REGOLE TECNICHE ORIZZONTALI DI PREVENZIONE INCENDI: GLI SVILUPPI NORMATIVI
07/01/2019



Il quadro normativo in materia di prevenzione incendi è costantemente in evoluzione, nell’esigenza di seguire il progresso tecnologico che introduce nuovi materiali e tecniche costruttive, ma anche per rendere gli aspetti legislativi meglio applicabili alle nuove realtà progettuali di edifici sempre diversi e sempre più particolari.

Per chi si occupa di progettazione antincendio è fondamentale sapersi destreggiare nell’intrico normativo, e soprattutto rimanere aggiornati per applicare correttamente le regole tecniche a ciascuna specifica attività oggetto di analisi.

Le regole tecniche verticali sono costituite da quei Decreti che si applicano a singole specifiche attività, quali per esempio un edificio ad uso scolastico, o un edificio adibito ad uffici con oltre 25 presenze, o un’attività di tipo ricettivo e molte altre ancora. Oltre alle regole tecniche verticali, sono in vigore anche delle norme che possiamo considerare di carattere “trasversale”, o regole tecniche orizzontali, che a differenza delle prime, definiscono degli aspetti prescrittivi o prestazionali validi per più attività, e possono essere applicate ogni volta che non è presente una norma specifica di riferimento.

Le regole tecniche orizzontali di prevenzione incendi sono il D.M. 10 marzo 1998, decreto ormai datato ma ancora in vigore ed applicabile a tutti i luoghi di lavoro in affiancamento al D.Lgs. 81/2008, e il più recente codice di prevenzione incendi D.M. 3 agosto 2015. Per questi “pilastri” normativi sono in atto degli aggiornamenti e delle modifiche che è importante tenere sotto controllo.

Il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi (CCTS) del Corpo Nazionale del Vigili del Fuoco ha approvato il 10 luglio 2018 la bozza del decreto “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro ai sensi dell’art. 46, comma 3, del D.Lgs. 81/2008”. Questa bozza diventerà presto un Decreto ufficiale che andrà a sostituire integralmente il D.M. 10 marzo 1998, che per oltre vent’anni è stato il principale riferimento per la valutazione del rischio incendio all’interno dei luoghi di lavoro.

Il D.M. 3 agosto 2015, dalla data della sua pubblicazione, è in costante perfezionamento, attraverso dei Decreti Ministeriali che ne estendono progressivamente l’applicabilità. I recenti Decreti che ne hanno integrato i contenuti alla Sezione V – Regole tecniche verticali, possono essere riassunti nel seguente prospetto:

 

DECRETO INTEGRATIVO

OGGETTO DELLA NORMA

RIF. CAPITOLO DM 3 AGOSTO 2015

APPLICABILITA'

DM 8 giugno 2016

UFFICI

V.4

> 300 persone presenti

DM 4 agosto 2016

ATTIVITA' RICETTIVE TURISTICO ALBERGHIERE

V.5

> 25 posti letto
esclusi rifugi alpini

DM 21 febbraio 2017

AUTORIMESSE

V.6

> 300 mq

DM 7 agosto 2017

ATTIVITA' SCOLASTICHE

V.7

> 100 occupanti

DM 23 novembre 2018

ATTIVITA' COMMERCIALI

V.8

> 400 mq

 

Questi decreti vanno ad aggiungersi ai primi capitoli della Sezione V del D.M. 3 agosto 2015, che risultavano già in vigore dal 18 novembre 2015, che sono:

V.1 Aree a rischio specifico

V.2 Aree a rischio per atmosfere esplosive

V.3 Vani degli ascensori

La particolarità dei decreti integrativi al D.M. 3 agosto 2015 sopra riportati è che sono applicabili in alternativa alle disposizioni prescrittive delle Regole Tecniche Verticali e ai capitoli principali del codice di prevenzione incendi stesso, con la possibilità di intraprendere appunto altre scelte progettuali per conformare l’attività ai fini antincendio. Questo è esplicitato nella strategia antincendio per ciascun capitolo della Sezione V. Attenzione però: il D.M. 3 agosto 2015 – Codice di Prevenzione Incendi e ss.mm.ii., è rivolto esclusivamente ad attività che risultano soggette ai controlli di prevenzione incendi, mentre è un semplice riferimento per tutte le attività che non rientrano nei limiti di assoggettabilità del DPR 151/2011.

Non tutte le attività con specifici rischi di incendio sono dotate di una norma dedicata, basti pensare ad una segheria, che tipicamente comporta notevoli quantitativi di materiale combustibile in deposito e lavorazione, e considerevoli conseguenze per l’attività in caso di incendio. Sarà allora necessario applicare il D.M. 10 marzo 1998 ovvero il D.M. 3 agosto 2015: nel primo caso il professionista antincendio si scontrerà con le limitazioni del D.M. 10 marzo 1998 che non risulta tarato per le complesse realtà industriali, mentre nel secondo caso incorrerà in una valutazione prestazionale molto articolata e di maggior complessità.

Considerando che l’applicazione del D.M. 3 agosto 2015 è comunque alternativa rispetto alle specifiche disposizioni prescrittive attualmente in vigore, attendiamo l’emanazione del “nuovo” D.M. 10 marzo 1998 per confrontarci con quella che sarà l’evoluzione della nuova regola tecnica orizzontale.



I consulenti QSA hanno vasta esperienza nel campo della prevenzione incendi, e si occupano da anni della progettazione antincendio di diverse attività sia di nuova costruzione, sia lavori di adeguamento di attività esistenti. Attraverso l’individuazione delle migliori soluzioni progettuali ogni cliente viene affiancato per l’acquisizione di tutte le autorizzazioni antincendio necessarie, dall’Istanza di Valutazione dei progetti, alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) antincendio, all’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).