENDENZA SUL LAVORO: COSA PRESCRIVE LA NORMATIVA IN MATERIA

L’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti di un lavoratore costituisce un pericoloso fattore di rischio aggiuntivo rispetto ai rischi lavorativi già presenti. Un rischio che può minare anche la salute e la sicurezza dei colleghi e di terze persone presenti nei luoghi di lavoro.
Infatti, alcol e sostanze psicotrope, amplificano i rischi insiti nell’attività lavorativa, e val la pena di ricordare che è fatto obbligo al Datore di Lavoro di valutare tutti i rischi lavorativi (articoli 17 e 28 del D.Lgs. 81/08); obbligo che include anche le eventuali interazioni dei rischi presenti in ambiente di lavoro con quelli derivanti da errate abitudini personali dei lavoratori, come l’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti.

Il D.Lgs. 81/08 prevede inoltre (articolo 41, comma 4) che le visite preventive, periodiche e in occasione del cambio di mansione, siano “nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento... altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza...”.

Nell’Allegato I del Provvedimento 16 marzo 2006 (relativo all’Intesa che pone il divieto di assunzione e somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche) sono indicate le attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumità o la salute dei terzi, e per le quali va prevista la sorveglianza sanitaria specifica di cui sopra, tra cui (ad esempio):
- addetti alla guida di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria B, C, D, E, e quelli per i quali è richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente;
- addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci (carrelli elevatori);
- lavoratori addetti ai comparti della edilizia e delle costruzioni e tutte le mansioni che prevedono attività in quota, oltre i due metri di altezza.Per quanto alla tossicodipendenza, segnaliamo che l’intesa del 2007, prevede l’effettuazione di test antidroga a garanzia della salute e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini utenti, esposti al rischio di incidenti gravi e mortali dovuti alla pericolosa condizione di alterazioni per assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope da parte degli stessi lavoratori con costi a carico del Datore di Lavoro, sia per le visite mediche che per gli esami di laboratorio.

In particolare il provvedimento si propone di:
- assicurare una efficace prevenzione degli infortuni e degli incidenti, mediante la sospensione temporanea del lavoratore risultato positivo agli accertamenti sanitari;
- favorire il recupero della tossicodipendenza del lavoratore attraverso idonei programmi di riabilitazione aventi l’obbiettivo di reintegrare il lavoratore alle sue vecchie mansioni;
- evitare il passaggio da un uso saltuario di droghe a uno stato di tossicodipendenza, prevedendo controlli specifici e periodici.

Ricordiamo che è fatto divieto di licenziamento dei lavoratori in difficoltà che accettino il percorso di riabilitazione. Infatti, in caso di positività degli accertamenti sanitari, il Datore di Lavoro è tenuto a sospendere il lavoratore dall’espletamento delle mansioni, ma se lo stesso accetta di sottoporsi a percorsi di recupero, fornisce ampie garanzie della conservazione del posto di lavoro.

Per quanto ai rischi per la salute del lavoratore correlati all’assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope, anche abitudinaria o saltuaria, si ricorda, ad esempio, che l’interazione dell’alcol con alcune sostanze chimiche può alzare il rischio di malattie professionali. E’ il caso del consumo di alcol associato all’esposizione a metalli, a pesticidi o a solventi che può provocare danni al fegato e al sistema nervoso, mentre se associate alle basse temperature le bevande alcoliche possono provocare patologie da raffreddamento e se consumate nel corso di attività rumorose possono essere fonte di danni all’apparato uditivo.

Ricordiamo in conclusione, anche gli obblighi relativi alla sorveglianza sanitaria che deve essere effettuata dal medico competente, di norma con periodicità annuale. Qualora il medico competente ravvisi la necessità che un lavoratore (appartenente alle categorie di cui all’Intesa sopra citata) sia sottoposto ad ulteriori accertamenti sanitari per verificare un’eventuale stato di tossicodipendenza, invia il lavoratore stesso al Servizio per le Tossicodipendenze competente per territorio. Nel caso in cui il lavoratore non si sottoponga all’accertamento, senza giustificato motivo, il Datore di Lavoro è tenuto a farlo cessare dall’espletamento delle mansioni per le quali l’accertamento è previsto, fino a che non venga accertata l’assenza di tossicodipendenza.

LA SICUREZZA NELLE STRUTTURE SCOLASTICHE

Si è celebrata nei giorni scorsi la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole che mai, come quest’anno, ha assunto un significato particolare alla luce dei drammatici eventi delle settimane scorse.


Ma la situazione delle scuole italiane è grave anche oltre il terremoto: la metà della scuole italiane non possiede il certificato di agibilità statica; un terzo non ha impianti elettrici a norma; due terzi non sono in possesso del certificato di prevenzione incendi e quasi un terzo presenta barriere architettoniche.
Dati impressionanti che aiutano a capire perché sia necessaria una forte mobilitazione delle amministrazioni locali per agire sulle strutture scolastiche con interventi di adeguamento e manutenzione.
La situazione trentina e altoatesina, dove spesso le scuole sono moderne e funzionali, non si rappresenta in maniera così deficitaria. Mai abbassare la guardia però: la progettazione della prevenzione e la sua gestione sul piano organizzativo, devono essere sempre all’ordine del giorno dell’amministrazione scolastica.

 

Per quanto al rischio incendio nelle strutture scolastiche vale la pena ricordare quali siano gli adempimenti obbligatori previsti dal Decreto Ministeriale del 12 maggio 2016. Entro le scadenze fissate dal decreto, quasi tutte le scuole, dovranno essere effettivamente dotate di un numero sufficiente di estintori portatili, di impianti elettrici a norma, di interruttore generale con comando di sgancio a distanza, di un sistema di allarme da attivare in caso di pericolo, di segnaletica di sicurezza, di un registro dei controlli periodici, del piano di emergenza. 
Dopo gli adeguamenti, e comunque non oltre il 31 dicembre 2016, l’Ente proprietario dovrà presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).

 

Per quegli edifici scolastici e locali adibiti a scuole esistenti che siano in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), in corso di validità, o sia stata presentata la SCIA, vige invece l’esenzione dall’obbligo di adeguamento
Gli edifici scolastici che potranno beneficiare di tale esenzione, in base ai dati comunicati dal MIUR nella presentazione dell’Anagrafe Edilizia Scolastica dello scorso 7 agosto 2015, sono all’incirca il 25% dell’intero patrimonio edilizio. 


Il Decreto del Ministero dell’Interno del 12 maggio 2016 - Prescrizioni per l’attuazione, con scadenze differenziate, delle vigenti normative in materia di prevenzione degli incendi per l’edilizia scolastica - è consultabile all’indirizzo: www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/05/25/16A03972/sg

INAUGURATA LA NUOVA BIBLIOTECA UNIVERSITA' DI TRENTO

Con l’apertura della nuova sede della nuova Biblioteca di Ateneo si è concluso il grande intervento di edilizia eco-sostenibile, tra i piu' innovativi d’Europa, giunto a compimento dopo 7 anni di lavori intensi e ricchi di sfide dal punto di vista progettuale e costruttivo. La sua vicinanza al MUSE, Museo delle Scienze, sottolinea la continuita' fisica e di intenti tra le due realta' appartenenti al sistema culturale trentino.

Un vero e proprio disegno di riqualificazione urbana sotto il profilo sociale e culturale.
La nuova BUC (Biblioteca Universitaria Centrale) è stata infatti pensata e realizzata all’interno del nuovo quartiere “Le Albere”, sede per quasi un secolo della fabbrica francese Michelin. Un quartiere ideato per recuperare un vuoto urbano, quello lasciato dalla fabbrica dismessa ormai dal 1998, per trasformarlo in una straordinaria occasione, in un esempio di sviluppo sostenibile capace di integrare la funzionalità di uno spazio vivo ad ogni ora del giorno con il suo contesto naturale.

La nuova BUC, progettata dall’arch. Renzo Piano, nei suoi 6 mila metri quadrati di spazio tra vetro e acciaio, con oltre 10 chilometri di scaffali, può ospitare circa 340 mila volumi e 430 postazioni di lavoro/studio collocate nei cinque piani dell’edificio. 

Il servizio di prevenzione e protezione è stato affidato a QSA S.r.l. – Engineering Consulting Training – dell’ing. Piero Mattioli, societa' attiva nell’area delle consulenze sui sistemi di gestione (qualita', sicurezza e ambiente), dei servizi ambientali, dell’igiene e della sicurezza sul lavoro.

Due gli infortuni che hanno comportato un’assenza dal lavoro di 31 giornate complessive e che, se raffrontata con l’entità dell’opera: 600 giornate lavorative, 145 imprese e 150 lavoratori mediamente impegnati, rappresentano davvero un ottimo risultato. 
Anche nel cantiere della BUC è proseguita l’iniziativa organizzata dal SPP del c.d. “Welcome Day” per fornire informazioni a tutti i nuovi lavoratori ed alle imprese, alle quali veniva richiesta tutta la documentazione relativa all’idoneità tecnico-professionale e alla formazione obbligatoria.

Questo nuovo intervento creera' un passaggio tra la zona universitaria di via Verdi, il Muse, il quartiere e il parco delle Albere e consentira', entro il 2018, di insediare la nuova mensa universitaria, quindi di realizzare nuove aule-studio. Ce n'e' abbastanza per rilanciare il ruolo di Trento capitale della cultura, aperta agli studenti, agli studiosi, ai ricercatori del territorio e di tutto il mondo. Un capoluogo in rete con gli altri poli culturali del Trentino, orgoglioso del passato e proiettato senza timidezze verso il futuro.

 

VALUTAZIONE DEI RISCHI PER I LAVORI IN PROSSIMITÀ DI LINEE ELETTRICHE AEREE
 

Per rispondere a queste domande, ci viene in soccorso un interessante documento predisposto dall’INAIL, in cui vengono affrontati i temi della valutazione del rischio di contatto o avvicinamento a linee elettriche aeree, la prevenzione degli effetti attraverso la predisposizione di opportune procedure di lavoro e l’adozione di specifiche misure di prevenzione.

Spesso in aree di cantiere o in alcune situazioni lavorative si sono riscontrati infortuni mortali o gravi conseguenti al contatto o all'avvicinamento di attrezzature di lavoro o di macchine utensili a linee aeree. 
Secondo quanto definito dal Testo Unico sulla Sicurezza del lavoro (d.lgs. 81/2008, artt. 83 e 117), è fatto obbligo al datore di lavoro di provvedere affinché i lavori svolti in vicinanza di parti attive (che di solito sono lavori non elettrici) non siano eseguiti a distanze inferiori ai limiti di cui alla Tabella 1 dell’Allegato IX al Testo Unico, salvo disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi. 
A tal fine oggi sono a disposizione dei datori di lavoro una serie di provvedimenti legislativi da mettere in atto per prevenire il rischio di simili infortuni. Oltre al D.Lgs. 81/2008, sono da tenere presenti infatti la norma CEI 11-27, IV Edizione, e la norma EN 50110-1:2013.
Ed ecco infine l’indice del documento che presenta:
• Le disposizioni legislative e normative;
• La statistica degli infortuni registrata nella banca dati di INAIL;
• Esempi e procedure per la gestione del rischio;
• Schede relative a singole attrezzature di lavoro, di ausilio per la valutazione del rischio e la predisposizione di procedure di lavoro

Per il testo completo del documento: Lavori in prossimità di linee elettriche aeree - Valutazione Rischi

INFORTUNI SUL LAVORO 2015 IN PROVINCIA DI TRENTO

L’Osservatorio Provinciale Infortuni sul Lavoro e Malattie Professionali di Trento gestito dalla Unità Operativa di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, con la collaborazione dell’INAIL di Trento e dell’Osservatorio per la Salute della P.A.T., ha pubblicato (e commentato) una interessante statistica relativa agli infortuni sul lavoro accaduti in Trentino nel 2015.

 

Eccone uno stralcio, rinviando al documento originale per gli approfondimenti e l’analisi dettagliata di alcuni casi in cui si cerca di rispondere alle seguenti domande: 1) com’è successo 2) perché è successo 3) come si poteva evitare

In tabella vengono riportati gli infortuni mortali riconosciuti da INAIL mentre, di seguito, sono elencati quelli che, per varie cause, non sono stati riconosciuti e/o trattati dall’Ente.

 

 

3. ALTRI EVENTI MORTALI DENUNCIATI A INAIL NON RICONOSCIUTI 

 

1)Due casi in assenza di nesso di causa con l’attività lavorativa

2)Tre casi avvenuti in condizioni assimilabili al lavoro, in soggetti senza una posizione lavorativa ufficiale impegnati in attività agricole e forestali:

  • travolto dal trattore che si è ribaltato durante operazioni di taglio erba (hobbista)
  • travolto dal trattore che si è ribaltato durante operazioni di sfalcio (pensionato)
  • travolto dal trattore con rimorchio carico di legna, avviatosi dopo che era sceso a controllare il fondo stradale (hobbista)

 

4. INFORTUNI MORTALI NEL DECENNIO 2006-2015

Nell'ultimo decennio sono stati registrati in Trentino 94 infortuni mortali, di cui 74 in occasione di lavoro e 20 in itinere. L’andamento infortunistico risulta complessivamente in flessione nel decennio anche se dal 2013 tale tendenza risulta sostanzialmente stabilizzata.

Nel computo peraltro non sono compresi i tre eventi mortali occorsi in agricoltura non riconosciuti INAIL. Confrontando le medie dei casi degli ultimi due quinquenni appare evidente sul lungo periodo una significativa contrazione nel secondo quinquennio rispetto al primo, mentre gli infortuni in itinere nei due quinquenni sono sostanzialmente stabili (circa 2 casi/anno).

Nell'ultimo quinquennio, in controtendenza con le rilevazioni dei precedenti anni, il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro si registra nel settore agricolo (28.6%) seguita dalle costruzioni (23.8%). Stabile nell'ultimo quinquennio risulta la quota tra lavoratori autonomi (23%).

 

Per il testo completo del documento: Infortuni mortali 2015.pdf

PRESTO SARA’ REALTA’ LA NUOVA SCUOLA DI MOLINA DI FIEMME

Sono infatti iniziati i lavori per realizzazione del nuovo polo scolastico a Molina di Fiemme, progettato dall’ arch. Alberto Cristofolini, e che riguarda la costruzione di un unico complesso scolastico intercomunale che include la scuola per l'infanzia, la scuola primaria e una palestra. 

Un edificio moderno, per la parte fuori terra, interamente realizzato in legno. Un’opera rispettosa dell’ambiente e delle tradizioni culturali della zona. 

La Direzione dei Lavori è stata affidata all'ATI tra l'ing. Giovanni Casari e AIA Engineering srl mentre impresa aggiudicataria è risultata la MARTINELLI & BENONI s.r.l. di Ronzo-Chienis.


A coordinare la sicurezza in fase esecutiva è stato chiamato l’ing. Piero Mattioli, titolare di QSA Srl.
Ed è stato proprio lo stesso coordinatore della sicurezza a proporre ai bambini delle diverse classi di effettuare un primo “sopralluogo” in cantiere per prendere contatto con quella che un domani sarà il loro luogo per lo studio ed il tempo libero.

Dotati di casco di protezione e di giubbetto ad alta visibilità, i ragazzi si sono dimostrati molto attenti a quanto il coordinatore della sicurezza spiegava loro in quella sede. 
E non sono mancate le domande e le osservazioni avanzate all’ing. Mattioli, “maestro” per un giorno. Osservazioni delle quali siamo certi che il coordinatore terrà conto.
 

 

 

Ma non è ovviamente mancato nemmeno il confronto con le famiglie, alle quali gli amministratori e tutti i professionisti incaricati nella progettazione e realizzazione dell'opera hanno presentato le soluzioni tecniche dell'importante opera che si realizzerà nell'arco di tutto il 2017.

Un'opera che verrà certificata secondo gli standard di qualità e sostenibilità delle costruzioni in legno sulla base dei regolamenti tecnici fissati da ARCA.


 

 Avremo modo di tornare sull'argomento, per il momento buon lavoro a tutti.

INAUGURATO IL NUOVO STABILIMENTO di VETRI SPECIALI SpA.

La gestione della sicurezza sul lavoro in cantiere è stata affidata alla QSA Srl, attraverso l’incarico di responsabile dei lavori e quello di coordinatore della sicurezza in fase progettuale ed esecutiva assunto dall’ing. Piero Mattioli. Compiti svolti con la presenza fissa in cantiere di 3 tecnici e di altri 4 di supporto alle attività di coordinamento.

I lavori, dalle demolizioni alla prima bottiglia, hanno avuto una durata di circa 12 mesi.

Ecco i numeri del cantiere che testimoniano l’impegno profuso dalla QSA:

  • 1803 le persone coinvolte nelle varie fasi lavorative del cantiere, tra tecnici, lavoratori e titolari delle imprese cui è stata concessa l’autorizzazione all’accesso in cantiere;
  • 257 le aziende verificate ed autorizzate ad operare in cantiere. A tutte è stata richiesto di documentare l’idoneità tecnico professionale. Ciò ha comportato, per le aziende che non rispettavano i requisiti minimi previsti dalla normativa, l’immediata ricerca della soluzione. E’ il caso della formazione prevista per i lavoratori delle aziende provenienti da altri Paesi che veniva immediatamente garantita dai collaboratori di QSA con l’ausilio di interpreti e mediatori;
  • 4 gli infortuni registrati in cantiere, tutti di modesta entità.

 

Una rinascita importante, una spinta positiva alle relazioni industriali ed agli investimenti in Trentino, di buon auspicio per un futuro di benessere, lavoro e sviluppo di tutti, al quale QSA Srl è orgogliosa di aver partecipato.

 

QSA Srl ringrazia per il prezioso lavoro svolto i propri collaboratori: dott. Alessandro Miclet, ing. Elena Zendron, dott. Dario Oss Papot, dott. Elia Girardi, dott.ssa Caterina Di Cello, ing. Enrico Casagranda.

 

Settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro

La Campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri

 

Si è conclusa oggi 28 ottobre la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro nell'ambito della Campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età di Eu-OSHA (l'Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro).

La campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età 2016-2017 si propone di sensibilizzare maggiormente all'importanza della buona gestione della sicurezza e della salute sul lavoro e della prevenzione dei rischi nel corso della vita lavorativa, nonché dell'adattamento del lavoro alle abilità individuali, sia all'inizio sia al termine della carriera dei lavoratori. Come accaduto in occasione di precedenti campagne a favore di ambienti di lavoro sani e sicuri, la presente campagna è coordinata a livello nazionale dai punti focali dell'EU-OSHA e promossa dai partner ufficiali della campagna e del mondo dell'informazione.

Invecchiamento e formazione sulla sicurezza
La Campagna si fonda sul progetto del Parlamento europeo "Lavoro più sicuro e più salutare a qualsiasi età" condotto dall'EU-OSHA e sottolinea i benefici di una buona sicurezza e salute sul lavoro per i lavoratori, le aziende e la società nel suo complesso. In particolare, si concentra sulle imprese europee (private e pubbliche) e intende promuovere il lavoro sostenibile e l'invecchiamento sano fin dall'inizio della vita lavorativa. In questo modo, le imprese proteggeranno la salute dei loro lavoratori fino ed oltre l'età pensionabile e la loro produttività.

Gli obiettivi della campagna sono quattro:

  • promuovere il lavoro sostenibile e l'invecchiamento in buona salute fin dall'inizio della vita lavorativa;
  • mettere in risalto l'importanza della prevenzione dei rischi in tutto l'arco della vita lavorativa;
  • assistere i datori di lavoro e i lavoratori (incluse le piccole e medie imprese) fornendo informazioni e strumenti adeguati per la gestione della SSL nel contesto dell'invecchiamento della forza lavoro;
  • Facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche.

Sull'argomento EU OSHA ha anche diffuso una guida elettronica sulla gestione della sicurezza e della salute per una forza lavoro che invecchia.

 

SICUREZZA PER LO SVOLGIMENTO DI LAVORI SU ALBERI CON FUNI

 A proposito di sicurezza dei lavori eseguiti su alberi con funi, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha emanato la circolare n. 23 del 22 luglio 2016, un utile strumento operativo per tutti gli operatori del settore.
I lavori su alberi, infatti, possono esporre gli operatori a rischi particolarmente gravi per la loro salute e sicurezza. In particolare ci si riferisce al rischio di caduta dall’alto causa di un significativo numero di infortuni con conseguenze spesso mortali.

Il fenomeno in tutta la sua gravità è emerso dallo studio svolto dall’Osservatorio sugli infortuni mortali e gravi nel settore agricolo e forestale, curato dal settore ricerca dell’Inail, che fornisce una panoramica generale degli infortuni occorsi anche fuori dall’attività lavorativa principale e per i quali non ricorre la tutela assicurativa.
In particolare, i dati estratti relativi ai lavori su alberi, hanno mostrato come nel corso del 2015 siano stati registrati 38 eventi infortunistici determinati da cadute da alberi, dei quali 11 hanno avuto conseguenze letali. È evidente che molti di questi infortuni, hanno coinvolto soggetti non esperti, mentre svolgevano operazioni di raccolta di frutti o potatura di alberi, in palese violazione delle disposizioni del D.Lgs. 81 del 2008.
Per questo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha emanato la
circolare n. 23 del 22 luglio 2016 allo scopo di divulgare istruzioni, elaborate da un gruppo di lavoro tecnico istituito presso l’INAIL, con l’intento di illustrare adeguate misure di sicurezza per lo svolgimento di lavori su alberi, di accesso e posizionamento mediante funi e di fornire informazioni per la corretta scelta e uso dei dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature di lavoro.

 

In allegato alla Circolare, il documento tecnico ISTRUZIONI PER L’ESECUZIONE IN SICUREZZA DI LAVORI SU ALBERI CON FUNI.  

CADUTA DALLA SCALA DURANTE POTATURA DEGLI ALBERI: RESPONSABILITA' DEL DATORE DI LAVORO

 Con la Sentenza della Cassazione Penale - Sezione 4, n. 27155 del 4 luglio 2016, il Datore di Lavoro viene dichiarato responsabile della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni che hanno determinato l’infortunio con lesioni gravi del lavoratore caduto da una scala durante le fasi di potatura di alberi.

Nel dettaglio il lavoratore C.M. si era infortunato cadendo al suolo da una scala sulla quale era salito per eseguire lavori di potatura di alberi, essendo adibito a tale compito dal Datore di Lavoro B.F. che gli aveva fornito la scala. Secondo i giudici di merito l’infortunio era accaduto perché la scala non era stata trattenuta al suolo da altra persona. La Corte di Appello di Lecce, confermando quanto espresso dal Tribunale di Brindisi, giudicava il Datore di Lavoro B.F. responsabile del reato di lesioni personali colpose gravi, commesse con violazione di norme prevenzionistiche, in danno del dipendente.

Il Datore di Lavoro tuttavia aveva proceduto a presentare ricorso lamentando, tra gli altri, il fatto che la caduta del lavoratore era dovuta alla rottura di un ramo e che tale fatto doveva considerarsi, al pari del comportamento del lavoratore, imprevedibile.

Il ricorso, ritenuto dalla Cassazione Penale manifestamente infondato, è stato respinto poiché la rottura del ramo dell’albero, che rappresenta la concretizzazione di un elemento del rischio tipico della lavorazione alla quale era stato addetto il lavoratore, implica la riconduzione dell’accaduto a violazione prevenzionistica da parte del Datore di Lavoro.

Si ricorda che l’utilizzo in sicurezza di scale durante le attività lavoratori è disciplinato dal Titolo IV, Capo II del D.Lgs. 81/2008 “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota”.

Per la consultazione integrale della Sentenza della Cassazione Penale n. 27155 del 4/7/2016 è possibile scaricare l’allegato messo a disposizione da QSA srl.

Cassazione Penale: Lavori su lucernari, tetti e coperture. Analisi sulla resistenza e misure di sicurezza

  Secondo la Suprema Corte prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso dei lavoratori e dei materiali di impiego. Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta.

 Si richiede, pertanto, che il datore di lavoro accerti la resistenza della superficie su cui si dovrà lavorare e, in caso di dubbio, adotti le cautele atte a garantire l'incolumità dei lavoratori. Cosicché vi sono un'unica condotta e un unico bene-interesse tutelato dalla disposizione nel suo complesso, che risulta essere quello dell'incolumità dei lavoratori, in relazione alla quale l'adozione di apposite cautele può essere evitata dal datore di lavoro solo nel caso in cui non vi siano dubbi sulla sufficiente resistenza della superficie di lavoro.

 

Per la sentenza completa: Sentenza della Cassazione Penale, Sez. 3, udienza 04 febbraio 2016 (dep. maggio 2016), n. 20743

NUOVE NORME TECNICHE DI PREVENZIONE INCENDI PER LE ATTIVITÀ RICETTIVE TURISTICO-ALBERGHIERE

  Pubblicato il Decreto 9 agosto 2016 che introduce nel Codice di Prevenzione Incendi la Regola Tecnica Verticale sulle attività ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto (attività n. 66 - DPR 151/2011) esistenti alla data di entrata in vigore (23 settembre) del decreto e per quelle di nuova realizzazione, ad esclusione delle strutture turistico - ricettive nell'aria aperta e dei rifugi alpini.
Nell’Allegato al provvedimento, emanato ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, sono definiti:
 – lo scopo e il campo di applicazione;
 – la classificazione delle strutture ricettive turistico-alberghiere ai fini dell’applicazione della regola;
 – i profili di rischio;
 – la strategia antincendio (reazione al fuoco, resistenza al fuoco, compartimentazione, esodo, gestione della sicurezza antincendio, controllo dell’incendio, rivelazione e allarme);
 – tipologia dei vani ascensori.

Questa Regola Tecnica si applica alle seguenti categorie di attività ricettive: alberghi, pensioni, motel, villaggi-albergo, residenze turistico-alberghiere, studentati, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, bed&breakfast, dormitori, case per ferie.
 

SMALTIMENTO DI PRODOTTI PERICOLOSI IN CANTIERE: RESPONSABILITA' DEL COMMITTENTE E DEL DIRETTORE TECNICO

  Il contenitore da cui era sprigionato il fuoco era stato abbandonato, con il suo contenuto pericoloso, senza alcun controllo, senza alcuna attenzione sulla sua collocazione, senza alcuna sorveglianza su chi lo aveva riempito, senza il rispetto di ogni regola di elementare prudenza che avrebbe dovuto imporre in primo luogo di utilizzare non certo un secchio in plastica, materiale anch'esso facilmente infiammabile, e poi comunque di svuotarlo ovvero di riporlo in una zona destinata allo smaltimento, lontana da un possibile contatto con persone o cose. 

 

I residui delle colle e in genere delle lavorazioni dei materiali potenzialmente pericolosi avrebbero dovuto essere smaltiti e portati via giornalmente, mentre in cantiere non vi era nessuno incaricato in concreto della loro rimozione.
A ciò va aggiunta la inesistenza di un qualunque sistema di protezione antincendio all'interno del cantiere, e ciò nonostante l'uso di materiali infiammabili intrinsecamente pericolosi: il rischio non era in alcun modo governato, come dimostrato dall'improvvisato intervento dell'operaio per spegnere le fiamme, a mezzo di un estintore, peraltro scarico e comunque non utilizzabile sulle persone, e due sacchi di cemento mezzi pieni.

In conclusione, nel cantiere vi era mancanza assoluta di misure di sicurezza (nonostante fossero accaduti altri incidenti) ed era stata omessa ogni informazione e formazione degli operai sui rischi delle singole fasi di lavorazione. Non si era trattato quindi di un evento eccezionale, attribuibile al comportamento imprudente dell'operaio che aveva "gettato acqua sul fuoco" ma di un evento ascrivibile alle gravi e stabili omissioni della catena di sicurezza del cantiere e, segnatamente, delle prescrizioni in tema di prevenzione e protezione antincendio.»
 

Per il testo completo della sentenza: Cassazione penale sezione 4, 8 luglio 2016 n. 28560


 

Infortunio mortale con un carrello elevatore: responsabilita' del guidatore e del datore di lavoro.

  La Suprema Corte in questa sentenza ha evidenziato che il sinistro, era avvenuto «in una situazione di evidente violazione delle norme destinate alla sicurezza dei lavoratori e alla prevenzione degli infortuni, dovendosi rimarcare come, laddove, come nella fattispecie, vi siano zone di pericolo per la natura del lavoro ivi svolto, incomba sul datore di lavoro l'obbligo di delimitarne l'area e impedirne l'accesso, nonché di garantire anche la circolazione dei pedoni e dei veicoli possa avvenire in modo sicuro».

La violazione delle suddette norme antinfortunistiche - riscontrata dal personale Dipartimento Prevenzione e Sicurezza dell'Asl e, in particolare, riferita dal teste G. - aveva reso «la zona oltre modo pericolosa per l'incolumità dei lavoratori, in quanto costantemente frequentata da carrelli elevatori in movimento»; e, d'altra parte, la circostanza che i carrelli dovessero necessariamente avvicinarsi alle zone di lavoro, avrebbe dovuto maggiormente indurre l'imprenditore a marcare i limiti assolutamente invalicabili da tali mezzi, o quanto meno, una fascia di rispetto tra la zona destinata al transito dei carrelli e quella utilizzata dai lavoratori a piedi.

Quanto poi all'ulteriore addebito di colpa specifico (costituito dal fatto che il carrello era sprovvisto di specchietto retrovisore), la Corte ha osservato che detta carenza aveva reso ancora più rischiosa la manovra di ripartenza del carrello, la cui movimentazione comporta notoriamente frequenti rotazioni e spostamenti laterali: se il carrello fosse stato dotato dello specchietto retrovisore, il conducente avrebbe potuto ottenere una più chiara prospettiva della distanza intercorrente tra il veicolo ed il collega P.V. ed avrebbe potuto ispezionare la zona ove quest'ultimo stazionava, prima di far ripartire il carrello.

 

Per il testo completo della sentenza: Cassazione Penale, Sez. 4, 1 luglio 2016, n. 27066

Bando Isi-Agricoltura 2016: Stanziati 45 milioni di euro per il miglioramento della sicurezza nel settore agricolo

È questo lo stanziamento del bando Isi-Agricoltura 2016 destinato a favorire investimenti per l’acquisto o il noleggio di macchine e trattori caratterizzati da soluzioni innovative per l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la riduzione del rischio rumore e il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali delle aziende.

 

L’importo, distribuito in budget regionali e provinciali, è ripartito in due assi di finanziamento differenziati in base ai destinatari:
Asse 1: riservato a giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria.
La dotazione destinata a finanziare l’Asse 1 è pari a 5 milioni di euro;
Asse 2: per la generalità delle imprese agricole.
La dotazione destinata a finanziare l’Asse 2 è pari a 40 milioni di euro

Le aziende agricole che possono accedere agli incentivi sono le imprese individuali, le società agricole e le società cooperative operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli e in possesso dei requisiti specificati nel bando. Ogni impresa potrà presentare una sola domanda e per uno solo dei due assi di finanziamento previsti.

Nel dettaglio, saranno finanziati gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di trattori agricoli o forestali o di macchine agricole o forestali caratterizzati da soluzioni innovative per l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la riduzione del rischio rumore e il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali delle aziende, nel rispetto del regolamento 702/2014 della Commissione europea.

I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Dal 10 novembre 2016 ed entro e non oltre le ore 18.00 del 20 gennaio 2017, nella sezione “accedi ai servizi online” del sito INAIL, le imprese registrate avranno a disposizione un’applicazione informatica per la compilazione della domanda. Consulta la pagina INAIL con tutte le informazioni e la modulistica.

Per ogni altra informazione e supporto tecnico contattate i nostri uffici.

INAIL: Aggiornato il cruscotto infortuni e rese accessibili le informazioni ai datori di lavoro

In continuità con l'azione di semplificazione avviata dal d.lgs. 151/2015, l'Inail ha effettuato un aggiornamento al cruscotto infortuni, rendendo accessibili le informazioni ai datori di lavoro e ai loro intermediari.

 

Il decreto legislativo n.151/2015 ha abolito l’obbligo della tenuta del Registro infortuni in una logica di semplificazione degli adempimenti a carico del datore di lavoro, resta comunque l'obbligo del datore di lavoro di denunciare all'Inail gli infortuni occorsi ai dipendenti prestatori d'opera.

Al fine di offrire agli organi preposti all'attività di vigilanza uno strumento alternativo in grado di fornire dati e informazioni utili ad orientare l'azione ispettiva, l'Inail ha realizzato il Cruscotto infortuni le cui funzionalità sono illustrate con la circolare n. 92 del 23 dicembre 2015.

E' stato effettuato un aggiornamento di tale applicativo consentendo l'accessibilità ai datori di lavoro e ai loro intermediari delle informazioni relative agli eventi infortunistici dagli stessi denunciati, a decorrere dal 23 dicembre 2015 e contenute nel Cruscotto infortuni.

L'utente, attraverso le credenziali per l'accesso al servizio della denuncia di infortunio in modalità telematica, ha la possibilità di visionare i soli dati infortunistici relativi alla propria azienda o alle ditte di cui gli intermediari hanno la delega.

Fonte: INAIL

INFORTUNIO 'IN ITINERE' - USO DEL MEZZO DI TRASPORTO PRIVATO - GARANZIA ASSICURATIVA - CRITERI NORMATIVI

Il fatto.

"Con sentenza del 26 novembre 2013, la Corte di Appello di Reggio Calabria confermava la decisione del Tribunale di Locri di rigetto della domanda proposta da P.P. nei confronti dell’INAIL ed intesa al riconoscimento di postumi invalidanti permanenti derivati dall’infortunio "in itinere" verificatosi il 14 febbraio 2003 mentre esso ricorrente si stava recando, con la propria autovettura, presso il comune di Careri ove prestava propria attività lavorativa come lavoratore socialmente utile.

 

Ad avviso della Corte territoriale l’uso del mezzo di trasporto privato non era necessitato stante la "...esistenza del mezzo pubblico che regolarmente (ossia ogni giorno) collegava il luogo di lavoro con l’abitazione, sia all’andata, al mattino, alle ore 6,45 - con arrivo alla fermata corrispondente al luogo di lavoro alle 6,58 - che, al ritorno, alle ore 13,17 (con arrivo alla fermata corrispondente alla propria abitazione alle 13,30)". Precisava la Corte che l’assunto sacrificio di tempo (l’orario di lavori) aveva inizio alle ore 8,00 del mattino e terminava alle ore 12,00) dovuto alla necessità di attendere alla fermata l’autobus - tanto all’andata che al ritorno - non solo era stato "...condotto in termini generici, non essendo specificato quali esigenze personali e familiari non possano essere soddisfatte per il maggior tempo impiegato nell’attesa... ", ma neppure erano state allegate circostanze di fatto tali da far ritenere "necessitato" l’uso del mezzo proprio costituendo il "risparmio di tempo" un "...interesse personale del ricorrente che nulla ha a che fare con le esigenze di lavoro".

 Secondo il ricorrente. 

La Corte di merito aveva omesso di valutare (o lo aveva fatto in maniera erronea) la seria incompatibilità tra gli orari dell’esistente servizio di trasporto pubblico e gli orari di lavoro del ricorrente che rendeva "necessitato" l’uso del mezzo privato. 

Ed infatti era stato dimostrato, attraverso l’espletata istruttoria, che l’utilizzo del trasporto pubblico avrebbe comportato tempi di attesa irragionevoli (un’ora al mattino ed oltre un’ora e mezza alla fine dell’orario lavorativo) ragion per cui l’utilizzazione del veicolo privato non rispondeva affatto ad una scelta arbitraria funzionale al soddisfacimento di esigenze e/o impulsi personali ed egoistici, bensì era l’unica opportunità pratica di percorrere il tragitto in tempi e con modalità tollerabili e compatibili con il rispetto della dignità, della salute e delle esigenze di vita personale, familiari e sociali del lavoratore secondo al tutela a questi accordata dai menzionati articoli della Costituzione.

 

Per la Corte di Cassazione.

Questa Corte ha avuto modo di chiarite che l’art. 12 del D.Lgs. n. 38 del 2000, (v. Cass. 6-7-2007 n. 15266), in materia di infortuni sul lavoro, ha espressamente ricompreso nell'assicurazione obbligatoria la fattispecie dell'infortunio "in itinere", inserendola nell'ambito della nozione di occasione di lavoro di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 2, indicando anche dei criteri normativi (come quelli di "interruzione o deviazione del tutto indipendenti da lavoro o comunque, non necessitate") che delimitano l'operatività della garanzia assicurativa.

La norma, in sostanza, recependo i principi già affermati dalla giurisprudenza di questa Corte, prevedendo, che "l’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato", richiede che tale uso sia effettivamente "necessitato", cioè funzionalizzato, in relazione alle circostanze di tempo e di luogo in cui avviene, ad un corretto e puntuale adempimento dei compiti lavorativi".
In particolare, è stato specificato che l'indennizzabilità dell'infortunio in itinere, subito dal lavoratore nel percorrere, con mezzo proprio, la distanza fra la sua abitazione e il luogo di lavoro, postulava: a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento, nel senso che tale percorso costituisca per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; c) la necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto [ex plurimis Cass. n. 7717 del 2004).

L'uso del mezzo proprio, con l'assunzione degli ingenti rischi connessi alla circolazione stradale, deve essere valutato dunque con adeguato rigore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio di incidenti (Cass. n. 19940 del 2004).
E’ stato, infine anche precisato che "in materia di indennizzabilità dell'infortunio "in itinere" occorso al lavoratore che utilizzi il mezzo di trasporto privato, non possono farsi rientrare nel rischio coperto dalle garanzie previste dalla normativa sugli infortuni sul lavoro situazioni che senza rivestire carattere di necessità - perché volte a conciliare in un'ottica di bilanciamento di interessi le esigenze del lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore - rispondano, invece, ad aspettative che, seppure legittime per accreditare condotte di vita quotidiana improntate a maggiore comodità o a minori disagi, non assumono uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico a carico della collettività" (v. Cass. 29 luglio 2010 n. 17752; Cass. 27-7-2006 n. 17167).
Tali principi fissati con riferimento alla disciplina antecedente alla entrata in vigore dell’art. 12 del d.Lgs. n. 38 del 2000, ovviamente tuttora utilizzabili per verificare se l’utilizzo del mezzo proprio da parte del lavoratore sia "necessitato", sono stati correttamente applicati dalla Corte di appello come emerge dalla riportata motivazione sulla scorta di una valutazione di merito degli elementi emersi dall’istruttoria non sindacabile in questa sede.


P.Q.M.
Rigetta il ricorso.
COSA FARE PER LA RIDUZIONE DEL RISCHIO STRADALE SUL LAVORO

Ogni datore di lavoro, tra i propri obblighi, ha quello di effettuare la valutazione dei rischi dei lavoratori e prendere le misure per ridurre detti rischi, consentendo al proprio personale di lavorare in piena sicurezza.


Le aziende, e non solo quelle per il trasporto delle merci, ma che hanno dipendenti che utilizzano veicoli aziendali per i loro spostamenti quotidiani, avvertono la gestione del rischio stradale come uno dei punti su cui focalizzare la propria attenzione.

 
Per innumerevoli attività, infatti, il “luogo di lavoro” non è un posto specifico individuato all’interno di un ufficio o di uno stabilimento produttivo ma è la strada pubblica.

E non va poi dimenticato che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte sul lavoro (come testimoniano ogni anno i dati INAIL).

Per minimizzare i rischi di questi lavoratori e aumentare la sicurezza stradale (a vantaggio loro e di ogni altro utente) devono essere messe in atto delle specifiche misure che consentano di ridurre il rischio stradale intervenendo sulle componenti uomo, veicolo e spostamento del “sistema guida”.

Per quanto all’uomo – autista: valutate competenza, addestramento e condizioni psico-fisiche

Rispetto al veicolo: tener conto dell’adeguatezza, degli equipaggiamenti di sicurezza, l’ergonomia

Per quanto al percorso: valutato i tragitto, la programmazione degli spostamenti, il tempo necessario e la distanza, le condizioni meteo

 A tutti gli interessati che ne facciano richiesta, QSA, fornisce specifica consulenza per la valutazione del rischio e la stesura della relativa documentazione, nonché una sintesi in italiano della check list tratta dal documento inglese “Driving at work: Managing work-related road safety” pubblicato da Health and Safety Executive. 

E' SEMPRE L'ORA DELLA FORMAZIONE IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

 Convinti che non sempre si possano ricordare tutte le scadenze che riguardano la formazione sulla sicurezza di lavoratori, dirigenti e preposti, facciamo una breve sintesi delle principali prescrizioni normative. 

Per farlo partiamo dagli Accordi Stato-Regioni n. 221 del 21 dicembre 2011(e successive linee guida) in materia di formazione alla sicurezza (peraltro di recente modificati) che si applicano a:

  • Lavoratori e lavoratrici;
  • Dirigenti e preposti;
  • Soggetti di cui all’art.21 comma 1 del D.lgs. 81/08 (lavoratori autonomi).

 

Per quanto riguarda i preposti stiamo parlando di una “formazione particolare e aggiuntiva della durata di 8 ore” che andrà ad aggiungersi a quella generale e specifica prevista per tutti i lavoratori e della dura di 8 – 12 – 16 ore, a seconda del livello di rischio aziendale calcolato in base all’appartenenza ad un determinato settore economico (codice ATECO).

Per quanto alla formazione dei dirigenti, è prevista una “formazione specifica della durata minima di 16 ore” e i cui contenuti riguardano aspetti di carattere:

  • Giuridico-normativo;
  • Gestione e organizzazione della sicurezza;
  • Individuazione e valutazione dei rischi;
  • Comunicazione, formazione e consultazione dei lavoratori.

Per tutti, dirigenti, preposti e lavoratori, è richiesto infine un aggiornamento ogni 5 anni della durata minima di 6 ore.


A tal proposito ricordiamo che entro l’11 gennaio 2017 andrà effettuato l’aggiornamento di lavoratori, preposti e dirigenti, già formati alla data di entrata in vigore dell’Accordo (ossia prima del 11/01/2012).

 QSA Srl ha predisposto specifici percorsi di formazione e aggiornamento sulla base delle specifiche caratteristiche ed esigenze per aziende ed enti interessati.

Visita la pagina corsi in partenza e guarda sul catalogo corsi se ci sono corsi di aggiornamento a cui saresti interessato a partecipare

COME GESTIRE LA SICUREZZA NELLE ATTIVITA' DI PUBBLICO SPETTACOLO

Le attività di pubblico spettacolo, di intrattenimento o sportive presentano una serie di criticità da gestire anche in termini di tutela della salute e sicurezza: i tempi ristretti, leggi e norme in continua evoluzione, i diversi attori coinvolti, l’elevato numero di partecipanti, la temporaneità delle opere, le caratteristiche delle persone coinvolte per la buona riuscita dell’evento, spesso volontari.

Data la presenza di queste particolarità, è necessario effettuare una progettazione che tenga in considerazione i principali rischi presenti nel luogo in cui si svolge la manifestazione, oppure rischi determinati dalla presenza di impianti elettrici, palchi e altre strutture appositamente costruite e installate.
Anche questo tipo di attività è soggetto alla regola tecnica di prevenzione incendi per la salvaguardia della salute e sicurezza degli spettatori e dei protagonisti dell’evento.

  

Festival dell'economia edizione 2016 - Trento 

 

  

Progettazione della viabilità e dei presidi di emergenza per la cerimonia di apertura

Mondali di sci nordico 2013 -  Trento

 

  

Mondali di sci nordico 2013 -  Val di Fiemme


Le attività che QSA Srl svolge su incarico dell'ente organizzatore per garantire l’agibilità temporanea nelle attività di pubblico spettacolo vanno dalla predisposizione dei documenti tecnici, alla condivisione delle pratiche presso gli uffici competenti per l'ottenimento del parere favorevole; dalla definizione delle modalità di montaggio delle strutture provvisorie, ai controlli tecnici. Il tutto nel rispetto della corposa normativa di riferimento.

  

Compleanno del MUSE 2014 - Trento                                      Inaugurazione del MUSE 2013 - Trento


Ogni evento è diverso e particolare, per il territorio che lo ospita, per le persone e le associazioni coinvolte, per le strutture montate, il numero di spettatori o di partecipanti. Ogni volta che si affonta questa attività quindi si affronta una sfida, ci siamo trovati di fronte alla necessità di mettere in relazione più competenze che vanno dalla conoscenza e applicazione della norma, all’esperienza di gestione dei cantieri in ambito di coordinamento in progettazione (CSP) e in esecuzione (CSE), alla conoscenza approfondita dell’ambito antincendio e gestione delle emergenze, nonché infine ad una buona dose di pratica nella valutazione dei rischi applicata in particolare a quelli interferenziali in ambito non cantieristico, gestiti in genere attraverso i DUVRI.

 

   

Festival dell'Economia 2013 - Trento

 

    

Oktoberfest edizioni 2013 e 2014 - Predazzo, Val di Fiemme

 

Online il nuovo modello OT/24 per le istanze che verranno inoltrate nel 2017

INAIL premia con uno "sconto" denominato "oscillazione per prevenzione" (OT/24)", le aziende, operative da almeno un biennio, che eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia (d.l. 81/2008 e s.m.i.). 

INAIL applicherà uno sconto sui premi corrisposti che può arrivare fino al 28% per le imprese fino a 10 lavoratori (18% da 11 a 50; 10% da 51 a 200; 5% oltre 200).

Per ottenere lo sconto occorre essere "imprese virtuose": avere cioè realizzato interventi in tema di salute e sicurezza del lavoro, oltre gli adempimenti minimi imposti dalla legge (D.Lgs. 81/08).

Pubblichiamo con largo anticipo la modulistica necessaria, per permettere alle aziende interessate di programmare e mettere in atto le strategie aziendali che possono comportare il riconoscimento della riduzione del premio Inail.

Le aziende in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva ed assicurativa ed in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro (pre-requisiti), possono presentare domanda.

La regolarità in materia di prevenzione infortuni ed igiene del lavoro deve essere rispettata con riferimento alla situazione presente alla data del 31 dicembre dell'anno precedente quello cui si riferisce la domanda.

L'azienda, inoltre, nell'anno precedente a quello in cui chiede la riduzione, deve aver effettuato interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e igiene del lavoro.

Campi elettromagnetici: modifica alle disposizioni minime di sicurezza e di salute in merito all'esposizione dei lavoratori

Il provvedimento, entrato in vigore oggi 2 settembre 2016, prevede modifiche al decreto legislativo n. 81/2008 nella parte relativa al CAPO IV, del Titolo VIII, intitolato "Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici". 

La Direttiva sui campi elettromagnetici (Direttiva 2013/35/UE), entrata in vigore il 29 giugno 2013 riguarda le prescrizioni minime di salute e sicurezza per l’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dai campi elettromagnetici.

Nelle attività lavorative ove siano presenti macchinari o impianti emettitori di campi elettromagnetici potenzialmente nocivi, è in genere sempre possibile individuare un insieme di misure di tutela di tipo organizzativo e/o procedurale, che se messe in atto, consentono di:
a) prevenire l’esposizione di individui con controindicazioni assolute o relative ai livelli esposizione associati agli apparati;
b) ridurre al minimo l’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici irradiati da tali apparati.

Le classi di lavoratori a rischio sono individuabili ovunque siano presenti fonti di emissione elettromagnetica e possono distinguersi in:
- Rischio generico: per tutti i lavoratori che utilizzano qualsiasi elettrodomestico che funziona a corrente elettrica o lavorano d’avanti a videoterminali o in luoghi di lavoro situati in prossimità di antenne radio-base o elettrodotti;
- Rischio specifico: per quei lavoratori che utilizzano giornalmente fonti di emissione di campi elettromagnetici e particolarmente delle fonti di emissione a radiofrequenze o delle fonti di emissione a basse frequenze. 

Si definiscono valori d’azione i parametri direttamente misurabili rispetto ai quali si devono intraprendere una o più delle misure di tutela e prevenzione. Il rispetto di questi valori assicura il rispetto dei pertinenti limiti di esposizione.
Al superamento dei valori di azione il datore di lavoro deve intraprendere alcune azioni che vanno dalla sorveglianza sanitaria alla definizione di un piano d’azione per ridurre le esposizioni; dalla messa a disposizione di mezzi personali di protezione alla attuazione di misure organizzative destinate ad evitare che l’esposizione superi i valori limite.

Qsa Srl dispone di tecnici e strumentazioni adeguate per effettuare misure ai fini della valutazione del rischio.

SORVEGLIANZA SANITARIA: MODIFICATI GLI ALLEGATI III A e III B DEL TESTO UNICO

Nell’allegato III-A viene cancellato l’obbligo di firma del lavoratore sul giudizio di idoneità, ed obblighi conseguenti (vedi nota 13).
Le modifiche all’allegato III-B chiariscono che la trasmissione per via telematica dei dati deve essere effettuata utilizzando unicamente la piattaforma INAIL e non sarà più possibile inviare i dati all’ODV, o anche all’INAIL in formato, ad esempio, PDF. 

Inoltre sul modulo registrazione dei, relativamente alla parte di competenza del Medico Competente, vengono soppresse alcune voci (ad esempio: luogo e data di nascita, già ricavabili da codice fiscale; l’unificazione in un unico rigo delle idoneità temporanee e permanenti, prima previste in due righe differenti).
Per quanto riguarda la parte di tabelle relativa alla “esposizione a rischi lavorativi dei lavoratori:
– vengono inseriti i rischi posturali, finora non considerati;
– viene considerata la voce generica “silice” anziché la precedente “silice libera cristallina”;
– sono riuniti in una unica voce infrasuoni e ultrasuoni, prima separati.
Per tutte le voci è prevista la specificazione, distinta tra maschi e femmine, non solo del numero dei lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria e dei soggetti visitati (presenti anche in precedenza) ma anche del numero di soggetti con idoneità parziale ed inidoneità, sempre distinti tra maschi e femmine, in precedenza non contemplata.
Nella parte finale, relativa agli accertamenti per alcol e stupefacenti, le diciture precedenti (“sostanze psicotrope e stupefacenti” e “alcoldipendenza”) sono mutate rispettivamente in “Accertamenti assunzione alcol” e “Accertamenti assunzione sostanze stupefacenti”.
Tra l’altro presso la Conferenza Stato Regioni è in attesa di approvazione la nuova Intesa che ridefinisce l’intera normativa relativa alle procedure per il controllo della assunzione di alcol e stupefacenti, in applicazione dell’art. 41 comma 4-bis del D.Lgs. 81/08.

Il Decreto è entrato in vigore il 9 Agosto 2016.

AGGIORNAMENTO DELLA FORMAZIONE IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA, LA PROPOSTA DI QSA

 Continua l'impegno di QSA nel fornire una proposta formativa diversificata e garantire la possibilità di aggiornamento a tutti i lavoratori e gli "addetti ai lavori" nell'ambito della tutela della salute e sicurezza, considerando anche quanto previsto dal nuovo accordo Stato Regioni in materia di formazione degli ASPP/RSPP

Il calendario formativo che sarà disponibile a breve prevede corsi, percorsi e laboratori in diverse aree:

Area Salute: approfondimenti in merito alla gestione della sorveglianza sanitaria, ai compiti del Medico Competente e la sua relazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione

Area Organizzazione: percorsi di formazione in ambito sistemi di gestione e in generale modelli organizzativi

Area Giuridica: corsi brevi e meno brevi per l'approfondimento delle competenze delle funzioni aziendali che hanno compiti di tutela della salute e sicurezza sul lavoro

Area Relazionale: percorsi e attività labotatoriali che mettono al centro il benessere organizzativo

Area Tecnica: corsi di durata variabile per l'approfondimento della valutazione dei rischi e del suo continuo aggiornamento 

  

Per maggiori informazioni e richieste potete rivolgervi ai nostri uffici (ai numeri 0462500049, oppure 0461950720) e alla mail info@qsa.it.

L’ACCREDITAMENTO DEI SOGGETTI FORMATORI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO: UN ONERE O UNA OPPORTUNITA'?

Scorrendo le pagine del sito di QSA Srl Engineering Consulting Training possiamo leggere che l’azienda è un ente di formazione ufficialmente accreditato presso le Province Autonome di Trento e di Bolzano - Alto Adige. A tal proposito abbiamo intervistato l’Ing. Piero Mattioli titolare di QSA Srl.

 

FM - Che cosa significa essere accreditati?

PM – Il D.Lgs. 81/08 individua quali sono i soggetti formatori “legittimati” per la formazione alla sicurezza sul lavoro di diversi soggetti: Rspp/Aspp, datori di lavoro – Spp; dirigenti, preposti, lavoratori, ecc.? Gli Accordi Stato Regioni hanno stabilito comunque inoltre che possono svolgere attività di formazione anche i soggetti pubblici o privati accreditati dalle Regioni, nel nostro caso dalla Province autonome, che dispongono di esperienza almeno biennale in materia e che dispongono di docenti esperti.



FM – Quindi la formazione può e deve essere effettuata solamente da enti o strutture in possesso dei requisiti e delle competenze stabiliti per l’accreditamento?

PM – E’ così. Solo gli enti accreditati possono erogare la formazione e solamente il sistema regionale può procedere all’accreditamento e alla verifica di tali requisiti. Tuttavia si registra una larga violazione di quanto sopraindicato e invitiamo gli imprenditori a prestare attenzione quando affidano gli incarichi per la formazione dei propri dipendenti o collaboratori.
Continuano ad operare sul mercato moltissimi soggetti privati che erogano formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro senza essere accreditati dai sistemi regionali, sprovvisti delle strutture e delle competenze necessarie, e che rilasciano attestati privi di qualsiasi validità.

FM – Corsi inutili quindi?

PM- Certo, in caso di controllo da parte degli organi di vigilanza la formazione verrà considerata “nulla” e dovrà essere rifatta.

FM – Oltre al danno anche le beffe.

PM – L’ente formatore che intende accreditarsi deve dimostrare il possesso di tutta una serie di competenze e risorse strutturale ed organizzative che garantiscono che il percorso formativo realizzato sia, oltre che legittimo, anche di qualità.

FM – Ma l’accreditamento può essere considerato requisito di per sé sufficiente a garantire la qualità della formazione?

 

PM – No. Una formazione efficace deve essere supportata da una struttura tecnica capace si accompagnare l’azienda e di tenerla costantemente aggiornata rispetto ai propri adempimenti tecnici. Oltre che a quelli formativi.

FM – A proposito degli aggiornamenti. Per tutti i corsi obbligatori per la formazione alla sicurezza sul lavoro, sono previsti aggiornamenti periodici, di diversa durata, contenuti e cadenza. QSA Srl riesce a svolgere questo servizio per le aziende che segue?

PM – Tenere sotto controllo le scadenze tecniche ma anche quelle legate all’aggiornamento della formazione dei nostri clienti, è uno dei punti forti dei servizi resi dalla QSA. Ed è un compito gravoso visto che si va dall’aggiornamento quinquennale dei lavoratori e preposti, a quello triennale degli incaricati antincendio, a quello annuale degli RLS… e non è finita qui.
Una novità riguarda il fatto che stiamo implementando un “gestionale” per tenere sotto controllo in maniera sistematica tutte le scadenze che verrà messo a disposizione delle le aziende da noi seguite.

 

SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO NELLE MICRO E PICCOLE IMPRESE

 Le micro e piccole imprese rappresentano la categoria di aziende più a rischio in termini di infortuni sul lavoro e di problemi di salute correlati al lavoro in Italia e soprattutto nei nostri territori caratterizzati da un sistema di imprese di ridotte dimensioni.

Esistono notevoli prove a sostegno della tesi secondo la quale sussista un maggiore rischio di lesioni gravi e decessi nelle micro e piccole imprese, che ricordiamo rappresentano la gran parte delle imprese in Europa, piuttosto che in organizzazioni più grandi. 

Tra le principali ragioni di questa constatazione vi sono sicuramente le limitate risorse delle micro e piccole imprese e la loro posizione nell'ambito dell'economia. Vi è anche il fatto che le normative sono state scritte e pensate, dal legislatore comunitario, prevalentemente per un sistema di impresa medio grande.

 QSA Srl intende mettere in evidenza non solo l'importanza delle micro e piccole imprese per l'economia e per la società in generale ma anche la necessità di definire e mettere in campo politiche, strategie e soluzioni pratiche che possano migliorare la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL) in tali imprese. 

QSA Srl ha da sempre una sensibilità particolare nei confronti delle “piccole imprese” non solo per esaminare i problemi che queste si trovano ad affrontare nell’attuare quanto previsto dalla normativa in materia di tutela della salute, ma anche fornire appositi strumenti e servizi a supporto della loro attività in sicurezza. 

Per saperne di più contatta i nostri uffici.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI OCCULTI O NON PERCEPIBILI: COS’E’, QUANDO E CHI LA DEVE EFFETTUARE

I due principali adempimenti per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori previsti a carico del datore di lavoro sono la valutazione dei rischi e la nomina del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

La Corte di Cassazione Penale, con la sentenza n. 12257 del 22 marzo 2016, ha ribadito che è compito del datore di lavoro quello di effettuare la valutazione dei rischi che deve essere eseguita da un tecnico specializzato con appositi sopralluoghi, allo scopo anche, e soprattutto, di scoprire e gestire eventuali pericoli occulti o non immediatamente percepibili, onde evitare che essi vengano in luce solamente in seguito ad un infortunio.

Nella fattispecie il lavoratore, mentre si avviava ad eseguire alcune operazioni di sgombero e riordino su specifico ordine del datore di lavoro, si infortunava appena entrato in uno dei locali in disuso, non illuminato, scivolando su uno strato di melma untuosa costituita da residui di vecchie vinacce, perdendo l’equilibrio e, nel tentativo di attutire i danni della caduta, allargando le braccia che terminavano su alcune schegge taglienti di vetro disseminate sul pavimento della stanza.

Di tale infortunio sono stati ritenuti colpevoli l’amministratore delegato (e datore di lavoro) della Società Agricola e il direttore generale (dirigente di tale società). 

Sottolinea la Corte di Cassazione, come tale evento non si sarebbe verificato qualora:

- il datore di lavoro avesse impedito e, conseguentemente, non autorizzato l’accesso all'interno di un ambiente, un tempo destinato a trinaia e cantina, con zone di pericolo per la diffusa presenza di vetri rotti e damigiane spaccate, ed avesse evidenziato ai lavoratori l’elevato rischio di caduta per il deposito di uno strato di melma untuosa sul piano di calpestio;

- il datore di lavoro avesse adottato misure adeguate per proteggere il lavoratore medesimo e resa meno pericolosa la condizione di lavoro nell'ambiente (illuminazione artificiale, collocamento di tavoloni di legno, pedane, palchetti rilevati con piano di calpestio in materiale antiscivolo);

 - il dirigente avesse valutato i rischi per la sicurezza dei lavoratori e disposto l’adozione di misure di protezione appropriate per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle zone di pericolo, quali possono ritenersi gli ambienti interni ed esterni dei vecchi edifici disabitati o non utilizzati.

Insomma, la valutazione dei rischi deve essere effettuata dal datore di lavoro o da un tecnico specializzato dopo appositi sopralluoghi, cosa che non è avvenuta nel caso in questione, quando invece è stato un dipendente qualsiasi ad essere inviato sul posto, senza nessun avvertimento e senza nessuna preparazione a rilevare, suo malgrado e sulla sua stessa pelle, eventuali rischi e pericoli. 

Ignorando le condizioni di agibilità di un manufatto, il datore di lavoro deve verificarle di persona o tramite un tecnico appositamente nominato, prima di consentirne l’accesso ai dipendenti. Ovvero deve impedire del tutto tale accesso, con apposita cartellonistica e chiusura di tutti i punti di ingresso; quindi, valutato il rischio connesso all’utilizzo di quel manufatto, deve adottare i presidi di sicurezza più opportuni per evitare ai dipendenti inviati ad effettuare controlli o pulizie il rischio di scivolamento o altri rischi.

Pubblicato il nuovo Accordo Stato Regioni per la formazione

E’ stato pubblicato sul sito della Conferenza Stato Regioni (link: www.statoregioni.it), il testo definitivo dell’Accordo Stato Regioni relativo alla formazione.


Va subito sottolineato il fatto che il testo approvato dalla Conferenza Stato Regioni (Repertorio Atti n. 128/CSR), che per entrare in vigore dovrà prima essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, oltre a definire il nuovo percorso formativo per RSPP/ASPP, con precise indicazioni riguardo ai nuovi moduli, alla formazione pregressa, alle verifiche di apprendimento, all’aggiornamento e ai crediti formativi, contiene alcune modifiche alla formazione di lavoratori e datori di lavoro.

Vengono fornite infatti ulteriori indicazioni riguardanti aspetti della formazione che avevano creato problemi e difficoltà in passato: dal sistema di accreditamento dei soggetti formatori, ai requisiti dei docenti nei corsi di formazione; dalle condizioni per la formazione del datore di lavoro/SPP, alla formazione dei lavoratori somministrati; dalla possibilità dell’uso dell’e-learning per la formazione specifica, al mutuo riconoscimento dei progetti sperimentali già realizzati; all’organizzazione, infine, dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Un accordo che riporta anche vari allegati che contengono nuovi requisiti per la formazione in modalità e-learning e nuove indicazioni metodologiche per la progettazione ed erogazione dei corsi.

Pubblichiamo una scheda di sintesi che tocca i principali punti dell’Accordo.

UN ALTRO IMPORTANTE APPALTO PER LA GESTIONE DELLA SICUREZZA IN CANTIERE AFFIDATO A QSA SRL

 

 

Un grande cantiere, per la realizzazione di una serie di residenze di lusso nella zona più esclusiva di Torino, del valore complessivo di circa 30 milioni di euro e la cui durata, solo per le opere al grezzo, è prevista in 26 mesi.
Poi per le finiture, oggetto di un ulteriore appalto, i tempi andranno successivamente stabiliti

Nelle settimane scorse si è tenuta la prima riunione in cantiere. Una riunione di presentazione tra i soggetti che si occuperanno della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori in cantiere: il gruppo di Coordinamento (CSE, Assistente di Cantiere nell’ambito Salute e Sicurezza e Ambiente, Segreteria Tecnica), l’RSPP, il Responsabile di Commessa e il Responsabile di Cantiere dell’impresa affidatariaColombo Costruzioni S.p.A.

 


I principali adempimenti previsti per QSA Srl sono:

 

  • La partecipazione alle riunioni di coordinamento per la Sicurezza indette dal CSE;
  • La verifica della documentazione relativa all’idoneità tecnico professionale dei subappaltatori (DURC, iscrizione alla Camera di Commercio), alle attrezzature, alla gestione in sicurezza delle attività svolte in cantiere (POS, DUVRI);
  • la gestione dei DPI in conformità alle procedure aziendali (distribuzione e verifica dello stato di manutenzione);
  • La definizione e gestione delle procedure di emergenza alla valutazione del rischio rumore;
  • dalla a quelle dei Datori di Lavoro in attuazione dell’art 97 del D.Lgs. 81/08.

Attenendosi alle procedure del Sistema Integrato di Gestione per la Qualità, la Sicurezza e l’Ambiente, verranno eseguiti sopralluoghi in cantiere per il controllo del rispetto della normativa vigente nonché la corretta applicazione delle procedure di lavoro da parte dei Subappaltatori.



QSA Srl, per lo svolgimento dei compiti indicati, metterà a disposizione 1 Assistente di Cantiere e 1 Segreteria tecnica per tutto il periodo dei lavori.
Una nuova sfida che vedrà QSA Srl impegnata con il proprio staff per garantire la sicurezza sul lavoro in una grande opera.

 

ORDIGNI BELLICI NEI CANTIERI: ENTRATA IN VIGORE DELLA VALUTAZIONE RISCHIO

Capita spesso nella nostra zona, di leggere la notizia della chiusura di strade, autostrade e ferrovia a causa delle operazioni di disinnesco di una bomba d’aereo venuta alla luce durante i lavori di scavo in qualche cantiere della zona. 
La cosa riguarda in particolare le attività di scavo e pertanto vale la pena sottolineare come il Ministero della Difesa abbia fornito ulteriori indicazioni per quel che riguarda la valutazione del rischio derivante dal rinvenimento di ordigni bellici inesplosi

 Ricordiamo che il Titolo IV del D.Lgs.81/2008, così come modificato dalla L. 177/2012, ha introdotto nel nostro ordinamento l’obbligo di valutazione del rischio derivante dal rinvenimento nei cantieri di ordigni bellici inesplosi, da effettuarsi a cura del Coordinatore in fase di progettazione che ha l’obbligo di darne evidenza nel Piano di Sicurezza e Coordinamento. Di tali indicazioni le imprese esecutrici dovranno ovviamente tener conto.

Gli strumenti a disposizione del Coordinatore per effettuare la valutazione sono stati definiti a più riprese. Si va dalla possibilità di recuperare dati storici riferiti agli eventi bellici, per passare poi a dati più prettamente documentali come le fonti del Ministero della Difesa, la vicinanza del cantiere a infrastrutture strategiche durante il conflitto, eventuali aree precedentemente bonificate nelle vicinanze.
In caso di reperimento di dati insufficienti dalla prima valutazione documentale, potrà essere programmata una "indagine strumentale”, che può essere effettuata esclusivamente dalle imprese abilitate iscritte all’Albo di cui al D.M. 82/2015 (operativo dal 26 giugno 2016).


Il 3 maggio 2016 tuttavia il Ministero della Difesa ha pubblicato un importante Comunicato avente come oggetto “Precisazioni su indagini preliminari propedeutiche alla valutazione del rischio”, che apre alla possibilità per le imprese (iscritte o non iscritte all’Albo) di realizzare un’indagine non invasiva, con efficacia non superiore a un metro di profondità, fornendo ulteriori strumenti di valutazione, prima di prendere la decisione di proporre la Bonifica Sistematica necessaria per individuare con sicurezza eventuali residuati bellici.


La novità è senza dubbio interessante soprattutto per quegli interventi che prevedono scavi superficiali di piccola entità, per i quali in un primo momento sembrava indispensabile la bonifica sistematica in assenza di dati storici significativi.


Per ulteriori informazioni, richieste di QSA Srl  

INFORTUNI A TERZI: LA NORMATIVA ANTINFORTUNISTICA NON SI APPLICA SOLO AI LAVORATORI SUBORDINATI! SECONDA PARTE

La presenza di estranei nei luoghi di lavoro presenta da sempre dei problemi e la giurisprudenza non ha mai mancato di sottolineare come la normativa per la sicurezza nei luoghi di lavoro non vede come esclusivi destinatari i soli lavoratori ma, anche i terzi estranei all'organizzazione del datore di lavoro.
Alcune recenti sentenze sono illuminanti su come i giudici valutino gli infortuni accaduti a “terzi” che si trovino occasionalmente in “ambienti di lavoro” e cosa si intenda per ambiente di lavoro, appunto. Abbiamo già affrontato qualche tempo fa un Primo caso: Responsabilità del datore di lavoro per infortunio in cantiere a terzi

 

Affrontiamo oggi altri 2 casi:

Secondo Caso: sentenza n. 14775/2016 - Abbattimento alberi e infortunio mortale di un estraneo

La Corte di Cassazione in questa sentenza ha affermato che «in tema di violazione di normativa antinfortunistica, per "ambiente di lavoro" deve intendersi tutto il luogo o lo spazio in cui l'attività lavorativa si sviluppa ed in cui, indipendentemente dall'attualità dell'attività, coloro che siano autorizzati ad accedere nel cantiere e coloro che vi accedano per ragioni connesse all'attività lavorativa, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro (Sezione IV, 19 febbraio 2015, Bartoloni ed altri).

 

Mentre è del resto parimenti pacifico che la normativa antinfortunistica si applica non solo ai lavoratori subordinati, ma anche ai soggetti ad essi normativamente equiparati, tra i quali rientrano i soci anche di fatto che prestino la loro attività per conto della società; e si applica altresì per garantire la sicurezza anche delle persone estranee che possano trovarsi occasionalmente nei luoghi di lavoro e, potenzialmente, nella situazione di pericolo».

 


Terzo caso: Sentenza n. 11388/2016 - La normativa antinfortunistica si applica non solo ai lavoratori
Per “ambiente di lavoro” si intende tutto il luogo o lo spazio in cui l’attività lavorativa si sviluppa ed in cui, indipendentemente dall’attualità dell’attività, coloro che sono autorizzati ad accedervi e coloro che vi accedano per ragioni connesse all’attività, possono recarsi o sostare anche in momenti di pausa, riposo o sospensione del lavoro.

E’ pacifico che la normativa antinfortunistica si applichi non solo ai lavoratori subordinati, ma anche ai soggetti ad essi normativamente equiparati, tra i quali rientrano i soci anche di fatto che prestino la loro attività per conto della società; e si applica altresì per garantire la sicurezza anche delle persone estranee che possano trovarsi occasionalmente nei luoghi di lavoro e, potenzialmente, nella situazione di pericolo.

 

Proprio dal fatto che le disposizioni prevenzionali sono da considerare emanate nell’interesse di tutti, finanche degli estranei al rapporto di lavoro, occasionalmente presenti nel medesimo ambiente lavorativo, a prescindere, quindi, da un rapporto di dipendenza diretta con il titolare dell’impresa, consegue che, in caso di lesioni e di omicidio colposi, perché possa ravvisarsi l’ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro, è necessario e sufficiente che sussista tra siffatta violazione e l’evento dannoso un legame causale, il quale ricorre tutte le volte che il fatto sia ricollegabile alla inosservanza delle norme stesse secondo i principi dettati dagli articoli 40 e 41 c.p..

INCONTRO INFORMATIVO MOG 231 PER GLI ENTI NO PROFIT

 

 

Durante l’incontro l’avv. Flavia Betti Tonini e l’ing. Piero Mattioli hanno illustrato brevemente i contenuti del D.Lgs. 231/01 e come tale decreto, a seguito alla determinazione dell’ANAC di gennaio 2016, sia rivolto anche alle cooperative sociali. In particolare gli interventi dei due relatori hanno approfondito prima argomenti giuridici e poi tecnici ponendo l'attenzione sulla gestione della salute e sicurezza dei lavoratori.

 

 

Durante l’intervento si è data una panoramica il più possibile esaustiva con approfondimenti sulla base delle domande e delle perplessità dei presenti.

 

È risultato chiaro che l’argomento non presenta soluzioni di immediata applicazione, soprattutto per enti che molto spesso hanno un’organizzazione interna del lavoro poco strutturata e un management che ha come scopo “fare qualcosa di buono” e non a generare un profitto. 

 

La proposta di QSA viene incontro a queste esigenze, offrendo una consulenza multidisciplinare che prima di tutto effettua un’analisi specifica della struttura dell’ente, delle attività svolte, delle tipologie di personale impiegato (dipendente e volontario) e dei rischi di commissione di reato che possono verificarsi. Soltanto a seguito di questa analisi è possibile individuare strumenti semplificati e di facile utilizzo per la definizione di compiti e responsabilità delle persone che operano a nome dell’ente, le modalità di svolgimento di tali compiti e la corretta registrazione dei dati.
 

Nuovo Conto Termico: piu' interventi ammessi al sistema di incentivazione

È entrato in vigore il 31 maggio 2016 il “Nuovo Conto Termico”, che modifica il DM 28 dicembre 2012 “Incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza ener-getica di piccole dimensioni”.
Il meccanismo di incentivazione “restituisce” circa il 40% dei costi sostenuti per interventi di efficienza energetica in un tempo massimo di 5 anni, con rate annuali di pari importo. In alcuni casi la “restituzio-ne” avviene in soli 2 anni e i rimborsi sono erogati in un’unica soluzione per importi fino a 5.000 ?.


L’incentivo può essere richiesto dalle Amministrazioni Pubbliche, dai privati cittadini e dalle imprese.
Solo per gli Enti Pubblici, sono agevolabili i seguenti interventi di efficienza energetica degli edifici esi-stenti:

  • isolamento termico delle pareti e delle coperture;
  • sostituzione dei serramenti;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con caldaie a condensazione;
  • installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti, fissi o mo-bili;
  • illuminazione a LED di interni e di pertinenze esterne degli edifici;
  • impiego di tecnologie per la gestione e il controllo automatico degli impianti elettrici e termici e per la termoregolazione e contabilizzazione del calore.


Sia per gli Enti Pubblici che per i privati cittadini e le imprese, sono agevolabili i seguenti interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza:

  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con pompe di calore, elettriche o a gas, anche geotermiche (potenza termica fino a 2.000 kW);
  • sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore;
  • installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solar cooling (nuova installa-zione);
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con caldaie a biomassa, stufe a pellet e a legna con potenza utile fino a 2.000 kW.

Il Nuovo Conto Termico non è cumulabile con la detrazione fiscale del 65%, né con i Titoli di Efficienza Energetica. Per le Amministrazioni Pubbliche, il Conto Termico è cumulabile con incentivi in conto capi-tale anche statali, fino ad un finanziamento del 100% delle spese ammissibili. Si segnala che ricadono fra le spese ammissibili le prestazioni professionali per la redazione delle diagnosi energetiche e degli Attestati di Prestazione Energetica degli edifici.
Rispetto al DM 28/12/12, il Nuovo Conto Termico ha introdotto importanti semplificazioni procedurali per l’accesso ai contributi: in alcuni casi sono previste modalità semiautomatiche di incentivazione.

 

QSA, in partnership con Polo Tecnologico per l'Energia, offrono servizio di analisi e consulenza in merito agli interventi possibili e supporto nella definizione dei migliori strumenti di finanziamento.

QSA Srl è socio di ANCE-Trento - Associazione Trentina dell’Edilizia

Il 7 giugno 2016 il Presidente di ANCE Trento — Associazione Trentina dell'EdiIizia, Giulio Misconel, ha informato l’ing. Piero Mattioli che la richiesta di adesione di QSA Srl - Engineering Consulting Training - è stata accolta favorevolmente.

 

 

 

Il Presidente, a nome proprio e della Giunta, nel rinnovare i migliori auspici per l’Azienda, ha invitato l’ing. Mattioli a portare il proprio personale contributo, in termini di idee, proposte, suggerimenti ed esperienze, per il bene della categoria e di quello della Associazione.

 

Tutto ciò è motivo di grande soddisfazione per QSA Srl che dal 1998 fornisce consulenza e assistenza alle aziende nell'ambito dei sistemi di gestione (qualità, sicurezza, ambiente), della salute e sicurezza sul lavoro e dei servizi ambientali con una spiccata attitudine alla realizzazione di efficaci processi formativi.
Qsa Srl garantisce alti standard di affidabilità e competenza che le hanno permesso di attestarsi come società leader nel proprio settore di mercato e garantire la propria presenza sul territorio regionale con l’apertura nel 2012 delle sedi operative di Trento e Bolzano oltre a quella della casa madre a Predazzo.
Professionalità ed efficienza consolidate in un sistema di gestione qualità (UNI EN ISO 9001) certificato dal 2002 sono le caratteristiche che fanno di QSA Srl - Engineering Consulting Training un’azienda che si contraddistingue anche per l'ambiente di lavoro giovane, dinamico, orientato al futuro.

 

VOLONTARI VVF E ADDETTI ANTINCENDIO IN AZIENDA

 Ricordiamo che ai sensi dell’art. 18 co. 1 lett. b) del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro è obbligato a designare i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio i quali, per poter svolgere l’incarico, devono aver frequentato un corso di formazione regolamentato dal D.M. 10 marzo 1998 (art. 46 co. 4) che prevede rispettivamente 4, 8 o 16 ore di formazione a seconda del livello di rischio aziendale (basso – medio – elevato). E’ previsto inoltre un periodico aggiornamento. 

La prevenzione e lotta antincendio sono una tradizione nei nostri territori e molte aziende trentine e altoatesine contano, tra i propri collaboratori, lavoratori che svolgono tali attività nelle diverse sezioni dei vigili del fuoco volontari.

A questo riguardo più volte è stata posta la questione se questi volontari, formati, addestrati e periodicamente aggiornati, possano svolgere i compiti di incaricati antincendio, senza dover frequentare i corsi previsti dal DM 10 marzo 1998. Le risposte da parte dei VVF, pur orientate positivamente, sono sempre state diverse a seconda dei territori. Ora il Ministero, con le due circolari allegate fissa una regola valida per l’intero territorio nazionale con riferimento sia ai VVF volontari “attivi” che a quelli del corpo permanente “cessati” dal servizio.

Nella prima delle due circolari (volontari attivi) si afferma che è possibile il riconoscimento agli interessati dell’attestato di idoneità per attività a “rischio elevato” qualora siano in possesso di alcuni requisiti che dovranno autodichiarare di possedere (iscrizione nell’elenco dei VVF volontari, superamento corso iniziale, attività e periodi di servizio).

I Vigili del fuoco (personale permanente) “cessati” dal servizio dovranno dimostrare di aver superato il corso di formazione previsto per l’accesso alle qualifiche iniziali dei ruoli operativi.

Giova peraltro precisare, ricorda la nota, che “in capo al datore di lavoro rimane l’obbligo di informazione sulle specifiche procedure di emergenza adottate nell’attività lavorativa nonché l’obbligo di aggiornamento periodico dei lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, così come previsto dall’art. 37 c. 9 del D.Lgs. 81/2008”.

Per saperne di più e per scaricare il contenuto delle due circolari: 

• Circolare VVF Volontari.pdf
• Circolare VVF cessati.pdf

AMBIENTI DI LAVORO SANI E SICURI AD OGNI ETA'

Con l'innalzamento dell'età pensionabile molti lavoratori probabilmente avranno una vita lavorativa più lunga. Per questo, è importante impegnarsi per garantire condizioni di lavoro sicure e sane durante tutto l'arco della vita lavorativa.

A fronte del progressivo invecchiamento della popolazione ancora in attività lavorativa e l’allungamento dell’aspettativa di vita, si rendono necessarie politiche adeguate per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Peraltro, una serena longevità si costruisce durante la vita lavorativa, migliorando percorsi di salute e sicurezza sul lavoro e diffondendo le buone prassi.

 

La campagna persegue quattro obiettivi principali: 
1. Promuovere il lavoro sostenibile e l’invecchiamento in buona salute fin dall'inizio della vita lavorativa; 
2. Prevenire i problemi di salute nel corso dell'intera vita lavorativa; 
3. Offrire ai datori di lavoro e ai lavoratori modalità per gestire la sicurezza e la salute sul lavoro nel contesto di una forza lavoro che invecchia; 
4. incoraggiare lo scambio d'informazioni e buone prassi.

 Perché questa campagna è così importante? 
La forza lavoro europea sta invecchiando ed è fuori discussione che ciò richiede una particolare attenzione, fin dalla valutazione dei rischi per la salute dei lavoratori. L'età pensionabile infatti sta crescendo e le vite probabilmente si allungheranno. Il cambiamento demografico può causare problemi, ma garantire una vita professionale sostenibile aiuta a far fronte a queste sfide. 

QSA Srl è a disposizione delle aziende per mettere in atto tutte le azioni possibili al fine di realizzare luoghi di lavoro e lavori che siano adattati in funzione dell’invecchiamento dei lavoratori stessi.
Per chi volesse saperne di più: 
www.healthy-workplaces.eu/it
E per vedere il video: 
www.healthy-workplaces.eu/it/videos

INFORTUNI A TERZI: LA NORMATIVA ANTINFORTUNISTICA NON SI APPLICA SOLO AI LAVORATORI SUBORDINATI!

Primo Caso: sentenza n. 48269/2015 - Responsabilità del datore di lavoro per infortunio in cantiere a terzi 

Una donna era deceduta a seguito di disidratazione all'interno di un cantiere, che si trovava vicino all'ospedale dove era ricoverata e dal quale si era allontanata.
Il cantiere era privo di recinzione adeguata e, a causa di alcune buche, presumibilmente, la signora era caduta, provocandosi lesioni non mortali, ma non riuscendo ad alzarsi né a chiamare aiuto era poi deceduta. 

Il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere, in favore dei responsabili del cantiere, per insussistenza del nesso causale fra la violazioni della norma antinfortunistica (art. 109 del D.lgs. n. 81/08, che impone una recinzione adeguata per impedire l'accesso al cantiere da parte di estranei) e il decesso. 

La Corte di Cassazione, al contrario, ha accolto il ricorso proposto dal pubblico ministero, con rinvio per un nuovo esame, tenendo conto che il primo elemento causale (della morte) è pur sempre costituto dall'accesso della donna nel cantiere, zona che avrebbe dovuto essere interdetta agli estranei, mentre il cantiere non era adeguatamente recintato.
Infatti è giurisprudenza costante che, per interrompere il nesso eziologico tra l'evento e la condotta del datore di lavoro che non ha adottato mezzi idonei per impedire l'accesso di un soggetto estraneo all'ambiente di lavoro, debbano emergere elementi che rivestano carattere di anormalità, atipicità ed eccezionalità.


La morale: non basta un cartello posto all’ingresso del cantiere per impedire l’accesso agli estranei ma è necessaria una recinzione adeguata e un controllo costante.

TESTO UNICO SICUREZZA AGGIORNATO A GIUGNO 2016

E’ disponibile sul sito del Ministero del lavoro il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 – c.d. Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro - coordinato con il Decreto Legislativo 3 agosto 2009 n. 106 e con i successivi e più recenti decreti integrativi e correttivi (edizione giugno 2016).

LA GESTIONE DELLE EMERGENZE NELLE RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI

Le cose da fare riguardano soprattutto tre momenti operativi ed in particolare:
• ciò che deve essere fatto prima che l’emergenza si verifichi;
• ciò che deve essere fatto durante l’emergenza;
• ciò che deve essere fatto dopo l’emergenza.

E’ indispensabile mettere in grado i responsabili della gestione delle emergenze nelle RSA di predisporre realistiche ed efficaci misure di prevenzione delle emergenze, gestirle correttamente e migliorarle nel tempo sulla base anche dell’esperienza e imparando dagli errori. A ciò servono le simulazioni 

Fatti salvi gli obblighi di legge, le misure tecniche, organizzative e comportamentali, individuate non vanno intese come un modello cui conformarsi acriticamente, bensì come un termine di paragone con cui misurarsi per trovare le soluzioni più adatte alla propria specifica realtà. Infatti, accanto alle caratteristiche che le accomuna, le RSA possono differire tra loro per diversi aspetti, a cominciare dalle dimensioni, che influiscono significativamente sulla complessità organizzativa e risulterebbe quindi poco efficace adottare le stesse soluzioni per realtà diverse.

Disponibili anche le"linee guida per la gestione delle emergenze nelle RSA", pubblicate dalla ASL di Milano.


QSA Srl, con la sua lunga esperienza nel settore della “gestione delle emergenze” è in grado di affrontare il tema delle emergenze in tutti i settori e, in particolare, in quello delle strutture residenziali extra ospedaliere e non.

OBBLIGATORIO IL MOG 231/01 PER GLI ENTI NO-PROFIT

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ANAC, nella sua Delibera n. 32 del 20 gennaio 2016, "Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali", fornisce indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore, al fine di colmare la mancanza di una specifica normativa di settore che disciplini in maniera organica l’affidamento di contratti pubblici ai soggetti operanti nel terzo settore.

“Terzo settore”, quello degli organismi no-profit, cui le amministrazioni pubbliche ricorrono sempre più frequentemente per l’acquisto o l’affidamento di servizi alla persona e che rappresenta un’importante realtà nel Paese, sia sotto il profilo sociale, per la natura dei servizi erogati, nonché sotto il profilo occupazionale. 

  La Delibera n. 32 del 20 gennaio 2016, oltre ad analizzare le diverse procedure di assegnazione dei servizi ai soggetti no-profit, indica anche una serie di prescrizioni cui questi ultimi devono uniformarsi al fine di offrire adeguate garanzie alle amministrazioni appaltanti.

Nell’ottica di garantire l’affidabilità del soggetto erogatore e di assicurare che la prestazione affidata venga svolta nel rispetto della legalità, si prevede che le stazioni appaltanti verifichino l’osservanza, da parte degli organismi no-profit, delle disposizioni di cui al D. Lgs. 231/2001 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della L. 29 settembre 2000, n. 300“.
In quali casi, con quali modalità, in quali ambiti, ecc. sono le domande cui, l’Avv. Flavia Betti Tonini e l’ Ing. Piero Mattioli cercheranno di rispondere nell’incontro, a partecipazione gratuita, che QSA Srl organizza presso la propria sede il giorno 23 giugno 2016.

INAUGURAZIONE ELETTRODOTTO TERNA: TRA AZIENDE TECNICI ALTAMENTE SPECIALIZZATI, ANCHE NOI DELLA QSA!

Il Presidente del Consiglio Renzi ha inaugurato, lo scorso 28 maggio, l’elettrodotto “Sorgente Rizzìconi”. Un’opera-simbolo che unisce Sicilia e Calabria alla Penisola e quindi all’Europa con il più lungo cavo elettrico sottomarino a corrente alternata al mondo - ben 38 chilometri - posato fino a 370 metri sotto il livello del mare. Un’infrastruttura unica, tra le più innovative mai progettate e realizzate in ambito energetico, un primato mondiale per l’Italia e per Terna.


QSA Srl ha direttamente partecipato, nella veste di auditor di terza parte
, all'attività di verifica dello stato di applicazione delle normative in materia di tutela della sicurezza e salute sul lavoro nei cantieri del Gruppo Terna. Tale campagna di verifica, affidataci dalla Direzione Sicurezza e Servizi di Terna S.p.a., ha interessato circa 80 cantieri su tutto il territorio nazionale, suddivisi in opere collegate alle sottostazioni elettriche, elettrodotti aerei ed interrati e ristrutturazione o costruzione di nuovi edifici.

     

L’infrastruttura - per un investimento di oltre 700 milioni di euro - si estende complessivamente per 105 km. Un ponte elettrico sotto lo Stretto fondamentale per mettere in sicurezza l’isola evitando disservizi e per ridurre il costo dell’energia elettrica in Sicilia, con un risparmio complessivo stimato per l’intero sistema elettrico italiano di oltre 600 milioni di euro l’anno. Un’infrastruttura che rispetta l’ambiente e che permetterà di evitare emissioni nell’atmosfera pari a 700 mila tonnellate di CO2 ogni anno.

Per il progetto, Terna ha investito, negli ultimi 5 anni, oltre 700 milioni di euro, uno dei più imponenti investimenti della storia del Gruppo. Il lavoro ha impegnato 150 aziende fra fornitori e realizzatori, di cui il 90% tutti italiani, con un livello di tecnologia e competenza eccellenti. Nel periodo sono stati complessivamente occupati più di 2.000 lavoratori.
Una grande infrastruttura per il sistema italiano e continentale, una grande impresa di Terna leader in Europa nella costruzione del futuro energetico integrato.

 

Per vedere il video che riassume le caratteristiche dell’opera:

8 REGOLE VITALI PER CHI LAVORA IN QUOTA CON I DPI ANTICADUTA

SUVA, l’Istituto elvetico per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni ha elaborato un documento riportante “8 regole vitali per chi lavora con i DPI anticaduta”.
Visto che la caduta dall’alto rappresenta la prima causa di infortuni gravi e mortali nei cantieri edili, l’aggettivo salvavita pare davvero appropriato:  

I - Usare i DPI anticaduta solo se non è possibile adottare dei sistemi di protezione collettiva.
II - Usare i DPI anticaduta solo se è stata impartita una specifica formazione in materia.
III - Verificare regolarmente i DPI anticaduta.
IV - Preparare con cura i lavori con i DPI anticaduta.
V – Verificare che i punti di ancoraggio siano idonei e resistenti.
VI – Regolare i DPI anticaduta in base alla corporatura.
VII – Saper utilizzare le scale dotate di sistemi anticaduta.
VIII - Predisporre tutto quanto è necessario per soccorrere subito le persone sospese con l’imbracatura.

Al di là delle differenze nella normativa elvetica e italiana, è interessante riportare quelli che, secondo Suva, sono alcuni requisiti per svolgere i lavori in condizioni di sicurezza:
- pianificazione: saper gestire eventuali pericoli legati a incarico (ad es. luogo di lavoro, attività), ambiente (ad es. sostanze tossiche, pericoli naturali, elettricità), attrezzature di lavoro (installazione, uso);

 - formazione adeguata: conoscere bene gli aspetti affrontati nel corso di formazione; sapere in ogni situazione come soccorrere un collega sospeso nell’imbracatura;
- attrezzature di lavoro ed equipaggiamento: disporre di attrezzature e di un equipaggiamento adeguati al lavoro e saperli usare senza problemi;
- conoscenze ed esperienza: rivolgersi ad un esperto se non si è sicuri di tutto questo.

QSA Srl è a disposizione dei propri clienti e delle aziende interessate per affrontare e risolvere insieme tutti i problemi che le cadute dall’alto, e l’utilizzo dei DPI, possono comportare.

Prevenzione incendi: novita' per le strutture scolastiche

Il Decreto "Prescrizioni per l'attuazione, con scadenze differenziate, delle vigenti normative in materia di prevenzione degli incendi per l'edilizia scolastica" riporta norme che gli edifici scolastici e i locali adibiti a scuole, esistenti alla data del 26 maggio 2016, devono adottare entro il 31 dicembre 2016 una serie di misure differenziate a seconda della data di realizzazione e con scadenze diversificate.


Entro la scadenza del termine del 31 dicembre 2016 deve essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività e il progetto indicante le opere di adeguamento ai requisiti di sicurezza di cui al DPR 151/2011.

Gli edifici scolastici e i locali adibiti a scuole esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto sono esentati dall'obbligo di adeguamento qualora siano in possesso del certificato di prevenzione incendi, in corso di validità, o sia stata presentata la segnalazione certificata di inizio attività di cui al DPR 151/2011, mentre quelli per i quali siano in corso lavori di adeguamento al decreto del Ministro dell'interno del 26 agosto 1992 sulla base di un progetto approvato dal competente Comando provinciale dei vigili del fuoco, deve essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività relativa al completo adeguamento antincendio della struttura entro i termini stabiliti. 

QSA Srl è a disposizione con il proprio staff tecnico per fornire tutte le indicazioni del caso.

LA SICUREZZA SUL LAVORO NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

La normativa per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro si applica indifferentemente a tutti i settori di attività, compresi quelli della pubblica amministrazione. 

L’art. 3, comma 2 del D.Lgs. n. 81/2008 prevede modalità applicative differenziate e graduate nel tempo per taluni settori particolari della P.A. (forze armate, tribunali, carceri, scuole ecc.) sicché le disposizioni del Testo unico sono applicate «tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative».

E’ il caso della recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto 12 maggio 2016 recante indicazioni di attuazione della normativa in materia di prevenzione degli incendi per l'edilizia scolastica con adeguamento previsto entro il 31 dicembre 2016, sul quale torneremo prossimamente.

Le differenze tra attività privata e P.A. si rilevano fin dalla individuazione del datore di lavoro che per il settore privato è il “soggetto titolare del rapporto di lavoro o nel cui ambito organizzativo presta la propria attività il lavoratore” mentre, per la pubblica amministrazione, viene individuato nel “dirigente o nel funzionario, dotato di autonomi poteri decisionali o di spesa indicato dall’organo di vertice dell’amministrazione”.


E’ molto importante notare quanto il legislatore ha previsto all’art. 18 co. 3 per quanto riguarda “gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso alle pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche” che restano in carico alle amministrazioni competenti e che richiedono un ripensamento delle procedure di impegno della spesa.

PROMEMORIA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

 Il D.Lgs. 81/2008, nel definire principi e modalità di prevenzione del rischio in azienda, coinvolge in prima persona il datore di lavoro (sotto il profilo organizzativo e delle responsabilità) nell’adozione delle misure di prevenzione e protezione per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il datore di lavoro, che organizza l’attività di impresa, ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o cercando di ridurre al minimo i rischi di infortunio e malattia professionale.

Tra gli adempimenti per la sicurezza sul lavoro meritano di essere ricordati i due principali, quelli cioè che il datore di lavoro non può delegare ad altri:
- la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori che, oltre ai rischi, individui tutte le misure di prevenzione e protezione da adottare all’interno dell’azienda per migliorare i livelli di sicurezza,
- la nomina del Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione (RSPP) anche esterno all’azienda.
Ulteriori adempimenti sono quelli che riguardano: la nomina del medico competente e l’individuazione dei lavoratori incaricati per la gestione delle emergenze. Tutti gli obblighi previsti dal TUSL sono accompagnati da pesanti sanzioni penali per chi non li rispetta.

Al datore di lavoro si affiancano i dirigenti e i preposti che organizzano e controllano le attività svolte dai lavoratori, informandoli sui rischi specifici cui sono esposti e mettendoli nelle condizioni di utilizzare in sicurezza macchine e attrezzature.


Oltre al dovere di informare, formare ed addestrare i lavoratori, al datore di lavoro viene anche attribuito il compito di vigilare e verificare il rispetto da parte dei lavoratori delle norme antinfortunistiche. Se da un lato il datore di lavoro deve garantire una corretta informazione e un addestramento adeguato, dall’altro deve verificare che quanto insegnato venga messo in pratica dai propri lavoratori con un atteggiamento pressante e continuo (“fin alla pedanteria”).


Il datore di lavoro deve infine gestire tutta la documentazione e le scadenze che la normativa pretende vengano rispettate e che riguardano verifiche tecniche, aggiornamenti della formazione, ecc., compiti questi che QSA Srl svolge da anni per conto di numerose aziende, con competenza e professionalità.

GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA E SPECIALIZZATA. ASPETTI PECULIARI, COMPITI E RESPONSABILITA'

La pubblicazione del DM 65/2010 comporta per tutti i rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, indipendentemente dal fatto che siano destinate ad utenti professionali o ai consumatori, una serie di obblighi e la necessità di organizzare alcuni adempimenti.

D’ora in avanti smaltire i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) sarà più semplice. Il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato il decreto che recepisce la Direttiva europea in materia e manda in pensione l’uno-contro-uno, sostituendolo con l’uno-contro-zero. A differenza di quanto accadeva in passato, in cui lo smaltimento del vecchio era strettamente connesso all’acquisto del nuovo, con l’entrata in vigore del provvedimento ci si potrà disfare del piccolo elettrodomestico direttamente presso un esercizio commerciale, senza l’obbligo di dover procedere all’acquisto di un prodotto analogo.

 

Secondo quanto prescritto dalla legge, a dover ritirare e smaltire il vecchio elettrodomestico saranno i distributori con una superficie di vendita di almeno 400 metri quadrati e che, quindi, con l’entrata in vigore dell’uno-contro-zero, non potranno più imporre all’utente un nuovo acquisto.

Oltre ad unificare tutte le disposizioni relative alla gestione dei RAEE in un unico corpo normativo, il provvedimento introduce anche alcune interessanti novità; tra queste, l’estensione degli effetti di legge a tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche, in primis pannelli fotovoltaici, e l’innalzamento degli obiettivi di raccolta, recupero e riciclo (attualmente 4 chilogrammi per abitante all’anno) da raggiungere nel 2016 e nel 2019, pari rispettivamente al 45% e al 65% del peso totale dei RAEE raccolti, sulla media delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei 3 anni precedenti.

L’introduzione dell’uno-contro-zero renderà molto più semplice la raccolta e il recupero dei materiali delle apparecchiature e renderà più agevole per i cittadini un comportamento corretto e virtuoso sotto il profilo ambientale.

 

La gestione dei rifiuti nei supermercati e ipermercati è un fattore determinante per garantire un futuro davvero sostenibile della nostra società e QSA Srl è a disposizione per rispondere ad ogni domanda sulle corrette pratiche di gestione di questi rifiuti, le attività d’informazione e formazione dei cittadini ed i comportamenti da adottare per abbattere i costi di gestione relativi.

BANDO INAIL FORMAZIONE: QUALCHE GIORNO ANCORA!

Questi alcuni dei temi di possibile intervento:
- Adozione di modelli di organizzazione e di gestione;
- Formazione sugli aspetti organizzativo-gestionali e tecnico-operativi nei lavori in appalto e negli ambienti confinati;
- Formazione per l’adozione di comportamenti sicuri;
- Formazione sulla valutazione dei rischi con particolare attenzione ai quelli collegati allo stress lavoro correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza, alle differenze di genere.

L’attività formativa prevista a partire dall’autunno del 2016 dovrà concludersi comunque entro 18 mesi dall’avvio.

Qualora abbiate necessità formative inerenti i temi sopra indicati, o altri ancora, Vi invitiamo a contattarci al più presto per predisporre la modulistica necessaria.

Non rientra nel progetto la formazione obbligatoria

Per ulteriori informazioni e per scaricare il bando vedi qsa.it\proroga-bando-formazione
Agenti Fisici: come prevenire i rischi delle radiazioni ottiche artificiali ROA

Ecco in breve alcune indicazioni operative per effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA

 

  •  conoscenza delle sorgenti: è necessario preliminarmente censire le sorgenti ROA (incluse le informazioni fornite da produttore);
  • conoscenza delle modalità espositive: tutte le attività che comportano o possono comportare l’impiego di sorgenti ROA devono essere censite e conosciute a fondo;
  • esecuzione di misure: nel caso non siano disponibili i dati del fabbricante o non vi siano riferimenti bibliografici o a standard tecnici specifici, è necessario effettuare delle misure strumentali secondo le indicazioni fornite da norme tecniche specifiche. O per valutazione rischio residuo;
  •  esecuzione di calcoli: partendo dai dati forniti dal fabbricante, dai dati di letteratura o dai valori misurati, mediante appositi calcoli si ottengono le grandezze necessarie al confronto con i valori limite;
  • confronto con i valori limite: Allegato XXXVII” del D.Lgs. 81/2008.

 

Infine ci si sofferma sulle condizioni nelle quali la valutazione del rischio può concludersi con la “giustificazione” secondo cui la natura e l’entità dei rischi non rendono necessaria una valutazione più dettagliata.
Le sorgenti “giustificabili” (“sorgenti innocue”, “trivial sources”), quali ad esempio l’illuminazione standard per uso domestico e di ufficio, i monitor dei computer, i display, le fotocopiatrici, le lampade e i cartelli di segnalazione luminosa, non necessitano pertanto di una valutazione del rischio più dettagliata perché “intrinsecamente sicure”.

Per alcune sorgenti inoltre “vanno verificate le appropriate condizioni di uso per poter essere considerate “innocue”.

Si sottolinea nuovamente l’importanza delle informazioni sui livelli di emissione di radiazioni fornite dai fabbricanti.

Ulteriori approfondite informazioni vengono fornite ai partecipanti dei corsi di aggiornamento sulla valutazione dei rischi fisici (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, ROA) che QSA Srl organizza periodicamente a Trento e Bolzano.
FGAS, DICHIARAZIONE ANNUALE ENTRO IL 31 MAGGIO

Per effetto del D.P.R. n. 43/2012, entrato in vigore il 5 Maggio 2012, e già precedentemente illustrato in una precedente newsletter, il prossimo 31 maggio scade l'obbligo di invio all'ISPRA della dichiarazione annuale realtiva ai dati 2015, per le apparecchiature e i sistemi fissi che contengono una carica circolante di 3 kg (da nuova normativa bisogna calcolare il GWP corrispondente al refrigerante) o più di gas fluorurati ad effetto serra e che appartengono alle seguenti tipologie:

- refrigerazione

- condizionamento

- pompe di calore

- sistemi di protezione antincendio 

L’obbligo di compilazione della Dichiarazione Fgas spetta al proprietario dell’apparecchiatura o dell’impianto. Se il proprietario ha però delegato l’effettivo controllo dell’apparecchiatura o del sistema ad una società esterna (tramite contratto scritto), la trasmissione dei dati contenuti nella dichiarazione deve essere effettuata da quest’ultima.
Il proprietario può anche affidare a Terzi (“persona di riferimento”) la compilazione della dichiarazione; anche in questo caso è necessaria una delega scritta.

Per effettuare la dichiarazione online, collegarsi al sito: www.sinanet.isprambiente.it

Sullo stesso sito sono a disposizione anche delle linee guida per la compilazione clicca qui

 

I dati da inserire on line collegandosi alla pagina sono i seguenti:
– dati identificativi: operatore, persona di riferimento, sede di installazione, ISPRA
– numero e tipologia di apparecchiature presenti,
– informazioni di dettaglio: tipo di sostanza, carica circolante, quantità aggiunta nell’anno di riferimento, quantità recuperata/eliminata nell’anno di riferimento; motivo dell’intervento.

La dichiarazione va presentata anche nel caso in cui l’impianto nel corso del 2015 non abbia subito alcun rabbocco e quindi non vi siano state emissioni di gas in atmosfera.

 

 

Contattaci per maggiori informazioni sugli obblighi di cui al DPR n. 43/2012 per aziende e operatori, quali ad esempio:

- Implementazione di un Piano Qualità definito dalla norma UNI ISO 10005:2007 con eventuale integrazione ad un preesistente/nuovo Sistema di Gestione della Qualità secondo la norma ISO 9001:2015;
- Gestione degli aggiornamenti periodici in merito alla formazione degli operatori

Seminario di approfondimento Coordinamento della sicurezza in cantiere e ruolo del'impresa affidataria - dott. Guariniello

L’evento, promosso da QSA Srl, aveva come tema la sicurezza sul lavoro nelle grandi opere edili partendo dal caso concreto del cantiere “Le Albere” per la riqualificazione dell’area ex Michelin a Trento.

Il Dr. Guariniello è partito esprimendo alcune forti perplessità sulla norma che regolamenta la materia della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili a 20 anni dalla sua entrata in vigore in Italia e sulla necessità di apportare alcune modifiche al Titolo IV del D.Lgs. 81/08 per la definizione di norme chiare sia per le imprese che per gli ispettori e i magistrati.

           

 

Ha evidenziato inoltre alcune criticità legate al fenomeno del “doppio binario normativo” come nel caso della recente normativa sugli appalti pubblici e del suo coordinamento con quella per la sicurezza sul lavoro.
Egli è partito da quelle che sono, alla luce del TUSL, le responsabilità del committente, sia sotto il profilo penale, che quello della responsabilità amministrativa da reato.
Ha poi delineato il quadro di insieme del ruolo, dei compiti e delle responsabilità dell’impresa affidataria richiamando la necessità di definire meglio i profili di responsabilità visti i necessari e continui interventi a chiarimento effettuati dalla Commissione Interpelli (definita con ironia “Cassazione 2”).
Sul Coordinatore della sicurezza l’ex procuratore ha richiamato innanzitutto la necessità che i documenti siano specifici e “fatti bene”. Ha poi fatto riferimento all’obbligo di vigilanza del coordinatore in fase di esecuzione che recenti sentenze definiscono “alta”, cioè effettuata in particolari situazioni ed a fronte di fasi di lavoro problematiche. 
Secondo l’ex magistrato, il punto più delicato dell’attività di coordinamento della sicurezza rimane quello in cui, di fronte ad una manifesta violazione di un’impresa esecutrice, segnalata e magari anche documentata, il coordinatore, anziché sospendere i lavori o rimanere in cantiere per verificare che l’impresa provveda ad eliminarla, ritiene esaurito il suo compito e se ne va. In caso di infortunio è evidente come anche sul coordinatore potrebbero gravare le responsabilità penali conseguenti.
Il seminario è poi proseguito con una attenta analisi di quella che è stata l’esperienza realizzata nella più grande opera di riqualificazione urbana della città di Trento: il cantiere “le Albere” sull’area ex Michelin. L’ing. Piero Mattioli titolare di QSA Srl, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione di Trento Futura Scarl realizzatrice dell’opera, ha delineato i risultati ottenuti della gestione della sicurezza in cantiere, suffragati dal geom. Lorenzo Villa Rappresentante della direzione e RSPP dell’Impresa affidataria (la Colombo Costruzioni di Lecco). E’ poi intervenuta la Dott.ssa Marianna Paonessa sul tema del fattore umano e la gestione del rischio in cantiere.


La manifestazione si è conclusa con un interessante dibattito “moderato” dal giornalista/blogger Franco Mugliari.

Di seguito una rassegna fotografica dell'evento.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SICUREZZA SUL LAVORO IN CANTIERE: UNA ESPERIENZA CONCRETA TRA NORMA E GIURISPRUDENZA

L’evento, promosso da QSA Srl, aveva come tema la sicurezza sul lavoro nelle grandi opere edili partendo dal caso concreto del cantiere “Le Albere” per la riqualificazione dell’area ex Michelin a Trento.
Il Dr. Guariniello è partito esprimendo alcune forti perplessità sulla norma che regolamenta la materia della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili a 20 anni dalla sua entrata in vigore in Italia e sulla necessità di apportare alcune modifiche al Titolo IV del D.Lgs. 81/08 per la definizione di norme chiare sia per le imprese che per gli ispettori e i magistrati.

   

           

 

Ha evidenziato inoltre alcune criticità legate al fenomeno del “doppio binario normativo” come nel caso della recente normativa sugli appalti pubblici e del suo coordinamento con quella per la sicurezza sul lavoro.
Egli è partito da quelle che sono, alla luce del TUSL, le responsabilità del committente, sia sotto il profilo penale, che quello della responsabilità amministrativa da reato.
Ha poi delineato il quadro di insieme del ruolo, dei compiti e delle responsabilità dell’impresa affidataria richiamando la necessità di definire meglio i profili di responsabilità visti i necessari e continui interventi a chiarimento effettuati dalla Commissione Interpelli (definita con ironia “Cassazione 2”).
Sul Coordinatore della sicurezza l’ex procuratore ha richiamato innanzitutto la necessità che i documenti siano specifici e “fatti bene”. Ha poi fatto riferimento all’obbligo di vigilanza del coordinatore in fase di esecuzione che recenti sentenze definiscono “alta”, cioè effettuata in particolari situazioni ed a fronte di fasi di lavoro problematiche.
Secondo l’ex magistrato, il punto più delicato dell’attività di coordinamento della sicurezza rimane quello in cui, di fronte ad una manifesta violazione di un’impresa esecutrice, segnalata e magari anche documentata, il coordinatore, anziché sospendere i lavori o rimanere in cantiere per verificare che l’impresa provveda ad eliminarla, ritiene esaurito il suo compito e se ne va. In caso di infortunio è evidente come anche sul coordinatore potrebbero gravare le responsabilità penali conseguenti.
Il seminario è poi proseguito con una attenta analisi di quella che è stata l’esperienza realizzata nella più grande opera di riqualificazione urbana della città di Trento: il cantiere “le Albere” sull’area ex Michelin. L’ing. Piero Mattioli titolare di QSA Srl, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione di Trento Futura Scarl realizzatrice dell’opera, ha delineato i risultati ottenuti della gestione della sicurezza in cantiere, suffragati dal geom. Lorenzo Villa Rappresentante della direzione e RSPP dell’Impresa affidataria (la Colombo Costruzioni di Lecco). E’ poi intervenuta la Dott.ssa Marianna Paonessa sul tema del fattore umano e la gestione del rischio in cantiere.


La manifestazione si è conclusa con un interessante dibattito “moderato” dal giornalista/blogger Franco Mugliari.



























BANDO ISI 2015: CONCLUSA LA PRIMA FASE

A partire dal 12 maggio 2016 le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista, potranno accedere alla procedura informatica per effettuare il download del proprio codice identificativo che dovrà essere custodito dall’impresa e utilizzato nel giorno dedicato all’inoltro telematico.

Le date e gli orari di apertura e chiusura dello sportello informatico per l’invio delle domande, saranno pubblicati sul sito Inail a partire dal 19 maggio 2016.

Per ulteriori informazioni sul bando vedi: qsa.it/Bando_INAIL 

Aggiornamento del 24/05/2016:

Il 26 maggio la fase di inoltro delle domande di accesso ai finanziamenti. Pubblicate le regole tecniche

Dalle ore 16 alle ore 16,30 del 26 maggio prossimo le imprese potranno inviare attraverso lo sportello informatico la domanda di ammissione al contributo utilizzando il codice identificativo attribuito mediante la procedura di download.
E’ disponibile il documento “
Regole tecniche e modalità di svolgimento” con le istruzioni per la procedura di invio della domanda online (inoltro del codice identificativo, art. 12 dell’avviso pubblico quadro 2015).
Si ricorda all’utenza che è vietato l'utilizzo di strumenti automatici di invio (es. robot). Il loro utilizzo determina il rilascio da parte del sistema di un messaggio di errore.
 

IMPIANTI A FUNE: PUBBLICATO IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO - (UE) 2016/424

Il nuovo regolamento relativo agli impianti a fune (UE 2016/424), che abroga la direttiva 2000/9/CE, stabiliscenorme riguardanti la messa a disposizione sul mercato e la libera circolazione dei sottosistemi e dei componenti di sicurezza destinati agli impianti a fune. Contiene inoltre norme relative alla progettazione, alla costruzione e alla messa in servizio degli impianti a fune nuovi.

Il regolamento si applica ai nuovi impianti a fune adibiti al trasporto di persone, alle modifiche degli impianti a fune per le quali è richiesta una nuova autorizzazione e ai sottosistemi e ai componenti di sicurezza destinati agli impianti a fune.

 Al contrario, non si applica:
a) agli ascensori di cui alla direttiva 2014/33/UE;
b) agli impianti a fune classificati dagli Stati membri come impianti appartenenti al patrimonio storico o culturale, messi in servizio prima del 1° gennaio 1986 e ancora in esercizio, che non abbiano subito modifiche significative di progettazione o costruzione, compresi i sottosistemi e i componenti di sicurezza specificamente progettati per detti impianti;
c) agli impianti destinati agli usi agricoli o forestali;
d) agli impianti a fune al servizio di rifugi e baite di montagna destinati esclusivamente al trasporto di merci e di persone specificamente designate;
e) alle attrezzature fisse e mobili che servono esclusivamente per il divertimento e a scopi ricreativi e non come mezzi adibiti al trasporto di persone;
f) agli impianti minerari o ad altri impianti in siti industriali utilizzati per attività industriali;
g) agli impianti i cui utenti o veicoli si trovino sull'acqua.


Entrata in vigore e applicazione
Il nuovo regolamento è entrato in vigore il 20 Aprile 2016 e si applicherà a decorrere dal 21 aprile 2018, ad esclusione:
a) degli articoli da 22 a 38 e 44, che si applicano a decorrere dal 21 ottobre 2016;
b) dell'articolo 45, paragrafo 1, che si applica a decorrere dal 21 marzo 2018.

IL DATORE DI LAVORO DEVE SANZIONARE: IN CASO CONTRARIO..

Il solo fatto di aver emanato circolari e disposizioni organizzative interne, indicanti una possibile sanzione a fronte di un ben determinato comportamento (nel caso di specie, il divieto di fumare), non è idoneo a dimostrare l'esistenza di una causa non imputabile al datore di lavoro qualora non siano state effettivamente comminate le ipotizzate sanzioni disciplinari.

La vicenda ci interessa sia per il merito della vicenda, il c.d. fumo passivo, ma soprattutto per le motivazioni addotte dalla Corte di Cassazione nella

sentenza n. 4211/2016 Cassazione Civile - Sezione I.

 

Il caso.
La vicenda trae origine a seguito del ricorso presentato da una lavoratrice in ordine alla responsabilità del datore di lavoro per l'esposizione al cd. “fumo passivo” e, inoltre, per demansionamento.
Tralasciando la parte della decisione relativa agli aspetti del demansionamento, a seguito del ricorso, la Suprema Corte ha riconosciuto un risarcimento pari a 32mila euro per danno biologico e danno morale nella misura del 15%.
La RAI si era difesa sostenendo di aver fatto quanto emanando specifiche circolari e direttive riportanti il divieto di fumare all’interno degli uffici.

La decisione.
In merito alla questione del “fumo passivo” la Cassazione fa alcune importanti precisazioni confermando quanto deciso dalla Corte di Appello, la quale aveva sancito che «doveva… affermarsi la responsabilità di parte datoriale ex art. 2087 cod. civ. per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell'ambiente lavorativo derivante dal fumo a fronte delle perizie effettuate nei diversi gradi di giudizio che avevano confermato la riconducibilità eziologica della patologia riscontrata a carico della lavoratrice alle condizioni di lavoro».

E ancora: «… la società, a fronte delle specifiche argomentazioni circa la riconosciuta responsabilità (evidentemente di natura contrattuale, a carico della parte datoriale a titolo di risarcimento per i danni da esposizione a fumo passivo in ambito aziendale), si è limitata a richiamare, peraltro senza alcuno specifico riferimento, non meglio indicate circolari e disposizioni organizzative, e senza che neppure sia stata allegata l'effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare in merito, invece soltanto ipotizzata».

Le conclusioni: “Dalle parole ai fatti”
Secondo la Corte di legittimità, i generici richiami a circolari e disposizioni organizzative interne, senza che vi siano state sanzioni disciplinari effettivamente comminate ma solamente ipotizzate, non sono idonei a dimostrare l'esistenza di una causa non imputabile al datore. La Rai infatti non ha potuto provare di aver punito, almeno in qualche caso, i trasgressori.


(F.M.)

ANNULLATA SENTENZA DI CONDANNA DI UN DATORE DI LAVORO E DI UN RSPP: TUTTE LE CAUTELE POSSIBILI ERANO STATE ASSUNTE

La Corte di Cassazione è costante nell’affermare che il comportamento negligente del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all'evento, non vale a escludere la responsabilità del datore di lavoro, quando questo sia da ricondurre comunque all'insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente.

Cassazione Penale, Sez. 4, 03 marzo 2016, n. 8883 

Nel caso di cui ci occupiamo oggi, al contrario, il datore di lavoro e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sono stati assolti proprio perché “tutte le cautele possibili da assumersi ex ante erano state assunte".

Ma veniamo ai fatti.
Il datore di lavoro e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) erano stati rinviati a giudizio (e condannati) per il reato di lesioni personali colpose, in particolare nell'avere omesso di predisporre i necessari apprestamenti di sicurezza prima di procedere all'utilizzo del piano di copertura come piano di lavoro per l'esecuzione dei lavori di realizzazione di linee elettriche di alimentazione per la successiva posa in opera di fari di illuminazione. Un dipendente con la qualifica di elettricista manutentore, nell'effettuare i lavori descritti sulla copertura in lastre in fibrocemento di un edificio industriale, a causa del cedimento di un elemento precipitava al suolo da un'altezza di circa 6 mt. riportando lesioni personali clinicamente refertate in trauma cranico, toracico e degli arti.

Ecco alcuni passaggi estratti dalla sentenza che spiegano i motivi della interessante decisione.

Il lavoratore infortunato, come sottolineato dalla Corte, era un soggetto particolarmente esperto di sicurezza sul lavoro (era anche il RLS eletto dai lavoratori della sua azienda) decise, forse per fare più in fretta o comunque incautamente, di salire sul tetto per meglio posizionare i fili. Percorrendo un tratto ricoperto da sottili lastre di eternit precipitò al suolo a causa dell’inevitabile sfondamento delle lastre.

A questo punto la Corte formula due quesiti: “Che tipo di rimprovero può rivolgersi ad un datore di lavoro o a un responsabile aziendale per la sicurezza che ha dotato il dipendente, esperto e formato in materia di sicurezza del lavoro, di tutti i presidi antinfortunistici e della strumentazione necessaria per effettuare il lavoro in sicurezza, analogo a quello che egli era chiamato a compiere da cinque anni, rispetto a siffatto comportamento? Hanno potuto incolpevolmente il datore di lavoro e il responsabile per la sicurezza fare affidamento sul fatto che un soggetto così esperto non ponesse in essere il comportamento che ha cagionato l'incidente?

Le risposte da dare a simili quesiti, ad avviso del Collegio, sono che nessun rimprovero può muoversi ad entrambi gli odierni ricorrenti in un caso siffatto, in quanto gli stessi si sono legittimamente fidati della professionalità del soggetto cui aveva affidato il lavoro da compiersi.
ATTIVITA' DI VOLONTARIATO E SICUREZZA SUL LAVORO

L’emanazione da parte dell’INAIL dell'apposita circolare n. 15 dell’11 aprile 2016, ci offre l’occasione di tornare sul tema dei volontari e della tutela loro garantita rispetto alla quale si è sempre sviluppato un ampio dibattito.

La figura del volontario, infatti, è caratterizzata dalla specificità di non poter essere ricompresa nello schema classico del rapporto di lavoro, in quanto l'attività di aiuto e di sostegno messa in atto dal volontario, generalmente in modo gratuito, ha presupposti di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo, di filantropia o di altra natura. 

Per tali ragioni il d.lgs. 81/08 aveva già escluso la figura del volontario dalla definizione di “lavoratore” e da quella di “equiparato al lavoratore”, prevedendo quindi l’applicazione delle disposizioni relative ai lavoratori autonomi anche nei confronti dei volontari.
Il nuovo decreto semplificazioni, mantenendo inalterata tale previsione ha ampliato l’elenco dei volontari ricompresi nella norma, che risultano adesso essere:

  • i volontari di cui alla legge 11 agosto 1991 n. 266;
  • i volontari che effettuano servizio civile;
  • i soggetti che svolgono attività di volontariato in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000 n. 383;
  • i soggetti che svolgono attività di volontariato in favore delle associazioni sportive dilettantistiche, di cui alla legge 16 dicembre 1991 n. 39 e all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002 n. 289;
  • i soggetti che svolgono attività di volontariato in favore delle associazioni religiose;
  • i volontari accolti nell’ambito dei programmi internazionali di educazione non formale;
  • tutti i soggetti di cui all'articolo 67, comma 1, lettera m), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e s.m.i..

In particolare sono ora ricompresi fra i volontari le persone che prestano attività in favore delle associazioni religiose e i volontari accolti nell’ambito dei programmi internazionali di educazione non formale.


Obblighi di sicurezza dei lavoratori autonomi ed equiparati
Equiparando i volontari ai lavoratori autonomi, giova ricordare che queste persone, durante la loro attività, devono rispettare gli obblighi di:

  • utilizzo di attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di legge;
  • uso dei dispositivi di protezione individuale conformemente alle disposizioni di legge.

E ancora, i soggetti citati, relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico, hanno facoltà di:

  • beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di legge;
  • partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte.

Ove un volontario svolga la sua prestazione presso un'organizzazione che assuma anche la veste di datore di lavoro, l’organizzazione stessa è tenuta a fornire al volontario dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla sua attività. Inoltre l’organizzazione è tenuta ad adottare le misure utili a eliminare o, ove ciò non sia possibile, a ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del volontario e le altre attività che si svolgano nell'ambito della medesima organizzazione.
 

 

Di seguito si riporta una sintesi della Circolare n. 15 dell'11 aprile 2016

Organi: Direzione generale, Direzione centrale rapporto assicurativo.
Oggetto: Copertura assicurativa dei soggetti coinvolti in attività di volontariato a fini di utilità sociale. Beneficiari di misure di sostegno al reddito; detenuti e internati; migranti richiedenti asilo. Art. 1, commi 312-316 della Legge del 28 dicembre 2015, n. 208.


L’art. 1, commi 312-316 della Legge del 28 dicembre 2015 n. 208 (Legge di stabilità 2016) ripropone, per gli anni 2016 e 2017, la copertura assicurativa dell’attività di volontariato ai fini di utilità sociale svolta in favore di Comuni o enti locali, con onere a carico di un apposito Fondo istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, già disciplinata, in via sperimentale per gli anni 2014 e 2015, dall’art. 12 del decreto legge del 24 giugno 2014, n. 90 convertito, con modificazioni, dalla legge dell’11 agosto 2014, n.114.
Tale Fondo è destinato a reintegrare l’Istituto dei premi dovuti per i volontari, garantendo una copertura assicurativa nei limiti di uno stanziamento pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017.
Il meccanismo di finanziamento e le modalità di attivazione della copertura assicurativa introdotta dalla Legge di stabilità per gli anni 2016 e 2017 sono i medesimi stabiliti in attuazione dell’art. 12 del decreto legge del 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge dell’11 agosto 2014, n.114.
Nelle more dell’adozione del relativo decreto ministeriale, in corso di predisposizione, con la presente circolare, su concorde parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si illustrano le novità introdotte dalla nuova norma, che riguardano l’ambito soggettivo di applicazione della copertura assicurativa dell’attività di volontariato ai fini di utilità sociale e l’estensione della platea dei soggetti promotori, nonché le istruzioni operative per l’applicazione della disciplina in esame.

LAVORO ACCESSORIO, VOUCHERS E SICUREZZA SUL LAVORO

Si fa un gran parlare di “buoni lavoro”, “voucher” o “lavoro accessorio” per indicare attività lavorative di natura “meramente occasionale” che possono essere rese nella generalità dei settori produttivi entro il limite di compensi stabiliti dalla legge (7.000 ? netti - 9.333 ? lordi - nel corso di un anno civile, che va dal 1° gennaio al 31 dicembre, e con riferimento alla totalità dei committenti). 

Il Jobs Act ha operato una organica revisione della disciplina, operando una sostanziale generalizzazione delle potenzialità di applicazione e definendone le modalità di utilizzo. Tali attività devono essere svolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione con un esplicito divieto di impiego nell’ambito di contratti di appalto o in somministrazione. 

I vantaggi del voucher sono molteplici, sia per il committente che per il prestatore di lavoro
Il committente può beneficiare di prestazioni occasionali, quando ne ha di bisogno, nella completa legalità, con copertura contributiva INPS e assicurativa INAIL mentre il prestatore (il lavoratore che presta il suo lavoro) può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da qualunque imposizione fiscale, senza incidere sullo stato di disoccupato o inoccupato. Inoltre è cumulabile con altri trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari.

 

Cerchiamo di saperne di più per quanto riguarda gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro.
Un lavoratore a "voucher" non corre meno rischi di un lavoratore a tempo indeterminato. Al contrario, l’occasionalità della prestazione resa, può portare a sottovalutare il problema della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
Il decreto semplificazioni, attuativo del Jobs Act, ha precisato quali debbano essere le tutele di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro per i prestatori di lavoro accessorio, chiarendo che nei loro confronti le disposizioni prevenzionistiche in capo al “lavoratore o equiparato al lavoratore” si applicano solamente nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista inserendosi in questo caso la prestazione in una organizzazione di tipo aziendale già strutturata. E quindi:

  • Formazione ed informazione;
  • Sorveglianza sanitaria;
  • Gestione delle emergenze;
  • Messa a disposizione dei D.P.I. individuati dalla valutazione dei rischi per la specifica mansione.

Nei casi di lavoro accessorio prestato non a favore di imprenditori o professionisti, con esclusione dei piccoli lavori domestici a carattere straordinario (a priori non rientranti nelle norme di salute e sicurezza), si applicano esclusivamente le tutele previste per il lavoro autonomo di cui all’art. 21 del D.Lgs. 81/2008 e pertanto:

  • utilizzo delle attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di legge;
  • dotazione ed uso dei dispositivi di protezione individuale conformemente alle disposizioni di legge.

 

Gli obblighi del committente
Prima dell’inizio della prestazione, il datore di lavoro, secondo un procedura ben definita, deve comunicare telematicamente alla Direzione territoriale del lavoro competente, i dati anagrafici, il codice fiscale del lavoratore e il luogo della prestazione lavorativa con riferimento ad un arco temporale non superiore ai 30 giorni successivi.
Inoltre ha l’obbligo di verificare il non superamento del limite economico da parte del lavoratore, infatti dovrà richiedergli di fornire una dichiarazione riferita sia ai vouchers riscossi nell’anno solare che a quelli ricevuti dallo stesso o da altri datori di lavoro e non ancora riscossi.


Profili sanzionatori
Le principali violazioni in materia di lavoro occasionale accessorio attengono principalmente al superamento dei limiti quantitativi previsti e all’impiego dei vouchers oltre la scadenza dei 30 giorni dalla data di acquisto.
In caso di prestazioni rese nei confronti di una impresa o di un lavoratore autonomo e inerenti l’attività economica da questi esercitata, la sanzione prevista in caso di superamento dei suddetti limiti è la trasformazione in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con conseguente applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative.
In altri termini sarà possibile operare la “trasformazione” del rapporto ogniqualvolta le prestazioni del lavoro accessorio siano verosimilmente fungibili con le prestazioni rese da altro personale già dipendente di un imprenditore o professionista.
Nel caso di utilizzo di voucher oltre i 30 giorni la prestazione verrà considerata prestazione di fatto in nero ab origine e dunque soggetta a trasformazione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e alle sanzioni previste per il lavoro irregolare.

Siamo a disposizione per eventuali chiarimenti in merito.

28 APRILE: GIORNATA MONDIALE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO

Con la giornata del 28 aprile ILO intende richiamare l’attenzione sui mutamenti epocali in atto nel mondo del lavoro, e che vedono in quello psicosociale uno dei rischi maggiori per la salute e la sicurezza. 

Con i ritmi di lavoro dettati dalle comunicazioni in tempo reale e gli alti livelli di concorrenza, la frontiera tra lavoro e vita privata diventa sempre più difficile da identificare. Inoltre, a causa dei cambiamenti importanti nelle relazioni industriali e dell’attuale recessione economica, i lavoratori sono confrontati ai cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e alle ristrutturazioni, alla diminuzione delle opportunità lavorative, all’aumento della precarietà, alla paura di perdere il lavoro, ai licenziamenti massicci e alla disoccupazione, e alla diminuzione della stabilità finanziaria, con serie conseguenze per la loro salute mentale e per il loro benessere”.

Nel frattempo possiamo vedere i dati relativi agli infortuni accaduti nei primi 3 mesi dell’anno che, nel nord est, sono diminuiti del 38,5% rispetto allo stesso periodo del 2015.

In Veneto si contano 9 vittime, 4 in Trentino Alto Adige e 3 in Friuli Venezia Giulia.
Per quanto riguarda l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è il Trentino Alto Adige a far registrare il dato peggiore con un indice di 8,4% contro una media nazionale di 5,8%. Un indicatore, quest’ultimo, che porta il Trentino Alto Adige al 4° posto nella graduatoria nazionale. Intanto, in Italia nel primo trimestre 2016 sono stati 130 gli infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro e 46 quelli in itinere.
Anche a livello nazionale, come a Nordest - sebbene in misura decisamente minore - emerge un decremento della mortalità in occasione di lavoro e pari all’8,5 per cento
Mud 2016: la scadenza il 30 aprile

 Il D.P.C.M. del 21 dicembre 2015 stabilisce che il modello di dichiarazione, previsto dal D.P.C.M. del 17/12/2014, pubblicato nel Supplemento ordinario n. 97 alla Gazzetta ufficiale – serie generale – n. 299 del 27/12/2014, è confermato.
Il modello per il Mud 2016, già utilizzato nel 2015, sarà pertanto utilizzato per le dichiarazioni da presentare, entro il 30 aprile di quest’anno.
Informazioni aggiuntive alle istruzioni sul Mud 2016 riportate in Allegato al D.P.C.M. del 17/12/2014 saranno rese disponibili sui siti Internet del ministero dello Sviluppo Economico, del ministero dell’Ambiente, dell’Ispra, dell’Unioncamere, di Infocamere e di Ecocerved.

MUD 2016
Il provvedimento precisa che le seguenti comunicazioni devono essere presentate esclusivamente via telematica:

  • comunicazione rifiuti;
  • comunicazione veicoli fuori uso;
  • comunicazione imballaggi, sia sezione consorzi che sezione gestori rifiuti di imballaggio;
  • comunicazione rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

La spedizione telematica alle Camere di commercio del Mud 2016 deve essere effettuata tramite il sito www.mudtelematico.it.
In Allegato 3 al decreto è riportata, a scopo esemplificativo e per uso esclusivamente interno, il modello di raccolta dei dati che devono essere trasmessi via telematica: tale modello non può essere utilizzato per la compilazione e presentazione.

Il dichiarante deve spedire un file organizzato secondo le specifiche riportate in Allegato 4 al DPCM.

Il file trasmesso per via telematica può recare le dichiarazioni relative a più unità locali afferenti alla stessa CCIAA competente territorialmente, sia appartenenti ad un unico soggetto dichiarante che appartenenti a più soggetti dichiaranti.
Le associazioni di categoria e gli studi di consulenza possono inviare telematicamente i MUD compilati per conto dei propri associati e dei propri clienti apponendo cumulativamente ad ogni invio la propria firma elettronica, sulla base di espressa delega scritta dei propri associati e dei clienti (i quali restano responsabili della veridicità dei dati dichiarati) che deve essere mantenuta presso la sede delle medesime associazioni e studi.


Per spedire via telematica il Mud 2016 è necessario:

  • essere registrati al sito www.mudtelematico.it (clicca qui per la registrazione);
  • disporre di una firma digitale, che può essere quella dell’associazione di categoria, del consulente, del professionista o di altri soggetti che curano, per conto del dichiarante, la compilazione.

I diritti di segreteria ammontano a 10,00 ? per dichiarazione, e vanno pagati esclusivamente concarta di credito o con Telemaco Pay.


Si ricorda inoltre che:

  • la comunicazione rifiuti urbani assimilati e raccolti in convenzione va presentata, esclusivamente via telematica, tramite il sito www.mudcomuni.it;
  • la comunicazione produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche va presentata esclusivamente via telematica, tramite il sito www.registroaee.it.

 

Per maggiori informazioni potete consultare il sito mud.ecocerved.it. I tecnici QSA sono a disposizione per ulteriori chiarimenti e consulenze. 

Trovare il codice ATECO aziendale
Cos’è il Codice ATECO?

Gli ATECO (ATtività ECOnomica) sono codici alfanumerici, combinazione di lettere e numeri, che la Camera di Commercio assegna alle aziende al momento dell’avvio della loro attività al fine di effettuare una classificazione delle attività economiche. Ad ogni codice ATECO corrisponde un’attività lavorativa diversa. La classificazione ATECO è realizzata dall’ISTAT e periodicamente subisce degli aggiornamenti; attualmente, la classificazione in uso è la ATECO 2007. A molte aziende possono essere attribuiti più codici, sempre in relazione alle attività svolte (ad esempio: uno per la produzione ed uno per la commercializzazione di prodotti).


A cosa serve il codice ATECO?

Trovare il codice ATECO permette di capire la tipologia di attività dell’azienda. Ciò è necessario per la partecipazione dei propri dipendenti ai corsi obbligatori per la sicurezza sul lavoro che hanno diversa durata (8 – 12 – 16 ore) a seconda della categoria di rischio (bassa – medio – alta) individuata proprio sulla base del codice ATECO..
E’ necessario inoltre per la partecipazione del datore di lavoro, che intenda svolgere i compiti del Servizio di prevenzione e Protezione (SPP), agli appositi corsi oppure per selezionare un Responsabile del SPP quando ci si rivolga ad un consulente esterno.
In base al livello di rischio di appartenenza, cambieranno il programma del corso e la quantità di ore di formazione che l’azienda dovrà svolgere. Per attività classificate a rischio basso, si dovranno frequentare meno ore di formazione rispetto a quelle a rischio medio oppure alto.

Dove trovare il codice ATECO
Il proprio codice ATECO si può trovare:
  • sul certificato di attribuzione del numero di Partita IVA
  • sulla Visura Camerale
  • tramite lo strumento di ricerca ATECO presente sul sito ISTAT

 


Una volta individuato il proprio codice ATECO, è necessario verificare a quale classificazione corrisponde. La più recente è l’ATECO 2007, ma esistono delle precedenti classificazioni (ATECO 2002, ATECO 1991). Per questo motivo, l’ISTAT ha elaborato delle tabelle di raccordo tra le varie classificazioni, in modo da poter individuare con facilità a quale codice con classificazione ATECO 2007 corrisponde un codice con una classificazione precedente.

Avvertenza

Il codice ATECO individua il livello minimo di riferimento. E’ evidente però che molte aziende, pur essendo classificate ad un livello basso o medio, possono contemplare attività con rischi superiori a quelli tipici per quella categoria. Lo stesso può valere per aziende cui sono stati attribuiti più codici ATECO comportanti differenti livelli di rischio.
Proviamo a fare un esempio. In una Amministrazione comunale di una cittadina ci troviamo di fronte ad una attività con un livello di rischio, in base al codice ATECO, medio. Ma attenzione perché per quelle lavoratrici o lavoratori che svolgono attività amministrative senza alcun contatto con la produzione, si potrà fare riferimento ad una attività a rischio basso mentre, per gli operai del cantiere comunale, gli addetti allo smaltimento dei rifiuti, i necrofori fossori ecc., il rischio è sicuramente più alto e quindi i lavoratori e le lavoratrici andranno inviati a frequentare i corsi con riferimento allo specifico rischio alto.
Un chiarimento in tal senso è arrivato dalla risposta data dal Ministero del Lavoro all’interpello n. 11del 24 ottobre 2013 Applicazione dell'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 per la formazione dei lavoratori chiarisce che la formazione va effettuata in relazione all'effettiva mansione svolta e non unicamente rispetto al codice ATECO.


In caso di dubbio non esitate a consultarci.

PROROGATO AL 10 GIUGNO IL BANDO SULLA FORMAZIONE FINANZIATA INAIL

L’INAIL comunica che con determinazione del Direttore Centrale Prevenzione n. 16 dell’11 aprile 2016, pubblicata sul sito dell'INAIL e in Gazzetta Ufficiale, sono state approvate alcune modifiche al Bando “formazione” per il finanziamento di progetti specificatamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese.

In particolare è stata autorizzata la proroga del termine di presentazione delle domande di partecipazione al Bando alle ore 13.00 del 10 giugno 2016

QSA Srl è a disposizione degli interessati per la presentazione di progetti formativi rientranti nelle ipotesi di finanziamento sulle tematiche previste dal bando: modelli di organizzazione e gestione, valutazione dei rischi, sistema delle relazioni, aspetti tecnico-organizzativi-gestionali ecc.

Qualora abbiate necessità formative inerenti i temi sopra indicati, Vi invitiamo a contattarci al più presto per predisporre quanto necessario necessaria.

Per ulteriori informazioni sul bando: inail.it/bando.formazione

Appalti: obblighi per la sicurezza sul lavoro

Due le interessanti sentenze che presentiamo oggi. 
La prima riguarda l’obbligo di indicare gli oneri di sicurezza nelle gare d’appalto, la seconda precisa gli obblighi dell’appaltatore e del subappaltatore.

Ma andiamo per gradi.

1) E’ obbligatorio indicare gli oneri della sicurezza
La Sez. IV del Consiglio di Stato con la
sentenza n° 879 del 03/03/2016, ha riformato la sentenza del TAR della Basilicata, che riteneva valida l’esclusione dalla gara di un partecipante "per non aver indicato i costi di sicurezza aziendale nonostante il bando di gara non ne prescrivesse l’indicazione” ribadendo che “l’offerta economica priva dell’indicazione degli oneri di sicurezza manca di un elemento essenziale e costitutivo, con conseguente applicazione della sanzione dell’esclusione dalla gara”.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto infatti che “l’indicazione degli oneri aziendali per la sicurezza costituisce, in virtù degli artt. 86, n. 3-bis, e 87, n. 4, D. Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), un adempimento imposto dalla legge”.
Inoltre l'art. 26 del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. precisa che “nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte, nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro ed al costo relativo alla sicurezza, che deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture”.
 

2) Obblighi dell’appaltatore e del subappaltatore
Con la
sentenza n. 49817/2015 (depositata il 17 dicembre), la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha ribadito che, in materia di prevenzione degli infortuni nei cantieri, “il subappaltante è esonerato dagli obblighi di protezione solo nel caso in cui i lavori subappaltati rivestano una completa autonomia, sicché non possa verificarsi alcuna sua ingerenza rispetto ai compiti del subappaltatore”. È configurabile una esclusione di responsabilità dell'appaltatore “solo nel caso in cui al subappaltatore sia affidato lo svolgimento di lavori, ancorché determinati e circoscritti, che, però, svolga in piena ed assoluta autonomia organizzativa e dirigenziale rispetto all'appaltatore, non nel caso in cui la stessa interdipendenza dei lavori svolti dai due soggetti escluda ogni estromissione dell'appaltatore dall'organizzazione del cantiere”. 

Prevenire conviene. Sempre!

Vale la pena di proseguire nella nostra analisi sui costi determinati da un infortunio sul lavoro, perché la maggior parte delle organizzazioni non è consapevole delle ripercussioni economiche legate alla salute e sicurezza sul lavoro e, a dimostrazione di questo, non sa calcolare in modo sistematico i costi legati agli incidenti sul lavoro. 

Nel nostro intervento precedente dal titolo "La sicurezza sul lavoro conviene” abbiamo già visto quali sono le principali voci di spesa che gravano sul datore di lavoro nel caso in cui accada un infortunio sul lavoro, e abbiamo imparato a distinguere costi diretti (il costo del risarcimento per l'infortunato, il costo del servizio di ospedalizzazione e le cure mediche generalmente a carico dell’INAIL e costi indiretti (costi legali e amministrativi, costi per l'attività d'indagine; costi per sequestri macchine ed attrezzature; costi sanzionatori; costi per sostituzione della forza lavoro, perdita di commesse, peggioramento dell'immagine aziendale; tempi di inattività).

  Premesso che il costo medio per azienda, stimato dall’INAIL a seguito di un infortunio, è pari a 50 mila euro, con un rapido calcolo ricaviamo che, a fronte dei circa 500 mila infortuni risarciti ogni anno, il costo totale degli infortuni in Italia raggiunge la ragguardevole cifra di 25 Miliardi di Euro. Una cifra che, se investita in prevenzione, consentirebbe la riduzione dei costi sociali ed umani. Non dimentichiamo infatti che dietro ogni infortunio c’è una persona, una famiglia, dei compagni di lavoro, un’azienda.

Confindustria di Padova ha voluto andare a fondo nell’analisi dei costi degli infortuni ed ha realizzato una ricerca ad hoc comparando in alcuni casi studio, i costi intervenuti in altrettanti infortuni diversificati per gravità, tipo di azienda, effetti.
Ebbene, il quadro che ne esce è davvero sconcertante e meritevole di molta attenzione. Le cifre totali sono infatti davvero significative.

Nel primo caso analizzato, per la frattura ad un braccio del magazziniere mulettista di un’industria alimentare, che ha comportato l’assenza dal lavoro per 130 gg., il costo totale è stato, tra costi diretti ed indiretti pari a 39 mila euro.
Nel secondo caso in esame, per il taglio ad un dito della mano di un operaio con una prognosi di 30 gg., si è superato il costo di 335 mila euro dei quali ben 330 mila attribuibili a costi indiretti (sanzioni, fermo macchina, ritardi, perdita di commesse, straordinari…).
Infine per il terzo caso analizzato, strappo alla schiena del capocantiere di un’impresa di costruzioni con una prognosi di 90 giorni, si sono raggiunti gli 80 mila euro (anche in questo caso si tratta prevalentemente di costi indiretti legati a ritardi nell’esecuzione dei lavori, perdita di una commessa …).
Nell’analisi si è tenuto conto anche degli eventuali danni materiali prodotti, delle sanzioni (compreso il sequestro dell’attrezzatura), della necessità di sostituire il lavoratore e di eventuali ore di straordinario.

Che altro aggiungere… prevenire conviene. Sempre!

Per scaricare e leggere l’intera ricerca della Confindustria vedi link: Il costo dell'infortunio

LICENZIAMENTO DI UN LAVORATORE PER IL SUO RIFIUTO DI INDOSSARE I DPI

Torniamo per l’ennesima volta sul tema dei Dispositivi di protezione individuale.

 

Dopo aver visto il nuovo Regolamento comunitario sui DPI ed aver esaminato una sentenza in cui il datore di lavoro è stato condannato per omessa vigilanza sull’uso dei DPI da parte del lavoratore infortunato, analizziamo oggi il caso di un lavoratore il cui licenziamento è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, a seguito del suo rifiuto di utilizzare i prescritti DPI.

 

La giusta causa, nella Sentenza Cass. Civ. n. 18615 del 5 agosto 2013, è stata individuata nel fatto che il lavoratore dipendente si era più volte rifiutato di ricevere e di utilizzare i dispositivi di protezione individuale necessari per lo svolgimento della sua mansione, venendo così meno al dovere di svolgere la sua attività con le modalità e nel rispetto sia delle disposizioni di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro che di quelle impartite dal proprio datore di lavoro.

 

Al lavoratore dipendente erano state irrogate, prima del licenziamento, ben due sanzioni disciplinari per essersi rifiutato di rispettare un ordine di servizio che gli imponeva il ritiro dei DPI medesimi. Il datore di lavoro , di conseguenza, ha quindi dapprima inibito al lavoratore l’accesso sul luogo di lavoro per violazione degli obblighi delle norme di sicurezza posti a suo carico, nonché dei doveri derivanti sia dal codice disciplinare che dal rapporto di lavoro e, avendo valutato come gravemente inadempiente il comportamento complessivo tenuto dal dipendente, ha poi proceduto al suo licenziamento.

 

Secondo la suprema Corte, con riferimento al mancato uso dei dispositivi di protezione individuale, la circostanza che il lavoratore, nonostante avesse di fatto preso cognizione dell'ordine di servizio che gli imponeva l'uso degli stessi ed avesse omesso di ritirarli, ha legittimato la società datrice ad inibire il suo accesso sul luogo di lavoro, avendo la stessa l'obbligo di impedire la prestazione lavorativa ove l'esecuzione della stessa non fosse avvenuta in condizioni di sicurezza, in quanto avrebbe potuto risolversi in un pregiudizio per l'integrità fisica del lavoratore stesso.

Valutato il comportamento generale del lavoratore, il giudice ha ritenuto che il lavoratore stesso si fosse reso gravemente inadempiente e che pertanto il licenziamento fosse da ritenere legittimo.

A questa pagina è possibile consultare e scaricare l'intera sentenza.

SERVIZIO DI INVIO TELEMATICO DELLA NOTIFICA PER I GESTORI DI STABILIMENTI SEVESO III

La normativa “Seveso” prevede una serie di adempimenti per i Gestori di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

L’art. 13, comma 1, del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 dispone infatti che il gestore di uno stabilimento in cui sono presenti sostanze pericolose in quantitativi superiori alle soglie di assoggettabilità previste dal suddetto decreto, trasmetta al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, tramite l’ISPRA nonché altri soggetti pubblici in indirizzo

(Comitato Tecnico Regionale, Regione e soggetto da essa designato, Prefettura, Comune, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco) una notifica, con le modalità indicate al comma 5 del medesimo articolo. Tale comma prevede che la notifica sia trasmessa, a regime, dal gestore ai destinatari in formato elettronico, utilizzando i servizi e gli strumenti di invio telematico messi a disposizione attraverso l’Inventario nazionale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, predisposto dall’ISPRA e coordinato dal MATTM.
In attuazione della suddetta disposizione, è disponibile, a partire dal 15 aprile 2016, presso il sito web ISPRA l’applicativo web “SEVESO III.0 - Sistema Comunicazione Notifiche”, per l’invio alle amministrazioni pubbliche destinatarie, da parte dei gestori degli stabilimenti soggetti alla disciplina “Seveso”, delle notifiche di cui all’art. 13, comma 1 del citato decreto legislativo. Il servizio consentirà al gestore, previo accreditamento, di compilare on-line la notifica, inserendo i dati richiesti nel relativo modulo contenuto nell’allegato 5 al D.lgs. 105/2015, e di inviarla automaticamente ai destinatari via posta elettronica certificata (PEC) e con firma digitale.
Le notifiche predisposte dai gestori tramite il servizio on-line ISPRA saranno recapitate direttamente dall’applicativo web agli indirizzi PEC delle amministrazioni indicate dai gestori nella sezione D1 del modulo dell’allegato 5 al D.lgs. 105/2015.
Si evidenzia che, a partire dal 1° giugno 2016, il servizio sarà avviato in via definitiva e pertanto, conformemente a quanto previsto dalla norma, costituirà il tramite esclusivo per la ricezione delle notifiche dei gestori.


AVVISO:
Ulteriori indicazioni per la compilazione e trasmissione, da parte dei gestori degli stabilimenti, delle notifiche di cui all’art. 13 del Dlgs. n. 105/2015 e per il pagamento delle relative tariffe sono disponibili presso il sito web ISPRA al link:

http://www.isprambiente.gov.it/direttiva-seveso-iii

Attenzione: formazione sicurezza in scadenza!

E’ ormai in scadenza (la validità è quinquennale) l’obbligo per l’aggiornamento dei lavoratori e dei datori di lavoro che svolgono direttamente compiti del servizio di prevenzione e protezione. Il primo quinquennio dall'entrata in vigore dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/11 scadrà, infatti, il prossimo 11 gennaio 2017.

Entro tale data tutti i Lavoratori e i Datori di Lavoro - SPP che svolgono i compiti del servizio di prevenzione e protezione, già formati prima del 11/01/2012, dovranno frequentare i rispettivi corsi di aggiornamento.

Per i Lavoratori è previsto un aggiornamento quinquennale indistintamente della durata minima di 6 ore a prescindere dal livelli di rischio cui l’azienda fa riferimento.

Per quanto ai Datori di Lavoro – SPP, che cioè svolgono i compiti del servizio di prevenzione e protezione, è previsto un aggiornamento quinquennale, della durata minima rispettivamente di 6, 10, 14 ore con riferimento ai tre i livelli di rischio previsti dall’Accordo Stato - Regioni, ovvero BASSO, MEDIO e ALTO.

Anche per i Dirigenti e i Preposti, è previsto un aggiornamento quinquennale della durata minima di 6 ore in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Vale la pena di ricordare che per i Lavoratori, Dirigenti, Preposti e Datori di lavoro - SPP, formati successivamente all’entrata in vigore dell’Accordo di Conferenza Stato Regioni (11 gennaio 2012), il quinquennio per la frequenza del corso di aggiornamento, decorre dalla data di completamento dei rispettivi corsi base.

In più va detto che, seguendo proprio le indicazioni dettate dall’Accordo Stato-Regioni, l’aggiornamento va preferibilmente distribuito nell’arco temporale di riferimento e che pertanto è meglio non attendere l’ultimo mese per completare l’aggiornamento. Infine ricordiamo che, ai sensi dell’art. 37 del D.Lgs. 81/08, tutti i lavoratori al momento dell’assunzione devono essere formati con riferimento alla salute e sicurezza sul lavoro.

Sul sito QSA Srl potrete trovare il calendario aggiornato dei corsi di formazione e di aggiornamento per tutti i soggetti ricordati e in caso di necessità i nostri tecnici sono a disposizione per fornire consulenza.

Gestione delle emergenze: la prova di evacuazione

  La necessità di un piano di emergenza aziendale, di cui la prova di evacuazione è parte essenziale nasce dal combinato disposto tra quanto previsto dal D.M. 10/03/98 che detta “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” e l’art. 18 del D.Lgs. 81/08 (TUSL) per cui “il datore di lavoro è tenuto ad adottare le misure per la gestione del rischio in caso di emergenza … affinché possano abbandonare il posto di lavoro in sicurezza”,

Ma, al di là dell’obbligo normativo (sanzionato penalmente), la prova di evacuazione ha anche lo scopo di verificare l’efficacia delle procedure aziendali, nonché di valutare le capacità di tutti i lavoratori coinvolti nel fronteggiare una situazione di emergenza.

Infatti non serve a nulla definire le procedure di emergenza, se poi non ci si addestra a metterle in pratica. Ecco perché il legislatore ha previsto che la prova debba essere effettuata almeno una volta l’anno.

Molto importante è inoltre verificare le capacità operative degli incaricati all’antincendio, la loro formazione e il loro aggiornamento. Ricordiamo che il datore di lavoro è tenuto ad individuare, formare e aggiornare (ogni 3 anni è il periodo di tempo consigliato) i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, nonché di evacuazione dai luoghi di lavoro (c.d. addetti antincendio). Un’occhiata all’organico dei lavoratori incaricati e allo stato del loro aggiornamento è consigliata.
Con le modifiche apportate di recente al D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro ha la possibilità di svolgere direttamente i compiti di addetto antincendio, anche nelle imprese o unità produttive che superano i cinque lavoratori, naturalmente previa frequenza dei relativi corsi di formazione e aggiornamento.
 

 Dalla prova di evacuazione potremo trarre una serie di indicazioni utili per correggere il piano di emergenza individuate sulla base di eventuali difficoltà che si siano manifestate nel corso della prova stessa quali ad esempio:

  • difficoltà di comunicazione;
  • difficoltà tecniche, o scarsa conoscenza da parte degli incaricati, sul funzionamento dell’impianto di allarme (tempi di allarme, segnali ottici ed acustici, ecc.);
  • disorientamento, durante la fase di allarme, da parte dei lavoratori;
  • mancata assistenza ai visitatori o a lavorati diversamente abili;
  • mancanza di elenchi aggiornati dei presenti in azienda;
  • mancata o scarsa collaborazione da parte degli incaricati al primo soccorso;
  • lacunosa gestione delle informazioni relative a presenti, evacuati, rimasti al piano e dispersi.

Riteniamo peraltro che per la riuscita delle prove di evacuazione sia indispensabile che tutti dimostrino di prendere la cosa sul serio con grande, e senso di responsabilità, a partire dai vertici aziendali e dagli incaricati alla gestione delle emergenze. Ma saranno tutti i lavoratori a dover essere pertanto sensibilizzati.

 

La QSA è a disposizione con i propri tecnici qualificati per i seguenti adempimenti:

  • Valutazione del rischio incendio e individuazione delle misure di prevenzione e protezione in conformità all'art. 28 comma 2 D.Lgs. 81/08 e ss.mm. ed al D.M. 10.03.1998
  • Piani di emergenza ed evacuazione in conformità al D.M. 10.03.1998
  • Formazione ed informazione del personale addetto all'antincendio secondo corsi conformi al DM 10/03/98 

  

Contenuto minimo delle cassette di pronto soccorso e del pacchetto di medicazione

Ogni tanto riteniamo possa essere utile ritornare su argomenti che consideriamo ormai consolidati e pertanto non meritevoli di particolare attenzione.

E’ il caso della cassetta di pronto soccorso. 

Siamo proprio certi che la nostra cassetta sia ancora conforme a quanto previsto dalla normativa?
Siamo sicuri che i prodotti contenuti non siano scaduti? 
E con l’aggiornamento degli incaricati al primo soccorso come stiamo? 

Se abbiamo dei dubbi non resta altro che fare un piccolo controllo. 

Per scegliere la giusta dotazione, nel rispetto delle normative vigenti (il D.M. 388/2003), bisogna partire dal numero dei lavoratori occupati, tipologia dell’attività svolta e relativi fattori di rischio.
All’interno del D.M. 388/2003 sono riportate indicazioni sul contenuto minimo delle cassette di pronto soccorso e sul pacchetto di medicazione che le aziende devono garantire, così di seguito suddivise:

  • Per le aziende con più di 3 lavoratori il datore di lavoro deve garantire la presenza della cassetta di pronto soccorso contenente la dotazione minima indicata nell’allegato 1 presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodita e facilmente accessibile. Inoltre deve essere presente e ben visibile una segnaletica appropriata che ne indichi la collocazione. L’addetto al primo soccorso in azienda ha il compito di controllare la completezza e il corretto stato d’uso di tutti i presidi contenuti nella cassetta;
  • Per le aziende con meno di 3 lavoratori il datore di lavoro deve garantire il pacchetto di medicazione contenente la dotazione minima indicata nell’allegato 2, anch’esso tenuto presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodito e raggiungibile facilmente in caso di emergenza. I presidi che contiene vanno costantemente controllati, sia per ciò che riguarda lo stato di usura che per la completezza.

 

Per quanto riguarda gli automezzi aziendali il datore di lavoro è tenuto a dotarli del pacchetto di medicazione con le dotazioni indicate nell’allegato 2 e di un mezzo di comunicazione idoneo per contattare l’azienda al fine di attivare rapidamente il Servizio Sanitario Nazionale in caso di emergenza.
Le disposizioni di legge prescrivono il minimo di materiale occorrente (vedi allegati riportati in fondo) , ma non escludono aggiunte e integrazioni per determinati settori merceologici e particolari attività lavorative (agricoltura, industria, ristorazione ecc.) che andranno, se del caso, individuate dal datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, dove previsto, sulla base dei rischi specifici presenti nell’azienda o unità produttiva.

Ricordiamo che il datore di lavoro è tenuto ad individuare, formare e aggiornare (ogni 3 anni ai sensi del DM 388/2003) i lavoratori incaricati per il primo soccorso. Un’occhiata all’organico dei lavoratori incaricati e allo stato del loro aggiornamento è consigliato.
Con le modifiche apportate di recente al D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro ha la possibilità di svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, anche nelle imprese o unità produttive che superano i cinque lavoratori. Naturalmente dovrà frequentare i relativi corsi di formazione e aggiornamento.


Avete ancora dei dubbi in proposito?
QSA Srl è a vostra disposizione per ogni chiarimento.

 


ALLEGATI

Allegato 1 – Contenuto minimo della cassette di pronto soccorso aziendale:
• Guanti sterili monouso (5 paia).
• Visiera paraschizzi
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro (1)
• Flaconi di soluzione fisiologica (sodio cloruro - 0, 9%) da 500 ml (3)
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (10)
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (2)
• Teli sterili monouso (2)
• Pinzette da medicazione sterili monouso (2)
• Confezione di rete elastica di misura media (1)
• Confezione di cotone idrofilo (1)
• Confezioni di cerotti di varie misure pronti all'uso (2)
• Rotoli di cerotto alto cm. 2,5 (2)
• Un paio di forbici
• Lacci emostatici (3)
• Ghiaccio pronto uso (due confezioni)
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (2)
• Termometro
• Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa.


Allegato 2 – Contenuto minimo del pacchetto di medicazione
• Guanti sterili monouso (2 paia).
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 125 ml (1)
• Flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) da 250 ml (1)
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (1)
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (3)
• Pinzette da medicazione sterili monouso (1)
• Confezione di cotone idrofilo (1)
• Confezione di cerotti di varie misure pronti all'uso (1)
• Rotolo di cerotto alto cm 2,5 (1)
• Rotolo di benda orlata alta cm 10 (1)
• Un paio di forbici (1)
• Un laccio emostatico (1)
• Confezione di ghiaccio pronto uso (1)
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (1)
• Istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa del servizio di emergenza.

Pubblicato il nuovo regolamento DPI (UE) 2016/425

Il Regolamento, composto da 48 articoli e 10 allegati, all’art. 1 stabilisce i requisiti per la progettazione e la fabbricazione dei dispositivi di protezione individuale (DPI) che devono essere messi a disposizione sul mercato, al fine di garantire la protezione della salute e della sicurezza degli utilizzatori. Stabilisce inoltre norme sulla libera circolazione dei DPI nell'Unione.

Prima di entrare nel merito della nuova regolamentazione vale la pena ricordare che due sono state le principali Direttive europee sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) emanate a livello comunitario e recepite anche dall’Italia:
  • La Dir. 89/686/CEE – Armonizzazione delle leggi sui DPI recepita con il D.Lgs. 475/92, che viene per l’appunto abrogata dal nuovo Regolamento;
  • La Dir. 89/656/CEE – Utilizzo dei DPI nell’ambiente di lavoro, recepita in Italia dal D.Lgs. 626/94 e successivamente nel D.Lgs. 81/2008 (TUSL) che non viene modificata.

Lo stesso punto 23) della Premessa al Regolamento, individua la necessità di specificare chiaramente il rapporto e l'ambito di applicazione rispetto al diritto degli Stati membri al fine di stabilire prescrizioni per l'uso dei DPI sul luogo di lavoro (direttiva 89/656/CEE del Consiglio), al fine di evitare qualunque confusione e ambiguità e dunque di garantire la libera circolazione dei DPI conformi. L'articolo 4 di tale direttiva obbliga infatti i datori di lavoro a fornire DPI conformi alle relative disposizioni dell'Unione concernenti la progettazione e la fabbricazione in materia di sicurezza e salute. A norma di tale articolo, i fabbricanti di DPI che li forniscono ai loro dipendenti devono assicurare che tali DPI ottemperino ai requisiti di cui al presente regolamento.
Ancora una volta ci troviamo di fronte al possibile contrasto tra una “norma di prodotto” che detta regole per la circolazione nel mercato dell’UE, ed una “norma sociale” quale quella per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori che tali DPI devono utilizzare nei luoghi di lavoro. Un possibile contrasto che deve essere risolto dal legislatore nazionale.

Sempre in premessa va sottolineato il fatto che il legislatore comunitario, per dettare le nuove regole sui DPI, ha fatto uso del Regolamento e non di una Direttiva. Ricordo che il Regolamento è un atto legislativo vincolante, che deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell'intera Unione europea senza bisogno di recepimento.
Al contrario, la Direttiva è un atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i Paesi dell'UE devono realizzare. Tuttavia, spetta ai singoli Paesi definire attraverso disposizioni nazionali come tali obiettivi vadano raggiunti.

Un importante rinvio al legislatore nazionale vi è però anche in questo Regolamento e, precisamente, quello che attribuisce agli Stati membri il compito di stabilire le sanzioni da imporre in caso di violazione delle disposizioni contenute e che, come previsto dal legislatore comunitario, potranno includere anche sanzioni penali nel caso di gravi violazioni.

Ambito di applicazione
Detto dell’art. 1 (Oggetto del regolamento), vediamo l’art. 2 che individua il campo di applicazione del Regolamento. Esso si applica ai dispositivi di protezione individuale (DPI) come definiti al successivo art. 3.

Definizioni
All’art. 3 troviamo innanzitutto la definizione di «dispositivo di protezione individuale» (DPI) in quanto:
a) dispositivi progettati e fabbricati per essere indossati o tenuti da una persona per proteggersi da uno o più rischi per la sua salute o sicurezza;
b) componenti intercambiabili dei dispositivi di cui alla lettera a), essenziali per la loro funzione protettiva;
c) sistemi di collegamento per i dispositivi di cui alla lettera a) che non sono tenuti o indossati da una persona, che sono progettati per collegare tali dispositivi a un dispositivo esterno o a un punto di ancoraggio sicuro, che non sono progettati per essere collegati in modo fisso e che non richiedono fissaggio prima dell'uso.

Sono pertanto esclusi dall’ambito di applicazione della nuova regolamentazione i DPI progettati specificatamente per essere utilizzati dalle forze armate o nel mantenimento dell’ordine pubblico, quelli per l’autodifesa, ad eccezione dei DPI destinati ad attività sportive e, infine, quelli per uso privato.
Tra questi ricordiamo quelli per proteggersi da condizioni atmosferiche non estreme, umidità e acqua durante la rigovernatura, quelli da utilizzare su navi marittime o aeromobili e, ancora, quelli per la protezione della testa, del viso o degli occhi che fanno riferimento ai criteri di omologazione dei caschi e delle relative visiere per conducenti e passeggeri di motocicli e ciclomotori.


Categorie di rischio dei DPI e classificazione
All’art. 18 , con rinvio all’Allegato I, viene introdotta una nuova classificazione dei DPI articolata in tre categorie differenti in base al grado di rischio:
Categoria I
La categoria I comprende esclusivamente i seguenti rischi minimi:
a) lesioni meccaniche superficiali;
b) contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi o contatto prolungato con l’acqua;
c) contatto con superfici calde che non superino i 50 °C;
d) lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole);
e) condizioni atmosferiche di natura non estrema.
Categoria II
La categoria II, che può essere definita residuale, comprende i rischi diversi da quelli elencati nelle categorie I e III.
Categoria III
La categoria III (c.d. DPI salvavita) comprende esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili a causa di:
a) sostanze e miscele pericolose per la salute, b) atmosfere con carenza di ossigeno, c) agenti biologici nocivi, d) radiazioni ionizzanti, e) ambienti ad alta temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di almeno 100 °C, f) ambienti a bassa temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di – 50 °C o inferiore, g) cadute dall’alto, h) scosse elettriche e lavoro sotto tensione, i) annegamento, j) tagli da seghe a catena portatili, k) getti ad alta pressione, l) ferite da proiettile o da coltello, m) rumore nocivo.

Entrata in vigore e applicazione
Per concedere ai fabbricanti e agli altri operatori economici tempo sufficiente per adeguarsi ai requisiti del nuovo Regolamento, esso entrerà in vigore il 20 Aprile 2016 ma si applicherà solo a decorrere dal 21 Aprile 2018, ad eccezione del Capo V (Notifica degli organismi di valutazione della conformità) - artt. da 20 a 36 - e dell’articolo 44, che si applicano a decorrere dal 21 ottobre 2016. L’articolo 45, paragrafo 1 (quello sulle sanzioni), si applicherà a decorrere dal 21 marzo 2018 per dar tempo agli Stati membri di stabilire le relative norme.

Disposizioni transitorie
Infine va ricordato l’art. 47 che detta disposizioni transitorie volte a salvaguardare gli attestati di certificazione CE e le approvazioni rilasciati a norma della direttiva 89/686/CEE che rimangono validi fino al 21 aprile 2023, salvo quelli con scadenza anteriore a tale data.

Per consultare e scaricare il testo completo del Regolamento: Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 81/51 del 31.3.2016

@FM 03/04/2016
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Riconosciuto l'infortunio in itinere per chi va al lavoro in bicicletta

I casi in cui l’evento infortunistico si verifichi a seguito dell’uso della bicicletta, nel percorso casa-lavoro, sono sempre configurabili come infortunio in itinere e perciò indennizzabili dall’INAIL.

E’ quanto è stato stabilito da una recente norma della legge 221/2015 recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.13/2016 che stabilisce che, “per i suoi positivi riflessi sull'ambiente, l’uso della bicicletta deve intendersi sempre necessitato”.

Ciò significa sostanzialmente che i casi in cui l’evento infortunistico si verifichi a seguito dell’uso della bicicletta nel percorso casa-lavoro e viceversa, devono essere sempre configurabili come infortunio in itinere e perciò indennizzabili dall’Inail.

Una circolare dell’Inail, che risale ormai al 2011, distingueva fra gli incidenti avvenuti in bicicletta sulla pista ciclabile (indennizzabili perché avvenuti su percorso protetto) e quelli avvenuti nel percorrere una strada aperta al traffico dei veicoli a motore escludendo, nel secondo caso, l’indennizzo, per la libera scelta del lavoratore di esporsi a un rischio maggiore rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto.

Al contrario, con la nuova normativa, a far data dal 2 febbraio – data di entrata in vigore della nuova legge – il percorso effettuato con la bicicletta dovrà intendersi “sempre necessitato”, per i suoi “positivi riflessi ambientali”.

A chiarire ulteriormente la questione della riconoscibilità dell’infortunio in bicicletta, è intervenuta l’INAIL con la circolare n. 14 del 25 marzo 2016 avente per oggetto: “Linee guida per la trattazione dei casi di infortuni in itinere. Utilizzo del velocipede”.

Nella circolare si prendono in esame le principali questioni interpretative legate al riconoscimento dell’infortunio in itinere con la bicicletta (normalità del percorso, interruzioni o deviazioni del percorso, utilizzo del mezzo di trasporto privato).
Viene riassunta la disciplina giuridica dell’infortunio in itinere, che resta integralmente confermata, sia in termini generali, sia con specifico riferimento alle ipotesi in cui l’evento occorra a bordo del velocipede.
Inoltre, stabilisce che l’infortunio in itinere occorso a bordo di un velocipede deve essere, al ricorrere di tutti i presupposti stabiliti dalla legge per la generalità degli infortuni in itinere, sempre ammesso all’indennizzo, con esclusione solo delle fattispecie in cui il comportamento del lavoratore assuma i connotati del rischio elettivo.
Le disposizioni della circolare si applicano ai casi futuri, alle fattispecie in istruttoria e a quelle per le quali sono in atto controversie amministrative o giudiziarie o, comunque, non prescritte o decise con sentenza passata in giudicato.

Per consultare e scaricare l'intero documento: allegato alla circolare n. 14 del 25 marzo 2016 

Omessa vigilanza sull'impiego dei Dispositivi di protezione individuale - Responsabilita' del datore di lavoro

Eccoci ancora una volta a commentare una sentenza di condanna di un datore di lavoro per non aver vigilato sull’utilizzo dei DPI da parte dei lavoratori.

Con sentenza n. 5233 del 16 marzo 2016, la Corte di Cassazione ha affermato come la messa a disposizione da parte del datore di lavoro dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), non esime quest’ultimo dalla responsabilità in caso di infortunio occorso al lavoratore, qualora non abbia vigilato sull’utilizzo effettivo da parte dei dipendenti degli stessi DPI messi a disposizione.

Ma prima di entrare nel merito della sentenza ripercorriamo quanto dice la normativa (D.Lgs. 81/08) a proposito dei DPI.

Art. 18 co. 1 lett. d): “Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale…”; inoltre l’intero Titolo III Capo II (artt. da 74 a 79) del D.Lgs. 81/2008 ne indica definizioni, requisiti, obblighi ecc..

L’art. 20 (Obblighi dei lavoratori) al co. 2 lett. d) si sofferma sugli obblighi dei lavoratori di “utilizzare in modo appropriato i DPI messi a loro disposizione” e, infine, va ricordato l’art. 19 (Obblighi del preposto) che, al co. 1 lett. a), ricorda il “dovere di sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei DPI messi a loro disposizione…”.

Va ricordato infine che l’Art. 18 co. 3 – bis, sempre del D.Lgs. 81/08, pone in capo al Datore di lavoro, l’obbligo di vigilare in ordine all’adempimento degli obblighi sia dei lavoratori che dei preposti.

Tutte norme, quelle citate, che prevedono sanzioni penali (ammenda o arresto) a carico dei soggetti indicati.

Ma allora, vi domanderete, come mai la condanna, quando i DPI erano stati consegnati al lavoratore? Leggiamo cosa si dice in sentenza.

Motivi della decisione
Dice la Corte di Cassazione che: “La sorveglianza dovuta da datori di lavoro, dirigenti e preposti non deve essere ininterrotta e con costante presenza fisica del controllore accanto al lavoratore, ma può anche sostanziarsi in una discreta, seppure continua ed efficace, vigilanza generica, intesa ad assicurarsi, nei limiti dell'umana efficienza, che i lavoratori seguano le disposizioni di sicurezza impartite e utilizzino gli strumenti di protezione prescritti.

Tale obbligo di vigilanza subisce un'ulteriore attenuazione, in base ad un principio di ragionevole affidamento nelle accertate qualità del dipendente, in ipotesi di provetta specializzazione dell'operaio munito di approfondita conoscenza d'una determinata lavorazione cui sia addetto da lungo tempo (v., ancora, Cass. n. 10066/94 cit.).

Nondimeno tale mera attenuazione - che, giova ribadire, è configurabile solo in ipotesi di lavoratore esperto, già adeguatamente formato professionalmente e informato dei rischi connessi alle mansioni assegnategli - non si identifica con la totale omissione di controllo, ravvisata nel caso di specie dai giudici di merito….

Né esime da tale obbligo la semplicità dell'operazione lavorativa, atteso che il grado maggiore o minore di complessità del lavoro da espletare non è in rapporto di proporzionalità diretta con il rischio protetto, ben potendosi dare lavorazioni complesse, ma non pericolose e, per converso, altre anche semplici, ma con elevato livello di pericolosità.”

Questo il link per visualizzare l'intera sentenza.

Quindi, ancora una volta non è l’esperienza, ma la formazione (l’informazione e l’addestramento) la chiave di volta per comprendere i motivi della condanna.

Seminario di approfondimento sugli Ecoreati - relatore avv. Giovanni Catellani

Grande partecipazione di pubblico ieri 18 febbraio per il seminario "La nuova disciplina dei delitti ambientali (Legge 68/15 "Ecoreati")". Argomento complesso e in continua evoluzione, ma sempre di massimo interesse per le aziende e per gli enti pubblici, come l'Agenzia Provinciale per la Protezione dell'Ambiente (APPA) che ha presenziato numerosa.

Relatore l'avv. Catellani, già ospite di QSA in occasione del Master..Lab nel 2014 e apprezzato professionista nell'ambito della complessa materia della responsabilità ammistrativa dell'ente introdotta con il D.Lgs. 231/01. 

         

Dopo il saluto di benvenuto dell'ing. Piero Mattioli di QSA S.r.l., la parola è passata all'avvocato che ha illustrato i risvolti giuridici di una cattiva gestione di scarti, rifiuti e deposti di materiale.

Infatti ora i crimini contro l’ambiente non sono più contravvenzioni, ma delitti: la norma introduce nel codice penale italiano cinque nuovi reati contro l’ambiente (disastro e inquinamento ambientale, traffico e abbandono materiale ad alta radioattività, impedimento dei controlli, omessa bonifica), alcuni dei quali considerati di particolare gravità.

 

Risulta sempre più chiaro che il rispetto del patrimonio ambientale del nostro Paese non è più un'opzione ma è una chiara indicazione europea e nazionale ed è diventato un aspetto al quale tutte le aziende devono porre la necessaria attenzione per le implicazioni che può avere sul proprio business.

Ma è possibile trasformare queste restrizioni normative in un'opportunità di miglioramento e di efficientamento dei propri processi lavorativi. Adottare Modelli di Organizzazione e Gestione e sistemi di gestione che indagano sulle possibili commissioni di reato contro l'ambiente significa avere una più consapevole gestione del rischio attraverso la formazione del personale, l'applicazione di procedure e la definizione di momenti di controllo.

Al termine si è tenuto il dibattito con il pubblico, condotto dall'ing. Piero Mattioli.

Pubblicata la nuova versione della norma sui sistemi di gestione ambientale - 14001:2015
Il nuovo standard continua ad aiutare le organizzazioni, permettendo loro di mantenersi aggiornate nel campo della gestione ambientale, aiutandole a ridurre gli sprechirisparmiare energia e proteggere la loro reputazione
Basata sulla nuova "High Level Structure", ISO 14001:2015 semplifica l'integrazione con altri sistemi di gestione, aiutando le organizzazioni a migliorare l'efficienza e risparmiare tempo.

Principali cambiamenti:
• Maggiore attenzione a temi quali la trasparenza e la responsabilità in materia di gestione ambientale e prestazioni;
• Allineamento tra prestazioni ambientali e direzione strategica dell’organizzazione;
• Maggiore livello di dettaglio sugli obiettivi ambientali;
• Integrazione del sistema di gestione ambientale nei processi organizzativi;
• Maggiore importanza data alla leadership e alla comunicazione.

ISO 14001 è il primo standard internazionale al mondo per la gestione ambientale. Dal 1992, in seguito all’aggiornamento dello standard BS 7750, supporta le organizzazioni nel miglioramento delle prestazioni ambientali e della sostenibilità.
Nel 2011 il Comitato Tecnico ISO ha deciso di rivedere lo standard ISO 14001: dall’ultima release, infatti, sono cambiati in maniera significativa tecnologie e business ed emerge ora la chiara necessità di un formato comune per rendere più semplice l’integrazione e l’implementazione di più standard.
Per assicurare una maggiore rilevanza rispetto ad un mercato in costante mutamento, i principali cambiamenti coinvolgeranno non solo le pratiche di gestione ambientale, ma anche la gestione e il mantenimento nel tempo del sistema di gestione per gli anni a venire.
ISO 14001:2015 aiuterà le organizzazioni a mettere in atto una policy per promuovere la protezione dell’ambiente nel proprio contesto di business. Ciò aumenterà l’impegno nello sviluppo sostenibile, nell’utilizzo delle risorse in riferimento ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ecosistema.
 

Pubblicata la nuova versione della norma sui sistemi di gestione qualita' - 9001:2015

 Si tratta della revisione più rilevante sin dal 2000 ed è stata definita tenendo in considerazione il panorama economico commerciale moderno, adattandosi ad ogni tipo di organizzazione senza distinzione di settore o dimensione. I cambiamenti dello standard lo rendono abbastanza flessibile da offrire numerosi benefici alle organizzazioni, definendo non solo uno strumento per la gestione della qualità ma anche un framework comune per l’efficienza dei processi e la soddisfazione dei clienti.

È possibile effettuare la transizione entro tre anni dalla pubblicazione della norma.

I principali cambiamenti allo standard:
• Maggiore enfasi sulla realizzazione di sistemi di gestione basati sulle singole necessità delle organizzazioni;
• Coinvolgimento e reperibilità del top management diventano requisiti per allineare il sistema di gestione qualità alla strategia di business;
• L’approccio basato sulla gestione del rischio rende lo standard un importante strumento di prevenzione e incoraggia il miglioramento continuo;
• Requisiti documentali meno prescrittivi, lasciando all’organizzazione la scelta del formato e della tipologia delle informazioni documentali necessarie;
• Maggiore allineamento e semplicità di integrazione del sistema di gestione qualità grazie alla nuova struttura e testo comuni.

Come per tutti gli standard internazionali, ISO 9001 è soggetta a periodiche revisioni. ISO ha studiato un sistema per dare un’identica struttura, un testo unico, termini e definizioni comuni per tutti gli standard per i sistemi di gestione. Questo, oltre a semplificare l’integrazione tra più sistemi di gestione, renderà lo standard più facile e comprensibile per gli utilizzatori.

Il comitato responsabile ha ritenuto necessario che nella versione 2015 venissero apportati diversi cambiamenti per:
• rispondere alle esigenze del mercato;
• aumentare l’abilità di un’organizzazione a soddisfare i suoi consumatori;
• fornire maggiore focalizzazione verso i consumatori;
• riflettere l’ambiente complesso in cui le organizzazioni operano;
• fornire un impianto per l’integrazione con gli altri sistemi di gestione;
• introdurre un approccio basato sul rischio;
• allineare la policy del sistema di gestione e gli obiettivi con la strategia di un’organizzazione;
• fornire maggiore flessibilità nella documentazione.

La QSA sbarca a Bolzano in grande stile

Straordinaria partecipazione al seminario con il pm torinese Raffaele Guariniello tenutosi presso la LUB lo scorso 29 maggio.

 

Gremita l’aula magna dell’università bolzanina in occasione del seminario dal titolo: “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, obblighi e responsabilità tra norma e giurisprudenza” con il procuratore della Repubblica di Torino Raffaele Guariniello e che ha visto la partecipazione di 350 persone tra rspp e aspp, coordinatori della sicurezza, imprenditori, rls, studenti dei corsi per tecnici della prevenzione, rappresentanti delle istituzioni, della magistratura e delle forze dell’ordine.

Una ventina le organizzazioni che hanno aderito all’iniziativa: dagli imprenditori della CNA alle 4 sigle sindacali e ancora gli ordini e i collegi professionali: architetti, geometri, periti, avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro che hanno garantito ai loro iscritti il riconoscimento dei crediti professionali.

Cifre che stanno ad indicare della riuscita dell’evento organizzato dalla QSA Servizi srl con la collaborazione dell’associazione dei laureati della LUB (Alumni Club) e con Wolters Kluwer Italia, la casa editrice che pubblica i manuali del dr. Guariniello.

 

  
 

Dopo il saluto del sindaco di Bolzano che ha patrocinato l’iniziativa, e la premessa dell’ing. Mattioli che ha illustrato il programma della giornata e ringraziato tutti i partecipanti ed i collaboratori, la parola è passata al procuratore Guariniello la cui figura e ruolo sono ben noti.

Nella sua relazione, una vera “lectio magistralis” vista la sede in cui l’evento si è tenuto, il magistrato ha svolto un’analisi delle più significative norme del testo unico così come lette ed interpretate dalla giurisprudenza della Corte di cassazione. 
Il datore di lavoro e i suoi compiti, la responsabilità amministrativa delle imprese, la colpa da organizzazione, la delega e sub-delega di responsabilità, il problema dell’individuazione del datore di lavoro nelle società e negli enti pubblici con tutti i problemi legati all’effettivo  possesso dei poteri decisionali e di spesa.  
E ancora i profili di responsabilità di rspp, coordinatori, dirigenti, preposti, medici competenti con riferimento ai rispettivi ruoli e funzioni.

Due ore di relazione, ascoltata in religioso silenzio e conclusasi con uno scrosciante applauso, cui ha fatto seguito una tavola rotonda durante la quale il Magistrato ha dialogato con alcuni rappresentanti delle istituzioni dell’Alto Adige (Dott. Sieghart Flader, direttore dell’Ispettorato del lavoro, Dott. Robert Pfeifer, direttore provinciale dell’INAIL) e dell’imprenditoria locale (Dott.ssa Marianna Paonessa, consulente risorse umane e Dott. Ing. Piero Mattioli, consulente sistemi di gestione). Al termine si è tenuto il  dibattito con il pubblico, con oltre 25 domande proposte dai partecipanti e moderato dal Dott. Franco Mugliari, direttore scientifico del seminario.

Il Dr. Guariniello sarà a Trento il prossimo  18 settembre, evento, organizzato da QSA Servizi S.r.l. Società di Ingegneria che costituirà anche la prima lezione di un corso di alta formazione (masterlab) per progettisti di sistemi di gestione e componenti degli organismi di vigilanza.

Obbligo di diagnosi energetiche per grandi imprese e imprese energivore

Il Decreto Legislativo 4 luglio 2014 n.102 introduce per gli energivori e le grandi imprese, l’obbligo di Diagnosi Energetica o adozione di sistemi di gestione conformi alle Norme ISO 50001 da eseguire entro il 05.12.2015, e successivamente ogni 4 anni.

Le imprese soggette ad obbligo sono:

1. Imprese a forte consumo di energia o cosiddette imprese energivore (DL 83/2012, DM 05.04.2013) indipendentemente dalla loro dimensione.
  Per chiarire, le imprese energivore sono quelle per le quali, nell'annualità di riferimento, si sono verificate entrambe le seguenti condizioni: 
  a) abbiano utilizzato, per lo svolgimento della propria attività, almeno 2,4 GWh di energia elettrica oppure almeno 2,4 GWh di energia diversa dall'elettrica; 
  b) il rapporto tra il costo effettivo del quantitativo complessivo dell'energia utilizzata per lo svolgimento della propria attività, determinato ai sensi dell'articolo 4, e il valore del fatturato, determinato ai sensi dell'articolo 5, non sia risultato inferiore al 3%.
2. Grandi Imprese, ovvero
  a) imprese che occupino più di 250 persone;
  b) il cui fatturato annuo superi i 50 Milioni di Euro o il cui bilancio annuo supera i 43 milioni di Euro.

I soggetti che possono eseguire tali diagnosi presso le imprese soggette ad obbligo sono:
ESCo certificate UNI CEI 11352
Esperti in gestione energia EGE certificati UNI CEI 11339
Auditor Energetico –Figura prevista ma non ancora normata e pertanto, al momento, non esistente

Le sanzioni previste dal Legislatore vanno dai 4.000 ai 40.000 Euro.

Per chiarimenti sull'argomento, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato un documento che approfondisce anche le modalità tecniche per l'esecuzione della diagnosi, nonché le modalità di comunciazione dei risultati e altri adempimenti: "Chiarimenti in materia di diagnosi energetica nelle imprese"

La Cassazione rinnova la necessita' di definire un sistema collaborativo in azienda per gestire la sicurezza

Evidenziata dalla Corte di Cassazione nella sentenza n.15172 del 13/04/2015 la necessità di un “sistema collaborativo” fra datore di lavoro e lavoratori finalizzato ad una corretta applicazione delle norme in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro. La suprema Corte ha sottolineato, infatti, come le recenti normative di prevenzione nella materia specifica facenti capo al D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 impone che anche i lavoratori si attengano alle specifiche misure cautelari e agiscano comunque con diligenza, prudenza e perizia nei luoghi di lavoro. Anche la giurisprudenza ha fatto notare la Corte di Cassazione, tende a dare una maggiore considerazione alle responsabilità del lavoratore, come richiesto dal “principio di autoresponsabilità del lavoratore” il quale si integra con l’obbligo di controllo da parte del datore di lavoro sempre che questi abbia fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione con la conseguenza che lo stesso non risponderà di un evento infortunistico derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore. E’ chiaro, ha ribadito ancora la suprema Corte, che comunque viene meno l’aspetto collaborativo quando un evento lesivo sia da ricondurre alla mancanza o insufficienza di quelle misure di prevenzione che se adottate sarebbero state utili a neutralizzare il rischio che ha corso il lavoratore.

Nel caso in questione, un lavoratore addetto ad una macchina impilatrice è deceduto nell'atto, probabilmente, di togliere una piastrella sulla rulliera. E' stato accertato che il fatto è avvenuto perché le fotocellule che bloccavano il funzionamento qualora vi fosse un'intrusione nell'area di rischio, erano state volutamente disattivate, così come su altre macchine simili di recente installazione. 

La Cassazione ha ritenuto infondate le motivazioni del ricorso presentato dal Datore di Lavoro, poiché la "manomissione della macchina era stata certamente opera di persona esperta e, quindi, con tutta probabilità non già ad opera dei lavoratori addetti al suo uso ma di un elettricista, per cui era da ritenere che la manomissione era ricollegabile ad una iniziativa presa proprio dalla dirigenza per rendere più agili le manovre sulla macchina".

E' però da rilevare, ha così proseguito la suprema Corte, “che il sistema della normativa antinfortunistica si è lentamente trasformato da un modello ‘iperprotettivo’, interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro che, in quanto soggetto garante era investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori (non soltanto fornendo i dispositivi di sicurezza idonei, ma anche controllando che di questi i lavoratori facessero un corretto uso, anche imponendosi contro la loro volontà), ad un modello "collaborativo" in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compresi i lavoratori”. “La recente normativa (D. Lgs 81/2008)”, ha aggiunto la Sez. IV, “impone anche ai lavoratori di attenersi alle specifiche disposizioni cautelari e comunque di agire con diligenza, prudenza e perizia. Le tendenze giurisprudenziali si dirigono anch'esse verso una maggiore considerazione della responsabilità dei lavoratori (cd. "principio di autoresponsabilità del lavoratore)”.

 La misura di prevenzione che ben si sposa con l'impostazione collaborativa auspicata dalla Cassazione è l'implementazione e l'attuazione di un Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro (SGSSL), la cui prerogativa è quella di identificare le norme applicabili, tradurle in prassi operative, individuarne i responsabili all'interno dell'azienda e definire degli standard per la registrazione e archiviazione di tutta la documentazione prodotta per rendere evidenti le attività svolte.
Tale modalità di gestione della sicurezza, codificata anche da norme internazionali come la BS OHSAS 18001, è basata proprio sull'identificazione e la distribuzione corretta delle responsabilità, a partire dal Datore di Lavoro, passando per le figure consulenziali come RSPP e Medico Competente, fino ai lavoratori. Cercando di raggiungere insieme un continuo miglioramento delle prestazioni e quindi riduzione di incidenti, infortuni e malattie professionali.

DURC nuova procedura per il rilascio online dal primo luglio

Attiva la nuova procedura online per la richiesta in tempo reale del DURC. 

Per richiederlo è necessario autenticarsi con PIN o Carta Nazionale dei Servizi (CNS) e accedere al sito dell'INPS (http://serviziweb2.inps.it).

Sul sito stesso è possibile visualizzare le informazioni dettagliate per le modalità di accesso e per richiedere e/o gestire il proprio PIN.

Il 21 luglio QSA organizza un seminario informativo sulle modifiche 2015 di ISO 9001 e 14001

Per la fine del 2015 è prevista l’entrata in vigore della nuova versione della ISO 9001:2015, lo standard internazionale più diffuso relativo alla gestione della Qualità, applicabile da tutte le Organizzazioni operanti in qualsiasi settore di attività, e della ISO 14001:2015, lo standard relativo ai sistemi di gestione dell'ambientale.

La nuove versioni sostituiranno le attuali del 2008 (9001) e del 2004 (14001). A seguito della pubblicazione, le organizzazioni certificate avranno un periodo di transizione di tre anni a partire dal momento della pubblicazione per adattare il loro sistema di gestione ai nuovi requisiti.

Per aiutare il momento di transizione e capire insieme quali sono le differenze rispetto alle versioni precedenti, QSA S.r.l. in collaborazione con TÜV Intercert Saar, organizza:

Il seminario affronterà le principali modifiche apportate alle versioni 2015 delle norme ISO 9001 e 14001, con particolare attenzione all'approccio basato sull'analisi dei rischi, con una breve introduzione dedicata alle possibilità di incentivazione economiche che mette a disposizione la Provincia Autonoma di Trento per le aziende che decidono di affrontare un percorso di certificazione.

Di seguito si riporta il programma dettagliato:

8.15: Registrazione partecipanti 
8.30: Introduzione e saluti. Le opportunità economiche ed incentivi nella Provincia Autonoma di Trento
8.45 - 10.30: Le novità della nuova edizione della norma ISO 9001:2015: La struttura e i requisiti della  nuova norma. L’analisi dei rischi applicata al nuovo standard. La gestione della fase transitoria
10.30 - 10.45: Pausa
10.45 - 12.30: Le novità della nuova edizione della norma ISO 14001:2015: La struttura della nuova norma. Analisi dei requisiti e confronto con l’edizione 2004. Obblighi e opportunità. La gestione della fase transitoria
12:30: Domande
13:00: Chiusura lavori

Per ulteriori informazioni contattare Francesca Cafaro: tel 0471 950720, mail commerciale@qsa.it

Il seminario è rivolto a tutti i Responsabili Qualità e Ambiente delle aziende, datori di lavoro e aziende interessate allo sviluppo o all'aggiornamento dei Sistemi di Gestione Qualità e Ambiente.

Seveso 3: approvata il 23/06/15 la proposta del Ministero dell'Ambiente

Seveso III

La Seveso III è la direttiva 2012/18/UE che dal 1° giugno 2015 è andata a sostituire le “direttive 96/82/CE (cd. “Seveso II”), recepita in Italia con il D.lgs 334/99, e 2003/105/CE, recepita con il D.lgs. 238/05“.
“L’aggiornamento della normativa comunitaria in materia di controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose è, in primis, dovuto alla necessità di adeguare la disciplina al recente cambiamento del sistema di classificazione delle sostanze chimiche. Tale cambiamento è stato introdotto con il Regolamento CE n. 1272/2008 (Clp Ndr), relativo alla classificazione, all’etichettatura ed all’imballaggio delle sostanze e delle miscele”.
Il decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri riguarda quindi l’attuazione nel nostro ordinamento di tale direttiva, attuazione prevista per gli Stati membri entro 1° giugno 2015.
Al provvedimento ha dato il suo contributo tecnico l'Ispra, che in una nota illustra le principali novità:
- l’adeguamento dell’allegato 1, che individua le sostanze e le categorie di sostanze pericolose soggette ai controlli sui pericoli di incidente rilevante, al nuovo sistema di classificazione ed etichettatura delle sostanze GHS delle Nazioni Unite, recepito nell’Unione europea con il Regolamento CLP 1272/2008;
- il rafforzamento del ruolo di indirizzo del MATTM (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), attraverso l’istituzione di un coordinamento per l’applicazione uniforme sul territorio nazionale della normativa introdotta, composto da rappresentanti delle amministrazioni centrali e locali interessate e dagli organi tecnici;
- la regolazione a livello nazionale, in senso garantista dei livelli di sicurezza, del meccanismo della “deroga”, previsto dalla direttiva per le sostanze pericolose ma non in grado di generare incidenti rilevanti;
- l’introduzione di una modulistica unificata, utilizzabile in formato elettronico per la comunicazione della notifica e delle altre informazioni da parte del gestore dell’impianto;
- il rafforzamento del sistema dei controlli, attraverso la pianificazione e la programmazione delle ispezioni negli stabilimenti;
- il rafforzamento delle misure necessarie a garantire maggiori informazioni al pubblico, nonché a permettere una più efficace partecipazione ai processi decisionali, in particolare nelle fasi di programmazione e realizzazione degli interventi nei siti in cui sono presenti stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

 

Di seguito si riporta un breve excursus dell'evoluzione della direttiva.

Direttiva Seveso
L'incidente di Seveso (ricordiamo avvenuto il 10 luglio 1976 nell'azienda ICMESA di Meda, che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube della diossina TCDD, una sostanza chimica fra le più tossiche) ha spinto gli Stati dell'Unione europea a dotarsi di una politica comune in materia di prevenzione dei grandi rischi industriali a partire dal 1982 (Direttiva Seveso)
La direttiva europea denominata "direttiva Seveso" (direttiva europea 82/501/CEE, recepita in Italia con il DPR 17 maggio 1988, n. 175 nella sua prima versione) impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio.

Seveso II
La cosiddetta direttiva Seveso II (Direttiva 96/82/CE) era la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di accadimento di incidenti rilevanti, connessi con determinate sostanze classificate pericolose. La direttiva prevedeva specifici obblighi per i gestori di quegli stabilimenti in cui tali sostanze siano o possano essere presenti, in quantitativi superiori a specifici limiti di soglia stabiliti dalla Direttiva stessa.

Ai fini dell’applicazione della direttiva Seveso le sostanze che risultavano classificate come pericolose erano:
- Tossiche e molto tossiche;
- Comburenti;
- Esplosive;
- Infiammabili, facilmente infiammabili ed estremamente infiammabili;
- Pericolose per l’ambiente.

Da maggio 2015 introdotti nuovi ecoreati: inasprimento delle pene per persone fisiche ed enti

La L. n. 68/2015, entrata in vigore lo scorso 29 maggio, ha introdotto al Titolo VI del Libro II del Codice Penale nuove fattispecie delittuose in materia ambientale, nuove circostanze aggravanti e attenuanti, nuove previsioni in materia di confisca e il raddoppio dei termini di prescrizione per i nuovi reati.

I nuovi delitti previsti a tutela dell'ambiente risultano tutti puniti con pene detentive molto pesanti e si aggiungono agli altri illeciti penali disciplinati dal D.lgs. 152/2006 e dalle altre leggi di settore.

La L. 68/2015 prevede inoltre un inasprimento delle sanzioni contenute dalla L. 150/1992, relativa all'applicazione in Italia della convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, e introduce dei meccanismi estintivi per quanto riguarda le contravvenzioni previste dal D.lgs. 152/2006.

Con la L. 68/2015 viene inoltre nuovamente esteso il novero dei reati presupposto della responsabilità cd. amministrativa degli Enti, con l’introduzione, all’art. 25 undecies d.lgs. 231/2001, dei seguenti nuovi delitti:

- inquinamento ambientale (art. 452 bis), anche colposo (452 quinquies c.p.), che sanziona colui che cagioni abusivamente la compromissione o il deterioramento, significativi e misurabili, delle acque o dell'aria o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo ovvero di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora e della fauna;

- disastro ambientale (art. 452 quater c.p.), anche colposo (452 quinquies c.p.), che sanziona colui che cagioni abusivamente un disastro ambientale (intendendo per tale l'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema, l'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali e l'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo);

- traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452 sexies c.p.), che sanziona colui che abusivamente ceda, acquisti, riceva, trasporta, importi, esporti o procuri ad altri, detenga, trasferisca, abbandoni o si disfi illegittimamente di materiale ad alta radioattività, salvo che il fatto costituisca più grave reato;

- associazione a delinquere e associazione di tipo mafioso finalizzati a commettere taluno dei delitti contro l’ambiente previsti al Titolo VI del Libro II c.p. ovvero in caso di associazione di tipo mafioso finalizzata all’acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti o di servizi pubblici in materia ambientale (art. 452 octies c.p.).

Poiché le sanzioni previste per le Società sono sia di tipo pecuniario che di tipo interdittivo, è opportuno che le aziende:

- già dotate di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del d.lgs. 231/2001 provvedano ad aggiornarlo, con la valutazione dei rischi aziendali connessi alle nuove fattispecie di reato presupposto e alla valutazione delle misure necessarie a prevenirli;

- non dotate di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del d.lgs. 231/2001 valutino l'opportunità di procedere con l'adozione di tale presidio, unico a consentire l'esenzione delle sanzioni in capo alla Società"

Formazione specifica dei lavoratori e valutazione dei rischi: indicazioni del Ministero del Lavoro

La Commissione precisa che il documento di valutazione dei rischi (di cui all’art. 17, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 81/2008) redatto dal datore di lavoro a conclusione della valutazione dei rischi, secondo le indicazioni degli articoli 28 e 29 del medesimo decreto, deve contenere la puntuale individuazione di tutti i rischi concretamente connessi al lavoro da svolgere e non può riferirsi astrattamente alla mansione attribuita al lavoratore.
Da ciò discende che anche l’adeguatezza della formazione per ciascun lavoratore – da considerarsi parte integrante dell’organizzazione del lavoro e da ricomprendersi tra le misure di prevenzione da programmare – è correlata alla valutazione dei rischi e deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione o all’insorgenza di nuovi rischi.

Pertanto i contenuti e la durata della formazione specifica, così come indicati nell’Accordo Stato-Regioni n. 221 del 21 dicembre 2011 e come ribadito nell’Accordo Stato-Regioni n. 153 del 25 luglio 2012, costituiscono un percorso minimo che il datore di lavoro dovrà valutare se sufficiente o da integrare tenendo conto sia di nuove normative che di quanto emerso dalla valutazione dei rischi.

Nel caso in cui un lavoratore in possesso di formazione per lo svolgimento di una determinata attività venga adibito allo svolgimento di singole particolari mansioni, ricomprese nell’attività principale per la quale è stata erogata la formazione, la stessa può essere riconosciuta valida solo se all’interno del percorso formativo i rischi specifici (relativi alle particolari mansioni) sono stati adeguatamente trattati.

Fatto salvo l’obbligo della frequenza di corsi specifici ed aggiuntivi qualora la relativa formazione sia prevista da norme specifiche, come, ad esempio, quella di cui al decreto interministeriale del 4 marzo 2013.

In ogni caso, qualora i compiti affidati ad un lavoratore lo espongano di fatto a rischi diversi ed ulteriori rispetto a quelli che siano già stati oggetto di valutazione e di conseguente formazione, saranno necessarie sia una nuova valutazione dei rischi che una correlata formazione integrativa.

Schede dati sicurezza delle miscele pericolose: dal 1 giugno in vigore il nuovo Regolamento

A partire dal 1 Giugno 2015 il Regolamento (CE) 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio (CLP) è la sola normativa vigente per la classificazione e l'etichettatura delle sostanze chimiche e delle miscele. Terminerà così la fase transitoria che dal 20 Gennaio 2009 ha consentito alle imprese di avvalersi ancora delle disposizioni della precedente legislazione, in particolare della direttiva 67/548/CEE sulle sostanze pericolose e della direttiva 1999/45/CE sui preparati pericolosi.

Il Regolamento CLP sostituisce integralmente la normativa precedente; pertanto dal 1 giugno 2015 si applicano le seguenti disposizioni:
• le sostanze chimiche devono essere classificate soltanto conformemente al Regolamento CLP;
• le miscele devono essere classificate, etichettate e imballate unicamente in conformità al Regolamento CLP. Tuttavia le miscele già classificate, etichettate e imballate in base alla Direttiva 1999/45/CE DPP e immesse sul mercato antecedentemente al 1° giugno 2015 devono soltanto essere rietichettate e reimballate entro il 1° giugno 2017
• le classificazioni delle sostanze e delle miscele conformemente al Regolamento CLP devono essere riportate nella scheda di dati di sicurezza.

Il CLP richiede alle società di classificare, etichettare e imballare le loro sostanze chimiche pericolose in modo appropriato prima d'immetterle sul mercato a garanzia della sicurezza di lavoratori e consumatori. Un elevatissimo numero di prodotti deve essere ri-etichettato ai fini della conformità al CLP, compresi oggetti di consumo quali vernici o detergenti, oltre che miscele industriali.

Il Ministero della Salute ha emesso una circolare che chiarisce la corretta applicazione della deroga di due anni per l'adozione della etichetta CLP per le miscele fabbricate e immesse in commercio prima del 1° giugno 2015 ai sensi dell'articolo 61, paragrafo 4 del Regolamento (CE) n. 1272/2008 CLP.

E’ possibile, inoltre, avvalersi dell’assistenza dell’Helpdesk nazionale CLP dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sistri: la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati chiede un sistema meno costoso per le imprese

Il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti, potrebbe avere i giorni contati. La Commissione Ambiente della Camera ha infatti approvato la risoluzione con la quale si chiede al Governo di studiare un Sistema totalmente nuovo, superando quello attuale.

Confartigianato insieme a Rete Imprese Italia, è soddisfatta per questo passo avanti e attende ora che si concretizzi la cancellazione e il superamento definitivo di questo sistema.

La Camera, dunque, ha stabilito che il Sistri dovrà essere superato e questo è un segnale molto importante per migliaia di imprese che hanno bisogno di un Sistema di tracciabilità nuovo, efficace e in grado di garantire la tutela dell’ambiente, senza costi pesanti e procedure complicate.

Per Confartigianato è ora assolutamente necessario che il nuovo bando che, entro il 30 giugno, la Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà presentare, sia impostato secondo queste premesse. Altrettanto importante è lavorare subito sulla normativa esistente, rimuovendo gli oltre 25 interventi legislativi che, in questi anni, sono stati costruiti sull’impalcatura delle regole e delle caratteristiche del vecchio SISTRI.

Confartigianato apprezza in particolare la scelta della Commissione Ambiente della Camera di mettere nero su bianco, nella risoluzione approvata, la richiesta al Governo di un “impegno” al superamento definitivo del Sistema come da sempre chiesto e ribadito. 

Il nuovo Sistema dovrà avere un profilo pienamente istituzionale, dovrà essere basato sull’informatizzazione degli attuali adempimenti cartacei e, soprattutto, dovrà essere gestibile, con costi minimi, dall’intera platea delle imprese chiamate a tracciare i propri rifiuti, sfruttando le più moderne tecnologie.

INAIL: rideterminata la percentuale di sconto del premio per prevenzione infortuni

 

Trascorsi i primi due anni dalla data d’inizio dell’attività, l’Inail, in relazione agli interventi effettuati per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, può applicare al datore di lavoro che sia in regola con le disposizioni in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro e con gli adempimenti contributivi ed assicurativi, una riduzione del tasso medio di tariffa in misura fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno.

Sulla base del Decreto del Ministero del Lavoro del 3 marzo 2015, e seguente circolare INAIL del 29 aprile 2015, la riduzione del tasso è stata leggermente modificata al ribasso con i seguenti valori:

Numero di lavoratori-anno Sconto applicato
fino a 10 28%
da 11 a 50 18%
da 51 a 200 10%
oltre 200 5%

 La riduzione sarà adottata a seguito della richiesta del Datore di Lavoro entro il 28 febbraio di ogni anno, a condizione che l'azienda, nell’anno precedente a quello della domanda, abbia adottato “interventi migliorativi in materia di igiene, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ulteriori rispetto alle prescrizioni della normativa vigente”

1 giugno 2015: modifiche della classificazione dei rifiuti

Il prossimo 1° giugno entrerà in vigore obbligatoriamente il nuovo Regolamento UE 1357/2014 sulla classificazione dei rifiuti.

Tale Regolamento modifica le modalità di attribuzione della pericolosità, sostituendo inoltre le classi H come definite nell'allegato III della Direttiva 2008/98/CE con le nuove classi HP.

Le nuove caratteristiche di pericolo HP da attribuire ai rifiuti pericolosi a partire dal 1 giugno 2015 sono:

HP1 esplosivo 
HP2 comburente 
HP3 infiammabile 
HP4 irritante – irritazione cutanea e lesioni oculari 
HP5 tossicità specifica per organi bersaglio (STOT)/tossicità in caso di aspirazione 
HP6 tossicità acuta 
HP7 cancerogeno 
HP8 corrosivo 
HP9 infettivo 
HP10 tossico per la riproduzione 
HP11 mutageno 
HP12 liberazione di gas a tossicità acuta 
HP13 sensibilizzante 
HP14 ecotossico 
HP15 rifiuto che non possiede direttamente una delle caratteristiche di pericolo summenzionate ma può manifestarla successivamente 

Le HP vengono attribuite sulla base della presenza di sostanze all’interno del rifiuto che presentano indicazioni di pericolo specifiche in concentrazione superiore a valori di soglia indicati e sulla base di metodi prova descritti nel regolamento (CE) n.440/2008, oppure in altri metodi di prova e linee guida riconoscibili a livello internazionale.
Fino al 1° giugno le classi HP non sostituiranno le classi H, mentre a partire da tale data le vecchie classi H non potranno più essere utilizzate.

 

A seguito di quanto disposto nelle procedure pubblicate all’indirizzo del sito SISTRI per quanto concerne il cambio di classificazione, le Aziende sono necessariamente chiamate ad azzerare la giacenza in SISTRI dei rifiuti pericolosi in carico (a registro) e ricaricarla con le nuove classi di pericolo.

La mancata o non corretta registrazione delle movimentazioni in SISTRI non comportano alcuna sanzione fino al 31/12/2015, diversamente dalle registrazioni degli stessi movimenti nelle tradizionali scritture contabili (registro di carico e scarico e formulari trasporto), dove le operazioni di riclassificazione dovranno essere invece eseguite con attenzione.
I soggetti che utilizzano il registro di carico e scarico cartaceo e che eseguono dunque le annotazioni in “manuale”, qualora abbiano rifiuti pericolosi in giacenza dal 1 giugno p.v. dovranno provvedere alla loro riclassificazione possibilmente entro tale data, riportando nella colonna “Annotazioni” del registro la dicitura “rifiuto riclassificato ai sensi del Reg. UE 1357/2014 – nuove classi di pericolo: HP_, HP_, ecc.”
I soggetti che si avvalgono invece di un software gestionale dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni del fornitore del software, soprattutto se il gestionale è interoperabile con SISTRI.
Ad ogni modo, per entrambi i soggetti, è auspicabile sia completato l’allontanamento attraverso terzi autorizzati di tutti i rifiuti pericolosi in giacenza entro il 31 maggio p.v..

 

La riclassificazione dei rifiuti non comporta alcun obbligo di nuova analisi chimica, in quanto ciò che cambia è soltanto il giudizio finale relativo alla classificazione e all’attribuzione delle nuove classi di pericolo. E’ pertanto sufficiente richiedere al proprio laboratorio d’analisi di fiducia, un allegato al rapporto di prova emesso in precedenza, contenente il nuovo giudizio ai sensi del Regolamento 1357/2014/UE.
Infatti gli impianti autorizzati di destinazione dei rifiuti hanno già iniziato a chiedere ai propri fornitori (produttori dei rifiuti) di prepararsi ad adempiere fin dal 1 giugno p.v. al nuovo Regolamento, producendo e/o modificando i seguenti documenti:
- Scheda descrittiva di omologa impianto;
- Analisi o allegato analisi nel quale sono riportate le nuove caratteristiche di pericolo.
Dal 1 giugno 2015 in poi i suddetti impianti saranno costretti, loro malgrado, a respingere tutti i carichi che non risulteranno in regola con le nuove caratteristiche di pericolo (formulario, scheda, analisi e/o allegato analisi). Non saranno accettati nemmeno conferimenti con ‘analisi in corso’.

 

Ogni quanto si tara uno strumento di misura?

Per quanto riguarda la periodicità di taratura di uno strumento di misura, in generale non esiste, tranne che in casi eccezionali, una legge o una norma che fissi un obbligo specifico. La periodicità di taratura, secondo anche le ISO 9001, è definita dall'utilizzatore dello strumento che, prendendosi la responsabilità dell'utilizzo e dell'applicazione, decide con quale frequenza tarare lo strumento. Per decidere tale periodicità l'utente deve basarsi su alcune informazioni. La principale riguarda quella fornita dal costruttore dell'apparecchio.

Per convenzione mondiale le caratteristiche tecniche di uno strumento, quindi anche la sua precisione, vengono dichiarate dal costruttore dell'apparecchio sui cataloghi e/o manuali di istruzioni, con validità di un anno. Ciò significa che, se lo strumento viene utilizzato nelle condizioni standard definite dal produttore, esso è garantito - per quella precisione - per un anno. L'utilizzatore, ovviamente, in funzione dell'applicazione e dell'utilizzo può accorciare o allungare la periodicità di taratura. Altro parametro che l'utilizzatore può tenere in considerazione per modificare la periodicità di taratura garantita dal fornitore è l'applicazione a cui esso è destinato.

Se l'utilizzatore acquista uno strumento più preciso rispetto alle sue esigenze di misura, dopo aver fatto dei confronti durante gli anni successivi all'acquisto, può decidere di allungare il periodo di taratura. In questo caso può 'declassare' lo strumento. Automaticamente lo strumento sarà in grado di tenere questa precisione diminuita per un tempo più lungo. Per far questo però l'utilizzatore dovrebbe all'interno del suo manuale di qualità (ISO 9001 o certificazione di prodotto/servizio) definire la nuova periodicità di taratura per quello strumento e motivarla, magari dopo aver consultato un ente certificatore.

 

© casaeclima.com - "Risponde Antonio Pili, Responsabile Marketing testo S.p.A."

Qualifica dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU): vantaggi di tariffa ai produttori di energia da fonti rinnovabili

I Sistemi Efficienti di Utenza (SEU e SEESEU) sono Sistemi Semplici di Produzione e Consumo costituiti da almeno un impianto di produzione e da un’unità di consumo direttamente connessi tra loro mediante un collegamento privato senza obbligo di connessione a terzi e collegati, direttamente o indirettamente, tramite almeno un punto, alla rete pubblica.

E' possibile ora richiedere un riconoscimento da parte del Gestore Servizi Energetici (GSE), attraverso una procedura informatica che prevede la dichiarazione e la descrizione del Sistema che dovrà essere costituito come specificato dall'Allegato A della Delibera 578/2013/R7eel, ovvero soddisfare tutti i seguenti requisiti:

1. sono realizzazioni per le quali l’iter autorizzativo, relativo alla realizzazione di tutti gli elementi principali (unità di consumo e di produzione, relativi collegamenti privati e alla rete pubblica) che la caratterizzano è stato avviato in data antecedente al 4 luglio 2008;

2. sono sistemi esistenti al 1°gennaio 2014, ovvero sono sistemi per cui, alla predetta data, sono stati avviati i lavori di realizzazione ovvero sono state ottenute tutte le autorizzazioni previste dalla normativa vigente;

3. sono sistemi che rispettano i requisiti previsti per i SEU;

4.  sono sistemi che connettono, per il tramite di un collegamento privato senza obbligo di connessione di terzi, esclusivamente unità di produzione e di consumo di energia elettrica gestite dal medesimo soggetto giuridico che riveste, quindi, il ruolo di produttore e di unico cliente finale all’interno di tale sistema. L’univocità del soggetto giuridico deve essere verificata al 1° gennaio 2014, ovvero, qualora successiva, alla data di entrata in esercizio del predetto sistema;

5. sono SSPC già in esercizio alla data di entrata in vigore del presente provvedimento caratterizzati, alla medesima data, da una o più unità di consumo tutte gestite, in qualità di cliente finale, dal medesimo soggetto giuridico o da soggetti giuridici diversi purché tutti appartenenti al medesimo gruppo societario.

A seguito dell'iter di riconoscimento i soggetti qualificati potranno ottenere lo sgravio degli addebiti degli oneri generali si sistema sull'energia prodotta e autoconsumata.

Le richieste di qualifica devono essere presentate entro 90 giorni dalla pubblicazione delle regole applicative (3 marzo 2015) e quindi entro il 1 giugno 2015.

Per maggiori informazioni sulla documentazione richiesta per la qualifica e assistenza per l'inoltro della domanda, potete scrivere a info@qsa.it

 

ADR 2015: dal 1/07/2015 entrano in vigore le nuove disposizioni

Di seguito si riportano le principali novità presenti nell’ADR 2015.

CAP 1.1.3: Esenzioni 

  • In merito alle esenzioni per natura del trasporto, sono state apportate delle modifiche riguardanti l’esenzione sui trasporti effettuati dalle imprese come completamento alla loro attività principale, in quantità non superiore a 450 litri per imballaggio, applicata anche ai contenitori per il trasporto alla rinfusa IBC e grandi imballaggi.
  • Sono state revisionate le esenzioni relative al trasporto di carburanti liquidi, per le quali sono state aggiunte delle nuove condizioni:
    - i carburanti liquidi adibiti al funzionamento di un equipaggiamento sono esenti soltanto nel caso in cui il carburante venga utilizzato o destinato all’uso durante il trasporto;
    - il carburante contenuto nei serbatoio di una macchina mobile non stradale che è trasportata come un carico, può essere trasportato in serbatoi fissi collegati direttamente al motore e/o agli equipaggiamenti ausiliari.
  • In aggiunta a quanto indicato nella Tabella 1.1.3.6.3 relativamente alle esenzioni per unità di trasporto, (la cosidetta “esenzione parziale”) per le merci liquide, si deve considerare la quantità totale di merci pericolose contenute, in litri e non più la capacità nominale del recipiente, invece per i gas compressi e i prodotti chimici sotto pressione, la capacità in acqua del recipiente in litri.
  • Le disposizioni dell’ADR non si applicano ai dispositivi di stoccaggio e di produzione di energia elettrica (es. pile al litio, condensatori elettrici, ecc.) quando:
    - installati in un veicolo che esegue un’operazione di trasporto e destinati alla sua propulsione o al funzionamento di uno dei suoi equipaggiamenti 
    - contenuti in un equipaggiamento per il funzionamento di tale equipaggiamento o destinati ad un’utilizzazione durante il trasporto
  • E’ stata introdotta l’esenzione per il trasporto delle lampade contenenti merci pericolose, purché non contengano materiale radioattivo o mercurio in quantità superiore a 1 kg.

 

CAP 1.1.5: Applicazione di norme

È stata integrata la sezione 1.1.5, introdotta nel 2013 con la seguente precisazione:
(2013) “Quando è richiesta l’applicazione di una norma e vi è un qualsiasi tipo di conflitto tra questa norma e le disposizioni dell’ADR, le disposizioni dell’ADR prevalgono. 
(2015) Le prescrizioni della norma che non entrano in conflitto con l’ADR devono essere applicate nella maniera specificata, ivi comprese le prescrizioni di ogni altra norma, o parte di norma, a cui si fa riferimento in questa stessa norma.”

 

CAP 1.2: Definizioni

 Sono state aggiunte delle nuove definizioni:
- Container chiuso per trasporto alla rinfusa
- Container telonato per il trasporto alla rinfusa
- Grande imballaggio di soccorso
- Recipienti di piccola capacità contente gas (cartuccia di gas)

 

CAP 2.2: Nuove classificazioni merci

  • Nella classe 2 (Gas) è stata introdotta una nuova suddivisione costituita dai Gas adsorbiti
  • Nella classe 7 (Materiali radioattivi) è stata introdotta la rubrica “UN 3507”, Materie radioattive, esafluoruro di uranio colli esenti
  • Nella classe 9 (Materie ed oggetti pericolosi diversi)
    - è stata modificata la descrizione delle rubriche dell’amianto; 
    - è stata aggiornata la denominazione per gli air bag UN 3268 DISPOSITIVI DI SICUREZZA azionati elettricamente
    - sono stati introdotti i seguenti numeri UN 3508 condensatore asimmetrico e UN 3509 imballaggi dismessi, vuoti, non ripuliti. La rubrica UN 3509 comprende gli imballaggi, i grandi imballaggi e gli IBC vuoti non ripuliti o parti di essi, trasportati per smaltimento, riciclaggio o recupero del loro materiale, escluso il ricondizionamento, riparazione, manutenzione programmata, ricostruzione o riutilizzo.
    Si rammenta che, lo scorso 22 settembre l’Italia ha siglato l’Accordo Multilaterale M268 con il quale, in sostanza, si anticipa l’applicabilità delle disposizioni dell’ADR 2015 per il trasporto di imballaggi dismessi vuoti non ripuliti, tra le quali:
    È autorizzato il trasporto alla rinfusa solo in veicoli e container chiusi, a tenuta o dotati di una fodera o di un sacco sigillato a tenuta e resistente alla perforazione.
    Il documento di trasporto dovrà, come consueto, riportare l’indicazione che trattasi di Trasporto in accordo alla sezione 1.5.1 ADR (M268). 

 

CAP 5.1 - 5.2 Dimensioni marcature 

  • Per le etichette di pericolo e le marcature (quantità limitata, quantità esente, pericoloso per l’ambiente, ecc.) sono state definite in tutti i dettagli le dimensioni delle medesime con particolare riguardo allo spessore delle linee.
  • Per le iscrizioni “SOVRIMBALLAGGIO” e “IMBALLAGGIO DI SOCCORSO” viene fissata l’altezza minima del carattere a 12 mm.

 

CAP 5.4: Procedure di spedizione - documentazione 

  • Per gli imballaggi dismessi vuoti non ripuliti, la designazione ufficiale di trasporto deve essere completata con le parole “CON RESIDUI DI …” seguita dai numeri delle classi di pericolo e dei rischi sussidiari che corrispondono ai residui, in ordine numerico, ad esempio se si trasportano insieme imballaggi con residui di classe 4.1 e imballaggi di classe 3 e rischio sussidiario di classe 6.1, dovrà essere indicata:
    UN 3509 IMBALLAGGI DISMESSI, VUOTI, NON RIPULITI (CON RESIDUI DI 3, 4.1, 6.1), 9
  • Le istruzioni iscritte sono modificate, con l’aggiunta del divieto di utilizzare, in caso d’incidente o d’emergenza, sigarette elettroniche o dispositivi simili e con l’omissione, per l’indumento fluorescente, del riferimento alla norma EN 471, e per il mezzo di protezione degli occhi, l’esempio degli occhiali protettivi. Le istruzioni scritte in vigore fino al 31 dicembre 2014 potranno essere utilizzate fino al 30 giugno 2017.
  • Per le merci pericolose per l’ambiente, identificate con i numeri UN 3077 e UN 3082, esiste la possibilità di spedirle come non pericolose a condizione che siano confezionate in imballaggi semplici quali fusti e taniche di capacità massima 5 l/kg oppure in imballaggi combinati aventi contenitori interni della stessa capacità, a condizione che tali imballaggi soddisfino i requisiti minimi di resistenza e robustezza senza però essere omologati.

 

CAP 7.3: Disposizione per il trasporto alla rinfusa

  • Sono state modificate le disposizione speciali relative al trasporto alla rinfusa nella Tabella A (colonna 17), con l’aggiunta dei codici “VC” che indicano il tipo di veicolo, container o container per il trasporto alla rinfusa che può essere usato, e le disposizioni supplementari “AP”, che indicano le disposizioni supplementari per ogni classe di pericolo.
  • Gli imballaggi dismessi, identificati con l’UN 3509, possono essere trasportati solo in container per trasporto alla rinfusa chiusi, veicoli chiusi o container chiusi, a tenuta o dotati di fodera o di un sacco sigillato resistente alla perforazione e devono essere provvisti di mezzi che permettano di trattenere il liquido libero.

 

CAP 6.2: Pacchi di bombole

Possono essere ancora utilizzati i pacchi di bombole:
- fabbricati prima del 1° luglio 2013, ma fino al prossimo controllo periodico che avrà luogo dopo il 1° luglio 2015
- sottoposti a controllo periodico prima del 1° luglio 2015, ma fino al prossimo controllo periodico che avrà luogo dopo il 1° luglio 2015

 

CAP 1.6.3.44: Cisterne fisse e smontabili

Le cisterne fisse (veicolo-cisterna) e smontabili destinate al trasporto di carburanti liquidi (UN 1202, 1203, 1223, 3475) equipaggiate con dispositivi per additivi progettati e costruiti prima del 1° luglio 2015 conformemente alle disposizioni di una norma nazionale, ma NON conformi alle prescrizioni della nuova Disposizione Speciale 664, possono continuare ad essere utilizzate fino al loro primo controllo intermedio o periodico effettuato dopo il 31 dicembre 2015. Dopo tale data potranno essere utilizzate solo dietro approvazione delle autorità competenti del paese in cui sono utilizzate.

DURC negativo, la stazione appaltante non può disapplicarlo

Il sistema normativo “prevede una certificazione attestante la sussistenza di un credito verso le amministrazioni, che legittima il rilascio del Durc “positivo” anche alla impresa che, sotto il profilo previdenziale, verserebbe in situazione debitoria e, quindi, irregolare: la condizione perché tutto ciò avvenga, riposa nell’iniziativa della parte imprenditrice, diretta ad ottenere la certificazione del credito”.
Così il Consiglio di Stato, sezione quarta, con la sentenza 1769/2015 depositata il 7 aprile.

Il sistema normativo di cui parla Palazzo Spada consiste nel comma 5 dell’art. 13 bis del. d.L. 7-5-2012 n. 52, nel testo modificato dall’art. 31, comma 1, del decreto Fare (D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 98) e nel d .M. 13 marzo 2013.
LA STAZIONE APPALTANTE NON PUÒ DISAPPLICARE IL DURC NEMMENO IN SEDE GIUDIZIALE. Il Consiglio di Stato conferma che qualora l'impresa che versa in una situazione debitoria non ottenga la certificazione dell’asserito credito vantato, non può che essere destinataria di un Durc irregolare (negativo), e di esso l’Amministrazione non può non tenere conto. Il Documento Unico di Regolarità Contributiva, ribadisce Palazzo Spada, non è “disapplicabile” dalla stazione appaltante, neppure in sede giudiziale.

In sostanza qualora un'impresa vanti un credito verso la pubblica amministrazione, prima di esibire un DURC negativo, deve seguire l'iter di riconoscimento da parte di INAIL del credito fino all'emissione di una certificazione. Tale attestazione deve essere esibita in fase di gara. In assenza di questo riconoscimento, la stazione appaltante deve limitarsi a prendere atto del DURC negativo ed è impossibilitata a procedere con l'affidamento dei lavori. 

Aperte le candidature per l'individuazione dei 35 soggetti aggregatori

Potranno far parte dell'elenco le stazioni appaltanti che hanno mandato in gara beni e servizi soprasoglia per almeno 200 milioni nell'ultimo triennio, e per almeno 50 milioni per ciascun anno del triennio. In prima applicazione il triennio di riferimento è quello 2011-2013.
La selezione avverrà in base a una graduatoria di merito considerando i valori di appalto.

Tra i soggetti ammessi a presentare la domanda troviamo:

- le «città metropolitane istituite ai sensi del legge 7 aprile 2014, n. 56 e del Decreto Legislativo 17 settembre 2010, n.156 e le province»

- le «associazioni, unioni e consorzi di enti locali comunque denominati» (ai sensi del D.Lgs.l 267/2000).

Le regioni hanno in gran parte già designato le centrali acquisti destinati a fare ingresso nei 35 soggetti aggregatori previsti dal decreto legge n.66/2014 per la concentrazione della domanda pubblica di beni e servizi. Sono infatti già 15 le strutture esistenti a livello regionale che sono state individuate dalla regioni e candidate a fare ingresso nella lista dei 35 soggetti aggregatori.
La mappa è contenuta in un documento approvato lo scorso 19 febbraio dalla conferenza delle Regioni. Il testo ha prevalentemente un carattere illustrativo e ricognitivo delle norme sugli acquisti di beni, servizi e forniture; ma indica anche alcune proposte di modifica normativa in vista dell'ulteriore evoluzione tracciata dal governo appunto con l'istituzione dei soggetti aggregatori.
Oltre a fornire istruzioni operative sulle scelte ad oggi a disposizione di Regioni ed enti locali per l'appalto di servizi, lavori e forniture, il documento propone infatti aggiustamenti all'attuale quadro normativo, giudicato disorganico e non coordinato. Aspetti peraltro emersi anche dalla recente inchiesta pubblicata su «Edilizia e Territorio». Inchiesta che evidenzia inoltre come nel settore dei lavori non ci sia stato - né è prevedibile che possa verificarsi - una significativa concentrazione di stazioni appaltanti.

Sul sito regioni.it/GuidaDL66-2014 è possibile scaricare il documento.

Quartiere Le Albere nel rapporto Fillea Cgil Legambiente come esempio di edilizia sostenibile

Contro la crisi, Fillea (Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, dell'Edilizia, delle industrie Affini ed estrattive) Cgil e Legambiente propongono un nuovo modello per il settore delle costruzioni e nel primo rapporto congiunto su Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio “Costruire il futuro” - presentato al salone internazionale dell’edilizia (SAIE) di Bologna – espongono un’ampia analisi della situazione dell’edilizia sul territorio e degli strumenti che in molti casi Regioni, Province e Comuni, hanno messo in campo per introdurre nuovi criteri energetici e ambientali, andando spesso anche oltre la normativa in vigore. Tra gli esempi virtuosi spiccano alcune realtà, come le Province Autonome di Trento e Bolzano, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna, la Liguria e la Valle d’Aosta.

LA SOSTENIBILITA’ COME OPPORTUNITA’ E NECESSITA’ PER CRESCERE
Per Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil “in questi anni in Italia sono spariti 500mila posti di lavoro nell’intero settore delle costruzioni, la metà direttamente nel comparto dell’edilizia. Una ecatombe figlia della tempesta perfetta scatenata dall’insieme di due fattori di crisi: uno congiunturale scatenato dalla bolla immobiliare del 2008, ed uno strutturale, cioè la crisi di un modello industriale vecchio ed obsoleto, che non ha saputo capitalizzare gli anni di crescita del settore per rafforzare la qualità delle imprese, sia in dimensione che in investimenti finalizzati alla ricerca ed innovazione dei materiali e delle filiere. Per questo la crisi delle costruzioni in Italia è più forte che in altri paesi. Chi ha saputo per tempo intervenire sui modelli industriali ed innovarli nella direzione della sostenibilità si è difeso meglio dalla crisi”. Per Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente “oggi possiamo uscire da questa drammatica situazione puntando su due obiettivi: l’innovazione, perché c’è bisogno di una profonda trasformazione delle pratiche progettuali e costruttive se si vuole realizzare sul serio un miglioramento della sostenibilità ambientale nelle costruzioni e in particolare delle prestazioni energetiche, tale da ridurre consumi e bollette delle famiglie, e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio in un territorio tanto fragile quanto a rischio anche per la costruzione di nuove case legali o abusive.”

BUONE PRASSI DI QUARTIERI SOSTENIBILI IN ITALIA
Esempi di edifici e quartieri sostenibili che spingano nella direzione del risparmio energetico e dell’uso delle fonti rinnovabili erano fino a pochi anni fa prerogativa dei Paesi del Nord Europa. Oggi risulta invece interessante evidenziare le esperienze di alcuni quartieri e di alcuni edifici importanti presenti nelle città italiane.
Si tratta di esempi di nuova costruzione e di riqualificazione, in cui sono stati proposti ed applicati i Regolamenti Edilizi Comunali, con notevoli risultati ambientali ed economici.
Tra questi buoni esempi c’è anche il quartiere Le Albere.
(estratto dalla scheda del progetto presente nel rapporto)

 

 

Un attento studio dei dettagli e delle tipologie di tamponamento, insieme a un’accurata scelta dei materiali isolanti, hanno permesso di innalzare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico e di contenimento della dispersione termica. Il tutto garantito dalla certificazione CasaClima.
All’esterno, l’attenzione per l’ambiente e l’uso corretto di materiali e delle risorse è ben visibile in diverse soluzioni architettoniche.
Legno lamellare per le facciate autoportanti, pietra locale per rivestimenti e percorsi, pannelli fotovoltaici su tutte le coperture, schermi di piante rampicanti sulle facciate est degli edifici a uffici.
Impianti: L’intero complesso è servito da un’unica centrale di trigenerazione, capace di riscaldare e raffreddare tutti gli edifici: un sistema energetico centralizzato all’avanguardia, che fa risparmiare combustibile, riduce l’impatto sull’ambiente e i costi di manutenzione.
L’area avrà un sistema di reti e di cablature per consentire efficienti telecomunicazioni e un ottimale funzionamento degli impianti domotici. Una centrale unica di trigenerazione produrrà l’energia necessaria alla vita del quartiere. Caratteristiche e numeri che ben esprimono la dimensione e le capacità ricettive di Le Albere e ne fanno un polo di attrazione per tante attività e per molte persone, capace di rispondere ad una richiesta sempre maggiore di vivibilità, di aggregazione e di idee innovative.

La scheda di progetto è scaricabile cliccando qui.

OBBLIGO DVR: Convertito in legge il DL 57/2012
Martedì 10 luglio l'Assemblea di Palazzo Madama ha dato il via libera unanime e in via definitiva al provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese, già approvato dalla Camera (ddl n. 3350). 
È stata quindi ufficialmente posticipata al 31 dicembre 2012 la data entro la quale le piccole imprese al di sotto dei 10 dipendenti devono redigere formalmente il Documento di Valutazione dei Rischi.
Le procedure standardizzate che identificano le linee guida per la redazione del DVR (come previsto dal D.Lgs. 81/08) saranno identificate dalla Conferenza Stato Regioni e, successivamente, passate al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti.
Seminario patrocinato AIAS con il Dott. Guariniello - 08.06.2012

Si è tenuto venerdì 8 giugno, presso il Centro Congressi Interbrennero di Trento, l’atteso seminario del Dott. Raffaele Guariniello, sostituto Procuratore della Repubblica di Torino.
Tema dell’incontro, che si è rivelato anche occasione per la presentazione della sua ultima fatica editoriale - Il T.U. commentato dalla più recente giurisprudenza,: “Obblighi, deleghe e responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro”.
Il seminario è stato organizzato da QSA Servizi Srl - Società di Ingegneria, con la collaborazione di: Comitato Interprofessionale Ordini e Collegi della P.A.T., CONFAPI, AIAS ed IPSOA (Partner Editoriale).
Duecento i partecipanti all’iniziativa organizzata dalla QSA Servizi Srl – Società di ingegneria, con il patrocinio dell’AIAS (Associazione italiana ambiente e sicurezza), in rappresentanza della quale era presente il Dott. G.Paolo Bastianutti, segretario nazionale.



Il seminario è stato aperto dall’Ing. Piero Mattioli, titolare della QSA che è anche punto PAIF del Trentino che ha messo in luce le ragioni dell’evento, ultimo di una serie (“Aggiorna...menti”) prima della pausa estiva.
Il Dott. Guariniello, nelle oltre 3 ore di relazione, ha toccato un po’ tutti i temi che riguardano la sicurezza sul lavoro in questa fase: dai profili di responsabilità dei soggetti del sistema di prevenzione, al tema delle deleghe, ai compiti prioritari dei datori di lavoro, alla formazione.
Egli non ha risparmiato critiche al legislatore (del testo unico e degli accordi sulla formazione), agli organi di vigilanza (istituzionali) colpevoli di essere troppo superficiali e di non puntare al cuore del problema prevenzionale partendo proprio dall’analisi dei contenuti del DVR, agli organismi di vigilanza della 231 demolendo la loro presunta condizione di non responsabilità.





Al termine della relazione, i partecipanti hanno potuto porre una serie di quesiti, raccolti per temi e proposti all’attenzione del Magistrato, dal Dott. Franco Mugliari, consulente scientifico della QSA.
Un grosso successo di pubblico per la QSA ma anche per l’AIAS che rilancia in tal modo la propria immagine e ruolo in Trentino – Alto Adige.
 

Corso PES/PAV

La QSA Servizi srl – Società di Ingegneria – organizza presso la propria sede di Trento, Via Innsbruck, 13/15, un CORSO PES / PAV della durata di 14 ore nelle giornate di venerdì 11 maggio e venerdì 18 maggio 2012.
Corso per la formazione degli addetti ai lavori sotto tensione – D.Lgs. 81/2008 art. 82 co 1 lett. b.
Il corso viene organizzato perché è sempre maggiore la necessità di accrescere la cultura della sicurezza del personale tecnico delle imprese installatrici del settore elettrico.
I destinatari sono: lavoratori, dipendenti e non, addetti all’esecuzione di lavori su parti in tensione ovvero persone che devono eseguire lavori elettrici, cioè quei lavori che comportino l’accesso o l’avvicinamento a parti attive e conseguente rischio di shock elettrico o arco elettrico.
Le iscrizioni dovranno essere inviate ENTRO il 02 maggio 2012. Iscrizione che potrà essere effettuata on line, via fax e/o via e mail.
Indicativamente, circa, un settimana prima dell’inizio del corso la segreteria organizzativa provvederà a contattare i pre-iscritti per la relativa conferma.

Seminario di aggiornamento tenuto dal Dott. Raffaele Guariniello

Il ciclo dei seminari “AGGIORNA…menti” continua: Venerdì 08 giugno 2012, dalle ore 13,30 alle ore 17,30, sul tema: “OBBLIGHI, DELEGHE E RESPONSABILITA' IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO” presso il Centro Congressi Interbrennero a Trento, Via Innsbruck 13/15.
Relatore il Dott. Raffaele Guariniello, Sostituto Procuratore della Repubblica di Torino - Magistrato coordinatore del Gruppo Sicurezza del lavoro della Procura di Torino - Pubblica accusa in molti processi in materia di sicurezza sul lavoro fino ai recenti Thyssen & Krupp e Eternit.

Il seminario è valido quale aggiornamento obbligatorio per ASPP / RSPP di tutti i settori produttivi, per datori di lavoro, dirigenti e preposti. I posti sono limitati!

Per ulteriori informazioni chiamaci al nr. di telefono 0461 - 950720 oppure scrivici all’indirizzo e mail: formazione@qsaservizi.com.

Convenzione tra Qsa Servizi srl Societa' di Ingegneria ed Associazione AIAS

La QSA Servizi s.r.l. – Società di Ingegneria è lieta di informare che con il mese di marzo 2012 è diventata centro PAIF della Provincia di Trento.
E’ stata firmata una convenzione con l’Associazione AIAS (Associazione Professionale Italiana Ambiente e Sicurezza) per promuovere e cercare di assicurare la progettazione, la promozione e l'erogazione di progetti di informazione e formazione di qualità e d'eccellenza nei settori della sicurezza, salute e ambiente nei luoghi di lavoro e di vita.
Proprio per questo per l’autunno 2012 la QSA Servizi s.r.l. – Società di Ingegneria – sta progettando nr. quattro corsi:
 

TITOLO INIZIATIVA
DURATA
DATE
SEDE
Ruolo di Membro dell’Organismo di Vigilanza ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per i Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro
 
24
NOVEMBRE
TRENTO
IL SISTEMA DELLE DELEGHE DI FUNZIONI
 
8
OTTOBRE
TRENTO
D.Lgs. 231 – reati ambientali e la Norma UNI EN ISO 14001:2004
8
SETTEMBRE
TRENTO
Le ispezioni ASL in azienda: conoscerle e saperle gestire
8
OTTOBRE
TRENTO

A breve saranno comunicati gli esatti calendari.
Chi fosse interessato è pregato di mandare una e mail di pre-adesione.
Naturalmente la segreteria resta a disposizione per qualsiasi chiarimento.
 

Quinto seminario del ciclo AGGIORNAmenti

Quinto seminario del ciclo “AGGIORNA…menti”: Venerdì 20 aprile 2012, dalle ore 13,30 alle ore 17,30, sul tema: “MODELLI ORGANIZZATIVI EX D. LGS. 231/01 E SICUREZZA SUL LAVORO” presso il Centro Congressi Interbrennero a Trento, Via Innsbruck 13/15.
Relatore Avv. Giovanni Catellani, esperto in materia di sicurezza e responsabilità da reato delle aziende ex D. Lgs. 231/01 - Presidente dell'Organismo di Vigilanza di Gruppi di società e di numerose aziende.

Il seminario è valido quale aggiornamento obbligatorio per ASPP / RSPP di tutti i settori produttivi, datori di lavoro, dirigenti.

I posti sono limitati!

Per ulteriori informazioni chiamaci al nr. di telefono 0461 - 950720 oppure scrivici all’indirizzo e mail: formazione@qsaservizi.com

Obbligo valutazione campi elettromagnetici

Il 30 aprile 2012 scatta l’obbligo per tutte le aziende di dare pieno adempimento a quanto previsto dal D.Lgs. 81/08 in materia di campi elettromagnetici.
I campi elettromagnetici possono costituire dei rischi per la salute dei lavoratori ed è per questo che si prevedono una serie di norme per tutelare tutte quelle persone che lavorano in ambienti potenzialmente pericolosi.
Sebbene ai sensi dell’art. 28 del D.Lgs. 81/08 la valutazione dei rischi avrebbe già dovuto riguardare TUTTI i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, l’applicazione dei disposti normativi specifici relativi ai campi elettromagnetici era finora sospesa.
L’art. 180 del D.Lgs. 81/08 definisce agenti fisici non solo il rumore, le vibrazioni meccaniche, le radiazioni ottiche, di origine artificiale, e i campi elettromagnetici, ma anche gli ultrasuoni, gli infrasuoni, il microclima e le atmosfere iperbariche... e quindi il DVR - documento di valutazione dei rischi - deve contenere la valutazione di tutti gli agenti fisici riportati anche se non specificatamente normati nel D.Lgs. 81/08.
Inoltre, il D.Lgs. 230/95 e s.m.i. al capo III bis stabilisce precise regole di tutela dei lavoratori nei confronti dei rischi da esposizione a sorgenti radioattive naturali, quali il RADON ed il conseguente obbligo di valutazione anche di questo rischio.
L'Ing. Anita Braito, componente dello staff QSA Servizi - Società di Ingegneria, è a Vostra completa disposizione per affrontare ed approfondire con Voi tutte le problematiche di cui sopra. 

Sicurezza sul lavoro: approvato l’emendamento che salva i controlli

Martedì 6 marzo sono stati approvati dalle Commissioni riunite I e X della Camera, alcuni cambiamenti al testo del Decreto Semplificazioni che salvano i controlli alle imprese in materia di sicurezza sul lavoro.
L’ Onorevole Antonio Boccuzzi, ha presentato presso le Commissioni Riunite della Camera (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni e Attività produttive, commercio e turismo), un emendamento per modificare l’art. 14 del Decreto Legge 05/2012, sottolineando come questo articolo “nonostante l'impegno più volte manifestato dal ministro Fornero sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro, muove in una direzione opposta, molto pericolosa. Rileva che nelle aziende certificate dalla ISO 9001 sono soppressi o ridotti i controlli per la sicurezza. Aggiunge che l'articolo 14 rischia di entrare in contraddizione con l'articolo 4, comma 2, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio del 12 giugno 1989 che stabilisce che gli Stati membri assicurano vigilanza e sorveglianza adeguate.”

Questa la modifica proposta e approvata con 27 voti favorevoli, contro i 24 contrari:

DL 5/2012: Disposizioni urgenti in materia di semplificazione
e di sviluppo. C. 4940 Governo.
EMENDAMENTI APPROVATI

ART. 14.
Al comma 4, lettera f), sostituire le parole da: soppressione o riduzione fino a (UNI EN ISO-900) con le seguenti: razionalizzazione, anche mediante riduzione o eliminazione di controlli sulle imprese, tenendo conto del possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO,.

14. 100. I relatori.

Al comma 6, sostituire le parole: in materia fiscale e finanziaria con le seguenti: in materia fiscale, finanziaria e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

14. 31. (nuova formulazione) Boccuzzi, Damiano, Gnecchi, Bellanova, Berretta, Bobba, Codurelli, Gatti, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru.


E' anche stato approvato un emendamento che interviene sulla possibilità di acquisire d’ufficio il documento unico di regolarità contributiva (DURC) nell’ambito dei lavori pubblici e privati dell’edilizia.

In questi casi infatti, la direttiva n. 14 del 22/12/2011, contenente "Adempimenti urgenti per l'applicazione delle nuove disposizioni in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive di cui all'art. 15 della legge 12 novembre 2011 n. 183", prevede al punto 7) che “Le informazioni relative alla regolarità contributiva sono acquisite d'ufficio ovvero controllate dalle pubbliche amministrazioni procedenti ai sensi dell'articolo 71 nel rispetto della specifica normativa di settore”.

In seguito il Ministero del Lavoro che si è espresso negativamente con la circolare del 16 gennaio 2012 dove esclude il DURC dalle semplificazioni della documentazione amministrativa in vigore dal 1 gennaio.

Per chiarire la questione è stato quindi aggiunto un comma 6-bis all’articolo 14.
Dopo il comma 6 aggiungere il seguente:

6-bis.Nell’ambito dei lavori pubblici e privati dell’edilizia, le amministrazioni pubbliche acquisiscono d’ufficio il documento unico di regolarità contributiva con le modalità di cui all’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

14. 54. I relatori.

Possibilità: Ecco come potrebbe quindi essere modificato l’articolo 14 del Decreto 05/2012 (se l’emendamento verrà confermato definitivamente):

Art. 14 - Semplificazione dei controlli sulle imprese
[...]

f) razionalizzazione, anche mediante riduzione o eliminazione di controlli sulle imprese, tenendo conto del possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO, o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate, da un organismo di certificazione accreditato da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell'Unione europea ai sensi del Regolamento 2008/765/CE, o firmatario degli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento (IAF MLA).
[...]
6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai controlli in materia fiscale, finanziaria e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni previste dalle vigenti leggi in materia.

6-bis. Nell’ambito dei lavori pubblici e privati dell’edilizia, le amministrazioni pubbliche acquisiscono d’ufficio il documento unico di regolarità contributiva con le modalità di cui all’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Iter di approvazione degli emendamenti:

COMMISSIONI RIUNITE
I (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)
e X (Attivita` produttive, commercio e turismo)

[...]
Il ministro Filippo PATRONI GRIFFI esprime parere favorevole sull'emendamento Boccuzzi 14.31, purché sia riformulato nel senso di sostituire le parole «in materia fiscale e finanziaria» con le parole «in materia fiscale, finanziaria e di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro,», e sull'emendamento 14.54 dei relatori.

Oriano GIOVANELLI (PD), relatore per la I Commissione, esprime parere conforme a quello del Governo.

Giuseppe CALDERISI (PdL) ritiene la riformulazione del Governo peggiorativa del testo originario del decreto-legge che prevede criteri precisi per la semplificazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Dichiara di non comprendere perché in questa materia si debbano mantenere controlli che rappresentano spesso duplicazioni non necessarie.

Raffaello VIGNALI (PdL) si associa alle osservazioni del collega Calderisi. Dichiara di non comprendere per quale motivo le Camere continuino a produrre norme che duplicano controlli non necessari e che alla fine non si applicano a nulla.

Antonio BOCCUZZI (PD) sottolinea che l'articolo 14, nonostante l'impegno più volte manifestato dal ministro Fornero sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro, muove in una direzione opposta, molto pericolosa. Rileva che nelle aziende certificate dalla ISO 9001 sono soppressi o ridotti i controlli per la sicurezza. Aggiunge che l'articolo 14 rischia di entrare in contraddizione con l'articolo 4, comma 2, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio del 12 giugno 1989 che stabilisce che gli Stati membri assicurano vigilanza e sorveglianza adeguate.

Cesare DAMIANO (PD) osserva che l'emendamento in esame è volto non ad impedire semplificazioni, ma ad evitare di dare un segnale sbagliato al Paese sulla normativa relativa alla sicurezza e alla salute sui luoghi di lavoro. Ricorda gli incidenti mortali occorsi negli ultimi tre giorni che hanno dimostrato un'assenza di controlli preventivi e un abuso di lavoro nero. Invita, quindi, i relatori e il Governo a leggere la lettera inviata dal senatore Tofani sull'articolo 14. Dichiara infine di essere assolutamente favorevole alla riformulazione proposta dal Governo all'emendamento Boccuzzi 14.31.

Alberto TORAZZI (LNP) ritiene che la riformulazione proposta dal Governo non tenga conto del testo originario del decreto-legge. Sottolinea la necessità di rendere più efficienti i controlli senza duplicare regole già esistenti. I gravi incidenti sul lavoro verificatosi negli ultimi giorni sono dovuti alla mancanza di controlli sull'applicazione di regole già presenti nell'ordinamento. Invita pertanto il Governo a riformulare in maniera più efficace l'emendamento Boccuzzi 14.31.

Pierluigi MANTINI (UdCpTP) ritiene che, fermo restando che la sicurezza sul lavoro è un valore della massima importanza, la proposta emendativa in discussione non è, a suo giudizio, condivisibile. Osserva infatti che non ci sono nell'ordinamento ambiti nei quali non sia possibile realizzare semplificazioni senza per questo sacrificare i livelli di garanzia dei cittadini.

Linda LANZILLOTTA (Misto-ApI) ricorda che la semplificazione normativa è di per sé uno strumento di garanzia del perseguimento di determinati obiettivi normativi, dal momento che, dove le norme sono troppe o troppo farraginose, è come se non ci fosse alcuna norma. A suo avviso occorre rafforzare i controlli in materia di sicurezza sul lavoro, nel contempo però rivedendo e semplificando gli obblighi di certificazione gravanti sulle imprese.

Pierguido VANALLI (LNP), intervenendo sull'emendamento 14.54 dei relatori, ritiene che questo dovrebbe essere riformulato inserendo, dopo le parole: «le amministrazioni pubbliche acquisiscono d'ufficio», le seguenti: «ove richiesto», in modo da chiarire che il documento unico di regolarità contributiva deve essere acquisito solo ove previsto dalla legge.

Oriano GIOVANELLI (PD), relatore per la I Commissione, non accede alla richiesta di riformulazione dell'emendamento 14.54 dei relatori prospettata dal deputato Vanalli.

Le Commissioni, con distinte votazioni, approvano gli emendamenti Boccuzzi 14.31 (nuova formulazione) e 14.54 dei relatori.

Donato BRUNO, presidente, avverte che gli identici emendamenti Stradella 14.14 e Lulli 14.39, nonché l'emendamento Mastromauro 14.32, risultano assorbiti dall'approvazione dell'emendamento 14.54 dei relatori. Avverte inoltre che i restanti emendamenti e articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 14 sono stati ritirati dai presentatori.
[...]

Gli emendamenti al Decreto Semplificazioni dovranno ora essere confermati dall'aula di Montecitorio.

Invece continua l’allarme in materia di ambiente e alimentazione: NESSUN emendamento è stato, attualmente, approvato, quindi le imprese in possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO (o altra appropriata certificazione emessa), godranno di una razionalizzazione dei controlli, anche mediante una loro riduzione o eliminazione.

Prolungamento della vita lavorativa e sicurezza sul lavoro
IMPORTANTE: La sicurezza e la salute sul lavoro svolgono un ruolo fondamentale nel garantire l' invecchiamento attivo grazie al miglioramento e al prolungamento della vita lavorativa. 

EU-OSHA intende comunicare ciò a tutti i lettori.
Per tutto l'anno verranno pubblicati diversi prodotti informativi e articoli e verrà trasmesso il messaggio in occasione di eventi pubblici e conferenze.

I lavoratori in età avanzata...
A causa del calo dei giovani che accederanno al mondo del lavoro nei prossimi anni vi sarà, invece, un aumento significativo della percentuale di lavoratori più anziani tra la forza lavoro.
Ciò significa che i datori di lavoro dovranno contare sempre più su lavoratori anziani, e questo potrebbe andare a loro vantaggio... questo perchè da alcuni studi si evince che i lavoratori più anziani sono più dediti al luogo di lavoro, si assentano meno per malattia e rimangono più a lungo nel proprio posto di lavoro.
In genere, le competenze, l'esperienza e la maturità dei lavoratori più anziani sono superiori ai possibili problemi quali l'aumento delle patologie legate all'età.

PROMOZIONE dell'invecchiamento attivo sul posto di lavoro
L’Unione europea ha dichiarato il 2012 l'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni.
L’invecchiamento attivo e la solidarietà intergenerazionale sono aspetti chiave nella strategia UE 2020 che intende fornire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
La promozione dell’invecchiamento attivo nel lavoro significa, tra l’altro, assicurare posti di lavoro sani e sicuri per tutti, e l’adattamento delle condizioni di lavoro allo stato di salute e alle capacità dei lavoratori più anziani.

Il professor Juhani Ilmarinen (JIC Ltd, Centro di ricerca gerontologica dell’Università di Jyväskylä, Istituto finlandese per la salute sul lavoro), esperto in materia, ha scritto un articolo per EU-OSHA , con le sue opinioni sulla promozione dell’invecchiamento attivo nel luogo di lavoro.
Terzo seminario del ciclo "Aggiorna...menti"

Terzo seminario del ciclo “AGGIORNA…menti”: Venerdì 23 marzo 2012, dalle ore 13,30 alle ore 17,30, sul tema: “IL NUOVO REGOLAMENTO DI SEMPLIFICAZIONE DELLA NORMATIVA DI PREVENZIONE INCENDI – D.P.R. 151/2011” presso il Centro Congressi Interbrennero a Trento, Via Innsbruck 13/15.
Relatore l'ing. Andrea Rotella, esperto nella materia prevenzionistica e autore di numerose pubblicazioni sulle tematiche relative alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il seminario è valido quale aggiornamento obbligatorio per ASPP / RSPP di tutti i settori produttivi, per coordinatori della sicurezza, datori di lavoro, dirigenti e preposti. I posti sono limitati!

Per ulteriori informazioni chiamaci al nr. di telefono 0461 - 950720 oppure scrivici all’indirizzo e mail: formazione@qsaservizi.com.

Secondo seminario del ciclo "Aggiorna...menti"
E si continua....
Secondo seminario del ciclo “AGGIORNA…menti”: Venerdì 16 marzo 2012, dalle ore 08,30 alle ore 12,30, sul tema: “LA FORMAZIONE ALLA SICUREZZA SUL LAVORO E PER L’USO DELLE ATTREZZATURE ALLA LUCE DEI NUOVI ACCORDI DI CONFERENZA STATO – REGIONI EX ARTT. 34, 37, 73 T.U.” presso il Centro Congressi Interbrennero a Trento, Via Innsbruck 13/15.
I relatori saranno il Dott. Franco Mugliari, consulente e formatore e l’Ing. Piero Mattioli, Titolare della QSA Servizi s.r.l. – Società di Ingegneria.

LA PARTECIPAZIONE E’ A TITOLO GRATUITO PREVIA ISCRIZIONE.


Per ulteriori informazioni chiamaci al nr. di telefono 0461 - 950720 oppure scrivici all’indirizzo e mail: formazione@qsaservizi.com.
Accordo Stato Regioni Formazione

Il 22 febbraio è stato approvato l’accordo di conferenza stato regioni che regolamenta la formazione e l’addestramento all’uso di attrezzature per le quali è richiesta una specifica abilitazione per gli operatori. Tra queste: piattaforme mobili, gru a torre, gru per autocarro, carrelli elevatori, trattori, escavatori, pale caricatrici, terne, pompe per calcestruzzo.
Il regolamento attua la previsione di cui all’art. 73 co. 5 del D.Lgs. 81/2008.
La pubblicazione in G.U, è attesa nei prossimi giorni.
Da allora scatterà il periodo entro il quale provvedere per la formazione degli operatori.

La “NUOVA” formazione per i lavoratori, preposti e dirigenti

Il 26 gennaio è entrato in vigore l’accordo di Conferenza Stato-Regioni che regolamenta la “NUOVA” formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro emanato in base all’art. 37 del testo unico (D.Lgs. 81/2008).
Proviamo a vedere “COSA” prevede l’accordo, “CHI” sono i destinatari, “COME” lo si deve attuare, “QUANDO”, cioè con quali scadenze e “PERCHE’”, cioè a fronte di quali sanzioni.

“COSA” prevede l’Accordo
L’Accordo regolamenta la “NUOVA” formazione obbligatoria per i lavoratori, preposti e dirigenti integrando quella già effettuata dalle aziende negli anni scorsi ai sensi della “626”.
Le aziende in regola con la formazione prevista da norme e contratti di lavoro potranno limitarsi ad aggiornare il proprio personale. Non così le aziende che hanno preso sotto gamba quanto previsto da quasi un ventennio.

“CHI” deve garantire la “NUOVA” formazione e chi ne sono i destinatari.
Sono interessati alla “NUOVA” formazione tutti i datori di lavoro di aziende di ogni settore produttivo (commercio, artigianato, edilizia, pubblico impiego, terziario, agricoltura ecc.) che devono garantirla a tutti i loro collaboratori e le loro collaboratrici:

  • Lavoratrici e lavoratori (impiegate/i, tecnici e operaie/i);
  • Preposti (capiufficio, capicantiere, capiofficina, capisquadra ecc.);
  • Dirigenti (laddove ci siano collaboratori con tale ruolo).

I lavoratori
La formazione dei lavoratori avrà una durata variabile in relazione alla classe di rischio dell’azienda determinata in base al codice ATECO ed è strutturata su due livelli.

Primo livello: formazione generale di base – comune a tutti i settori sia per lavoratori che per preposti – riguarda concetti generali in tema di prevenzione e sicurezza lavoro. La durata è di 4 ore.

Secondo livello: formazione specifica – diversificata e integrata in base al settore di attività dell’azienda, con riferimento ai fattori di rischio relativi alle mansioni dei lavoratori e conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate. La durata è di:
- 4 ore per le aziende a rischio basso;
- 8 ore per le aziende a rischio medio;
- 12 ore per le aziende a rischio alto.

Dalla formazione specifica è esclusa quella obbligatoria prevista ad esempio per il montaggio di ponteggi, utilizzo di DPI di III categoria e quella per l’uso di determinate attrezzature per le quali è prevista a breve l’emanazione di un regolamento. Dalla durata dei corsi indicati é escluso anche l’addestramento quando obbligatorio (ad esempio uso dei DPI ecc.). 

Per sapere con esattezza quante sono le ore di formazione previste è indispensabile conoscere il codice ATECO attribuito/i dalla Camera di Commercio all’azienda per il settore di attività che la riguarda.
Dispositivi di protezione individuale

Il tema dei dispositivi di protezione individuale è, come sempre, una tematica che necessita di essere rinnovata, ribadita, approfondita e, quando è possibile, aggiornata, per rammentare a tutti i Datori di Lavoro ed ai lavoratori le principali caratteristiche dei dispositivi, le indicazioni normative e i suggerimenti per l’uso o per la scelta.
Si indicano, brevemente, per,appunto, ricordare, le indicazioni relative al vestiario di protezione, agli occhiali protettivi, agli schermi per la protezione del viso e alle scarpe di sicurezza.

Vestiario di protezione
Riguardo agli indumenti bisogna tener conto del tempo di penetrazione, “il periodo dopo il quale il contaminante si diffonde nella superficie interna dell’indumento e sulla pelle. In pratica l’inserimento dell’indicazione del tempo di penetrazione (Tp) di una sostanza caratterizzerà la necessità/obbligo di sostituzione urgente o immediata dell’indumento contaminato”.
È evidente che ad un minor tempo di penetrazione corrisponde una minore protezione.
Si indica poi che gli indumenti impermeabili all’aria (fibre tessili ricoperte) “sono flessibili, non assorbenti, evitano penetrazione di liquidi e gas (pellicole polimeriche)”.
Possono essere stabili, durevoli, ma “di maggiore peso e rigidità quindi con riduzione mobilità e comodità”. Il PVC “resiste poco contro solventi aromatici e petrolio.

Queste le caratteristiche degli indumenti protettivi:
• devono essere vestibili, comodi;
• cuciture resistenti agli agenti chimici;
• assenza di tasche;
• allacciature progettate in modo idoneo (punti deboli);
• aperture tali da facilitarne rimozione o indossamento;
• prove pratiche di penetrazione utili su orli e giunture.
Occhiali protettivi e schermi per la protezione del viso

Il documento ricorda un elenco non esaustivo dei dispositivi di protezione degli occhi e del viso:
• occhiali a stanghette;
• occhiali a maschera;
• occhiali di protezione contro raggi X e laser, radiazioni UV, IR e visibili;
• schermi facciali;
• maschere e caschi per saldatura ad arco.

Elenco indicativo delle attività per le quali è necessario mettere a disposizione DPI per occhi e volto:
• lavori di saldatura, molatura e tranciatura;
• lavori di mortasatura e di scalpellatura;
• lavorazione e finitura di pietre;
• uso di estrattori di bulloni;
• impiego di macchine asportatrucioli durante la lavorazione di materiale che producono trucioli corti;
• fucinatura a stampo;
• rimozione e frantumazione di schegge;
• operazioni di sabbiatura;
• manipolazione di prodotti acidi e alcalini, disinfettanti e detergenti corrosivi;
• impiego di pompe a getto liquido;
• manipolazione di masse incandescenti fuse o lavori in prossimità delle stesse;
• lavori che comportano esposizione al calore radiante;
• impiego di laser.
In particolare i DPI oculari possono prevenire:
• danni meccanici (polveri, trucioli, schegge);
• danni termici (freddo = lacrimazione protratta, caldo = infiammazioni e ustioni);
• danni chimici (acidi ed alcali causano infiammazioni e causticazioni);
• danni ottici causati da uv (cheratiti), da infrarossi (lesioni retiniche e cataratta) laser.

Queste alcune caratteristiche generiche dei dispositivi di protezione degli occhi:
• robusti, ben rifiniti, senza sporgenze o irregolarità, resistenti agli urti;
• costituiti da materiale inerte, inodore, atossico, a bassa conducibilità termica;
• fissati con astine o banda elastica, regolabili;
• minimo peso ed ingombro;
• parte ottica perfettamente alloggiata;
• panoramici;
• resistenti alla combustione, stabili al calore, resistenti alla disinfezione;
• ottima trasparenza della parte ottica e lavorazione perfetta;
• in caso di lenti scure deve garantire una buona visione e proteggere da radiazioni nocive;
• lenti in vetro organico termoplastico, a base di carbonio ed idrogeno,vetro minerale a base di silice o vetro organico termoindurente a base di resine sintetiche.

Caratteristiche specifiche.
Filtri per ultravioletti:
- devono essere selezionati tra quelli con gradazione 2 o 3 a seconda dell’intensità della sorgente;
- in alcuni filtri di gradazione 2 la percezione dei colori può essere alterata (colorito giallo)”. Filtri per infrarossi:
- “devono essere selezionati tra quelli di protezione 4 e la gradazione dipende dalla temperatura di esposizione: 4-1,2 fino a 1050°C; 4-1,4 fino a 1070°C; 4-1,7 fino a 1090°C; 4-2 fino a 1110°C.

Occorre inoltre che siano “evitate alte gradazioni non giustificate (una gradazione troppo elevata potrebbe spingere ad avvicinarsi alla fonte luminosa, può far sforzare la vista o indurre alla rimozione della protezione)”.
Si ricorda che le norme valgono “per distanza occhio-lavoro di 50 centimetri ed illuminazione media di 100 lux”.

Si indica infine che nella saldatura ad arco “generalmente devono essere utilizzati filtri classificati con grado di protezione da 9 a 15 a seconda dell’amperaggio e del tipo di saldatura, del grado di erogazione dei cannelli (saldatura a gas, saldobrasatura, taglio al plasma), della caratteristica dei flussi (saldatura di leghe leggere), dell’intensità della corrente, del tipo di arco e della natura del metallo base (taglio e saldatura ad arco ed al plasma).Tali dati dovrebbero essere inseriti come giustificazione della protezione scelta nel DVR”.
Nel documento, che vi invitiamo a leggere, è riportata una tabella relativa alla verifica del grado di protezione in caso di saldatura su elettrodi rivestiti.

Scarpe di sicurezza:
si fa riferimento all'allegato VIII del Decreto legislativo, sulla protezione dei piedi.
Per la protezione dei piedi “nelle lavorazioni in cui esistono specifici pericoli di ustioni, di causticazione, di punture o di schiacciamento, i lavoratori devono essere provvisti di calzature resistenti ed adatte alla particolare natura del rischio. Tali calzature devono potersi sfilare rapidamente”.

Le caratteristiche delle scarpe di sicurezza: in particolare devono essere “comode, leggere e tali da consentire la traspirazione:
• in gomma se richieste buone caratteristiche dielettriche;
• con puntale di acciaio e solette antiperforazione se rischio da schiacciamento o perforazione;
• alte ai malleoli ed imbottite se vi è rischio di urti o contusioni;
• a rapido sfilamento in caso di infortunio o intrappolamento;
• con suole antisdrucciolevole se si ha accesso su suoli instabili.

Autonomia di spesa: che cosa significa?

L'autonomia nella gestione delle risorse finanziarie è un caratteristica importante e comune a due figure principali della normativa in tema di salute, igiene e sicurezza sul lavoro, ossia il Datore di Lavoro ed il Dirigente prevenzionistico “delegato” (rispettivamente definiti dagli art. 2 lett. b) e d) e 16 del D.Lgs. 81/2008).
Il legislatore del 2008 ha, pertanto, elevato la titolarità della potestà di spesa a requisito essenziale e qualificante, in assenza del quale non può costituirsi una posizione di garanzia ai sensi dell’art. 40 cpv c.p., né a titolo originario (per quanto attiene il datore di lavoro), né, tanto meno, derivato (per quanto riguarda il dirigente prevenzionistico delegato).
Il principio cardine di “effettività” impedisce che una investitura meramente formale sia idonea a costituire e/o a traslare la responsabilità penale nei confronti di un individuo determinato.
Si sottolinea che la misura dell’autonomia economica differisce sensibilmente, a seconda che si tratti della disponibilità finanziaria in capo datore di lavoro, ovvero al dirigente delegato.
Quanto alla prima, si è spesso parlato della necessità di poteri "illimitati".
A prescindere dal rilievo che, nell'ambito di realtà societarie di grandi dimensioni, la ricerca della titolarità di poteri economici illimitati rischi di restare un esercizio privo di risultato (essendo questa necessariamente frenata dai meccanismi tipici di organizzazione dell’impresa e, da ultimo, anche dall’esistenza dei modelli di organizzazione e gestione ex Dlgs 231/01), occorre osservare che la stessa definizione fornita dall'art. 2 del D.Lgs. 81/2008 riconduce l'esercizio del potere datoriale prevenzionistico, non alla responsabilità dell'impresa, bensì all'organizzazione del lavoro. 
E poi, come confermato anche dalla dottrina in materia, occuparsi di tutela delle condizioni di lavoro non comporta necessariamente la titolarità di poteri e la disponibilità di risorse economiche illimitate.
Sul tema della portata dei poteri economici del dirigente delegato ex art .16 D.Lgs. 81/2008, l'analisi del contenuto della norma a questi dedicata, affiancata alle pronunce della Suprema Corte, permette di sviluppare alcune considerazioni.
L'art. 16 del Dlgs 81/08 richiede, a pena di inefficacia della delega di funzioni, che l'atto attribuisca al delegato "l'autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate".
Dalla formulazione letterale della norma (“…necessaria allo svolgimento…”) discende che l'ampiezza dell'autonomia di spendita sia conformata all'entità delle funzioni delegate; ciò, sia in termini qualitativi (delega che riguardi tutti, o solo alcuni, temi della sicurezza sul lavoro, piuttosto che tutte, o solo alcune, categorie di lavoratori), sia in termini quantitativi (tipologia dell'attività dell'azienda e dei rischi, dimensioni, personale impiegato, etc.).
Quanto sopra è confermato anche dalla giurisprudenza: "La delega di funzioni spettanti e facenti carico al datore di lavoro, nei riguardi di terzi, richiede un'inequivoca e certa manifestazione di volontà anche dal punto di vista del contenuto con conferimento al delegato, persona esperta e competente, di poteri di organizzazione, gestione e controllo adeguati agli incombenti attribuiti, nonchè autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate" (vedi Cassazione penale Sezione IV, nr. 7691/2010).
Quanto alla modalità di attribuzione di autonomia di spesa, la più recente giurisprudenza ammette un sistema di controllo (che mai si può trasformare in ingerenza) sulle uscite del delegato, al fine informativo.
È stato, ad esempio, affermato che l'esistenza di una procedura interna che preveda la necessità per il delegato di informare l'ufficio acquisti, purchè non inficiante l'effettiva autonomia del relativo potere, non possa essere ritenuta una condizione di inefficacia della delega di funzioni (vedi sentenza nr. 7736/08 sez. IV).
Ancora, l'onere di un "preavviso" al Consiglio di Amministrazione (sempre al fine informativo e non autorizzativo), è ammesso dalla giurisprudenza, non comportando una vera e propria limitazione, ma piuttosto una procedura di gestione interna (sentenza nr. 27433/08 sez. IV).
Invece sembra aderire ad una interpretazione molto più restrittiva la conosciuta sentenza “ThyssenKrupp” della Corte di Assise di Torino ove i Giudici hanno avuto modo di pronunciarsi sul tema del limite dei poteri economici del delegato mentre hanno affrontato il tema della efficacia della delega di funzioni conferita da parte dell’amministratore delegato nei confronti di un dirigente, .
Nel ritenere privo di efficacia liberatoria nei confronti del delegante l’atto che prevedeva un dovere di informarlo “per gli opportuni provvedimenti” in caso di insufficienza del budget assegnato, la sentenza ha stabilito che la delega conferita risultasse: “priva delle disponibilità economica autonoma … indispensabile perchè sia sufficiente a liberare” il datore di lavoro.
La giurisprudenzia sopra elencata e le conseguenti osservazioni permettono di constatare l’incertezza tutt’ora sussistente in tema di requisiti di efficacia della delega di funzioni, confermando la delicatezza (considerate le ricadute pratiche del relativo giudizio) del tema, consigliando particolare attenzione nella predisposizione, anche formale, della delega di funzioni e suggerendo, infine, la costruzione di un “organigramma della sicurezza” quanto più possibile scevro dall’uso di formule equivoche e da incertezze applicative.
 

Movimentazione manuale di carichi

Bisogna soffermarsi sul Decreto Legislativo 81/2008 con riferimento specifico al giudizio di idoneità lavorativa ed al ruolo del Medico Competente.

Giudizio di idoneità che è finalizzato a verificare il possesso da parte del lavoratore delle caratteristiche fisiche a svolgere la mansione e a verificare anche che tale mansione non possa determinare un danno alla salute del lavoratore.
Questo potrà essere un giudizio di idoneità assoluta, di idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni, di inidoneità temporanea o permanente.
Parlando dell'idoneità lavorativa alla mansione attraverso le comunicazioni presentate al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività dell’Impresa”.
In tali comunicazioni - pubblicate sul secondo supplemento del numero di ottobre/dicembre 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia – ci si sofferma sui limiti di alcuni test utilizzati per formulare giudizi di idoneità lavorativa.
In “Limiti del test ergometrico nella formulazione del giudizio di idoneità di lavoratrici sottoposte a movimentazione manuale di carichi” – a cura di M. Lamberti, R. Buonanno, D. Feola, N. Sannolo (Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Medicina del Lavoro, Igiene e Tossicologia Industriale, seconda Università degli studi di Napoli), D. Spacone, G. Ratti (UO di Cardiologia, Ospedale “San Giovanni Bosco”, ASL NA1), De R. Rosa (UO di Radiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1), C. Tedeschi e C. Capogrosso (UO di Cardiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1) – si sottolinea che sono sempre più numerose le donne che nel mondo del lavoro sono addette alla movimentazione manuale dei carichi (MMC).
Per esempio nel settore sanitario “dove le infermiere e tutto il personale paramedico si occupa di movimentazione manuale dei pazienti e dei relativi presidi (lettini, barelle,etc.)”.
Una mansione lavorativa che è correlata a diverse patologie professionali.
Lo scopo quindi è quello di dimostrare l’importanza dell’utilizzo di nuove tecniche di analisi, in particolare di tecniche di imaging “per l’esatta formulazione del giudizio di idoneità di donne sottoposte a MMC con dolore toracico atipico”.
Normalmente infatti il medico competente si basa “esclusivamente sui dati forniti da indagini strumentali come l’ECG, l’ecocardiogramma e il test ergometrico (TE) (come da protocollo sanitario Simlii) che sono, spesso, risultate non dirimenti specialmente nella identificazione della malattia aterosclerotica nelle lavoratrici sottoposte a MMC”.
Invece la TC multistrato (TCMS, tomografia computerizzata multistrato), “per l’elevato valore predittivo negativo, permette di colmare i limiti del TE e favorisce la caratterizzazione delle placche potenzialmente vulnerabili, per le quali è indicato un trattamento farmacologico aggressivo”.
Comunque si sottolinea, tramite autori che hanno effettuato ricerche, che i test di screening “comunemente utilizzati per confermare o escludere una patologia coronarica (elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test ergometrico) sono meno attendibili nella donna rispetto all’uomo come evidenziato dalla letteratura internazionale”.
In particolare le lavoratrici addette alla movimentazione manuale dei carichi (MMC) “sono sottoposte a sollecitazioni del sistema cardiocircolatorio e la valutazione del Medico Competente, con il solo esame elettrocardiografico, spesso richiede un ulteriore approfondimento diagnostico”.
E gli studi pubblicati confermano che “la TC rappresenta la tecnica non invasiva dotata di maggior potere predittivo negativo, pari a circa 97-99% e di un discreto potere predittivo positivo”.
Quindi concludendo la TC coronarica “è una metodica estremamente affidabile per escludere la presenza di malattia coronarica identificando con ottima accuratezza i pazienti con albero coronarico indenne”.
Tecnica che risulta essere la “metodica di scelta in pazienti, a bassa o intermedia probabilità di cardiopatia ischemica, con dolore toracico atipico”.

Gli autori delle varie ricerche effettuate concludono che “un protocollo sanitario basato sull’utilizzo di nuove tecniche di imaging, favorendo l’identificazione di stenosi coronariche, anche non significative, è un ausilio necessario per il Medico Competente nelle lavoratrici sottoposte a MMC, con rischio cardiovascolare intermedio e presenza di sintomatologia atipica laddove le indagini strumentali preliminari, come l’elettrocardiogramma ed il test ergometrico, non hanno fornito dati attendibili ai fini dell’esatta formulazione del giudizio di idoneità alla mansione specifica”.
 

Appalti pubblici e procedura negoziata

La Sezione Terza Quater del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio con la propria sentenza nr. 989 del 30 gennaio 2012 ha dichiarato che "....Il ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara è possibile nella misura strettamente necessaria, quando l'estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara e sempre che tali circostanze invocate a giustificazione dell'estrema urgenza non devono essere imputabili alle stazioni appaltanti...".
La sentenza ricorda che con la procedura negoziata si sostanzia una vera e propria trattativa privata e rappresenta un'eccezione al principio generale della pubblicità e della massima concorsualità tipica della procedura aperta, con la conseguenza che i presupposti fissati dalla legge per la sua ammissibilità devono essere accertati con il massimo rigore e non sono suscettibili di interpretazione estensiva e per quanto riguarda l'urgenza di provvedere, essa non deve essere addebitabile in alcun modo all'Amministrazione per carenza di adeguata organizzazione o programmazione ovvero per sua inerzia o responsabilità.

In questo caso specifico il ricorrente ha presentato ricorso contro la deliberazione di una Ausl recante procedura ristretta per la fornitura di sistemi diagnostici completi e di prodotti diagnostici.
I giudici amministrativi hanno rilevato la mancanza dei presupposti per l'indizione di una procedura ristretta, non sussistendo l'urgenza qualificata.
In ogni caso, le ragioni di urgenza, seppure esistenti, non sono state per nulla esternate e la S.A. si è limitata a fare generico riferimento alla gravità e all'urgenza che la vicenda riveste, "soprattutto solo il profilo delle legittime modalità di approvvigionamento nelle more della riedizione della procedura comunitaria".

Il Tribunale Amministrativo ha sostenuto che si tratta di una forma apodittica che non soddisfa ed esaurisce l'onere motivazionale che una costante giurisprudenza del giudice amministrativo richiede. Ciò in quanto, in sede di affidamento di appalti pubblici, la procedura di evidenza pubblica costituisce un presidio indispensabile a garanzia del corretto dispiegarsi della libertà di concorrenza e della trasparenza dell'operato delle amministrazioni dalla quale si può prescindere, ai sensi dell'art. 57, comma 2, del codice degli appalti solo eccezionalmente. Rappresentando tale procedura un'eccezione al principio generale della pubblicità e della massima concorsualità tipica della procedura aperta, i presupposti fissati dalla legge per la sua ammissibilità devono essere accertati con il massimo rigore e non sono suscettibili di interpretazione estensiva.
L'urgenza di procedere deve essere, oltre che concreta e motivata, anche non addebitabile alla stazione appaltante per carenza di adeguata organizzazione o programmazione ovvero per sua inerzia o responsabilità. Tali presupposti devono sussistere entrambi, con la conseguenza che è sufficiente, a rendere illegittimo il ricorso alla procedura dell'art. 57, comma 2, del codice degli appalti, la mancanza (e la mancata motivazione ) dell'urgenza, indipendentemente dall'individuazione del soggetto al quale la stessa sia imputabile.

 

Fondimpresa: nuovi finanziamenti alle imprese per il

FONDIMPRESA, con l'avviso 1/2012,  mette a disposizione delle aziende aderenti 22 MEuro per la realizzazione di Piani formativi condivisi rivolti alla formazione per l'innalzamento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro ed alla formazione sulle tematiche ambientali, a vantaggio dei lavoratori delle imprese aderenti a Fondimpresa.

Lo stanziamento dell'Avviso è così suddiviso:
A - Salute e Sicurezza:
- euro 8.000.000,00 (ottomilioni), per il finanziamento dei Piani formativi presentati nei termini
previsti per la prima scadenza;
- euro 8.000.000,00 (ottomilioni), per il finanziamento dei Piani formativi presentati nei termini previsti per la seconda scadenza.
B - Ambiente:
- euro 6.000.000,00 (seimilioni), per il finanziamento dei Piani formativi presentati nei termini previsti per la scadenza unica.
Il valore minimo del finanziamento Fondimpresa per ciascun Piano è pari a 60.000 euro, quello massimo è di 180.000 euro.
Il Piano formativo deve essere stato condiviso con accordo sottoscritto da organizzazioni di rappresentanza riconducibili ai soci di Fondimpresa, a livello aziendale, territoriale e/o di categoria (settore) e può riguardare un solo ambito .

Le SCADENZE dell'Avviso sono:

Per l'ambito A - Salute e Sicurezza:
Prima scadenza: a decorrere dal 1° marzo 2012 fino alle ore 13.00 del 16 aprile 2012.
Seconda scadenza: a decorrere dal 17 settembre 2012 fino alle ore 13.00 del 16 ottobre 2012.
Per l'ambito B - Ambiente:
a decorrere dal 19 aprile 2012 fino alle ore 13.00 del 31 maggio 2012.
 
Per consentire la più ampia e corretta informazione sui contenuti dell'avviso e sulle modalità di partecipazione, sono stati organizzati sei incontri seminariali, distribuiti sul territorio, secondo il seguente calendario:
 
15 febbraio 2012 –
h. 10.30
Roma
Centro Roma Eventi, Via Alibert 5
24 febbraio 2012 –
h. 10.30
Milano
NH President, L.go Augusto 10
28 febbraio 2012 - h.10.30
Torino
Centro Congressi Unione Industriale, Via Manfredo Fanti n° 17 (sala Torino)
9 marzo 2012 –
h. 10.30
Venezia
Laguna Palace Hotel, V.le Ancona 2  (Mestre)
23 marzo 2012 –
h. 10.30
Napoli
NH Ambassador, Via Medina 70
30 marzo 2012 –
h. 10.30
Palermo
NH Palermo, Via Foro Umberto I
 
Le aziende aderenti e gli organismi interessati a presentare i piani formativi sono invitati a intervenire per approfondire tutte le questioni di loro interesse.
Presentazione delle domande di finanziamento esclusivamente tramite posta elettronica certificata, dalla casella del Soggetto Proponente all'indirizzo presentazione@avviso.fondimpresa.it.
 
Per informazioni più dettagliate: testo integrale 
 
Per le fidejussioni: Elenco Compagnie Assicurative 
 

 

Documento Programmatico Sicurezza: eliminazione

Da oggi NON è più obbligatorio predisporre il DPS, almeno che nel corso dell’iter parlamentare di conversione questa misura venga revisionata.
Il provvedimento elimina un aspetto formale della normativa, ma lascia in vigore tutto il resto (informative quando previste, incarichi, misure minime, amministratore di sistema ecc), tenendo presente che fino ad oggi nei controlli fatti la presenza di un DPS significava di per se in molti casi una presunzione di conformità del sistema alla normativa privacy.

In sua assenza in caso di controlli, il personale addetto alle verifiche è costretto a verificare non la forma ma la sostanza del rispetto della normativa, entrando quindi più nel merito delle misure prese, che prima erano riassunte nel documento appena eliminato.

 

Decreto Legge

Una rassegna della giurisprudenza sulla sicurezza sul lavoro

Si ricorda che la giurisprudenza può essere considerata l’insieme delle decisioni che i Giudici prendono nel risolvere controversie applicando e interpretando una norma giuridica.
Se l’interpretazione è ben motivata si creano dei precedenti che possono essere rispettati da altri Giudici in casi analoghi, ma l’unico caso di precedenti che il Giudice deve accogliere sono quelli emessi dalla Corte di Cassazione quando annulla un provvedimento e lo rinvia ad altro giudice (giurisprudenza vincolante).
Le sentenze emesse dalla Corte di Cassazione sono un vero e proprio riferimento della giurisprudenza.
L'INAIL per far conoscere gli indirizzi attuali della giurisprudenza in tema di SSL ospita sul proprio sito "Ricerca tecnico scientifica (ex Ispesl)" uno spazio dedicato alla rassegna di giurisprudenza.

In particolare la rassegna di giurisprudenza si pone come obiettivo quello di esaminare gli orientamenti e gli insegnamenti della Corte di Cassazione in materia di sicurezza del lavoro dopo il nuovo assetto normativo a seguito dell'emanazione del Decreto legislativo 81/2008.
Si ricorda che il tema principale affrontato dalla giurisprudenza riguarda in particolare l’individuazione dei soggetti destinatari degli obblighi o dei compiti in materia di sicurezza del lavoro, cioè gli autori dei possibili reati in tale ambito.
Questo tema - si indica nella presentazione della Rassegna - “ha assunto ancora maggiore importanza rispetto al passato a seguito dell’introduzione della cosiddetta responsabilità amministrativa delle imprese. In caso di omicidio colposo o di lesioni personali colpose gravi o gravissime che siano state commesse con violazione delle norme antinfortunistiche o sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro è prevista una sanzione penale a carico delle persone fisiche, ma anche una responsabilità amministrativa dell’azienda, che si traduce in sanzioni appositamente calibrate sul tipo di impresa.
E secondo la Suprema Corte, “il datore di lavoro è il principale destinatario delle norme di sicurezza e quindi è obbligato ad attuare tutte le misure di prevenzione e controllarne il rispetto; si esonera da responsabilità solo nel caso in cui abbia conferito una delega valida”.

Le sentenze presenti nel sito sono le seguenti:
- N. 17214 del 24/04/2008 - Omissione dolosa di cautele infortunistiche;
- N. 19523 del 15/05/2008 - La posizione di garanzia del RSPP;
- N. 23505 del 11/06/2008 - Datore di lavoro assente sul posto di lavoro e obbligo di vigilanza;
- N. 25278 del 20/06/2008 - Il concetto di lavoratore subordinato;
- N. 26539 del 02/07/2008 - Responsabilità del DDL per omessa segnalazione al MC dei lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria;
- N. 33285 del 11/08/2008 - Esposizione a campi elettromagnetici e lesioni personali;
- N. 35273 del 12/09/2008 - Epatopatia da sostanze tossiche;
- N. 37079 del 30/09/2008 - Il distacco dei lavoratori;
- N. 37089 del 30/09/2008 - Tumori da amianto e colpa;
- N. 37999 del 03/10/2008 - Incidente stradale ad autista sottoposto dal datore di lavoro a doppi turni stressanti;
- N. 38006 del 03/10/2008 - Controllo del datore di lavoro sul delegato;
- N. 38819 del 14/10/2008 - Oltre le regole cautelari scritte;
- N. 45073 del 28/10/2008 - Assistenza ai disabili e rischio di movimentazione manuale dei carichi;
- N. 40783 del 31/10/2008 - Nomina del RSPP e delega di funzioni da parte del datore di lavoro;
- N. 43840 del 05/11/2008 - Nomina del RSPP con atto di data certa;
- N. 42128 del 12/11/2008 - Tumori da amianto e nesso causale;
- N. 48313 del 29/12/2008 - La subdelega delle funzioni antinfortunistiche;
- N. 6195 del 12/02/2009 - Infortunio a lavoratore inesperto non formato e responsabilità del direttore di stabilimento delegato alla sicurezza;
- N. 10527 del 10/03/2009 - Esposizione lavorativa ad amianto nel D. L.gs. n. 81/2008;
- N. 15009 del 07/04/2009 - Infortunio mortale ad apprendista e responsabilità del formatore;
- N. 16031 del 16/04/2009 - Maltrattamenti in danno di lavoratrici e costituzione di parte civile della consigliera regionale di parità;
- N. 18998 del 06/05/2009 - Direttore d'azienda responsabile delle morti sul lavoro;
- N. 28553 del 13/07/2009 - Condotta vessatoria del datore di lavoro perseguibile come reato;
- N. 37467 del 24/09/2009 - Concorso di colpa tra lavoratore e datore di lavoro;
- N. 39664 del 13/10/2009 - Omessa formazione sui rischi di incendio come causa di infortunio plurimo;
- N. 43443 del 13/11/2009 - Vigilanza del datore di lavoro sui lavoratori e sui fabbricanti di macchine;
- N. 44890 del 20/11/2009 - Responsabilità del delegato alla sicurezza in caso di delega invalida;
- N. 45931 del 01/12/2009 - La forma della delega tra D.Lgs. n.626 e D.Lgs. n.81 e il distacco dei lavoratori;
- N. 1070 del 13/01/2010 - Difesa delle aperture nel D.Lgs. n.81/2008;
- N. 1834 del 15/01/2010 - Responsabilità del RSPP per omessa segnalazione di rischio;
- N. 5075 del 09/02/2010 - Montaggio di impianti e compresenza di più imprese in cantiere;
- N. 7292 del 23/02/2010 - Occhiali protettivi e proiezioni eccezionali;
- N. 12596 del 31/03/2010 - Responsabilità del coordinatore per la esecuzione dei lavori;
- N. 14518 del 15/04/2010 - Infortunio dovuto a violazione di norme abrogate dal D.Lgs. n.81/2008;
- N. 17581 del 07/05/2010 - Il lavoratore tutelato;
- N. 25529 del 05/07/2010 - Più imprese appaltatrici e subappaltatrici e posizione centrale del committente;
- N. 26754 del 12/07/2010 - Continuità normativa tra D.Lgs. n.81/2008 e norme precedenti;
- N. 36792 del 14/10/2010 - Mesotelioma pleurico: esposizione cumulativa ad amianto e irrilevanza dei valori limite.

Fonte: Puntosicuro

Macchine movimento terra: prevenire l’uso improprio e l’elettrocuzione

La Scuola Edile Bresciana (S.E.B.), un ente paritetico sociale che si occupa di formazione professionale di maestranze da inserire nell’attività edile, ha prodotto un quaderno tecnico, il “ Manuale macchine movimento terra: utilizzo e sicurezza”, con l’obiettivo di fornire gli strumenti per una corretta applicazione delle normative e per un utilizzo idoneo dei mezzi presentati (macchine apripista, macchine per la movimentazione ed il livellamento, macchine da carico, macchine da scavo, macchine per il trasporto, terne, pale caricatrici, escavatori, …).

In precedenti articoli di presentazione di questo documento abbiamo raccolto alcune indicazioni in riferimento alla formazione degli operatori e all’analisi dei rischi delle macchine movimento terra.
In particolare abbiamo presentato le misure di prevenzione e protezione relative ad alcuni rischi indicati con magnitudo “molto grave”:
- rovesciamento e ribaltamento;
- investimento e schiacciamento di persone;
- cesoiamento e impatto con organi in movimento.

La “magnitudo” rappresenta un indice di gravità, la quantificazione delle conseguenze per i soggetti esposti al rischio in caso di degenerazione in danno di una situazione di pericolo.
Dei 19 rischi presentati nel quaderno tecnico che vi invitiamo a leggere, altri due rischi presentano la stessa magnitudo:
- l’elettrocuzione per contatto con linee elettriche aeree;
- l’uso improprio della macchina.

Sottolineando che in Italia sono ancora molti gli infortuni mortali sul lavoro dovuti al contatto accidentale con linee di alta tensione, queste sono le misure di prevenzione e protezione proposte in merito al rischio di elettrocuzione per contatto con linee elettriche aeree:
- “verificare che nelle vicinanze della zona di lavoro non vi siano linee elettriche aeree che possano interferire con le manovre del mezzo;
- non possono essere eseguiti lavori in prossimità di linee elettriche aeree a distanze inferiori a quelle di sicurezza previste nella tabella elencata nell’allegato IX del D.Lgs 81/08, che variano in relazione al valore della tensione, a meno che previa segnalazione all'esercente delle linee elettriche, non si provveda ad una adeguata protezione per evitare contatti accidentali o pericolosi avvicinamenti ai conduttori delle linee stesse;
- durante le lavorazioni l'operatore dovrà fare particolare attenzione nel manovrare il braccio o la benna del mezzo meccanico per non andare a toccare le linee elettriche aeree”.

Un altro rischio con conseguenze molto gravi è invece relativo all’uso improprio delle macchine, come mostrato da PuntoSicuro in relazione alle conseguenze dell’ utilizzo del carrello elevatore per attività non idonee come il trasporto o sollevamento di persone.
Queste le misure di prevenzione e protezione suggerite dal documento della Scuola Edile Brescia per il rischio correlato all’uso improprio delle macchine movimento terra:
- “la macchina deve essere utilizzata in modo rispondente alle sue caratteristiche, senza subire modificazioni od essere utilizzata per usi impropri;
- non avviare mai le leve di comando senza conoscere a cosa servono;
- non usare la benna escavatrice come martellone. Non tentare di frantumare rocce od abbattere muri con la rotazione del mezzo. Non usare la benna per compattare il terreno;
- è assolutamente vietato trasportare persone all'interno della benna su cassoni o altre parti della macchina non attrezzate per tale scopo;
- è assolutamente vietato utilizzare la benna /pala come postazione di lavoro in quota”. Nel caso di utilizzazione di accessori per il sollevamento di persone (cestelli) le apparecchiature devono essere omologate ed oggetto di specifici collaudi e verifiche periodiche;
- “è assolutamente vietato l'uso delle macchine come mezzi di sollevamento se questo non è espressamente previsto dal libretto operativo. Non saldarvi ganci o punti di ancoraggio per utilizzarla come apparecchio di sollevamento;
- le norme di prevenzione infortuni vietano di utilizzare le macchine movimento terra come apparecchi di sollevamento se detta funzione non è esplicitamente prevista nel manuale d'uso fornito dal costruttore. Solo in questi casi la macchina è dotata di tutti i requisiti tecnici previsti per poter movimentare e posizionare i carichi sollevati (manufatti) diversi dalla terra. Il manuale d’uso dovrà indicare le capacità operative della macchina.(tabelle di carico, sbracci ecc), nonché tutte quelle precauzioni necessarie alla sua stabilità. L'impianto idraulico dovrà essere dotato di valvole di sicurezza contro la caduta del carico, in caso di rottura delle tubazioni. La benna e gli altri organi dovranno avere i dispositivi di aggancio.

L'operatore dovrà attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal costruttore e riportate nel manuale di uso. Queste macchine sono soggette alle normative relative agli apparecchi di sollevamento e ganci; funi ed imbrachi sono soggetti a verifiche trimestrali;
- non trasportare materiale sfuso sporgente dalla benna/pala;
- evitare di usare la traslazione del mezzo meccanico (escavatore) come forza di scavo. È vietato utilizzare l'escavatore per estirpare alberi o ceppi a trazione”.

Ricordiamo, per concludere, gli altri rischi su cui si sofferma il quaderno tecnico:
- seppellimenti e sprofondamenti;
- caduta di carico e materiale dall’alto e proiezione di materiale;
- incendio ed esplosioni per contatto con servizi interrati;
- vibrazioni;
- rumore;
- scivolamenti e cadute a livello;
- urti, colpi, impatti, schiacciamento, compressioni;
- ribaltamento durante le operazioni di salita e discesa dal cartellone;
- contatto con oli minerali e derivati;
- incendio durante il rifornimento;
- polvere;
- rischi indotti dalle caratteristiche del terreno;
- rischi indotti dall’abbandono del mezzo;
- rischi indotti da malfunzionamento.

 

La formazione dei lavoratori

Quesito
I lavoratori già assunti alla data di entrata in vigore dell' Accordo Stato-Regioni sulla formazione dei lavoratori e già formati in azienda dal datore di lavoro o dal RSPP sono tenuti ad effettuare la formazione (generale e specifica) di cui al punto 4 del citato Accordo? E i lavoratori neo assunti entro quanto tempo devono essere formati?

Risposta
La formazione dei lavoratori è regolamentata dall’Accordo raggiunto tra il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro della Salute, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano di cui all’articolo 34, commi 2 e 3, del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 nella seduta del 21/12/2011 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, Accordo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11/1/2012 ed entrato in vigore il 26/1/2012.

Secondo il punto 4 di tale Accordo la formazione dei lavoratori deve articolarsi, a partire dal 26/1/2012, data di entrata in vigore dell’Accordo medesimo, in due moduli distinti uno di formazione generale della durata non inferiore a 4, dedicata alla presentazione dei concetti generali in tema di prevenzione e sicurezza sul lavoro, ed uno di formazione specifica della durata minima di 4, 8 o 12 ore, a seconda che il settore di attività sia inserito corrispondentemente nella classe di rischio basso, medio o alto, per un numero totale quindi dell’intero percorso formativo pari ad almeno 8, 12 o 16 ore.

Secondo il punto 11 dello stesso Accordo sulla formazione dei lavoratori, riguardante il riconoscimento della formazione pregressa, la formazione erogata a cura dei datori di lavoro ai lavoratori ed ai preposti prima della pubblicazione dell’Accordo medesimo viene riconosciuta in base a quanto indicato nella lettera a) del punto 11 stesso secondo il quale:

“Nel rispetto di quanto previsto al punto 8 del presente accordo e, fermo restando l'obbligo di aggiornamento di cui al punto 9, non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione di cui al punto 4 i lavoratori ed i preposti per i quali i datori di lavoro comprovino di aver svolto, alla data di pubblicazione del presente accordo, una formazione nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni previste nei contratti collettivi di lavoro per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento dei corsi.
L'obbligo di aggiornamento per lavoratori e preposti, per i quali la formazione sia stata erogata da più di 5 anni dalla data di pubblicazione del presente accordo, dovrà essere ottemperato entro 12 mesi.
In ogni caso la formazione particolare ed aggiuntiva di cui al punto 5 dovrà concludersi entro e non oltre il termine di 12 mesi dalla pubblicazione del presente accordo”.


Alla luce quindi di quanto sopra detto ed in risposta al quesito formulato i lavoratori “storici”, così come li definisce il lettore, e cioè quei lavoratori che sono stati già formati secondo le regole preesistenti al nuovo Accordo Stato-Regioni, non sono tenuti a frequentare il corso di formazione generale di 4 ore né quello di formazione specifica di 4, 8 e 12 ore, a seconda della fascia di rischio nella quale è inserita l’azienda presso la quale prestano la loro attività lavorativa, soltanto se il datore di lavoro sia in grado di comprovare che gli stessi abbiano svolto, alla data di pubblicazione dell’Accordo medesimo e cioè alla data dell’11/1/2012, una formazione nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni previste nei contratti collettivi di lavoro per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento dei corsi.

In merito poi al periodo entro il quale il datore deve provvedere alla formazione dei lavoratori di nuova assunzione secondo le nuove regole è necessario fare riferimento a quanto indicato nel punto 10 dell’Accordo, contenente le disposizioni transitorie, secondo il quale:

“Il personale di nuova assunzione deve essere avviato ai rispettivi corsi di formazione anteriormente o, se ciò non risulta possibile, contestualmente all'assunzione. In tale ultima ipotesi, ove non risulti possibile completare il corso di formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve essere completato entro e non oltre 60 giorni dalla assunzione”, per cui i lavoratori neo assunti devono essere quindi formati secondo le nuove regole possibilmente prima o contestualmente all’assunzione e comunque al massimo entro 60 giorni dall’assunzione stessa.

Eternit, sentenza storica. I giudici ai due imputati: Colpevoli

TORINO - "Comunque vada, è un processo storico". Il pubblico ministero, Raffaele Guariniello, questa mattina, si era rivolto così ai giornalisti nella maxi aula 1 del tribunale di Torino stipata fino all'inverosimile. E ha avuto ragione. Alle 13:15, rispettando fedelmente l'orario da lui stabilito, il giudice Giuseppe Casalbore ha letto una sentenza destinata a lasciare il segno - non solo in Italia, ma a livello internazionale - nella giurisdizione relativa all'amianto. I due imputati - il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 64 anni, e il barone belga Louis de Cartier , 89 anni, ex vertici della multinazionale accusati di disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche - sono stati entrambi condannati in primo grado a 16 anni, con l'interdizione dai pubblici uffici. Dunque, quattro anni in meno rispetto ai 20 che aveva chiesto Guariniello. La lettura della sentenza si è conclusa dopo tre ore. Ad ascoltare Casalbore i sindaci del casalese con la fascia tricolore, familiari e associazioni delle vittime dell'amianto. Durante l'udienza il giudice si è più volte interrotto per richiamare l'aula all'ordine. "Dovreste fare la cortesia, oltre che di stare in silenzio, anche di stare in piedi", ha redarguito il pubblico.


La difesa: "Faremo appello". Schmidheiney e De Cartier sono stati, dunque, ritenuti responsabili di aver causato la morte di 2.191 persone e di aver causato la malattia di altre 665. La condanna fa riferimento solo alle condizioni degli stabilimenti Eternit di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), mentre per quelli di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) i giudici hanno dichiarato di non dovere procedere poiché il reato è prescritto. Inevitabile la commozione di alcuni parenti delle vittime che, alla lettura della sentenza, sono scoppiati in lacrime. Grande soddisfazione è stata espressa da Guariniello. "Mi sembra di sognare", è stato il commento a caldo del pm. "Quando abbiamo cominciato pensavamo che fosse un sogno - ha affermato - Con la sentenza di oggi abbiamo realizzato il sogno di dare giustizia a molte famiglie". Lapidario il commento della difesa. "La prima battaglia l'abbiamo persa - ha detto Astolfo Di Amato, legale di Schmidheiny - Sicuramente faremo appello".


A Casale risarcimento per 25 milioni di euro. Casalbore ha successivamente elencato gli indennizzi a favore delle parti civili, oltre 6.400, un passaggio che ha richiesto oltre due ore di tempo. Nella lunga lista spiccano i risarcimenti decisi a favore del Comune di Casale Monferrato (25 milioni di euro), della Regione Piemonte (20 milioni) e del comune di Cavagnolo (quattro milioni). Alle centinaia di familiari vengono riconosciuti in media 30mila euro ciascuno (per alcuni ammalati la cifra ha toccato i 35mila euro) e all'Associazione dei familiari delle vittime 100mila euro. Secondo una prima valutazione il complesso dei risarcimenti ai familiari delle vittime dovrebbe attestarsi intorno ai 90-95 milioni.


Per l'INAIL provvisionale di 15 milioni. All'INAIL è stata riconosciuta una provvisionale - ovvero una somma di denaro a titolo di anticipo su una successiva causa di risarcimento danni - di 15 milioni. L'Istituto aveva chiesto come parte civile 272.518.026 euro (oltre agli interessi) e una provvisionale immediatamente esecutiva di 185.579.193 euro. Di fatto, la provvisionale ammessa dalla Corte riconosce la responsabilità degli imputati: i quindici milioni, dunque, sono da intendersi come una cifra che il giudice civile non potrà, comunque, disattendere e che - sempre in separata sede civile - potrà essere ulteriormente integrata, fino all'accoglimento della richiesta originaria.


Soddisfazione delle parti civili. Una sentenza "equilibrata perché riconosce con chiarezza le responsabilità degli imputati e commina loro una pena notevole": questo il commento dell'avvocato Sergio Bonetto, legale che ha rappresentato il maggior numero di parti civili (circa 300), tra le quali il comune di Cavagnolo. Tali responsabilità - aggiunge Bonetto - sono "la molla che ci ha tenuti attivi per tutti questi anni. Per il risarcimento dei danni vedremo in seguito, anche se c'è un ampio riconoscimento di quelli subiti da centinaia di persone". "Sono soddisfatto - ha concluso l'avvocato - Finalmente c'è l'accertamento di una situazione che denunciamo da 30 anni: quello che è avvenuto è accaduto per responsabilità di qualcuno. Si è passati da una voce alla certezza giuridica".

AGGIORNA... menti - LA SICUREZZA NEGLI AMBIENTI CONFINATI

AGGIORNA...menti costituisce la proposta di QSA Servizi S.r.l. - Società di Ingegneria, soggetto formatore accreditato per la formazione dalla Provincia Autonoma di Trento rivolta ai tecnici che operano nel settore della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, al fine di consentire loro un aggiornamento professionale qualificato e continuo. Si tratta di una serie di seminari che affrontano, tramite l'intervento di esperti autori di pubblicazioni, argomenti di carattere giuridico e tecnico attinenti alla materia prevenzionistica.

L'iniziativa formativa nasce da una collaborazione tra QSA Servizi S.r.l. - Società di Ingegneria, INDICITALIA e IPSOA, case editrici del gruppo Wolters Kluver azienda leader nella editoria specializzata ed il Comitato Interprofessionale Ordini e Collegi della Provincia di Trento.

I seminari prevedono il rilascio di attestati di partecipazione con riconoscimento di crediti formativi per ASPP/RSPP e Coordinatori.

Il primo seminario previsto affronta la tematica della sicurezza nelle attività svolte in ambienti confinati. Tale specifica problematica é stata recentemente disciplinata dal DPR 14 settembre 2011 n. 177 e riguarda appunto LA SICUREZZA NEGLI AMBIENTI DI LAVORO SOSPETTI DI INQUINAMENTO, o nei quali può essere riscontrata la presenza di gas. Ambienti a rischio quindi, caratterizzati sovente da spazi angusti: silos, pozzi, cunicoli, cisterne.

Il decreto, condiviso dalle Regioni e dalle parti sociali, costituisce il punto conclusivo del dibattito istituzionale inerente i temi in questione per i quali il Ministero del lavoro si era espresso nella circolare 5/2011 “Quadro giuridico degli appalti” (Circolare n.5/2011 del Ministero del Lavoro: il quadro giuridico degli appalti). Circolare nella quale il dicastero, a fronte di un trend crescente di infortuni mortali accaduti in tali ambienti (Molfetta 3 maggio 2008 - 5 morti, Mineo 11 luglio 2008 - 6 morti, Sarroch 26 maggio 2009 - 3 morti e Capua 11 settembre 2010 - 3 morti), chiedeva l’innalzamento delle misure di prevenzione, controllo e tutela.

Il relatore è l'ing. Andrea Rotella, esperto nella materia prevenzionistica e autore di numerose pubblicazioni sulle tematiche relative alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Obbligo di aggiornamento del documento di valutazione dei rischi

Il caso

Il caso preso in esame dalla suprema Corte di Cassazione in questa sentenza riguarda una situazione molto diffusa nell’ambito delle attività lavorative e cioè quella di una azienda che subentra ad un’altra assorbendone l’intera organizzazione. Il datore di lavoro che subentra è tenuto a rivedere ed aggiornare il documento di valutazione dei rischi già elaborato dall’azienda che ha cessata la propria attività anche se l’organizzazione generale e gli ambienti di lavoro sono rimasti sostanzialmente gli stessi e ciò al fine di perseguire l’obiettivo richiesto dalle disposizioni di legge vigenti in materia di garantire nel tempo il miglioramento continuo dei livelli di sicurezza sul lavoro.

Il fatto ed il ricorso in Cassazione.

Il rappresentante legale di una società è stato condannato dal Tribunale alla pena di Euro 2.000,00 di ammenda in quanto ritenuto colpevole del reato di cui al D. Lgs. n. 626 del 1994, art. 4, commi 1 e 2, lett. a) e lett. c), ed art. 89, comma 1, per non aver effettuato la valutazione dei rischi presenti in azienda e per non aver redatto il relativo documento di valutazione dei rischi stessi.
L'imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, ex art. 568 c.p.p., comma 5, alla quale ha chiesto l’annullamento della sentenza di condanna, sostenendo che non ricorrevano gli elementi costitutivi del reato contestato, sia perché lo stesso aveva provveduto a redigere un documento relativo alla sicurezza ed alla salute durante il lavoro, sia perché il programma da adottare per migliorare nel tempo le misure di sicurezza era stato già predisposto dalla sua società che era stata successivamente assorbita dall’altra società della quale era l'attuale rappresentante legale, società quest'ultima che svolgeva la stessa attività produttiva della prima ed esercitava la propria attività nella medesima sede.

Le decisioni della suprema Corte di Cassazione.

Il ricorso è stato ritenuto infondato dalla Corte di Cassazione ed è stato pertanto respinto. Secondo la stessa, infatti, il giudice di merito, mediante un esame analitico puntuale ed esaustivo delle risultanze processuali, aveva accertato che l’imputato, quale rappresentante legale della società, aveva omesso di predisporre il documento di elaborazione dei rischi, ivi compresa la programmazione delle misure da adottare per migliorare i livelli di sicurezza, come richiesto dal D. Lgs. n. 81 del 2008, artt. 15, 17 e 29, prescrizione questa già prevista dal D. Lgs. n. 626 del 1994, art. 4 commi 1 e 2 lett. a) e c), con conseguente sussistenza del relativo reato di cui al D. Lgs. n. 81 del 2008, art. 55, (già previsto dal D. Lgs. n. 626 del 1994, art. 89 comma 1, vigente all'epoca dei fatti).
Le censure dedotte dall’imputato nel ricorso sono state altresì ritenute dalla Sez. III generiche ed infondate perché in contrasto con quanto accertato dal giudice del merito e comunque errate in diritto poiché “il fatto che il documento relativo alla elaborazione dei rischi fosse stato redatto dalla precedente società poi assorbita non esentava affatto la nuova società (subentrante alla prima) di predisporre il documento di programmazione come richiesto dalla citata normativa (D. Lgs. n. 81 del 2008, artt. 15, 17 e 29)”.
“Trattasi”, ha così concluso la suprema Corte, “di obbligo precipuo a carico del datore di lavoro (in relazione al documento inerente alla sicurezza nel lavoro)che deve essere sempre attuale e pertinente alle concrete condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa sussistenti nell'azienda, anche al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza D. Lgs. n. 81 del 2008, art. 15 lett. f)”.

INAIL stanzia 205 milioni di euro per incentivare il miglioramento di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

La QSA Servizi S.r.l. informa che INAIL stanzia 205 milioni di euro per incentivare la realizzazione di interventi per il miglioramento della salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro.

In attuazione dell'art. 11, comma 5, D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. sono stati stanziati da INAIL 205 milioni di euro, ripartiti su base regionale. L'incentivo è costituito da un contributo in conto capitale nella misura del 50% dei costi del progetto. Il contributo massimo è pari a 100.000 euro, il contributo minimo erogabile è pari a 5000 euro, previsto solo per i progetti di investimento. Per i progetti che comportano contributi superiori a Euro 30.000 è possibile richiedere un'anticipazione del 50%.

L'avviso pubblico, aperto il 28 dicembre 2011 e ha come destinatari le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.
Possono essere presentati progetti di investimento e per l'adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale.

Sarà possibile presentare le domande on line entro il 7 marzo 2012 accedendo al portale INAIL, Sezione Punto cliente.

Le imprese, previa registrazione sul sito, avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà l'inserimento della domanda, con la possibilità di effettuare tutte le simulazioni e modifiche necessarie, allo scopo di verificare che i parametri associati alle caratteristiche dell'impresa e del progetto siano tali da determinare il raggiungimento del punteggio minimo di ammissibilità, pari a 105 (punteggio soglia). I parametri da considerare per il raggiungimento del punteggio soglia attengono principalmente a:
dimensione aziendale, rischiosità dell'attività di impresa, numero di destinatari, finalità, tipologia ed efficacia dell'intervento, con la ulteriore previsione di un bonus nel caso di collaborazione con le Parti sociali nella realizzazione dell'intervento.

Le domande inserite, alle quali è stato attribuito il codice identificativo, ormai salvate e non più modificabili, potranno essere inoltrate on-line; la data e l'ora di apertura e di chiusura dello sportello informatico per l'inoltro delle domande saranno pubblicate sul sito www.inail.it a partire dal 14 marzo 2012. L'elenco in ordine cronologico di tutte le domande inoltrate sarà pubblicato sul sito INAIL, con evidenza di quelle collocatesi in posizione utile per l'ammissibilità del contributo, ovvero fino alla capienza della dotazione finanziaria complessiva.
Entro i 30 giorni successivi all'invio telematico l'impresa deve trasmettere alla Sede INAIL competente tutta la documentazione prevista, utilizzando la Posta Elettronica Certificata.
In caso di ammissione all'incentivo, l'impresa ha un termine massimo di 12 mesi per realizzare e rendicontare il progetto. Entro 90 giorni dal ricevimento della rendicontazione, in caso di esito positivo delle verifiche, viene predisposto quanto necessario all'erogazione del contributo.

QSA Servizi S.r.l. si propone come supporto alle Aziende e ai Consulenti che volessero usufruire di questo finanziamento e presentare la domanda.

I servizi che QSA Servizi S.r.l. può offrire sono:

  • assistenza nella fase di progettazione e redazione del piano formativo
  • assistenza nella redazione della domanda di finanziamento e del piano finanziario: individuazione della documentazione e preparazione documenti
  • coordinamento del piano in fase di attuazione coerentemente con quanto approvato, attraverso attività di tutoraggio e monitoraggio
  • rendicontazione di tutto il progetto o anche di solo una parte
Riduzione del tasso INAIL entro il 29 febbraio 2012
Lo scorso 20 ottobre 2011, l'INAIL ha rilasciato il nuovo modello OT/24, destinato alle imprese che intendono presentare istanze di riduzione del tasso medio di tariffa per interventi di prevenzione, dopo il primo biennio di attività.

A che cosa serve?
L'oscillazione per prevenzione riduce il tasso di premio applicabile all'azienda, determinando un risparmio sul premio dovuto all'INAIL.

In base al Decreto Ministeriale 3 dicembre 2010, che ha riscritto il testo dell'articolo 24 del D.M. 12.12.2000, la riduzione di tasso è riconosciuta in misura fissa, in relazione al numero dei lavoratori-anno del periodo, come segue:
LAVORATORI-ANNO RIDUZIONE
  • fino a 10 30%
  • da 11 a 50 23%
  • da 51 a 100 18%
  • da 101 a 200 15%
  • da 201 a 500 12%
  • oltre 500 7%


Chi può beneficiarne
Su domanda, tutte le Aziende in possesso dei requisiti per il rilascio della regolarità contributiva ed assicurativa ed in regola con le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro.
In aggiunta, è necessario che l'azienda abbia effettuato, nell'anno precedente a quello in cui chiede la riduzione, interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e igiene del lavoro.

Come ottenere la riduzione
L'Azienda deve presentare o spedire all'INAIL, entro il 28 febbraio (29 febbraio in caso di anno-bisestile) dell'anno per il quale la riduzione è richiesta, una domanda su apposito modello predisposto dall'INAIL.

Il modello è disponibile presso tutte le Sedi INAIL insieme alla relativa Istruzioni per la compilazione o scaricabile dal sito internet dell'INAIL.
La domanda può essere presentata online alla sezione Punto Cliente.

Requisiti
Per quanto riguarda la regolarità in materia di prevenzione infortuni ed igiene del lavoro, il requisito s'intende realizzato qualora siano osservate tutte le disposizioni obbligatorie con riferimento alla situazione presente alla data del 31 Dicembre dell'anno precedente quello cui si riferisce la domanda.

L'oscillazione per prevenzione (art. 24 M.A.T.), inoltre, rientra tra i "benefici normativi e contributivi" previsti dal D.M. 24 Ottobre 2007. Pertanto, per fruire della riduzione, è necessario che, al momento della concessione del beneficio, i datori di lavoro siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • applicazione integrale della parte economica e normativa degli accordi e dei contratti collettivi nazionali e regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché degli altri obblighi di legge;
  • inesistenza, a carico del datore di lavoro o del dirigente responsabile, di provvedimenti, amministrativi o giurisdizionali, definitivi in ordine alla commissione delle violazioni, in materia di tutela delle condizioni di lavoro, di cui all'allegato A del Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007 o il decorso del periodo indicato dallo stesso allegato per ciascun illecito (cd. "cause ostative");
  • il possesso della regolarità contributiva nei confronti di INAIL e INPS e, per il settore edile, anche delle Casse Edili.


ATTENZIONE! Si ricorda che il termine per la richiesta della riduzione del tasso INAIL deve essere effettuata entro il 29 febbraio 2012.

Antincendio: l'aggiornamento normativo degli addetti antincendio

L'articolo 37 comma 9 del D. Lgs. n. 81/2008 da indicazioni circa la formazione che devono ricevere i lavoratori incaricati dell'attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro:

"9. I lavoratori incaricati dell'attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza devono ricevere un'adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico; in attesa dell'emanazione delle disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 46, continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno in data 10 marzo 1998, pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 81 del 7 aprile 1998, attuativo dell'articolo 13 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626."

Visto che il Decreto 10 marzo 1998, non da indicazioni circa l'aggiornamento periodico e in attesa dell'emanazione delle nuove disposizioni, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, ha emanato una lettera circolare nella quale sono stati definiti il programma, i contenuti e la durata dei corsi medesimi distinguendoli per tipologia di rischio.


La circolare divide l'aggiornamento in tre livelli di rischio: BASSO, MEDIO, ELEVATO.

CORSO A: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio BASSO (2 ore)
durata: 2 ore
argomento: presa visione del registro antincendio e istruzioni sull'uso degli estintori (dimostrazione pratica o avvalendosi di sussidi audiovisivi)

CORSO B: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio MEDIO (5 ore)
parte teorica: 2 ore
argomento: l'incendio e la prevenzione; protezione antincendio e procedure da adottare;

parte pratica: 3 ore
presa visione del registro antincendio; esercitazione sull'uso di estintori, naspi e idranti.

CORSO C: aggiornamento addetto antincendio in attività a rischio di incendio ELEVATO (8 ore)
parte teorica: 5 ore
argomento: l'incendio e la prevenzione; protezione antincendio e procedure da adottare;

parte pratica: 3 ore
presa visione del registro antincendio; chiarimento sull'uso dei DPI; esercitazione sull'uso di estintori, naspi e idranti.

Edifici silenziosi

E' stata pubblicata il 22 luglio, l'attesissima norma UNI 11367 "Acustica in edilizia - Classificazione acustica delle unità immobiliari - Procedura di valutazione e verifica in opera".
Dopo le norme sulle prestazioni energetiche degli edifici (UNI TS 11300) ecco quindi un altro importante tassello che UNI mette a disposizione degli operatori per affrontare le sfide del costruire a regola d'arte, nell'interesse del cittadino consumatore quando si rapporta al bene principale della propria esistenza come, in genere, è la casa: nel caso specifico la norma definisce la classificazione acustica degli edifici.

La classificazione acustica di una unità immobiliare, basata su misure effettuate al termine dell'opera, consente di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

Alla elaborazione di questa norma hanno partecipato oltre 60 esperti in rappresentanza di tutti gli interessi "in gioco". Infatti tutte le fasi che convergono nel processo di realizzazione dell'opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l'esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali verifiche in corso d'opera, ecc.

La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli ad uso agricolo, artigianale e industriale. Nell'ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

La norma UNI prevede quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale "di base" sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe...'.
Questa griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati progettuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l'intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all'intero condominio).
Se, da un lato, questo rende più complicata la determinazione di efficienza acustica, dall'altro è una maggiore garanzia sul risultato finale che si potrà ottenere.

La valutazione complessiva di efficienza sarà obbligatoriamente accompagnata da valutazioni per ogni singolo requisito considerato; sono infatti oggetto di classificazione l'isolamento di facciata, l'isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità immobiliare (es. fra le camere).

Nel processo di approvazione finale, il progetto di norma UNI ha ricevuto circa 280 commenti, a testimonianza del grande interesse destato.
Oltre ai commenti di tipo "editoriale" per facilitare la comprensione del testo, la maggior parte delle segnalazioni ricevute riguardava problemi di tipo "tecnico" che sono stati analizzati nel dettaglio dalla Commissione "Acustica e vibrazioni", per raggiungere una soluzione condivisa.

Tra gli argomenti più dibattuti la scelta di utilizzare la media energetica (invece di quella matematica) come indice unico rappresentativo di efficienza. Tale scelta è stata ritenuta la migliore dopo un lungo dibattito e un ampio confronto tra gli esperti, che hanno riconosciuto come entrambe le possibilità presentino sia aspetti positivi sia negativi. Comunque, per fornire all'utilizzatore informazioni complete ed esaurienti, la norma prevede che l'indice unico rappresentativo delle caratteristiche acustiche dell' unità immobiliare (classi I, II, III e IV) sia integrato da altri cinque valori numerici che rappresentano le singole prestazioni acustiche.
Per quanto riguarda le difficoltà applicative, la futura norma UNI è certamente corposa e densa di contenuti tecnici che necessitano un'adeguata professionalità, ma la Commissione UNI li ha affiancati con una parte di testo contenente esempi di calcolo pensati proprio per facilitarne l'applicazione.
Circa la quantificazione dei requisiti acustici passivi, i valori proposti dalla norma UNI rappresentano una reale fattibilità assicurando, al contempo, un buon grado di comfort acustico: gli interessi degli acquirenti infatti sono sempre stati una priorità dell'UNI, così come delle pubbliche amministrazioni locali (Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente) e del Ministero dell'Ambiente, che hanno partecipato ai lavori di normazione.
Quest'ultimo, inoltre, in perfetta sintonia con quanto fatto dall'UNI, sta elaborando il testo del nuovo decreto sui limiti passivi che inquadrerà opportunamente ed organicamente la materia trattata.

Secondo Piero Torretta, presidente UNI "La nuova norma tecnica sulla classificazione acustica degli edifici costituisce un esempio di efficacia della normazione tecnica volontaria in quanto ha saputo conciliare e sintetizzare le esigenze e le aspettative dell'utente sulle caratteristiche prestazionali del prodotto (e le conseguenti garanzie d'uso), con la capacità/possibilità del produttore (progettista, fornitore di componenti, assemblatore, impresa di costruzioni) di realizzarle, garantendo le prestazioni dichiarate ed attese".
"Per sua natura la norma tecnica volontaria definisce infatti lo stato dell'arte di un prodotto/servizio, ma non è una norma imposta dall'alto o dall'esterno, bensì è un accordo condiviso, trasparente, consensuale, alla cui definizione possono partecipare tutti gli stakeholders interessati".
Prosegue Torretta "La norma sulla classificazione acustica degli edifici si aggiunge a quella sulla certificazione energetica (e potrà essere integrata nel futuro da quella sulla sostenibilità) migliorando il quadro delle informazioni a disposizione dell'utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene edilizio un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali dell'utilizzatore (comfort, privacy, emissioni CO2, consumo materiali...). Come tutte le norme tecniche di prodotto/servizio, la norma UNI 11367 ha posto al centro della sua attenzione il consumatore, le sue esigenze, la sua tutela nel rapporto con il mondo della produzione, che - a sua volta - è impegnato a dare informazioni sul tipo di prodotto che realizza e immette sul mercato: in particolare su quali sono le caratteristiche e le prestazioni rispetto allo standard definito dalla norma tecnica di riferimento.
Un modo per qualificare i rapporti contrattuali in modo chiaro, evitando equivoci tra le aspettative della domanda ed il contenuto dell'offerta."

Fondi interprofessionali per la formazione continua finanziaria

I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle Parti Sociali attraverso specifici Accordi Interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori I maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Gli stessi possono essere istituiti per ciascuno dei settori economici dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato, prevedendo anche la possibilità di istituzione anche per settori diversi,.prevedendo anche al possibilità di costituire al loro interno a un'apposita sezione per la formazione dei dirigenti (es.: Fondimpresa - Fondirigenti).

I datori di lavoro hanno quindi la possibilità trasferire il contributo versato all'INPS ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali, che provvederà a iniziare le attività formative per i lavoratori delle imprese aderenti. Si realizza cosi quanto previsto dalla legge 388 del 2000, che consente alle imprese di destinare la quota dello 0,30 % dei contributi versati all'INPS (il cosiddetto "contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria") alla formazione dei propri dipendenti.

I Fondi Paritetici Interprofessionali finanziamo piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, che le imprese in forma singola o associata decidano di realizzare per i propri dipendenti. Oltre a finanziare, in tutto o in parte, i piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, con le modifiche introdotte dall'art. 48 della legge 289/02, i Fondi Interprofessionali possono finanziare anche piani formativi individuali, nonché ulteriori attività propedeutiche o comunque connesse alle iniziative formative.

L'impresa aderisce ai Fondi Interprofessionali in modo volontario secondo criteri e modalità definiti dalla Circolare dell'INPS n. 71 del 2 aprile 2003 modificati dalla Circolare n. 107 dell'1 ottobre 2009.

Nel caso in cui l'impresa decida di aderire ad un Fondo Interprofessionale il datore di lavoro dovrà utilizzare il modello di denuncia contributiva DM10/2 (da utilizzare anche per le eventuali revoche dell'adesione. Come disposto dalla Circ. 107/09 "A decorrere dal periodo contributivo "gennaio 2010" la denunzia DM10 sarà sostituita dal flusso UNIEMENS.

I datori di lavoro interessati, dovranno indicare, in una delle righe n bianco dei quadri "B" e "C" del modello DM10/2, il Fondo al quale intendono aderire. L'indicazione dovrà essere preceduta dalla dicitura "adesione Fondo" e dal codice relativo al Fondo prescelto; nell'apposita casella dovrà altresì, essere indicato in numero dei dipendenti per cui l'impresa versa il contributo integrativo di cui all'art. 25 comma 4 della legge 845/78.

L'adesione comporta l'iscrizione della Fondazione al Fondo in maniera telematica e richiede l'individuazione di un "Responsabile aziendale" che sarà autorizzato dalla Fondazione a rappresentarla nell'ambito del sistema.

L'adesione è revocabile: ha validità annuale e si intende tacitamente prorogata, salvo disdetta.

La novità principale disposta dalla norma riguarda la mobilità tra Fondi ovvero la possibilità per l'azienda di trasferire ad un nuovo Fondo il 70% del totale delle somme confluite nel triennio antecedente al Fondo in precedenza scelto, a netto dell'ammontare di quanto eventualmente già utilizzato per il finanziamento dei propri piani formativi.

L'esercizio della flessibilità è sottoposto, comunque, alle seguenti limitazioni:

  • il trasferimento delle risorse non può riguardare le aziende che, in ciascuno dei tre anni precedenti, rispondono alla definizione comunitaria di micro e piccole imprese di cui alla raccomandazione dell'Unione Europea n. 2003/361/CE;
  • l'importo da trasferire deve essere almeno pari a 3.600 euro;le quote oggetto di trasferimento non possono essere riferite a periodi antecedenti al 1 gennaio 2009.
 

La mobilità tra Fondi è, inoltre, subordinata al rispetto delle eventuali condizioni previste da regolamenti interni dei singoli Fendi ma, in ogni caso, rimane garantita la passibilità di modificare la scelta precedentemente effettuata a prescindere dai limiti fissati per l'operatività del trasferimento.

Per i datori di lavoro che non aderiscono ai Fondi Paritetici Interprofessionali resta ferme l'obbligo di versare all'lNPS il contributo integrative secondo le consuete modalità.

Nell'ambito della loro programmazione annuale, i Fondi Paritetici Interprofessionali definiscono criteri e modalità per la raccolta, la valutazione e il finanziamento delle preposte formative provenienti dalle imprese che aderiscono ai Fendi stessi.

Ricordiamo che tale tipo di attività informativa e formativa dei lavoratori in materia di sicurezza è OBBLIGATORIA ai sensi degli articoli 36 e 37 del D.Lgs. 81/08 e ss.mm. e comporta pesanti sanzioni di tipo penale (arresto da due a quattro mesi o ammenda da euro 800 a euro 3.000) in capo al Datore di Lavoro.

Le attività formative, che in base al numero di partecipanti possono essere di tipo aziendale o interaziendale, potranno essere svolte nella zona d'insediamento dell'Azienda tramite Docenti della QSA Servizi S.r.l., per evitare al minimo indispensabile la mobilità dei lavoratori.

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    CULTURA

    La cultura non è professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l'esistenza dell'uomo.

    Elio Vittorini
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    INTEGRITÀ

    È facile essere buoni. Difficile è essere giusti.

    Victor Hugo
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    RESPONSABILITÀ

    Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.

    Martin Luther King